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Pensione senza riduzione

25 Giugno 2019 | Autore:
Pensione senza riduzione

In quali casi il trattamento di pensione è pienamente cumulabile con altri redditi, no tax area pensionati, quali prestazioni sono esenti dalle imposte.

La pensione lorda liquidata dall’Inps, ossia il trattamento spettante, calcolato in base ai contributi versati, è un importo da considerare solo come base: in concreto, infatti, l’assegno è ridotto dalle imposte sui redditi, che devono essere pagate anche dai pensionati. Solo chi rientra nella cosiddetta no tax area è esonerato, di fatto, dal pagamento dell’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

Inoltre, anche alcune pensioni non sono cumulabili con altri redditi: è il caso, ad esempio, della pensione di reversibilità, o dell’assegno ordinario d’invalidità, che può essere sommato solo limitatamente ai redditi di lavoro.

Altri trattamenti, come la pensione anticipata precoci o la pensione quota 100, sono totalmente incompatibili con l’attività lavorativa. Per non parlare delle pensioni d’oro, che a partire da giugno 2019 subiscono un taglio cospicuo.

In quali casi si può dunque avere la pensione senza riduzione?

Facciamo il punto della situazione, partendo, innanzitutto, dai trattamenti che sono pienamente cumulabili con gli altri redditi, per poi capire in quali casi la pensione non può essere tassata e quali sono i trattamenti esenti dalla tassazione.

Riduzione della pensione per chi lavora

Sino al 2008, sommare l’importo della pensione con i redditi derivanti dall’attività lavorativa non era possibile: la pensione spettante, difatti, doveva essere decurtata in base ai redditi di lavoro prodotti nell’anno, in modo differente a seconda del tipo di trattamento riconosciuto.

Una legge del 2008 [1] ha poi abolito il divieto di cumulo tra reddito di lavoro e pensione, rendendo così possibile percepire la pensione senza riduzione.

Ci sono dei casi, però, nei quali la pensione continua a essere ridotta per chi lavora. Questo accade se il trattamento percepito è:

  • l’assegno ordinario d’invalidità: il trattamento è tagliato del 25% se il reddito derivante dall’attività lavorativa supera di 4 volte il trattamento minimo, mentre è dimezzato se lo supera di 5 volte; l’assegno, poi, sull’eventuale parte eccedente il trattamento minimo, può subire un’ulteriore decurtazione, corrispondente:
    • al 50% della quota eccedente il minimo, se il reddito percepito è di lavoro dipendente;
    • al 30% della quota eccedente il minimo, se il reddito percepito è di lavoro autonomo;
  • una pensione d’invalidità o inabilità specifica (ad esempio la pensione per inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro): in questo caso, il trattamento subisce la sola decurtazione dell’eventuale parte del trattamento eccedente il minimo, che corrisponde alla seconda riduzione dell’assegno d’invalidità.

La seconda riduzione dell’assegno o della pensione non può, comunque, superare l’importo del reddito percepito e non si può applicare se l’invalido possiede almeno 40 anni di contributi; inoltre, il taglio non si può applicare in presenza di particolari condizioni.

In alcuni casi, può subire la decurtazione della pensione anche chi percepisce un trattamento calcolato col sistema esclusivamente contributivo.

Sospensione della pensione per chi lavora

La pensione è, invece, totalmente incompatibile con l’attività lavorativa nei seguenti casi:

  • pensione anticipata dei lavoratori precoci: il trattamento liquidato non può essere sommato al reddito percepito per lo svolgimento di un’attività lavorativa, sino alla data in cui sarebbero maturati i requisiti per la pensione anticipata ordinaria [2]; il divieto di cumulo tra redditi di lavoro e di pensione, di conseguenza, è vietato in modo assoluto per un periodo massimo di 1 anno e 10 mesi per gli uomini e di 10 mesi per le donne (la pensione anticipata ordinaria si ottiene infatti con 41 anni e 10 mesi di contribuzione per le donne, e 42 anni e 10 mesi per gli uomini);
  • Ape sociale: in questo caso il beneficiario può cumulare il trattamento con redditi derivanti da lavoro dipendente e collaborazioni sino a 8mila euro annui, e con redditi di lavoro autonomo sino a 4800 euro annui;
  • pensione Quota 100: questa prestazione non è cumulabile, sino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia (ora 67 anni), con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, eccetto quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5mila euro lordi annui.

Riduzione della pensione per chi ha altre entrate

Se l’interessato percepisce la pensione ai superstiti, cioè la pensione di reversibilità o indiretta, ed assieme al trattamento percepisce altri redditi, l’assegno corrisposto dall’Inps è ridotto:

  • del 25% se il reddito del pensionato supera 3 volte il trattamento minimo;
  • del 40% se supera il trattamento minimo di 4 volte;
  • del 50% se lo supera 5 volte.

No tax area pensionati

Non bisogna dimenticare, poi, che anche quando la pensione non è ridotta a causa della percezione di altri redditi, risulta comunque ridotta dalla tassazione.

Al di sotto di un determinato ammontare del trattamento ed in assenza di altri redditi, però, la pensione non è tassata, in quanto l’importo delle detrazioni per reddito di pensione superano l’Irpef.

Questo ammontare, che costituisce di fatto la soglia della no tax area pensionati, è pari e a 8mila euro annui (8125 per il 2019).

Ne abbiamo parlato in: Pensione senza tasse. Nello stesso articolo abbiamo anche parlato dei casi in cui il pensionato che si trasferisce all’estero non è tassato.

Pensione non tassata

Ci sono poi dei trattamenti di pensione che sono esenti, cioè non tassati, a prescindere dall’importo dell’assegno corrisposto.

Parliamo di alcune pensioni di guerra e tabellari, delle rendite Inail (ad eccezione della rendita giornaliera per inabilità temporanea assoluta), delle prestazioni di assistenza per inabilità, come l’assegno per invalidi civili parziali, dell’assegno di accompagnamento.

Anche la pensione di cittadinanza, che è una prestazione di assistenza, è esente da tassazione.


note

[1] DL 112/2008.

[2] Art. 1, Co. 204 L. 232/2016.


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