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I medici devono dire la verità?

21 Giugno 2019 | Autore:
I medici devono dire la verità?

I medici devono sempre dire la verità ai propri pazienti? Se la prognosi è infausta, possono mentire? Cosa dice il codice di deontologia medica?

Ci sono persone che, per legge, non possono mentire: pensiamo ad esempio a coloro che sono chiamati a testimoniare durante un processo. Esistono poi delle professioni in cui, considerata la loro delicatezza, dire la verità risulta essenziale: pensa ad un avvocato oppure ad un medico. Se chiedi un parere al tuo legale di fiducia, questi è tenuto a risponderti correttamente, ti piaccia o meno il riscontro: ad esempio, se vuoi fare causa a qualcuno e l’avvocato ritiene che non ci siano i presupposti, è tenuto a dirtelo. Il dovere di verità è ancora più forte nel caso in cui si eserciti una professione sanitaria e, soprattutto, se il soggetto in questione è un medico. Cosa dice la legge a proposito? I medici devono dire la verità?

Immagina questa situazione. Una persona viene condotta dai familiari presso un noto oncologo; dopo la visita, il paziente viene fatto allontanare e il medico rimane coi parenti. Se la diagnosi (e, soprattutto, la prognosi) è infausta, il medico è tenuto a comunicarlo direttamente al soggetto interessato oppure, per fargli vivere serenamente i suoi ultimi giorni, può mettersi d’accordo con i familiari perché menta, raccontandogli che la malattia è meno grave di quella che è? Se vuoi conoscere la risposta a questa domanda, prosegui nella lettura: vedremo insieme se i medici devono dire la verità.

Il medico è obbligato per legge a dire la verità?

Cominciamo subito col dire che non esiste nessuna legge specifica che obbliga il medico a dire la verità al proprio paziente. Dunque, se Tizio si fa visitare dal dottore e questi gli scopre una gravissima malattia ma, per compassione, decide di non rivelargliela direttamente e di informare solo i parenti, non commetterà alcun illecito. Resta però il fatto che il suo potrebbe essere un inadempimento: e, infatti, quando ci si rivolge ad un medico si instaura tra dottore e paziente un rapporto contrattuale vero e proprio.

Pertanto, se l’omissione informativa del medico ha delle ripercussioni, Tizio (o i suoi familiari, nel caso di suo decesso), potrebbe anche chiedere il risarcimento dei danni. Pensa se il medico, ritenendo non ci sia alcuna speranza per il suo paziente, non solo non gli dice la verità ma non lo sottopone a nessuna cura, accelerandone così la morte. Ebbene, in un’ipotesi del genere, se si dovesse scoprire che le cure sarebbero servite, si tratterebbe di un grave inadempimento del medico, con conseguente obbligo di risarcire i danni ai parenti.

Quando c’è l’obbligo di verità per il medico?

Un obbligo è espressamente previsto dalla legge a proposito del referto medico conseguente alla commissione di un delitto. Secondo il codice penale [1], commette reato l’esercente una professione sanitaria che abbia prestato la propria assistenza od opera in casi che possono presentare i caratteri di un delitto per il quale si debba procedere d’ufficio e che omette o ritarda di riferirne all’autorità.

In pratica, se il medico di pronto soccorso cura alcune ferite di arma da fuoco, è tenuto a riferirne all’autorità competente redigendo un preciso e dettagliato referto. In un caso del genere, quindi, non può mentire e ha l’obbligo di dire la verità, a meno che il referto non esponga la persona assistita a procedimento penale.

Questo significa che l’obbligo di allertare le autorità sussiste se la persona a cui presta soccorso sia una vittima; se, al contrario, è presumibilmente l’autore di un reato, il medico non ha più l’obbligo di farne referto alla polizia o ai carabinieri.

Obbligo di verità: cosa dice la deontologia?

Se la legge nulla dice in relazione all’obbligo del medico di dire la verità, qualche informazione in più troviamo all’interno del codice di deontologia medica, cioè nel testo che contiene le norme etiche e morali cui devono attenersi i medici.

Ebbene, il codice è molto chiaro a proposito: il medico deve garantire alla persona assistita un’informazione comprensibile ed esaustiva circa il suo stato di salute, e quindi sulla diagnosi, sulla prognosi, sulla terapia, sui prevedibili rischi e complicanze, nonché sui comportamenti che il paziente dovrà osservare nel processo di cura.

Il medico adegua la comunicazione alla capacità di comprensione della persona assistita, rispondendo a ogni richiesta di chiarimento, tenendo conto della sensibilità e reattività emotiva del medesimo, in particolare in caso di prognosi gravi o infauste, senza escludere elementi di speranza [2].

In pratica, il codice di deontologia impone al medico di dire la verità, tenendo però conto della persona che si trova davanti, delle sue eventuali fragilità emotive o psicologiche, e di ogni altra caratteristica che gli possa suggerire di adottare determinate precauzioni. In sintesi, quindi, i medici devono dire la verità, ma devono prestare attenzioni ai modi con cui tale verità viene comunicata, soprattutto se si tratta di patologie dal decorso infausto.

Il paziente può rifiutare la verità?

Il codice di deontologia medica prende anche in considerazione l’ipotesi in cui sia il paziente a non voler conoscere la verità. In un caso del genere, il medico deve rispettare la necessaria riservatezza dell’informazione e la volontà della persona assistita di non essere informata o di delegare ad altro soggetto l’informazione, riportandola nella documentazione sanitaria.

Pertanto, se il paziente ha già fondati sospetti sul suo stato di salute e non vuole conoscere la verità, può delegare un’altra persona a ritirare la diagnosi, fermo restando che il medico ha comunque il dovere di riportare correttamente nella documentazione medica quali sono le patologie dalle quali è affetto il malato.

Il medico deve dire la verità anche ad un minorenne?

I medici devono dire la verità anche ai bambini o, comunque, ai minorenni? Non necessariamente: il codice di deontologia impone di dire la verità alla persona assistita o al suo rappresentante legale. questo significa che il medico può comunicare una prognosi infausta anche ai genitori del minorenne, in qualità di rappresentanti legale di quest’ultimo.

Il medico deve comunque garantire al minore ogni informazione utile affinché comprenda la sua condizione di salute e le cure cui dovrà sottoporsi, al fine di coinvolgerlo nel processo decisionale.


note

[1] Art. 365 cod. pen.

[2] Art. 33, cod. deont. med.

Autore immagine: Unsplash.com


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