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Segreto professionale avvocato: ultime sentenze

9 Luglio 2019
Segreto professionale avvocato: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: segreto professionale; avvocato; svolgimento del mandato; tutela della privacy; accesso al fascicolo processuale.

Sono utilizzabili le dichiarazioni della persona offesa se violano il segreto professionale del difensore? L’avvocato, che in precedenza è stato difensore dell’imputato, può assumere la veste di testimone se non ha compiuto atti di investigazione difensiva. Per saperne di più, leggi le ultime sentenze.

Segreto professionale dell’avvocato: cosa riguarda?

Il segreto professionale dell’avvocato vale solo ed esclusivamente con riferimento alle circostanze di fatto apprese nell’esercizio della propria attività professionale ed inerenti al mandato ricevuto.

Cassazione civile sez. un., 25/09/2017, n.22253

Corretto esercizio della professione

L’art. 3, comma 2, l. n. 247 del 31 dicembre 2012 costituisce norma di chiusura intesa ad individuare le condotte che hanno rilevanza disciplinare fra quelle, contenute nel nuovo codice deontologico forense ed attinenti ai doveri di probità, dignità, decoro, indipendenza, fedeltà, diligenza, segretezza e riservatezza, che rispondono alla tutela del pubblico interesse al corretto esercizio della professione.

(Nella specie, in applicazione dell’enunciato principio, la S.C. ha confermato la decisione con cui il Consiglio Nazionale Forense aveva ravvisato la sussistenza dell’illiceità della condotta posta in essere da un avvocato, consistita nell’avere minacciato un collega di denuncia penale, ove non gli avesse rivelato delle informazioni coperte da segreto professionale).

Cassazione civile sez. un., 30/03/2018, n.8038

Accesso al fascicolo processuale telematico

Non è irragionevole, nell’ottica della tutela della privacy, che l’accesso al fascicolo processuale sia circoscritto alla parte o al suo avvocato, tenuto a segreto professionale, in luogo di « terzi », dato che il rilascio di credenziali informatiche — allo stato e a differenza dell’attività precedente di mera ricezione di notificazioni/comunicazioni e di deposito di copie cartacee presso la cancelleria / segreteria di un Tribunale o di una Corte — consente di « entrare » nel contenzioso e leggere il contenuto di atti e documenti.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 27/09/2018, n.9593

Tutela del segreto professionale

La facoltà di astensione dell’avvocato non costituisce un’eccezione alla regola generale dell’obbligo di rendere testimonianza, ma è essa stessa espressione del diverso principio di tutela del segreto professionale. Il legislatore, disciplinando la facoltà di astensione degli avvocati, ha operato, nel processo, un bilanciamento tra il dovere di rendere testimonianza ed il dovere di mantenere il segreto su quanto appreso in ragione del compimento di attività proprie della professione.

L’ampiezza della facoltà di astensione dei testimoni deve essere interpretata nell’ambito delle finalità proprie di tale bilanciamento. La protezione del segreto professionale non può che estendersi anche a chi, essendo iscritto nei registri dei praticanti e seguito di delibera del Consiglio dell’ordine degli avvocati, adempie agli obblighi della pratica forense presso lo studio del professionista con il quale collabora.

Corte Costituzionale, 08/04/1997, n.87

Dichiarazioni della persona offesa

Le dichiarazioni rese dalla persona offesa del reato in merito ad un’offerta risarcitoria formulata dal difensore dell’indagato all’avvocato del dichiarante sono inutilizzabili, nel caso in cui quest’ultimo si sia astenuto dal deporre sulla questione, ciò in applicazione del principio della tutela del segreto professionale e del divieto di testimonianza indiretta imposto dall’art. 195, comma 6, c.p.p..

Cassazione penale sez. V, 14/05/2018, n.29495

Minaccia di violazione del segreto professionale

Pone in essere un comportamento disciplinarmente rilevante l’avvocato che eserciti pressioni, se pur indirette, verso il proprio cliente e altresì lo minacci di violare il segreto professionale per ottenere il pagamento delle proprie spettanze professionali, e non restituisca poi atti e documenti. Sanzione adeguata nella specie è la sospensione per sei mesi.

Cons. Naz.le Forense, 12/11/1996

Trattamento dei dati personali senza il consenso dell’interessato

Il trattamento da parte del privato dei dati altrui senza il consenso dell’interessato, in base alle disposizioni del D.lgs. 196, è consentito solo se i dati stessi non vengano diffusi.

Deve ritenersi pertanto illegittimo, per violazione del medesimo D.lgs., l’utilizzo di una prova costituitasi a mezzo registrazione durante un colloquio tra avvocato e cliente, il cui contenuto, ai sensi degli artt. 103 e 271 c.p.p., deve rimanere segreto in virtù del collegamento all’attività professionale.

E’ illegittimo, pertanto, il procedimento sanzionatorio che, utilizzando detta prova, leda non solo il diritto alla riservatezza, ma anche il diritto alla difesa.

Tribunale Roma sez. XVI, 13/10/2017, n.19278

Incompatibilità a testimoniare del legale

Non sussiste l’incompatibilità a testimoniare del legale che, dopo aver dismesso l’ufficio di difensore dell’imputato e senza aver compiuto atti di investigazione difensiva nell’interesse di quest’ultimo, abbia assunto, nello stesso procedimento, la veste di testimone, né le dichiarazioni rese dallo stesso sono inutilizzabili, poiché la scelta di non opporre il segreto professionale rileva, eventualmente, soltanto sotto un profilo deontologico.

(Fattispecie in cui la S.C. ha escluso che fosse applicabile la previsione di cui all’art. 197, comma primo, lett. d), cod. proc. pen., nell’ipotesi di testimonianza “assistita” resa da soggetto che era stato avvocato di fiducia dell’imputato nel primo grado di giudizio e, dopo essere stato arrestato per altri fatti, aveva deciso di collaborare con la giustizia rendendo dichiarazioni accusatorie con le garanzie difensive, ai sensi dell’art. 197-bis, comma secondo, cod. proc. pen., nonostante fosse stato anche avvertito della possibilità di avvalersi del segreto professionale).

Cassazione penale sez. II, 28/03/2017, n.22954

Pubblicità lesiva del decoro e della dignità professionale

In tema di responsabilità disciplinare degli avvocati, la pubblicità informativa che lede il decoro e la dignità professionale costituisce illecito, ai sensi dell’art. 38 r.d.l. 27 novembre 1933 n. 1578, poiché l’abrogazione del divieto di svolgere pubblicità informativa per le attività libero-professionali, stabilita dall’art. 2 d.l. 4 luglio 2006 n. 223, convertito nella l. 4 agosto 2006 n. 248, non preclude all’organo professionale di sanzionare le modalità ed il contenuto del messaggio pubblicitario, quando non conforme a correttezza, in linea con quanto stabilito dagli art. 17, 17 bis e 19 del codice deontologico forense, e tanto più che l’art. 4 d.P.R. 7 agosto 2012 n. 137, al comma 2, statuisce che la pubblicità informativa deve essere “funzionale all’oggetto, veritiera e corretta, non deve violare l’obbligo di segreto professionale e non deve essere equivoca, ingannevole o denigratoria”.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione impugnata, che aveva affermato costituire illecito disciplinare l’inserimento nel “box” pubblicitario di un giornale di uno slogan sull’attività svolta, con grafica tale da porre enfasi sul dato economico dei costi molto bassi, contenente elementi equivoci, suggestivi ed eccedenti il carattere informativo).

Cassazione civile sez. un., 13/11/2012, n.19705

Accesso agli atti del fascicolo delle indagini preliminari

Il ricorrente aveva presentato nell’aprile 2001 una querela accusando le controparti di un precedente giudizio in materia di licenziamento di aver falsificato documenti e di aver soppresso documenti veri. Ne era scaturita un’indagine, cessata nel dicembre 2001. Richiesta dal ricorrente, la Corte d’appello di Versailles gli aveva negato i diritto di accedere al fascicolo delle indagini in quanto egli non era un avvocato.

Il Menet ha fatto ricorso alla Corte europea denunciando, tra l’altro, la violazione dell’art. 6 § 1 Cedu in quanto gli era stato negato l’accesso agli atti del fascicolo.

La Corte ha osservato che, secondo la legge francese, le parti private così come le parti civili in un procedimento penale non erano soggette alle regole del segreto professionale, al contrario degli avvocati; la scelta di riservare l’accesso ai fascicoli delle indagini solo agli avvocati scaturiva precisamente dalla necessità di mantenere il segreto sulle indagini in corso.

In considerazione degli interessi in gioco, la Corte ha ritenuto che la limitazione del diritto del ricorrente non aveva eccessivamente eroso il suo diritto ad un processo equo, deliberando per sei voti contro uno che non vi era stata, nella fattispecie, violazione dell’art. 6 § 1 Cedu.

Corte europea diritti dell’uomo, 14/06/2005

Attività difensiva nel processo penale

Ai sensi dell’art. 342 comma ultimo c.p.p. il sequestro di carte e documenti reperibili presso un avvocato che non svolge attività difensiva nel processo penale, in tanto si può disporre, in quanto venga preceduto dalla richiesta di consegna degli oggetti ricercati e, una volta opposto il segreto professionale, dagli “accertamenti necessari” in merito alla “fondatezza” dell’eccezione, nonché dalla determinazione giudiziale motivata, da trasfondere poi nella parte motivata del sequestro, disponendo di “….non poter proseguire nell’istruttoria senza gli atti, i documenti e le cose indicate nella prima parte….” dello stesso art. 342, previa, si intende, la verifica dell’infondatezza dell’eccezione relativa al segreto.

Cassazione penale sez. II, 11/12/1984


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