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Risarcimento per errore giudiziario

25 Giugno 2019 | Autore:
Risarcimento per errore giudiziario

Errore giudiziario: quando si può ottenere il risarcimento? Come funziona la procedura di revisione della condanna? A quanto ammonta il risarcimento?

Anche la giustizia italiana sbaglia: purtroppo non sono pochi i casi in cui i giudici condannano ingiustamente una persona a scontare una pena che, in realtà, non gli spetterebbe. Sono tanti gli italiani che hanno trascorso anni in carcere a causa una sentenza definitiva ingiusta che, solo successivamente, si è scoperto essere effettivamente sbagliata. Prevedendo ciò, in considerazione della fallibilità dei giudici, la legge ha previsto un’apposita procedura di revisione che conduce ad ottenere il risarcimento per errore giudiziario.

In pratica, anche se un individuo è stato condannato in via definitiva, cioè con sentenza passata in giudicato non più appellabile o ricorribile per Cassazione, è possibile porre rimedio all’errore e riaprire il “caso giudiziario” apparentemente chiuso per sempre. Ciò è possibile, però, solamente in determinati casi. Quando la sentenza di condanna, seppur definitiva, viene sconfessata, il condannato ha diritto ad un risarcimento. Ovviamente, nulla può restituire il tempo trascorso ingiustamente in carcere oppure risanare il dolore morale che è derivata da una condanna, ma lo Stato cerca di riparare pagando un risarcimento. Se questo argomento ti interessa e ne vuoi sapere di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme come funziona il risarcimento per errore giudiziario.

Errore giudiziario: cos’è?

Partiamo dal principio e spieghiamo cosa si intende per errore giudiziario. È molto semplice: per la legge, ricorre l’errore giudiziario quando una sentenza penale condanna ingiustamente una persona a scontare una pena.

L’errore giudiziario che porta ad ottenere il risarcimento del danno, dunque, riguarda solamente il procedimento penale e prescinde dal fatto che il condannato abbia scontato o meno la pena: ciò vuol dire che si avrà diritto al risarcimento anche se la vittima dell’ingiustizia non ha fatto neanche un giorno di carcere per via della sospensione condizionale.

Revisione della condanna: cos’è?

Come si fa a sapere quando una sentenza è ingiusta? Quando si può parlare effettivamente di errore giudiziario? Per ottenere il risarcimento per errore giudiziario occorre che intervenga un’altra sentenza che stabilisce l’erroneità di quella di condanna.

Presupposto per la procedura di risarcimento per errore giudiziario è la revisione della sentenza di condanna. Di cosa si tratta? Secondo la legge [1], è ammessa in ogni tempo a favore dei condannati, nei casi determinati dalla legge, la revisione delle sentenze di condanna, delle sentenze di patteggiamento o dei decreti penali di condanna, divenuti irrevocabili, anche se la pena è già stata eseguita o è estinta.

In altre parole, se sei stato condannato penalmente, con sentenza a seguito di rito dibattimentale ordinario, di abbreviato, di patteggiamento oppure anche solo per decreto, puoi ottenerne la revisione e, quindi, la riforma con conseguente assoluzione.

Ciò può avvenire, però, solamente nei casi previsti dalla legge: non sempre, quindi, potrai ottenere la revisione di una sentenza di condanna, in quanto la revisione è un rimedio eccezionale e non un ulteriore grado di giudizio. Vediamo quando è possibile la revisione della condanna.

Revisione: quando è possibile?

Secondo la legge [2], è possibile chiedere la revisione della condanna nei seguenti casi:

  • se i fatti stabiliti a fondamento della sentenza o del decreto penale di condanna non possono conciliarsi con quelli stabiliti in un’altra sentenza penale irrevocabile del giudice ordinario o di un giudice speciale;
  • se la sentenza o il decreto penale di condanna hanno ritenuto la sussistenza del reato a carico del condannato in conseguenza di una sentenza del giudice civile o amministrativo, successivamente revocata, che abbia deciso una questione pregiudiziale;
  • se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto;
  • se è dimostrato che la condanna venne pronunciata in conseguenza di falsità in atti o in giudizio o di un altro fatto previsto dalla legge come reato.

Procedura di revisione: come funziona?

Se sei stato condannato in sede penale e ritieni di essere stato vittima di un errore giudiziario, per chiedere il risarcimento devi prima attivare la procedura di revisione. Come detto nel paragrafo precedente, puoi chiedere la revisione della condanna solamente nei casi sopra visti; ad esempio, puoi chiedere la revisione della tua condanna se si scopre, successivamente alla sentenza divenuta oramai definitiva, che la testimonianza fatta contro di te era falsa, oppure che era falso il documento che il giudice ha ritenuto fondamentale per la tua condanna.

Ancora, potresti chiedere la revisione se dopo la condanna sono state scoperte nuove prove che possono indubitabilmente scagionarti (pensa ad un filmato o a un nuovo testimone), oppure esiste incompatibilità con i fatti accertati in diversa sentenza penale.

Come funziona la procedura di revisione? La richiesta deve essere proposta personalmente o a mezzo di un procuratore speciale (tipo un avvocato, per intenderci) e deve contenere l’indicazione specifica delle ragioni e delle prove che la giustificano. L’istanza, corredata degli eventuali allegati (ad esempio, delle sentenze che contrastano con quella di condanna) deve essere presentata nella cancelleria della Corte di appello che sarebbe competente nel caso di procedimenti riguardanti i magistrati [3]. Mi spiego meglio.

Se intendi ottenere la revisione della tua condanna, devi presentare specifica istanza alla corte di appello; la corte di appello competente, però, non è quella del capoluogo del tuo distretto (in pratica, quella competente per il territorio ove risiedi), bensì quella del capoluogo di un distretto diverso, stabilito dalla legge. Si tratta di una precauzione che serve ad evitare che sulla revisione giudichi un magistrato che si è già occupato del tuo caso o che, comunque, opera nello stesso distretto.

L’istanza di revisione può essere presentata personalmente dal condannato, dal suo procuratore speciale, da un congiunto oppure anche dagli eredi, nel caso di morte sopraggiunta dello stesso: ed infatti, la revisione può essere chiesta anche se il condannato è oramai deceduto. La richiesta di revisione, infine, può pervenire anche dal procuratore generale presso la corte di appello nel cui distretto fu pronunciata la sentenza di condanna [4].

Errore giudiziario: come termina la revisione?

Una volta presentata la richiesta di revisione per ottenere il proscioglimento e, pertanto, il riconoscimento dell’errore giudiziario che porterà ad ottenere il risarcimento, la corte di appello, se non ritiene manifestamente infondata l’istanza oppure inammissibile per qualche vizio di forma (ad esempio, mancano le sentenze autenticate in allegato), fissa l’udienza durante la quale si deciderà se riformare la sentenza di condanna oppure confermarla.

In caso di accoglimento della richiesta di revisione, il giudice revoca la sentenza di condanna o il decreto penale di condanna e pronuncia il proscioglimento indicandone la causa nel dispositivo. Inoltre, la corte ordina la restituzione delle somme pagate in esecuzione della condanna per le pene pecuniarie, per le misure di sicurezza patrimoniali, per le spese processuali e di mantenimento in carcere e per il risarcimento dei danni a favore della parte civile citata per il giudizio di revisione. Ordina altresì la restituzione delle cose che sono state confiscate (ad eccezione delle cose, la fabbricazione, l’uso, il porto, la detenzione e l’alienazione delle quali costituisce reato, come ad esempio le armi) [5].

In caso di rigetto della richiesta, il giudice condanna la parte che l’ha proposta al pagamento delle spese processuali e, se era stata disposta la sospensione dell’esecuzione della condanna nelle more del giudizio, dispone che riprenda l’esecuzione della pena o della misura di sicurezza [6].

Errore giudiziario: quando si può ottenere il risarcimento?

Solamente dopo aver ottenuto il ribaltamento, cioè la revoca della sentenza di condanna in sede di revisione, è possibile chiedere il risarcimento del danno per errore giudiziario: l’errore giudiziario, infatti, deve essere “certificato” da un altro giudice e, in particolare, dall’esito positivo del procedimento di revisione.

Secondo la legge [7], colui che è stato prosciolto in sede di revisione, se non ha causato per dolo o colpa grave l’errore giudiziario, ha diritto a una riparazione commisurata alla durata dell’eventuale espiazione della pena o internamento e alle conseguenze personali e familiari derivanti dalla condanna. La riparazione si attua mediante pagamento di una somma di denaro ovvero, tenuto conto delle condizioni dell’avente diritto e della natura del danno, mediante la costituzione di una rendita vitalizia.

In pratica, puoi chiedere il risarcimento da errore giudiziario solamente se, oltre ad aver vinto il procedimento di revisione, è stato dimostrato che i giudici non hanno sbagliato per causa tua: ad esempio, non potresti ottenere il risarcimento per errore giudiziario, nonostante la revisione, se è stato dimostrato che hai mentito durante la tua deposizione, oppure se ti sei autocalunniato e, quindi, autoincolpato di un reato che non hai commesso.

Errore giudiziario: come funziona la procedura?

La domanda di riparazione è proposta, a pena di inammissibilità, entro due anni dal passaggio in giudicato della sentenza di revisione ed è presentata per iscritto, unitamente ai documenti ritenuti utili, personalmente o a mezzo procuratore speciale, nella cancelleria della Corte di appello che ha pronunciato la sentenza [8].

Se il condannato muore, anche prima del procedimento di revisione, il diritto alla riparazione spetta al coniuge, ai discendenti e ascendenti, ai fratelli e sorelle, agli affini entro il primo grado (ad esempio, i suoceri) e alle persone legate da vincolo di adozione con quella deceduta.

A tali persone, tuttavia, non può essere assegnata a titolo di riparazione una somma maggiore di quella che sarebbe stata liquidata direttamente al prosciolto. La somma è ripartita equitativamente in ragione delle conseguenze derivate dall’errore a ciascuna persona [9].

Risarcimento per errore giudiziario: a quanto ammonta?

A differenza del risarcimento spettante nel caso di ingiusta detenzione (per il quale ti invito a leggere i miei articoli: Risarcimento per ingiusta detenzione e A quanto ammonta il risarcimento per ingiusta detenzione), la legge non ha previsto un tetto massimo per il risarcimento da errore giudiziario.

Secondo la giurisprudenza [10], il giudice è tenuto a risarcire, a titolo di errore giudiziario, oltre ai danni patrimoniali, anche quelli non patrimoniali (danno biologico, danno morale e danno esistenziale). Nel procedimento di riparazione dell’errore giudiziario, il giudice può inoltre utilizzare per la liquidazione del danno sia il criterio risarcitorio con riferimento ai danni patrimoniali e non patrimoniali, sia il criterio equitativo limitatamente alle voci non esattamente quantificabili.


note

[1] Art. 629 cod. proc. pen.

[2] Art. 630 cod. proc. pen.

[3] Art. 633 cod. proc. pen.

[4] Art. 632 cod. proc. pen.

[5] Art. 639 cod. proc. pen.

[6] Art. 637 cod. proc. pen.

[7] Art. 643 cod. proc. pen.

[8] Art. 645 cod. proc. pen.

[9] Art. 644 cod. proc. pen.

[10] Cass., sent. n. 10878 del 20 marzo 2012.

Autore immagine: Unsplash.com


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