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Come chiedere separazione e divorzio al coniuge

20 Giugno 2019
Come chiedere separazione e divorzio al coniuge

Come separarsi dal proprio coniuge: cosa dirgli, quale strada intraprendere, quanto costa la causa.

C’è quel momento in cui uno dei due coniugi prende definitiva consapevolezza che il matrimonio è naufragato e che la separazione è inevitabile. Un momento, ovviamente, che è anteriore rispetto a quando viene manifestato al partner. E, difatti, questa consapevolezza – che evidentemente è interiore – non basta: è necessario che sia esternata. A meno che non si voglia fare la parte dei vigliacchi: andar via di casa e lasciare fare tutto al proprio avvocato, lettere e quant’altro necessario a sciogliere ogni legame. Ma non è così che, di solito, ci si comporta (anche perché chi va via di casa sul più bello rischia l’addebito per abbandono del tetto coniugale). 

Dunque, chi decide di separarsi deve prima comunicarlo, almeno per iscritto, al proprio coniuge, non fosse altro per tentare una soluzione bonaria ed evitare la causa. Qui si pone il problema, che non è solo l’imbarazzo e il disappunto per le altrui colpe, ma coinvolge anche aspetti legali: come chiedere separazione e divorzio al coniuge? Cerchiamo di fare chiarezza sul punto e capire come ci si deve approcciare a un momento così delicato.

Cosa dire al coniuge per ottenere la separazione?

Come di certo saprai, devi stare molto attento alle motivazioni che porrai a fondamento della tua intenzione di separarti e divorziare. Se dovessi dire «Non ti amo più» non avresti problemi; ma se dici «Amo un altro» potresti rischiare l’addebito per infedeltà. Se dici: «Non provo più alcuna attrazione» sei al sicuro da conseguenze legali, ma se ti abbandoni agli insulti potresti essere accusato di maltrattamenti familiari (che non sono solo fisici ma anche psicologici). Senza contare eventuali lanci di stoviglie e violenze di altro tipo: nel qual caso si passa direttamente al penale e si perde ogni possibilità di chiedere un eventuale assegno di mantenimento. 

Posso andare via di casa e mandargli una lettera con cui gli dico che voglio separarmi?

Impossibile lasciare casa senza il consenso del coniuge o prima che il tribunale abbia dichiarato la separazione: tale comportamento costituisce violazione di uno dei principali doveri del matrimonio, quello di convivenza. Il rischio, in questi casi, è ancora una volta una pronuncia di separazione con addebito, il che fa perdere il diritto agli alimenti e all’eventuale successione dell’ex coniuge (se questi dovesse morire prima del divorzio).

Devo per forza parlare con il mio coniuge?

In generale, la volontà di separarsi e poi procedere al divorzio viene formalizzata a voce. Non c’è bisogno di formule particolari purché, come detto, non ci si dia la zappa sui piedi nel caso di un eventuale processo. E ricorda che tuo marito o tua moglie potrebbe registrare ciò che stai dicendo. Potresti anche inviargli una lettera, ma è piuttosto inverosimile per due persone che vivono sotto lo stesso tetto.

Posso dire che non amo più mio marito o mia moglie?

Innamorarsi è un diritto, disinnamorarsi lo è pure. Se è vero che la legge consente il divorzio è chiaro che presuppone che esso intervenga quando i due non si amino più. Ragion per cui il coniuge che dice di non provare più amore o attrazione per l’altro non compie un comportamento sbagliato, ma sta solo ufficializzando una condizione richiesta dalla legge. 

Il coniuge che vuol separarsi senza che l’altro condivida la scelta non è per questo responsabile. 

Puoi anche limitarti a dire che vuoi separarti e divorziare, senza bisogno di fornire motivazioni: la legge dice che si può divorziare quando la convivenza diventa «intollerabile», il che può succedere per qualsiasi ovvio motivo. Neanche il giudice entrerà nel merito del vostro conflitto e vi chiederà perché litigate. 

In un’eventuale causa, peraltro, non devi fornire alcuna prova in merito all’intollerabilità della convivenza: ti basterà dire che vuoi separarti per ottenere il provvedimento. Le prove sono necessarie solo quando si vuol addebitare la separazione al proprio ex, dimostrando quindi che questi ha violato doveri imprescindibili del matrimonio (fedeltà, convivenza, assistenza morale e materiale).

Che fare se lui o lei non vuole darmi il divorzio?

Firmare le carte per una separazione consensuale rende tutto il procedimento più celere, indolore e soprattutto economico. A patto però di trovare l’intesa su tutti gli aspetti, personali e patrimoniali. Se uno dei due coniugi non vuol stare alle condizioni dell’altro o non vuol del tutto firmare l’atto di separazione, l’altro può andare avanti da solo avviando la procedura in tribunale di separazione giudiziale. In questo caso, si procede con una regolare causa.

Quando me ne posso andare di casa?

Puoi andartene subito se hai il consenso del tuo coniuge che però prudenzialmente dovrà rilasciartelo per iscritto (qui trovi il facsimile). Se però non c’è questo accordo, devi attendere il provvedimento del tribunale con cui ufficializza la separazione che, nel caso di separazione giudiziale, non è la sentenza finale, ma il provvedimento emesso alla prima udienza.

Se te ne vai prima, rischi l’addebito ossia non puoi più chiedere né il mantenimento né i diritti ereditari. Se per di più sei l’unico a portare uno stipendio a casa e la tua assenza potrebbe mettere in pericolo la sopravvivenza dell’altro, rischi anche un procedimento penale.

Posso lasciare al mio avvocato tutte le carte e andare via?

Sicuramente, la separazione è un atto che viene gestito dagli avvocati. Solo in alcuni casi può essere fatto autonomamente dalle parti: è la separazione in Comune. Questa però può avvenire solo laddove non si abbiano figli ancora non autonomi dal punto di vista economico o portatori di handicap e gli accordi non prevedano trasferimenti di beni (possono però contenere la fissazione di un mantenimento).

Come si fa per il mantenimento? Quanto mi spetta?

L’assegno di mantenimento dipende dalle possibilità economiche dei due coniugi. Tieni conto che se il matrimonio è stato breve è davvero difficile ottenere l’assegno periodico, secondo almeno le nuove indicazioni della Cassazione. Anche il coniuge disoccupato oggi non ottiene automaticamente il mantenimento: deve prima dimostrare di essere nell’impossibilità di procurarsi un proprio reddito.

Di solito, comunque, si premia chi si è dedicato alla casa rinunciando alla carriera. Il che ovviamente va a beneficio delle donne che, per molti anni, hanno fatto le casalinghe.

Per maggiori dettagli leggi Mantenimento: come si calcola. 

Con chi staranno i figli?

Anche qui, tu e tua moglie o tuo marito potete trovare un accordo per evitare la causa. Tieni conto che, salvo casi di evidente incapacità, quasi sempre i giudici collocano i figli a stare dalla madre (salvo che i figli stessi non dichiarino una diversa volontà). In quel caso, è l’uomo a versare un mantenimento periodico. Una cosa però è la collocazione, un’altra l’affidamento ossia il potere di scegliere l’indirizzo da dare alla loro crescita e le questioni più importanti (istruzione, salute, ecc.): l’affidamento è sempre condiviso, ossia spetta a entrambi i genitori salvo ipotesi eccezionali particolarmente gravi (si pensi a un genitore violento o in costante stato di incapacità per essere soggetto all’uso di droghe).

Quanto mi costa una separazione?

Dipende, innanzitutto, da come ti vuoi separare. Se opti per la separazione consensuale, quella cioè “di comune accordo” con il tuo coniuge, non dovresti spendere più di 1.000-1.500 euro per la parcella del tuo avvocato. Se poi vi avvalete dello stesso avvocato, la spesa potrà essere divisa a metà.

Se invece opti per la separazione giudiziale, la parcella può arrivare anche a 4mila euro, a seconda della difficoltà e durata della causa.

Tieni conto che se guadagni meno di mille euro al mese hai accesso al gratuito patrocinio e non paghi nulla. 



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