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Come capire se una cartella di pagamento è nulla

23 Giugno 2019
Come capire se una cartella di pagamento è nulla

Come difendersi dall’Agenzia Entrate Riscossione: elenco motivi di ricorso contro la cartella esattoriale.

La cartella è un po’ come una radiografia: fotografa la situazione del contribuente moroso in un determinato momento. E, come tutte le indagini mediche, anch’essa è soggetta a mutamenti per via del tempo. La prescrizione, ad esempio, può determinare la scomparsa definitiva del debito. Oltre ad essa, esistono una serie di contestazioni che la fantasia degli avvocati e la puntigliosità dei giudici sono riuscite, negli anni, a far emergere per invalidare le richieste di pagamento dell’agente della riscossione esattoriale.

La domanda sorge quindi spontanea: come capire se una cartella di pagamento è nulla? Se fosse così semplice capire come vincere una causa contro l’esattore, probabilmente le parcelle dei consulenti sarebbero molto più elevate di quelle che i loro clienti potrebbero permettersi. Ma è proprio perché la certezza non è mai di questo mondo, i professionisti ci vanno cauti con gli slanci di ottimismo e, se anche su internet avrai trovato numerosi articoli che spiegano come capire se una cartella esattoriale è nulla, è bene che tu sappia che ogni caso è a sé stante.

Qualche suggerimento, tuttavia, te lo vogliamo dare lo stesso. Non certo per alimentare le tue speranze e spingerti per forza a fare ricorso – a volte, pagare è anche il modo migliore per togliersi definitamente il problema di torno – ma per farti un’idea di quelle che sono le argomentazioni più plausibili che il tuo avvocato potrebbe utilizzare in un eventuale contenzioso.

Vediamo dunque un elenco delle contestazioni che hanno fatto più spesso breccia nelle aule dei tribunali.

I vizi della notifica si sanano

Se la cartella di pagamento ti è stata spedita a un indirizzo dove non hai la residenza, ma che frequenti lo stesso (ad esempio la tua vecchia abitazione dove ora stanno i tuoi genitori) non impugnarla: con il ricorso, infatti, dimostreresti di aver comunque ricevuto l’atto e, in questo modo, saneresti l’errore commesso dal fisco. Difatti, se è vero che sei venuto a conoscenza del suo contenuto, hai anche potuto difenderti e non hai ragione di contestare il difetto di notifica.

Una volta tanto la legge non guarda la forma, ma la sostanza: con la conseguenza che qualsiasi vizio di notifica si sana nel momento in cui il destinatario dimostra – in un modo o nell’altro – di aver ricevuto la raccomandata.

Se vuoi contestare l’omesso ricevimento della cartella devi essere coerente e far finta di non averla effettivamente mai avuta. Il che significa che devi essere così paziente da aspettare… Aspettare che l’esattore ti notifichi il successivo atto. Contro di questo potrai sollevare tutte le obiezioni che vuoi e dichiarare quindi che la precedente cartella non è mai arrivata a destinazione. In questo caso, verrà annullato tutto il debito.

L’omessa indicazione degli interessi

Un’eccezione che viene spesso accolta nei tribunali è il difetto di «motivazione». La cartella deve indicare le ragioni per cui è stata emessa e i criteri di calcolo con cui sono stati quantificati gli importi da versare.

Per quanto attiene agli interessi – quelli maturati tra la data in cui doveva essere versata l’imposta e quella in cui l’ente creditore ha emesso il ruolo – la giurisprudenza ha enunciato il seguente principio: è nulla la cartella che non spiega il criterio di calcolo degli interessi, specificando il tasso applicato per ogni singola annualità.

Cartella fuori termine

Le cartelle devono essere inviate al contribuente entro termini certi, altrimenti sono illegittime. Si tratta del termine di decadenza e del termine di prescrizione.

Con la parola «decadenza» si intende il termine che decorre dalla data in cui il ruolo è stato dichiarato esecutivo e quello della notifica della cartella stessa. Il primo lo trovi riportato sull’estratto della cartella; il secondo è la data di spedizione che trovi online riportando gli estremi della raccomandata. Di solito, questo termine non può essere superiore a due anni. Se una cartella quindi ti viene notificata oltre due anni da quando il ruolo è divenuto esecutivo, la puoi impugnare.

Con la parola «prescrizione» invece si intende il termine che decorre tra la data in cui è scaduto il pagamento del tributo o la sanzione omessa e la notifica della cartella. Il termine di prescrizione è diverso a seconda degli importi dovuti:

  • crediti dell’Agenzia delle Entrate per Irpef, Irap, Iva e altre imposte erariali: prescrizione in 10 anni (con qualche precedente che parla di 5 anni);
  • crediti Inps e Inail per contributi previdenziali: prescrizione in 5 anni;
  • crediti del Comune per multe stradali: prescrizione in 5 anni;
  • crediti dello Stato per canone Rai: prescrizione in 10 anni;
  • crediti della Regione per bollo auto: prescrizione in 3 anni;
  • crediti del Comune per Imu, Tasi, Tari, Tarsu, Ici: prescrizione in 5 anni.

Omessa indicazione del responsabile del procedimento

A differenza della firma, che non è necessaria, la cartella deve contenere l’indicazione del nome e cognome del responsabile interno del procedimento affinché vi si rivolga il contribuente per chiarimenti e contestazioni. L’omessa indicazione di tale soggetto rende illegittima la cartella.

Omessa notifica dell’atto prodromico

Di solito, prima di una cartella, l’amministrazione titolare del credito deve notificarti un accertamento o un avviso di pagamento (è il cosiddetto «atto prodromico») senza il quale la cartella è nulla e va contestata. Sono rari i casi in cui la cartella è il primo atto che ricevi (si tratta dei casi di imposte autoliquidate dal contribuente come l’omesso versamento dell’Irpef o della Tari).

Cartelle per debiti ereditati

Se la cartella si riferisce a debiti lasciati da un tuo parente ormai defunto, sappi che la cartella è illegittima se:

  • riguarda multe stradali o altre sanzioni: le sanzioni infatti non si trasferiscono agli eredi;
  • è stata notificata al domicilio del defunto dopo un anno dalla sua morte;
  • ti chiede il pagamento se ancora non hai accettato l’eredità o se vi hai già rinunciato;
  • ti chiede il pagamento dell’intero importo quando ci sono anche altri eredi (a meno che non si tratti di una cartella per Irpef o imposta di registro).

Vizi di motivazione

La cartella di pagamento deve indicare le ragioni per la quale viene emessa: è appunto la cosiddetta motivazione. Non può richiamare un precedente atto se non si specifica a quale tipo di tributo o sanzione esso si riferiva, a quando è stato notificato e per quali annualità esso si riferiva.

La Cassazione ha spiegato che l’ente impositore ha sempre l’obbligo di chiarire nella cartella esattoriale, sia pure in modo succinto, le ragioni – intese come indicazione sia della mera causale che della motivazione vera e propria – dell’iscrizione a ruolo dell’importo preteso, in modo da consentire al contribuente l’esercizio del diritto di difesa.

Approfondimenti e maggiori informazioni sulle cartelle

Elencare tutti i modi per capire se una cartella esattoriale è nulla è davvero impossibile. Ogni avvocato o commercialista, peraltro, ha la propria esperienza. Ti suggeriamo tuttavia anche la lettura dei seguenti approfondimenti:



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