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Libra: come funziona la moneta di Facebook

24 Giugno 2019
Libra: come funziona la moneta di Facebook

> Business Pubblicato il 24 Giugno 2019



Il lancio di Libra preoccupa i mercati (e le banche): ma il mondo della rete è già schierato con le criptovalute. Così cambieranno le nostre vite.

Facebook ha lanciato la sua criptovaluta, alternativa ai Bitcoin. Si chiama Libra e ambisce ad essere una moneta virtuale universale.

In verità, Libra non è «la moneta di Facebook» ma un progetto a cui Facebook partecipa insieme a numerosi altri soggetti.

In particolare, Libra è una criptovaluta basata su una blockchain originale gestita da un’associazione. Tra i membri di questa associazione c’è appunto Facebook (vero artefice del progetto) ed altri 27 soggetti del mondo finanziario, business e tecnologico. Di sicuro, Libra potrà essere gestita da chiunque ha un profilo Facebook e Messenger, in modo da fare acquisti sulla rete.

Ma vediamo, più da vicino, come funziona Libra, la moneta di Facebook.

Cos’è Libra?

Libra è una moneta virtuale. Come tutte le monete virtuali – o criptovalute – non è fatta di carta. Funziona in forma digitale, sulla base di un registro unico detto blockchain. In esso, vengono annotati i quantitativi di moneta in mano ai vari soggetti e ne viene certificata l’autenticità.

Quanto vale 1 Libra?

Il valore della Libra sarà ancorato a un paniere di attività per garantirne la stabilità e l’adeguamento al costo della vita. Allo stato attuale, il valore di 1 Libra è pari a 1 dollaro. Questo significa che con 1 Libra potrai comprare tutto ciò che puoi oggi comprare con 1 dollaro. Le altre monete (ad esempio l’euro) saranno automaticamente rapportate a tale valore con gli stessi meccanismi che regolano i cambi internazionali di monete.

Si potranno stampare Libre a piacimento?

L’associazione che detiene e gestisce Libra si impegna a garantire il valore della moneta sulla base di valori reali e non virtuali. Questo significa che non potrà “stampare moneta” a proprio piacimento. Se il popolo dei social ne vorrà di più, l’associazione no profit che sta dietro Libra acquisterà più dollari, euro o titoli di stato e creerà nuova valuta. Solo così potranno essere messe in circolazione più Libre. Il tutto per evitare una svalutazione e, quindi, inflazione. L’equilibrio del paniere potrà essere modificato in caso servisse compensare importanti fluttuazioni di prezzo.

Ci sarà una banca centrale per Libra?

Anche se Libra non avrà una banca centrale al pari di tutte le altre monete internazionali, tale valuta sarà gestita da un’organizzazione no profit, la Libra Association, che farà da autorità monetaria centrale e da controllore.

Qual è la differenza tra Libra e Bitcoin?

Lo scopo di Libra è consentire pagamenti telematici sicuri in tutto il mondo, usando un’unica moneta, senza bisogno di cambi internazionali o di intermediazione da parte delle banche. Questo, però, non vuol che Libra non sarà soggetta a un controllo. Anzi, è proprio questa la principale differenza rispetto ai Bitcoin.

I Bitcoin sono basati su una blockchain “decentralizzata”, in cui tutti possono diventare nodi della rete, senza alcuna autorità centrale. Al contrario Libra i nodi di Libra sono i membri dell’associazione e sono loro a gestire le regole della rete (magari anche cambiandole in corsa). Essa sarà garantita da una riserva composta da valute internazionali e titoli del debito, in modo da assicurare maggiore stabilità del valore.

Chi controlla Libra

Sicuramente, il primo soggetto è Facebook. Ma, tra i membri del consorzio, ci sono MasterCard, Visa, PayPal, Uber, eBay, Paypal, Spotify, Vodafone e altri fino ad arrivare a 23.

Come funziona Libra?

Per spendere e conservare le Libre si potrà disporre di un’app wallet (che si chiamerà Calibra) ed è simile a quelli che oggi si usano per le principali criptovalute.

La prima applicazione è, dunque, un wallet digitale di Facebook per gli utenti di Messenger e WhatsApp (ma anche come app autonoma), che potranno scambiarsi denaro istantaneamente. Si può ipotizzare che anche gli altri creeranno sistemi di pagamento per i loro servizi.

In questo modo, con il tuo profilo Facebook potrai gestire un vero e proprio conto corrente.

Naturalmente, potrai scambiare Libra con qualsiasi soggetto che accetti tale forma di pagamento. Il successo della criptovaluta è, quindi, basato all’utilizzo che di questa ne faranno negozianti, prestatori di servizi e altrui fruitori della rete. Un po’ com’è successo con Paypal che, in poco tempo, è diventato non solo uno strumento di pagamento, ma una vera e propria banca.

«La necessità di una sua introduzione – spiega Alessandro Greppi, membro comitato scientifico Siat – nasce dal fatto che Bitcoin non ha soddisfatto in particolare uno dei requisiti tipici della moneta ovvero rappresentare una riserva di valore, data la fortissima volatilità dei prezzi». L’ancoraggio di Libra a un paniere di valute tradizionali serve a questo. Potrà essere scambiata su piattaforme ed è ipotizzabile la presenza di market maker sul mercato.

Come pagare con Libra?

Per acquistare Libre e pagare con Libra bisogna rivolgersi alla Libra Association e creare un wallet digitale per gestire in maniera semplice i valori in Libra. Per l’acquisto saranno formalizzati accordi con exchange (Coinbase e Xapo) e player finanziari che garantiranno la convertibilità delle valute Fiat in Libra e viceversa, assicurando liquidità al mercato.

C’è il rischio di hacker e di furti?

Come tutte le criptovalute, anche Libra non si sottrae al rischio di attacchi informatici, anche se l’esperienza dei Bitcoin ha dimostrato che una buona blockchain riesce a diventare un fortezza “inespugnabile”.

La blockchain dei Bitcoin infatti non è mai stata hackerata (lo sono stati invece i wallet o gli exchange).

Facebook potrà sapere quanti soldi abbiamo? Quale rischio per la privacy?

Facebook ci ha abituato a pensare che non sempre ciò che dicono i gestori della rete corrisponde a realtà. Lo scaldalo di Cambridge Analytica ne è la prova. «Già in occasione dell’acquisizione di Whatsapp, Facebook aveva promesso che i dati raccolti dalle due società non sarebbero stati mai mischiati e condivisi, cosa che invece è avvenuta», spiega Jean Allix, special advisor di Beuc (federazione che riunisce 43 associazioni di consumatori in Europa). Oltre ai rischi di riciclaggio, e addirittura di contraffazione di denaro elettronico, c’è il rischio che Facebook conosca la situazione finanziaria dei propri iscritti.


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