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Contestazione fattura Enel

30 Luglio 2019 | Autore:
Contestazione fattura Enel

Quando contestare la bolletta Enel? Come fare reclamo e quali moduli usare? Come si fa reclamo all’autorità garante? Come si legge una fattura?

Tutti gli italiani devono fare i conti con le bollette da pagare: luce, gas, telefono, acqua. Il problema è che, sempre più spesso, i consumi diminuiscono ma gli importi aumentano. Quando accade ciò, viene subito voglia di protestare, magari chiamando il numero verde oppure recandosi di persona presso un centro autorizzato. Questo, però, potrebbe non bastare: le lamentele “a voce” sortiscono, in genere, poco effetto. Cosa fare allora se i conti non tornano in bolletta? Con questo articolo mi vorrei soffermare in special modo sulla contestazione della fattura Enel, una delle più comuni nelle case degli italiani.

In realtà, quanto diremo nel corso dei prossimi paragrafi può valere, in linea di massima, anche per ogni altro tipo di bolletta elettrica, non solo per quella dell’odierno Servizio elettrico nazionale. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, ti invito a prenderti dieci minuti di tempo e a proseguire nella lettura: vedremo insieme, in modo semplice e pratico, come contestare una bolletta Enel.

Quando contestare una bolletta Enel?

Prima di vedere come contestare una fattura dell’Enel, è bene spiegare quando occorre procedere ad una contestazione del genere. Per fare ciò, è indispensabile comprendere com’è composta la fattura Enel, cioè di quali voci è composta e quali sono contestabili: ed infatti, non tutti gli importi calcolati in bolletta sono di facile contestazione, considerato che solamente una di esse è collegata ai consumi effettivi, mentre gli altri sono stabiliti in maniera identica pressoché per tutti.

Una bolletta dell’Enel si potrà contestare, dunque, in determinati casi, tipo:

  • quando i consumi reali non corrispondono a quelli stimati in bolletta;
  • quando i conguagli si riferiscono a periodi risalenti nel tempo. Il conguaglio luce, infatti, si prescrive entro due anni, se trattasi di scadenza successiva al primo marzo 2018. In pratica, nel caso di fatture di energia elettrica con scadenza successiva al primo marzo 2018, nelle ipotesi di ritardi nella fatturazione o nella fatturazione di conguagli, potrai eccepire la prescrizione e pagare soltanto gli ultimi due anni. Si tratta di una prescrizione breve, visto che è stata ridotta rispetto agli iniziali cinque anni;
  • nel caso di doppia fatturazione inerente agli stessi consumi;
  • quando l’iva è applicata in maniera sbagliata.

Sono solo alcuni esempi. Procediamo con ordine e vediamo quando fare contestazione della fattura Enel.

Bolletta Enel: come si legge?

La prima cosa da fare per poter contestare una bolletta Enel è leggere per bene la fattura che periodicamente ci viene recapitata (nella cassetta della posta o tramite email). Come si analizzano i costi di una bolletta Enel? Provo a spiegartelo in pochi, semplici passi.

Il totale da pagare all’interno di una bolletta dell’Enel (oggi, Servizio elettrico nazionale) è la somma di diverse voci e, in particolare, della:

  • spesa per la materia energia;
  • spesa per il trasporto dell’energia elettrica e la gestione del contatore;
  • spesa per oneri di sistema;
  • imposte.

Analizziamole singolarmente per poi capire come fare una valida contestazione della fattura Enel.

La spesa per la materia energia

La prima voce significativa all’intero degli importi fatturati nella bolletta Enel è la spesa per la materia energia. Si tratta probabilmente del dato più importante, visto che questa tipologia di spesa ricomprende, tra le altre cose, il prezzo dell’energia elettrica (cioè il costo per il suo acquisto).

La spesa per la materia energia incide per circa il quaranta per cento sulla spesa totale (come potrai vedere dal grafico a torta presente in bolletta) e costituisce il vero elemento variabile della bolletta: ed infatti, la spesa per la materia energia è proporzionale al consumo effettivo dell’utente.

Tutto ciò significa che, dell’intero importo addebitatoti, solamente il quaranta per cento è legato all’utilizzo effettivo di corrente elettrica: il rimanente è composto di voci (che vedremo nei paragrafi successivi) che fanno riferimento ad altro. Quindi, se la tua bolletta è di cento euro, sappi che solamente quaranta euro è ciò che hai consumato.

Da quanto appena detto si evince un altro aspetto di non poco conto: se stai pensando di cambiare gestore di energia elettrica, sappi che la concorrenza sul mercato è possibile solamente sulla spesa per la materia energia: tutte le altre voci sono fisse in quanto stabilite dall’autorità garante.

La spesa per il trasporto dell’energia elettrica

Dopo la spesa per la materia energia viene la spesa per il trasporto dell’energia elettrica e la gestione del contatore: in essa sono compresi gli importi fatturati per le diverse attività che consentono ai venditori di consegnare ai clienti finali l’energia elettrica.

Per questi servizi di rete si paga una tariffa uniformemente applicata su tutto il territorio nazionale, fissata annualmente dall’Autorità tenendo conto dell’inflazione, degli investimenti realizzati per migliorare la continuità del servizio e degli obiettivi di recupero di efficienza.

La spesa per oneri di sistema

La spesa per gli oneri di sistema comprende gli importi fatturati per la copertura di costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema elettrico, che vengono pagati da tutti i clienti finali del servizio elettrico. In essa rientrano, tra le altre: le spese per lo smantellamento delle centrali elettronucleari dismesse; gli incentivi alla produzione da fonti rinnovabili e assimilate; le tariffe speciali per le Ferrovie dello Stato.

Le imposte

Dulcis in fundo troviamo le imposte, che corrispondono all’imposta di consumo (accisa) e all’imposta sul valore aggiunto (iva). L’accisa si applica alla quantità di energia consumata; i clienti domestici con potenza fino a 3 kw godono di aliquote agevolate per la fornitura nell’abitazione di residenza anagrafica.

L’iva si applica sull’importo totale della bolletta. Attualmente, per le utenze domestiche è pari al 10%, per le utenze non domestiche è attualmente pari al 22%; alcune attività produttive godono dell’aliquota ridotta pari al 10%.

Come contestare una bolletta della luce?

Se intendi contestare la fattura dell’Enel, puoi avvalerti dell’apposito modello di reclamo che trovi visitando il sito istituzionale del Servizio elettrico nazionale; puoi andarci direttamente cliccando qui.

Si tratta di un modulo che va compilato inserendo tutte le voci richieste: dati clienti, codice Pod, email e quant’altro utile per identificare l’utenza. Il modello è generico, nel senso che dovrai precisare tu il motivo della tua lamentela, riempiendo l’apposito spazio contrassegnato dalla dicitura “Descriva qui il motivo del suo reclamo”.

Il tuo reclamo potrà riguardare: la parte contrattuale del rapporto (modifiche delle condizioni; subentro a causa di decesso; cambio intestazione; inserimento dati partita iva; ecc.); un disservizio nella fornitura (mancata erogazione ingiustificata; impegno di potenza minore rispetto a quello pattuito; ecc.); un guasto tecnico (ad esempio, uno inerente al contatore); la presunta morosità del cliente; gli importi fatturati in bolletta.

Il modulo reclamo Enel, così compilato, potrà essere inviato al seguente indirizzo:

  • Servizio Elettrico Nazionale S.p.A., Casella postale 1100 – 85100 Potenza (PZ).

Cosa contestare all’Enel?

Cosa si può contestare all’Enel? Come detto sopra, sono diversi le ragioni che giustificano una contestazione: i motivi più frequenti, legati alla fatturazione, sono però quelli riguardanti il conteggio errato dei consumi, la richiesta di somme oramai prescritta, l’applicazione di un’iva superiore a quella dovuta, il pagamento di una bolletta già saldata, doppie fatturazioni a causa del passaggio ad altro distributore di energia elettrica.

In ognuno di questi casi, così come in quelli assimilabili, potrai utilizzare il modulo sopra indicato, giustificando il tuo reclamo, eventualmente anche allegando la documentazione idonea a comprovare le tue ragioni: ad esempio, se tu viene chiesto due volte il pagamento della stessa fattura, potrai allegare la prova dell’avvenuto pagamento.

Cosa fare se l’Enel non risponde al reclamo?

Se il modulo reclamo Enel non sortisce effetti, nel senso che il Servizio elettrico nazionale non risponde oppure non accontenta la tua richiesta, allora dovresti rivolgerti ad un avvocato affinché provveda ad una diffida scritta. A volte, infatti, le parole di un avvocato possono avere più peso e, pertanto, l’ente potrebbe prendere più sul serio la tua lamentela.

Se nemmeno la lettera dell’avvocato produce effetti, allora non ti resta che proporre ricorso:

  • all’autorità giudiziaria, se intendi chiedere anche il risarcimento dei danni. In questa ipotesi, però, è necessario effettuare un tentativo obbligatorio di concilizione;
  • all’autorità garante (per la precisione, all’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente – Arera), se vuoi che l’Enel venga sanzionato economicamente.

Reclamo al garante: come compilare il modulo?

Se intendi fare reclamo all’autorità garante, puoi percorrere questa via solamente se la risposta scritta ricevuta dal gestore non è stata soddisfacente, oppure se sono trascorsi quaranta giorni e la società non ha ancora fornito una risposta.

Per fare ricorso al garante potrai avvalerti dell’apposito modello: oltre ai tuoi dati identificativi, è necessario indicare gli estremi del contratto di fornitura che sono reperibili dalla bolletta. In particolare, ricorda di riportare con precisione il codice Pod.

Al modulo vanno poi allegati: copia del reclamo inviato direttamente al gestore del servizio e della sua risposta (se giunta); copia del contratto di fornitura; copia della bolletta contestata (o di tutte le bollette coinvolte nel reclamo qualora siano più di una e qualora la contestazione riguardi il bonus sociale).

Gli elementi citati sono necessari ai fini della completezza del reclamo: in caso di informazioni incomplete o irregolarità nella compilazione, l’Autorità provvede ad informare l’utente, indicandogli un periodo di tempo entro il quale egli può integrare la documentazione.

Il modulo (con gli allegati) può essere inoltrato allo Sportello per il consumatore energia e ambiente, mediante una delle seguenti modalità:

  • posta raccomandata da spedire allo Sportello per il consumatore di energia c/o Acquirente Unico S.p.A. Unità Reclami, Via Guidubaldo del Monte, 45 – 00197 Roma;
  • e-mail, all’indirizzo reclami.sportello@acquirenteunico.it;
  • fax, al numero verde gratuito 800.185.025.

La conciliazione obbligatoria

Se intendi adire l’autorità giudiziaria per chiedere il risarcimento dei danni, sappi che dovrai prima esperire un tentativo di conciliazione. A partire dal 1°  gennaio 2017, infatti, per le controversie nell’ambito dell’energia elettrica e  del gas, prima di rivolgersi al giudice è necessario esperire, quale condizione di procedibilità, un tentativo obbligatorio di conciliazione presso il Servizio di conciliazione dell’Autorità, ovvero presso un ente accreditato che dispone di conciliatori esperti in materia di mediazione e specificamente formati sul settore dell’energia.

La domanda di conciliazione può essere presentata solo dopo aver inviato un reclamo al gestore/venditore che non abbia ricevuto risposta o quando la stessa sia considerata insoddisfacente dal consumatore.
Nel primo caso devono essere passati 40 giorni dall’invio del primo reclamo. Non è comunque possibile presentare domanda oltre un anno dopo l’invio del reclamo. La domanda si può presentare direttamente o tramite un delegato, che può essere un’associazione di consumatori.
La domanda si può presentare:

  • online sul sito dell’Arera;
  •  tramite posta (Servizio Conciliazione presso Acquirente Unico S.p.A, v. Guidubaldo del Monte 45 Roma) o fax (numero 06-80112087).

Non occorre l’assistenza di un avvocato: la conciliazione obbligatoria può svolgersi anche senza la presenza di un legale di fiducia.

Come si svolge la conciliazione obbligatoria?

Il conciliatore comunica alle parti, entro sette giorni dalla presentazione della domanda, l’avvio della procedura e la data del primo incontro per lo svolgimento del tentativo; tale incontro deve svolgersi entro massimo 30 giorni dalla data di presentazione della domanda, ma non prima di 10 giorni dalla comunicazione stessa.

il vantaggio della conciliazione obbligatoria è che si svolge interamente per via telematica, anche se la domanda è stata presentata in maniera cartacea, mediante fax o poste: è sufficiente accedere all’apposita area virtuale riservata del sito dell’Autorità garante. Sono ammessi, su giudizio del conciliatore, anche metodi alternativi tramite utilizzo di altri mezzi di comunicazione a distanza. Le prove e documentazioni varie possono essere presentate online, caricandole direttamente sul sito.

Chi non è avvezzo all’utilizzo della tecnologia, può farsi rappresentare da un’associazione di consumatori o di categoria tramite delega.

Durante l’incontro il conciliatore cerca di agevolare l’accordo tra le parti. Il termine per la conclusione di tutto il procedimento è di 90 giorni dalla presentazione della domanda di conciliazione, prorogabile per massimo 30 giorni per esigenze motivate su iniziativa delle parti o del conciliatore.

L’esito della conciliazione

Se la parte che ha chiesto la conciliazione non si presenta al primo incontro, il procedimento viene archiviato; se non si presenta l’altra parte, viene redatto un verbale di esito negativo della procedura. Stesso verbale viene redatto se, al termine della conciliazione, nessun accordo è stato trovato.

Se, invece, il tentativo di conciliazione ha esito positivo, il verbale di conciliazione costituisce titolo esecutivo.


note

Autore immagine: Wikimedia Commons


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