Diritto e Fisco | Articoli

Auto a noleggio non restituita: quali conseguenze?

24 Giugno 2019
Auto a noleggio non restituita: quali conseguenze?

Leasing e rent a car: che succede se alla scadenza del contratto la macchina non viene riportata al proprietario?

Hai necessità di trovare un veicolo di emergenza per qualche mese. La tua auto è andata distrutta in un incidente stradale e non puoi permetterti di rimanere a piedi; devi andare a lavoro e accompagnare i figli a scuola, valide ragioni queste per rivolgerti a un “Rent a car”. Così prendi un’auto a noleggio. La durata del contratto è di tre mesi: sei, infatti, convinto che, in questo lasso di tempo, riuscirai a trovare i soldi necessari ad acquistare una macchina nuova. Ma le cose non vanno così e, alla scadenza del periodo concordato, sei ancora a piedi. Non potendo permetterti di pagare un ulteriore canone di noleggio e ritenendo che, per qualche giorno in più, nessuno ti dirà nulla, anziché restituire il veicolo continui a circolarci.

Nei giorni successivi, nessuno, dal negozio, ti chiama per chiedere il rientro dell’auto. Proprio questo silenzio suscita le tue prime preoccupazioni. Non vorresti, infatti, che si stesse preparando, nei tuoi riguardi, un’azione legale. Così ti chiedi quali sono le conseguenze per l’auto a noleggio non restituita. La risposta è stata fornita dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

L’inadempimento contrattuale e le penali

Sicuramente, il mancato rispetto degli accordi contrattuali integra un illecito civile che dà diritto al noleggiatore di rivolgersi nei tuoi confronti ai sensi della disciplina del Codice civile e delle eventuali clausole inserite nel contratto stesso. Spesso, è proprio il contratto a prevedere una penale per la mancata restituzione e una maggiorazione per ogni giorno di ritardo. Se così non dovesse essere, resterebbe comunque ferma la possibilità di ricorrere nei tuoi confronti per il risarcimento del danno.

La responsabilità penale per l’omessa restituzione dell’auto in leasing

Secondo la Cassazione, non restituire entro la scadenza l’auto in leasing costituisce reato di appropriazione indebita. E ciò anche se il cliente non viene contattato dal commerciante per la restituzione dell’autovettura. Difatti, per l’appropriazione indebita non è necessario formalizzare la scadenza del contratto di leasing e la richiesta di rientro del mezzo. È sufficiente la prova di una volontà inequivoca, da parte dell’utilizzatore, di non voler restituire il mezzo.

Non si ha quindi alcun reato, ad esempio, se il cliente è impossibilitato, per ragioni indipendenti alla sua volontà, a recarsi al centro di leasing (si pensi a una persona che si ammala o che, per un imprevisto urgente e grave, è costretto ad assentarsi per qualche giorno).

Appropriazione indebita e mancata ottemperanza alla richiesta di restituzione

Una cosa è, quindi, il delitto di appropriazione indebita e un’altra la mancata ottemperanza alla richiesta di restituzione del bene oggetto di un contratto. Per il reato è necessaria, infatti, la volontà di non voler restituire la cosa al legittimo proprietario.

I giudici di legittimità affermano che, da questo punto di vista, assumono rilevanza condotte che conferiscono al bene oggetto di restituzione una destinazione o una collocazione tale da renderli irreperibili in caso di ricerche da parte dell’avente diritto alla restituzione ovvero dell’autorità giudiziaria.

Questi comportamenti possono consistere, nel caso di auto in leasing, nel fatto che la vettura non venga rinvenuta o semplicemente non venga restituita, nonostante sia trascorso il termine indicato nel contratto di noleggio.

Anche il tribunale di Napoli [2] ha sostenuto la medesima tesi. Secondo il giudice partenopeo, l’omessa riconsegna di un bene di cui si abbia la disponibilità giuridica non integra di per sé alcun reato se non vi è anche un comportamento che dimostri la volontà del soggetto di convertire il possesso in proprietà. (Nel caso di specie, si trattava di un contratto di leasing di diversi autocarri non riconsegnati alla scadenza del termine contrattuale, di cui alcuni erano stati  reimmatricolati ed esportati ed altri si trovavano nella disponibilità di terze parti).

Sempre con riferimento ad un contratto di leasing, la Cassazione [3] precisa che il semplice inadempimento nel pagamento dei canoni, cui consegue la risoluzione di diritto del contratto, non integra, di per sé, il reato di appropriazione indebita; reato che, invece, si perfeziona solo nel momento in cui il detentore manifesta la sua volontà di detenere il bene come se fosse il proprietario, non restituendolo, senza alcuna giustificazione.


note

[1] Cass. sent. 20225/19 del 10.05.2019.

[2] Trib. Napoli sent. n. 9371/2017.

[3] Cass. Sez. II, 31 maggio 2016, n. 25282: «Il reato di appropriazione indebita di un bene in leasing è integrato dalla mera interversione del possesso, che si manifesta quando l’autore si comporta uti dominus non restituendolo senza giustificazione, così da evidenziare in maniera incontrovertibile anche l’elemento soggettivo del reato, e non da quando il contratto deve intendersi risolto a causa dell’inadempimento nel pagamento dei canoni. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione di condanna dell’imputato, al quale era stato notificato l’avviso di risoluzione del contratto e la conseguente intimazione a restituire il veicolo oggetto della locazione finanziaria).

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 12 marzo – 10 maggio 2019, n. 20225

Presidente Cammino – Relatore Aielli

Premesso in fatto

M.E.  ricorre avverso la sentenza della Corte di Appello di Potenza del 15/6/2018, con la quale è stata parzialmente riformata la sentenza del Tribunale di Matera, che l’aveva dichiarata colpevole del delitto di appropriazione indebita, e ridotta la pena a lei inflitta, chiedendone l’annullamento ai sensi dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e); deduce l’illogicità della motivazione avuto riguardo alla ritenuta sussistenza dell’elemento oggettivo e soggettivo del reato posto che la ricorrente/quando fu trovata in possesso dell’autovettura noleggiata, aveva ancora il contratto “aperto” ed in ogni caso non fu mai contattata per la restituzione delle autovetture.

Con il secondo motivo deduce l’intervenuta maturazione del termine di prescrizione già alla data della sentenza della sentenza di secondo grado.

Considerato in diritto

Il ricorso è basato su motivi manifestamente infondati.

Dalla lettura delle sentenze di primo e secondo grado si evince il dato essenziale, necessario per l’integrazione del delitto di appropriazione indebita, ovvero l’interversio possessionis. I giudici di merito, infatti, hanno sottolineato, con riguardo ad una delle due autovetture oggetto del contratto di noleggio sottoscritto dalla M. , che il mezzo non è stato mai recuperato, il che senz’altro ha consentito di ritenere integrato il reato contestato. Al riguardo va evidenziato che è consolidato l’orientamento di questa Corte Suprema in forza del quale “integra il delitto di appropriazione indebita l’omessa restituzione della cosa da parte del detentore al legittimo proprietario, se dal comportamento tenuto dal detentore si rilevi, per le modalità del rapporto con la cosa, un’oggettiva interversione del possesso” (Sez. 2, n. 42977/2014, Rv. 260473). Perché si possa ritenere configurabile il reato di appropriazione indebita occorre cioè un quid pluris rispetto alla mancata ottemperanza alla richiesta di restituzione di un bene oggetto di un rapporto contrattuale ancora vigente in quanto, come evidenziato con un assunto che l’odierno Collegio condivide, “integra il delitto di appropriazione indebita l’omessa restituzione della cosa da parte del detentore al legittimo proprietario, se dal comportamento tenuto dal detentore si rilevi, per le modalità del rapporto con la cosa, un’oggettiva interversione del possesso”. Sotto questo profilo assumono allora rilevanza condotte come quella del soggetto che conferisce ai beni oggetto di doverosa restituzione, una destinazione ovvero provvede ad una collocazione degli stessi tali da renderli irreperibili in caso di ricerche da parte dell’avente diritto alla restituzione o dell’Autorità Giudiziaria. Il che è esattamente ciò che è avvenuto nel caso di specie ove una delle due autovetture, non è stata mai rinvenuta e l’altra, quella a bordo della quale viaggiava la M. al momento del controllo, avrebbe dovuto essere restituita entro due giorni dal 16 agosto 2010. A tal proposito si è evidenziato che la donna, il 26/8/2010, fu trovata a bordo di tale automezzo oggetto del contratto di noleggio (in altro punto della sentenza di primo grado il 23/8/2010) e, tenuto conto delle dichiarazioni della persona offesa che ha confermato in dibattimento i dati temporali riportati nella querelale, cioè,che la durata del contratto stipulato era di soli due giorni e non di un anno come genericamente indicato dalla ricorrente e che, nonostante fosse stata sollecitata alla restituzione del mezzo, la M. non restituì il bene) deve ritenersi integrata la fattispecie in esame (Sez. 2, n. 42977/2014, rv. 260473; Sez. 2, n. 12077/2015, Rv. 262772; Sez. 2, n. 15788/2016, Rv. 269857).

Quanto alla eccepita prescrizione, la stessa non può dirsi maturata alla data della pronuncia della sentenza di secondo grado, atteso che; avendo riguardo ai periodi di sospensione di cui al procedimento di primo e secondo grado, la prescrizione andrà a maturare il 20/4/2019.

Alla luce di quanto complessivamente esposto deve dichiararsi l’inammissibilità del ricorso con conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali della somma di Euro duemila in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della Cassa delle ammende.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube