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Come annullare la firma su un contratto

2 Agosto 2019 | Autore:
Come annullare la firma su un contratto

Annullabilità del contratto: cos’è e come funziona? Quando si può annullare la firma sul contratto? Cosa sono i vizi del volere? Cos’è il disconoscimento?

Apporre la propria firma su un contratto è un gesto semplice che, però, può avere delle importanti ripercussioni: chi sottoscrive un documento si riconosce come autore dello stesso, attribuendosi quanto in esso dichiarato. Non è importante chi abbia predisposto materialmente il contenuto: chi firma si assume la responsabilità di ciò che c’è scritto. E così, ad esempio, se sei debitore di una somma di danaro e il tuo creditore, per stare tranquillo, decidi di farti firmare un riconoscimento del debito da lui preparato, la tua sottoscrizione varrà come un’ammissione del debito a tutti gli effetti. Ci sono dei casi, però, in cui è possibile annullare la firma sul contratto.

In realtà, come ti spiegherò nel corso di questo articolo, la legge consente di annullare il contratto nel caso in cui questo sia stato firmato in assenza di una volontà consapevole. Ma quando accade ciò? Quando si può dire che la firma non sia legittima e possa portare ad annullare un contratto? Pensiamo a chi decida di firmare un accordo pur non essendo pienamente capace di intendere e di volere, oppure a colui che è stato raggirato e, solo dopo aver apposto la firma, si rende conto di essere stato imbrogliato. Cosa fare in questi casi? Come annullare la firma su un contratto?

Annullabilità del contratto: cos’è?

Non posso parlarti di come annullare la firma su un contratto se non ti spiego prima cos’è l’annullabilità del contratto. Nel diritto civile, per annullabilità si intende quell’ipotesi di invalidità del contratto ricollegabile sostanzialmente ad un vizio del volere di una delle parti contraenti.

Un contratto annullabile, sebbene invalido, è produttivo di effetti. Cosa significa? Nonostante possa sembrare un controsenso, un accordo affetto da questo tipo di invalidità è efficace fintantoché la parte interessata non ne faccia valere l’annullabilità.

Facciamo un esempio: se Tizio è costretto da Caio a firmare un contratto sotto la minaccia di una violenza fisica, il contratto sarà annullabile e, pertanto, Tizio potrà rivolgersi al giudice affinché venga dichiarato tale. Tuttavia, fino a che Tizio non faccia valere l’azione di annullabilità, il contratto sarà efficace e lo stesso Tizio sarà tenuto a rispettarlo.

Annullabilità e nullità: differenze

Quanto abbiamo appena detto circa l’annullabilità del contratto rappresenta anche la principale differenza con l’altra forma di invalidità prevista dal codice civile: la nullità. La nullità rappresenta la più grave forma di invalidità del contratto, in quanto un contratto nullo è assolutamente incapace di produrre effetti sin dall’inizio.

Inoltre, mentre l’annullabilità deve essere espressamente fatta valere dalla parte che ne ha interesse, entro e non oltre cinque anni a pena di prescrizione, la nullità può essere dichiarata d’ufficio direttamente dal giudice, senza alcun pericolo di prescrizione.

Queste importanti differenze si spiegano per via degli interessi posti a tutela: mentre l’annullabilità protegge le ragioni della parte contrattuale il cui consenso è viziato, la nullità è posta a guardia di beni giuridici superiori a quelli del singolo. Ad esempio, un contratto è nullo se è stipulato in frode alla legge, oppure in dispregio a norme che impongono una determinato forma: pensa alla compravendita di un immobile che venga effettuata non per iscritto ma mediante una semplice stretta di mano.

Quando si può annullare la firma sul contratto?

La firma sul contratto si può annullare quando l’intero contratto è annullabile. Quando un contratto è annullabile? Un contratto è annullabile (e, di conseguenza, lo è anche la firma su di esso apposta), quando:

  • una delle parti è incapace di contrattare in quanto è priva della capacità di agire o, pur essendo capace di agire, è priva della capacità di intendere e di volere al momento della stipulazione;
  • la volontà di una delle parti risulta viziata da errore, violenza o dolo;
  • negli altri casi espressamente indicati dalla legge.

L’annullabilità del contratto per incapacità: cos’è?

La prima tipologia di annullabilità riguarda la capacità di intendere e di volere della parte contrattuale [1]. L’incapacità di cui parla la legge può essere di due tipi:

  • incapacità legale, quando è la legge o una pronuncia del giudice a ritenere una persona incapace di contrarre: è il caso del minore degli anni diciotto, dell’interdetto oppure dell’inabilitato e del beneficiario dell’amministrazione di sostegno, nei casi in cui compiano atti loro vietati dal provvedimento del giudice;
  • incapacità naturale, che corrisponde a quella occasionale o, comunque, non accertata da sentenza del giudice: pensa a chi venda un proprio bene in preda ai fumi dell’alcol, oppure a chi firma un contratto dopo aver fatto uso di sostanze stupefacenti. Il contratto concluso dall’incapace naturale, però, può essere annullato solamente se la controparte ha agito in malafede, approfittandosi della visibile incapacità altrui, e ne è derivato un grave pregiudizio all’incapace.

Cos’è l’annullabilità del contratto per vizi del volere?

La volontà di un contraente potrebbe essere viziata anche quando, pur essendo pienamente capace di intendere e di volere, è stata in qualche modo “estorta”, cioè carpita attraverso mezzi non ortodossi.

Ugualmente, a determinate condizioni, è possibile chiedere di annullare la propria firma sul contratto se essa è stata apposta a seguito di un errore. In tutti questi casi, la parte lesa può chiedere, entro cinque anni, l’annullamento del contratto, il quale verrà così cancellato come se non fosse mai esistito.

Analizziamo più da vicino i tre casi tipici di vizi del consenso (o del volere), cioè l’errore, la violenza e il dolo.

Errore come vizio del volere: cos’è?

L’annullabilità del contratto per errore ricorre quando la parte ha prestato il proprio consenso a causa di una falsa o distorta rappresentazione della realtà di fatto (errore di fatto) o giuridica (errore di diritto); in poche parole, se non ci fosse stato l’errore il contraente non avrebbe aderito al contratto, oppure lo avrebbe fatto a condizioni differenti.

L’errore (a cui è equiparata l’ignoranza) giustifica l’annullamento del contratto solamente se è essenziale, cioè se cade su un elemento fondamentale del negozio giuridico, tale da essere determinante ai fini del consenso, e se è riconoscibile dall’altro contraente, nel senso, quindi, che si è trattato di un errore palese [2].

Facciamo un esempio. Se spendi una cifra spropositata per un dipinto che credi essere un Van Gogh originale ma, in realtà, è una crosta, potrai chiedere al giudice di annullare il contratto in quanto il tuo errore, riconoscibile da controparte, è stato decisivo per prestare il consenso alla definizione dell’acquisto.

Violenza: quando giustifica l’annullamento?

La più tipica delle ipotesi di annullabilità del contratto è quella della violenza; essa ricorre quando c’è una minaccia che costringe una persona a stipulare un contratto altrimenti non voluto, oppure voluto ma a condizioni diverse [3].

Secondo la legge, la violenza è causa di annullamento della firma anche quando il male minacciato riguarda la persona o i beni del coniuge del contraente, ovvero di un discendente (tipo il figlio) o di un ascendente  (i genitori). In tutti gli altri casi, cioè se la minaccia è rivolta ad altre persone, la decisione circa l’annullamento del contratto è lasciato al prudente apprezzamento del giudice.

Dolo: quando è causa di annullabilità del contratto?

Se hai sottoscritto un contratto perché raggirato dalla tua controparte, allora potrai chiedere al giudice di annullare la firma sul contratto, ma a determinate condizioni. Secondo la legge, è possibile annullare un contratto quando il consenso di uno dei contraenti è stato carpito con l’inganno, al fine di danneggiarlo [4].

Il dolo deve essere stato determinante nella formazione del consenso della persona: ad esempio, se il venditore ti promette l’invio di un computer di ultima generazione e, al suo posto, te ne ritrovi uno completamente diverso oppure di qualità decisamente scadente rispetto a quello promesso, allora potrai chiedere ed ottenere l’annullamento del contratto.

Cosa fare nel caso di firma falsa?

Finora abbiamo visto come puoi chiedere di annullare la firma su un contratto: per farlo devi ricorrere al giudice, ma solamente nelle ipotesi sopra viste, ovvero in quelle specificamente previste dalla legge. Annullare la firma vuol dire rinnegare il contratto e ciò che c’è scritto dentro: in pratica, vuol dire cancellare l’accordo con effetti retroattivi, come se non fosse mai esistito. Come detto, puoi fare ciò solamente se non eri pienamente consapevole di ciò che stavi sottoscrivendo: vuoi perché momentaneamente incapace, vuoi perché indotto con l’inganno, con la minaccia oppure da un tuo macroscopico errore.

Nell’ipotesi in cui, invece, qualcun altro abbia firmato per te apponendo una firma falsa, potrai chiederne non l’annullamento, bensì il disconoscimento: ciò ti consente di negare che la sottoscrizione su un documento sia tua.

Il disconoscimento della firma serve a paralizzare le pretese di chi intende avvalersi del documento sottoscritto. Ogni scrittura privata fa piena prova in tribunale [1]; in particolare, ogni documento sottoscritto può essere utilizzato contro colui che l’ha firmato affinché il giudice ne riconosca la portata. Il disconoscimento serve proprio ad annullare la forza probatoria del documento.

Querela di falso contro firma falsa

Mentre il disconoscimento della scrittura privata serve ad impedire che un documento possa acquistare valore probatorio in tribunale, la querela di falso agisce contro una scrittura privata già riconosciuta. In altre parole, la querela di falso interviene solamente se un riconoscimento (tacito o espresso) sia già avvenuto.

La querela di falso è un procedimento che serve a far accertare e dichiarare, con processo, la falsità di un atto, di un documento che, in caso contrario, sarebbe pregiudizievole per la parte che intende proporre la querela. Se ne vuoi sapere di più su questo specifico argomento, ti consiglio di leggere l’articolo dal titolo Querela di falso e disconoscimento firma: qual è la differenza?

note

[1] Art. 1425 cod. civ.

[2] Art. 1428 cod. civ.

[3] Art. 1434 cod. civ.

[4] Art. 1439 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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