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Bar in affitto: chi paga per i rumori?

6 Febbraio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 6 Febbraio 2018



Chi è responsabile per il pub o per il locale rumoroso: il proprietario del locale o chi lo ha preso in affitto?

La folla, il rumore e le chiacchiere dei clienti sono sintomo di fortuna e di incassi per pub, locali e bar. Dall’altro lato della medaglia, tuttavia, il rumore e gli schiamazzi che superano i limiti della normale tollerabilità, integrano il reato di disturbo alla quiete pubblica [1]. Ora, anche senza voler scomodare il Codice Penale, è pur vero che il fenomeno degli esercizi pubblici, quali bar, ristoranti, locali ecc., creano spesso malumori e disagi per chi abita da quelle parti e ciò soprattutto se simili attività sono ubicate all’interno di un condominio (per saperne di più leggi: Si può aprire un bar in un condominio?). I rumori, infatti, molte volte sono intollerabili e tali da disturbare le attività o, peggio, il sonno delle persone, soprattutto nel caso in cui non siano rispettati determinati limiti orari (per maggiori approfondimenti leggi: Disturbo alla quiete pubblica: orari attività e bar). Ma chi è responsabile in caso di bar rumoroso? Sarà il proprietario del locale a dover rispondere degli schiamazzi e del correlativo disturbo alla quiete pubblica, oppure il vero responsabile è chi gestisce il locale? E ancora, nel caso di locale preso in affitto, chi è responsabile: il proprietario del locale o chi lo ha preso in locazione? A tanto risponderemo nel presente articolo, sulla base di quanto affermato dalla più recente giurisprudenza.

Pub rumoroso: chi è responsabile se il locale è in affitto ?

Con specifico riferimento alle attività concesse in locazione, la giurisprudenza ha da tempo stabilito che, in assenza di carenze strutturali dell’immobile locato adibito a esercizio pubblico, è da escludersi qualsiasi coinvolgimento del proprietario del locale. In questi casi, in effetti,  il proprietario quand’anche fosse consapevole degli schiamazzi e dei rumori della clientela, non potrebbe fornire alcun apporto alla causazione del fatto dannoso. Il proprietario del locale, dunque, può essere considerato responsabile per le immissioni rumorose solo se abbia partecipato al fatto dannoso [2].

Locale rumoroso: chi paga per i rumori?

In caso di locale rumoroso, dunque, non è il locatore (e cioè il proprietario del locale) che paga i danni. La responsabilità, in caso di locale dato in affitto, grava esclusivamente sul gestore. Attenzione: ciò vale anche se il proprietario del locale sia pienamente consapevole della destinazione dell’immobile. È sempre il gestore del locale preso in locazione e non anche il proprietario dello stesso che deve considerarsi responsabile, anche se nel contratto di affitto è messo nero su bianco che il cespite verrà utilizzato come locale per la movida. Ed infatti, la mera circostanza che il locatore sia consapevole della destinazione d’uso del locale non lo rende di per sé responsabile. Al contrario, e come detto sopra, serve la prova di un contributo causale al fatto dannoso. Ciò è quanto da ultimo confermato, con una recentissima sentenza, dalla Corte di Cassazione [3]. 

Locale rumoroso: quando è responsabile il Comune?

Alla luce di quanto detto sopra, in caso di locale concesso in affitto, responsabile dei danni è sempre il gestore del locale e non anche il proprietario dello stesso. Tuttavia, ci sono dei casi in cui non possono ritenersi responsabili né il proprietario del locale rumoroso, né chi lo ha preso in affitto. Ciò si verifica soprattutto quando i rumori provengono dall’esterno del locale. In determinate ipotesi, infatti, chiamato a rispondere dei danni prodotti dal disturbo alla quiete pubblica è direttamente il Comune. Vediamo quando e perché.

Rumore dei clienti fuori dal bar: chi è responsabile?

Nel caso in cui il chiasso, i rumori e gli schiamazzi siano causati dalla clientela fuori dal bar può escludersi il coinvolgimento del proprietario o del gestore del locale. Attenzione però: è necessario che il titolare del locale o colui che lo ha in gestione si sia attivato con cartelli o con altri mezzi rivolti ai clienti al fine di dissuaderli dal tenere comportamenti rumorosi. Ebbene, in tali casi, il proprietario o il gestore del locale non può essere considerato responsabile dei rumori molesti provocati all’esterno della propria attività. Ma cerchiamo di spiegarci meglio. 

Bar rumoroso: a chi spetta il controllo della clientela?

Se chi gestisce il locale adotta tutte le cautele al fine di impedire le attività rumorose all’esterno del proprio locale o quanto meno volte a dissuadere gli avventori del proprio bar dall’intrattenersi fuori facendo chiasso, nessuna responsabilità potrà essergli addebitata. Ma allora qual è il soggetto cui spetta materialmente il controllo della clientela, per prevenire fenomeni di disturbo alla quiete pubblica? A rispondere è stato il Tar Lombardia, il quale con una recente sentenza [4] ha affermato che sul gestore dell’esercizio pubblico non grava alcun obbligo di vigilanza degli spazi esterni al locale, dovere che, invece, incombe sull’amministrazione comunale proprietaria dell’area. Dunque, se l’area è demaniale, è il Comune a dover vigilare sul corretto uso che terzi (nel caso di specie i clienti di un locale) ne facciano.

Rumore dei clienti: precisazioni

Attenzione: ovvio che quanto detto sopra non vale se lo stesso gestore del locale abbia “incoraggiato” i suoi clienti al baccano, ponendo al di fuori del proprio locale tavolini, sedie e quant’altro possa indurre a credere che si tratti non di suolo pubblico, ma di un’area pertinente al locale stesso. Viceversa, nel caso all’esame del Tar Lombardia, il gestore del locale si era impegnato all’apposizione di cartelli all’esterno del locale per esortare la clientela a moderare il tono di voce, nonché a controllare il comportamento degli stessi al di fuori del locale e a non mettere tavolini all’esterno (il cosiddetto «plateatico») né ad installare mezzi di diffusione sonora. Ovvio, dunque, che i clienti del locale –in realtà – stanziavano su un suolo evidentemente pubblico e non appartenente al gestore del locale. Ebbene, in questi casi, l’utilizzo fatto da terzi (nella fattispecie, dai clienti del locale) del suolo pubblico, non può essere ascritto al gestore di un locale che, conseguentemente, non potrà avere alcuna responsabilità in tal senso, non fosse altro perché non ha a disposizione alcuno strumento di repressione in merito all’illegittimo utilizzo del bene demaniale.

Movida molesta: risarcisce il Comune

Nei casi come quello descritto sopra unico responsabile sarà il Comune. Vediamo perché. Per comprenderlo al meglio analizziamo un’altra recentissima sentenza. A ben vedere, infatti, la pronuncia analizzata sopra si pone in linea con un’altra recentissima sentenza resa dal Tribuanle di Brescia [5].

L’aspetto particolarmente interessante e innovativo della sentenza appena citata è, appunto, la condanna dell’amministrazione comunale a risarcire i residenti che lamentavano schiamazzi causati da una movida molesta. Questa conclusione deriva dalla considerazione che «l’ente proprietario della strada da cui provengono le immissioni denunciate debba provvedere ad adottare le misure idonee a far cessare dette immissioni». In sostanza, a detta del giudice, la strada è di proprietà del Comune e a lui spetta far abbassare i decibel e riportare la situazione ad un accettabile livello di vivibilità. Nella sentenza, il giudice spiega, tra l’altro, che pagare non basta: è necessario che il Comune intervenga attivamente affinché cessino i rumori insopportabili, disponendo un servizio di vigilanza da parte della polizia locale che, mezz’ora dopo la chiusura dei locali, dovrebbe disperdere chi non vuole andar via spontaneamente. In sostanza, i rumori eccessivi hanno impedito a chi abitava nelle vicinanze di «godere del riposo e di attendere serenamente alle proprie attività quotidiane» provocando uno stato di stress e di ansia e per tale ragione il giudice ha riconosciuto l’esistenza di un danno non patrimoniale, definito “antropico“. Oltre a questo, poi, il Comune è stato condannato a risarcire anche il danno patrimoniale, ovvero le spese sostenute per i serramenti montati dai proprietari della casa per attenuare il rumore. Per maggiori approfondimenti sul punto leggi: Locali troppo rumorosi? Paga il Comune.

note

[1] Art. 659 Cod. Pen.

[2] Cass., sent. n. 16407/2017.

[3] Cass., sent. n. 2668 del 05.02.2018.

[4] Tar Lombardia, sent. n. 1255/2017

[5] Trib. Brescia, sent. n. 2621/17.

Autore immagine: Pixabay.com


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