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Pensione avvocati: calcoli sbagliati e Cassa Forense

23 Giugno 2019 | Autore:
Pensione avvocati: calcoli sbagliati e Cassa Forense

La cassa degli avvocati ha 10 anni di tempo per rideterminare l’importo della pensione: ok al ricalcolo a sfavore del pensionato con restituzione degli importi.

Un’amara sorpresa per gli avvocati pensionati: il calcolo della pensione effettuato dalla Cassa Forense può variare entro 10 anni dalla data di liquidazione della prestazione, con l’obbligo, per chi riceve il trattamento, di restituire quanto percepito in più. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con una nuova sentenza [1].

In sostanza, la cassa degli avvocati, nel caso in cui l’importo della pensione sia stato calcolato in modo errato, ha 10 anni di tempo per rettificare il trattamento: il pensionato in buona fede non può fare nulla per opporsi, dato che il rapporto tra l’ente previdenziale e l’avvocato, all’atto della liquidazione della pensione, non può tradursi nello schema privatistico “proposta- accettazione”. Il provvedimento di liquidazione della pensione, difatti, non può essere assimilato a una proposta contrattuale, così come la richiesta della pensione non costituisce un’accettazione della proposta: il trattamento di previdenza ha invece natura indisponibile.

Tra l’altro, gli importi in più percepiti dal pensionato in buona fede devono essere restituiti, a differenza di quanto avviene nell’ipotesi in cui la pensione errata sia liquidata dall’Inps: grazie alla cosiddetta  sanatoria degli indebiti , difatti, il pensionato Inps che, a causa di un errore di calcolo dell’ente, percepisce un trattamento maggiore di quello spettante, non deve restituire gli importi in più, salvo ipotesi di dolo.

Quindi, per i calcoli sbagliati della pensione avvocati, Cassa Forense recupera e non lascia scampo, anche se gli errori nei conteggi non sono imputabili al pensionato.

Come comportarsi, allora, per evitare brutte sorprese?

Innanzitutto, prima di andare in pensione, è consigliabile che l’avvocato faccia eseguire, da un esperto, uno studio previdenziale con il calcolo esatto dell’importo del trattamento. Questo vuol dire che il calcolo della pensione effettuato dalla Cassa Forense nell’area riservata del suo portale web non è attendibile?

Non solo l’avvocato non deve fare affidamento su questo calcolo (nel sito web appare un messaggio specifico sul fatto che gli importi non sono assolutamente garantiti), ma è opportuno non fare completo affidamento nemmeno sul calcolo effettuato dalla Cassa al momento della liquidazione della pensione. Questo in quanto, come osservato, la Cassa Forense ha 10 anni di tempo per ricalcolare il trattamento

Quanto chiarito dalla Cassazione in merito alla Cassa Forense può applicarsi alla generalità delle casse dei liberi professionisti.

Come si calcola la pensione degli avvocati?

Il calcolo della pensione degli avvocati segue regole particolari, rispetto alle regole valide per la generalità degli iscritti all’Inps.

Nello specifico, l’anzianità contributiva del pensionato è divisa sino a un massimo di quattro classi, o proquote:

  • prima proquota: si applica alle anzianità maturate prima del 31 dicembre 2001 (Quota A o Proquota 1);
  • seconda proquota: si applica alle anzianità maturate tra il 1° gennaio 2002 e il 31 dicembre 2007 (Quota B o Proquota 2);
  • terza proquota: si applica alle anzianità maturate dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2012 (Quota C o Proquota 3);
  • quarta proquota: si applica alle anzianità successive 1° gennaio 2013 (Quota D o Proquota 4).

Il calcolo della Proquota 1 può essere applicato solo a chi, al 31 dicembre 2001, ha compiuto almeno 45 anni e ha almeno 10 di contribuzione. Si basa sul prodotto delle anzianità sino al 31 dicembre 2001, per la media dei migliori 10 degli ultimi 15 redditi dichiarati alla data, rivalutati in base all’inflazione, in funzione di specifiche aliquote di rendimento e scaglioni.

Il calcolo della Proquota 2 si effettua moltiplicando le anzianità sino al 31 dicembre 2007 per la media dei migliori 20 degli ultimi 25 redditi dichiarati alla data, rivalutati in base all’inflazione, in funzione delle stesse aliquote di rendimento e degli scaglioni validi per la Quota A. Il calcolo della Proquota 2 si applica solo a chi, al 31 dicembre 2007, ha almeno 5 anni di iscrizione e 40 anni di età.

La Proquota3 si ottiene moltiplicando le anzianità sino al 31 dicembre 2012 per la media di tutti gli anni, escludendo i peggiori 5, rivalutati in base all’inflazione, in base alle aliquote di rendimento ed agli scaglioni riportati di seguito:

  • reddito sino a ¾ del tetto pensionabile: aliquota 1,50%;
  • reddito oltre i ¾ del tetto pensionabile: aliquota 1,20%.

La Proquota 4 è pari, per ogni anno di anzianità successivo al 2012, alla media di tutti i redditi dichiarati e rivalutati (escluso l’ultimo), moltiplicata per un’aliquota pari all’1,4% su tutto il massimale pensionabile.


note

[1] Cass. sent. 16415/2019.


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