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Mancata impugnazione cartella esattoriale

24 Giugno 2019
Mancata impugnazione cartella esattoriale

Cosa deve fare il contribuente per difendersi? È possibile il ricorso in autotutela? La cartella divenuta definitiva non è equiparabile a una sentenza; per cui la sua prescrizione non può essere sempre di 10 anni.

Impugnare una cartella esattoriale non significa necessariamente non pagarla. La cartella è, infatti, un “titolo esecutivo” ossia un documento che consente al creditore (in questo caso Agenzia Entrate Riscossione o la società di riscossione dei tributi locali) di agire direttamente con il pignoramento, senza bisogno di un provvedimento del tribunale. Per cui, anche in caso di impugnazione, la cartella continua ad essere un titolo. Solo il giudice potrebbe sospenderne l’efficacia in attesa di pronunciarsi sul ricorso del contribuente. L’eventualità che ciò succeda è subordinata però alla sussistenza di due requisiti: un pericolo grave per il ricorrente e l’apparente fondatezza delle sue ragioni lamentate nell’atto processuale.

Proprio l’incertezza circa l’esito del giudizio porta spesso il cittadino a rinunciare alla causa, nella speranza che il fisco non intraprenda le azioni esecutive. Quali sono allora gli effetti della mancata impugnazione della cartella esattoriale? Cosa rischia chi lascia scadere i termini senza presentare il ricorso? Di tanto parleremo qui di seguito. In questo modo, chi ha appena ricevuto la notifica di una cartella di pagamento potrà valutare qual è la scelta più opportuna al caso proprio.

Come bloccare una cartella di pagamento

Decorsi 60 giorni dalla notifica, la cartella di pagamento consente all’esattore di intraprendere le azioni esecutive (i pignoramenti) o cautelari (ipoteca o fermo auto).

Per chi non ha i soldi per pagare tutto in un’unica soluzione si profila la possibilità di presentare una richiesta di rateazione: l’accettazione della domanda blocca la cartella e tutte le possibili azioni del creditore.

Invece, il deposito del ricorso non sospende l’efficacia esecutiva della cartella. Anche se è improbabile che, in corso di causa, l’esattore avvii un pignoramento, ciò non è da escludere. Proprio per evitare questo effetto, il ricorso deve contenere una richiesta di sospensiva della cartella. A tal fine, il contribuente, oltre a dare dimostrazione immediata della fondatezza delle proprie ragioni, deve anche dimostrare che, in caso di pignoramento, ne subirebbe un grave pregiudizio.

C’è un ultimo sistema per bloccare una cartella di pagamento, ma è legato a specifici vizi: entro 60 giorni dalla notifica, il contribuente può presentare una istanza di sospensione quando ritiene la cartella palesemente erronea (per prescrizione, intervenuta sospensione o pagamento). Leggi Come chiedere sospensione della cartella. L’esattore deve rispondere entro 220 giorni, altrimenti l’istanza si considera accolta.

Mancata impugnazione cartella: cosa si rischia?

Il contribuente ha 60 giorni di tempo per impugnare la cartella se questa attiene a imposte (il ricorso va presentato alla Commissione Tributaria).

Il termine si riduce a 40 giorni se la cartella si riferisce a contributi previdenziali dovuti all’Inps o contributi assistenziali dovuti all’Inail (il ricorso va presentato al tribunale ordinario, sezione lavoro).

Infine il termine è di solo 30 giorni se la cartella si riferisce a sanzioni amministrative come le multe stradali (in tal caso il ricorso si fa davanti al giudice di pace).

Dopo il decorso di tali termini, la cartella diventa definitiva, ossia inoppugnabile anche laddove dovesse essere palesemente viziata (perché prescritta, notificata a un soggetto sbagliato, contenente conteggi erronei, ecc.).

Da questo momento in poi il contribuente può subire un pignoramento o una misura cautelare come l’iscrizione di una ipoteca o il fermo amministrativo dell’auto.

Attenzione però: il pignoramento può avvenire non oltre 1 anno dalla notifica della cartella. Se decorre più di un anno, l’esattore deve prima notificare una intimazione di pagamento, una sorta di sollecito con invito a pagare entro 5 giorni. Tra l’intimazione di pagamento e l’eventuale pignoramento non possono decorrere più di 180 giorni; diversamente: o si notifica una nuova intimazione o il pignoramento è illegittimo.

Invece, non c’è alcun termine massimo per iscrivere ipoteca o fermo.

Il decorso dei termini per impugnare la cartella non esclude che, successivamente, il contribuente possa impugnare i successivi atti per vizi propri (ad esempio un pignoramento eseguito sui beni di proprietà di terzi o su una quota dello stipendio superiore a quella prevista dalla legge).

Mancata impugnazione cartella: dopo quanto tempo il pignoramento?

Come detto, un pignoramento non può mai intervenire dopo un anno dalla cartella salvo la notifica di una intimazione di pagamento.

Di solito, però, l’esattore non è mai così solerte ed a volte il pignoramento non interviene mai o comunque viene attivato dopo svariati anni. Tanto è vero che uno dei motivi principali di contestazione del pignoramento è la prescrizione della cartella esattoriale. Prescrizione che si compie, secondo un lato della giurisprudenza, sempre dopo 5 anni; secondo un altro lato della giurisprudenza, invece, secondo termini diversi a seconda del tipo di cartella. A tal riguardo, si è detto che:

  • per imposte dovute allo Stato (Irpef, Iva, Irap, Ires, bollo, canone Rai, ecc.) ci sono 10 anni di prescrizione;
  • per imposte dovute agli enti locali (Imu, Tasi, Tari, Tosap, ecc.) ci sono 5 anni di prescrizione;
  • per contributi previdenziali o assistenziali dovuti all’Inps o all’Inail ci sono 5 anni di prescrizione;
  • per multe stradali o altre sanzioni amministrative ci sono 5 anni di prescrizione;
  • per bollo auto ci sono 3 anni di prescrizione. 

Mancata impugnazione cartella: si ripercuote sulla prescrizione?

Tempo fa, si era diffuso un orientamento giurisprudenziale secondo cui la cartella non impugnata, divenendo definitiva e non più impugnabile, sarebbe simile a una sentenza del giudice; sicché, come tutti gli atti giudiziari, si prescriverebbe in 10 anni. Questa tesi è stata sconfessata dalla Cassazione secondo cui, anche se non più impugnabile, la cartella resta pur sempre un atto amministrativo ed ha un proprio termine di prescrizione diverso dalla sentenza. Vale, quindi, quanto detto al paragrafo precedente.

La diversa prescrizione per la cartella impugnata se il ricorso viene rigettato

Nel caso in cui si faccia ricorso contro la cartella e il giudice dovesse rigettare le istanze del contribuente, la prescrizione diviene sempre di 10 anni a prescindere dal tipo di imposta. Ciò perché cambia il titolo esecutivo che non è più la cartella, ma la sentenza del giudice.

Mancata impugnazione cartella: si può fare ricorso in autotutela?

La giurisprudenza ha più volte sottolineato l’obbligo della PA a cancellare i propri crediti non dovuti in autotutela, anche se i termini per il ricorso, da parte del contribuente, sono scaduti. Ciò corrisponde, infatti, a un dovere di trasparenza e imparzialità nei confronti di tutti i cittadini che non può essere messo in discussione neanche dinanzi alle regole formali del processo. Questo significa che, anche se non hai più possibilità di impugnare la cartella per decorso dei termini, puoi sempre presentare il ricorso in autotutela. Ma a riguardo sappi che l’ente creditore non ha l’obbligo di risponderti né hai possibilità di impugnare l’eventuale silenzio.



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