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Abbandono del posto di lavoro: conseguenze legali

19 Giugno 2019
Abbandono del posto di lavoro: conseguenze legali

Abbandono del posto di lavoro e assenza ingiustificata: quali rischi corre il dipendente? È legittimo il licenziamento per giusta causa per abbandono del posto?

Che l’abbandono del posto di lavoro sia un comportamento contrario ai doveri di ogni dipendente è un fatto intuibile a chiunque. Non c’è bisogno di leggere il divieto nel regolamento aziendale o nel contratto collettivo nazionale.

Al di là delle motivazioni che possono spingere il dipendente a lasciare il proprio posto, questi deve sempre riferirlo al datore di lavoro. Solo una necessità che non consenta di attendere l’autorizzazione potrebbe essere giustificata o quantomeno non dar luogo a gravi sanzioni disciplinari: si pensi a un’urgenza per un grave infortunio o per un malore improvviso. In tutti gli altri casi, il dipendente che vuol lasciare il posto – per qualche ora o per il resto della giornata – deve comunicarlo ai superiori. Diversamente, l’abbandono del posto di lavoro viene considerato assenza ingiustificata.

Una volta chiarita l’illegittimità della condotta, bisogna verificare quali sono le sanzioni che l’azienda può infliggere in ipotesi del genere. Di tale problema si è occupata la Cassazione proprio di recente [1]. Alla Corte è stato chiesto se il licenziamento per abbandono del posto di lavoro può essere giustificato o meno, se cioè può considerarsi un valido «licenziamento per giusta causa». I giudici, nel dare una risposta, hanno fissato un principio valido per ogni situazione. Ecco allora cosa bisogna sapere sull’abbandono del posto di lavoro e l’assenza ingiustificata.

Abbandono del posto di lavoro: cosa si rischia?

Come detto, l’abbandono del posto di lavoro è un comportamento illecito.

Il divieto di andare via prima dell’orario di “chiusura” può essere contenuto nel regolamento aziendale – che, tuttavia, per essere valido, deve essere affisso in un locale aziendale accessibile a tutti – o dal contratto collettivo nazionale (Ccnl). È di solito proprio il Ccnl a stabilire un elenco di comportamenti illeciti e le relative sanzioni che, per essi, il datore può infliggere al dipendente. Dunque, la prima cosa per capire cosa si rischia per l’abbandono del posto di lavoro è prendere in mano il contratto collettivo e verificare se tale comportamento viene descritto e sanzionato.

Le sanzioni possono essere di due tipi:

  • c’è il licenziamento, che è la sanzione ovviamente più grave;
  • ci sono tutte le altre sanzioni disciplinari, dette anche “conservative” perché non pregiudicano il posto di lavoro (si pensi alla sospensione dal servizio, al richiamo, ecc.).

Ebbene, le conseguenze dell’abbandono del posto dipendono proprio dall’eventualità che tale comportamento sia o meno descritto nel Ccnl. Vediamo singolarmente le due ipotesi.

Abbandono del posto sanzionato dal Ccnl

Se il Ccnl disciplina espressamente l’abbandono del posto di lavoro stabilendo per esso una sanzione (sia essa il licenziamento o un’altra sanzione conservativa), il datore di lavoro ha le mani legate: non può cioè infliggere una sanzione più grave (potrebbe, tutt’al più, irrogarne una più lieve). Ad esempio, se il Ccnl prevede per l’abbandono del posto di lavoro e l’assenza ingiustificata la sospensione «dal soldo e dal servizio» per un solo giorno, l’eventuale licenziamento del dipendente sarebbe illegittimo.

Chiaramente, se il Ccnl stabilisce per l’abbandono del posto il licenziamento, il datore di lavoro è libero di risolvere il contratto.

Abbandono del posto non previsto dal Ccnl

Se, invece, il contratto collettivo non prevede alcuna sanzione per l’abbandono del posto di lavoro, il datore di lavoro ha un margine di discrezionalità più ampio: nei casi più gravi, quando cioè il comportamento abbia determinato un grave danno all’azienda (economico o anche solo d’immagine) può disporre il licenziamento per giusta causa, quello cioè in tronco, senza preavviso. In tutti gli altri casi, è verosimile l’applicazione di una sanzione più blanda.

Se il contratto collettivo non prevede, per un determinato comportamento, una sanzione conservativa, il datore di lavoro (e, quindi, in caso di ricorso, anche il giudice) può applicare il licenziamento per giusta causa se ne sussistono i presupposti. Presupposti che coincidono con quelle situazioni in cui il comportamento del dipendente è stato tale da ledere irreparabilmente la fiducia del proprio capo.

La nozione di «giusta causa di licenziamento» dipende, infatti, dalla legge e scaturisce da quelle condotte talmente gravi da non consentire, neanche per un solo giorno, la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Come si interpreta un contratto collettivo

La sentenza in commento contiene un ulteriore chiarimento. Le indicazioni contenute nei contratti collettivi non possono essere interpretate in via analogica: non possono cioè essere estese ad ipotesi non contemplate dallo stesso Ccnl ma ad esse simili. Ad esempio, immaginiamo che un dipendente si metta in disparte durante il proprio turno per fare un sonnellino. Se il Ccnl non disciplina tale comportamento, ma stabilisce il licenziamento per l’abbandono del posto di lavoro, non si può applicare tale sanzione anche a chi si addormenta, trattandosi di un’ipotesi differente.

Licenziamento per abbandono del posto di lavoro: è legittimo?

Riassumendo quanto sinora detto, possiamo così concludere:

  • il licenziamento per abbandono del posto di lavoro è sempre legittimo se previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro;
  • se invece il Ccnl prevede per tale condotta una sanzione conservativa (meno grave), il licenziamento non può mai essere applicato;
  • infine, se il Ccnl non disciplina le conseguenze per l’abbandono del posto di lavoro, il datore di lavoro – così come il giudice – può applicare il licenziamento per giusta causa ma solo laddove il comportamento abbia comportato un grave danno per l’azienda.

Ma quali sono le situazioni gravi che consentono di licenziare il dipendente che se ne va prima dell’orario di chiusura? Si tratta di tutte quelle ipotesi in cui si danneggia l’azienda, la produzione, l’immagine coi clienti. Si pensi alla commessa, unica rimasta nel negozio, che chiude la serranda per tutto il pomeriggio in periodo natalizio, causando gravi perdite economiche al suo datore. Si pensi alla guardia giurata che lascia il posto di controllo mettendo a repentaglio la sicurezza del cliente. Si pensi all’addetto al controllo di un macchinario pericoloso.

Abbandono del posto di lavoro per un malore

Abbandonare il posto di lavoro per un malore proprio è lecito e non può essere sanzionato. Lo prevede il testo unico sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro [2] che si applica sia ai dipendenti del comparto privato che pubblico. In tal caso, il licenziamento è illegittimo e il dipendente ha diritto alla reintegra. Resta comunque l’obbligo di documentare il malore con un certificato medico.

La norma stabilisce quanto segue.

Il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e deve essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa.

Il lavoratore che, in caso di pericolo grave e immediato e nell’impossibilità di contattare il competente superiore gerarchico, prende misure per evitare le conseguenze di tale pericolo, non può subire pregiudizio per tale azione, a meno che non abbia commesso una grave negligenza.

In pratica, il lavoratore, in caso di grave emergenza, può abbandonare il posto di lavoro senza subire alcuna conseguenza.


note

[1] Cass. sent. n. 14248/19 del 24.05.2019.

[2] Art. 44 DLgs n. 81/2008.

Autore immagine: 123rf com


1 Commento

  1. Vorrei sapere esattamente:
    in un hotel di soli 20 camere, in piena stagione un una cameriera ai piani ed un cameriere sala non si presentano al lavoro.
    L’hotel non può corrispondere il servizio di pulizia camere e servizio ristorazione.
    quindi i clienti oltre alle lamentele e recensioni negative, richiederanno uno sconto su mancati servizi.
    Come risponderanno i dipendenti secondo la legge?
    grazie
    Paola

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