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Minibot: aumentano i contanti

24 Giugno 2019 | Autore:
Minibot: aumentano i contanti

I minibot sono moneta contante o debito pubblico? La domanda preoccupa gli operatori e la risposta dipende dal modo in cui saranno usati.

Continua a far discutere la recente proposta del Governo di introdurre i minibot. Ci si chiede cosa sono veramente questi titoli di piccolo taglio, da 5 a 100 euro, che lo Stato erogherà ad imprese e cittadini in pagamento dei vecchi debiti accumulati dalla pubblica amministrazione.

Di fatto, pagando in minibot aumentano i contanti in circolazione: ci sarà più moneta spendibile in giro. Infatti, i minibot saranno stampati su carta, cioè non saranno dematerializzati come i normali titoli del debito pubblico. Per spenderli occorrerà, quindi, consegnarli fisicamente. Ma questo comporta problemi di trasporto, di gestione ed anche di rischio falsificazione.

I normali Bot sono titoli del debito pubblico; chi li compra presta, di fatto, soldi allo Stato, che si obbliga a restituirli maggiorati di un interesse. Anche i minibot sono titoli di stato, buoni del tesoro, ma di taglio più piccolo e senza interessi. I minibot stanno ai Bot come un gatto rispetto ad un leone: possono circolare più liberamente e senza vincoli e possono essere trasferiti tra privati attraverso la loro semplice consegna in pagamento.

Quindi, l’interrogativo che spacca anche gli operatori più qualificati è questo: i minibot appartengono al genere della moneta contante oppure a quello del debito pubblico? Dovrebbero essere considerati debito, anche perché c’è il divieto di introdurre monete diverse dall’Euro. Creare nuova moneta porterebbe allo scontro con le istituzioni europee.

I minibot nascono come debito ma diventano moneta perché potrebbero essere scambiati tra privati, se accettati. Ad esempio, un’impresa ha ricevuto 1.000 euro di minibot in pagamento di un suo vecchio credito da una pubblica amministrazione (Azienda Sanitaria, Regione, Comune, ecc.). Ora ha questo pacchetto di titoli in tasca: può usarli per pagare i suoi futuri debiti fiscali, e in effetti i minibot nascono per questo. Intanto però deve dare 500 euro ad un suo fornitore: potrebbe pagare in minibot, usandoli come se fossero banconote. Il fornitore potrebbe decidere di accettarli (non sarebbe obbligato e potrebbe pretendere di essere pagato in euro) ed il giro potrebbe continuare.

Ecco dunque come si è creata una nuova moneta: uno strumento nato con uno scopo viene usato per altre finalità, comunque legittime. Lo Stato è in perenne ritardo nei pagamenti alle imprese; l’idea dei minibot velocizzerebbe il tutto. Apparentemente sarebbero tutti soddisfatti: lo Stato realizzerebbe i pagamenti attraverso i minibot e le imprese riceverebbero “soldi” espressi in titoli, che potrebbero essere utilizzati per pagare debiti d’imposta maturati verso lo Stato oppure anche i propri fornitori. A questo punto, anche i cittadini, favoriti dal piccolo taglio, potrebbero chiedere di pagare in minibot prodotti o servizi acquistati.

Tutto questo creerebbe un incremento del contante in circolazione. Ci potrebbe essere un aumento dell’inflazione, ma anche altri problemi più immediati. Infatti, i minibot, essendo di carta, potranno facilmente essere dati in pagamento, semplicemente consegnandoli. Sfuggirebbero così a tutti i controlli telematici, a tutte le registrazioni dei movimenti finanziari: questo comporta un problema di vigilanza che preoccupa la Banca d’Italia, la BCE e le autorità antiriciclaggio.

Non finisce qui: i privati potrebbero accettare in pagamento i minibot, ma non sarebbero obbligati a farlo; dipenderà dalla loro volontà. Ma come verificarne l’autenticità? C’è un evidente rischio di ricevere minibot falsi. Le banche stesse dovrebbero attrezzarsi per evitare truffe. Inoltre, bisognerebbe risolvere i problemi di trasporto fisico in caso di quantitativi ingenti ed i possibili furti (i minibot saranno al portatore, non nominativi). Serviranno furgoni blindati e scorte. Per questo molti temono un salto nel passato per questo ritorno ad una moneta fisica fatta di pezzi di carta messi in circolazione con molti rischi e poche garanzie.

Guarda caso, nello scorso mese, lo spread è ricominciato a salire proprio dopo la pubblicazione delle prime indiscrezioni sull’introduzione dei minibot e si è impennato il 28 maggio quando la mozione del Governo è stata presentata in Parlamento. La partita è ancora aperta nell’agenda del Governo e nel braccio di ferro con l’Europa; proprio ieri l’on. Giorgetti, della Lega, ha fatto retromarcia sulla proposta di introduzione dei minibot avanzata dal suo stesso partito.



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1 Commento

  1. premesso che su un argomento importante come i MINIBOT non si dovrebbe cadere nello scherzo – ammesso che di scherzo, di fatto, si tratti….- se l’uso di detti buoni é illegale ,come in effetti é , non si capisce per quale ragione si debba insistere

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