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Sfratto casa popolare

2 Agosto 2019 | Autore:
Sfratto casa popolare

Sfratto per morosità casa popolare: cos’è e come funziona? Cosa succede se si perdono i requisiti per l’assegnazione? Cos’è la decadenza?

Chi non ha una casa di proprietà e possiede un reddito inferiore ad una certa soglia, può chiedere di accedere ad un alloggio messo a disposizione dallo Stato per i meno abbienti. Si tratta delle famose case popolari, cioè delle abitazioni pubbliche che vengono concesse alle persone che non possono permettersi un immobile abitativo proprio. L’assegnazione delle case popolari, però, è subordinata non solo al possesso di determinati requisiti reddituali, ma anche al pagamento di una somma di danaro a titolo di canone di locazione: da ciò deriva che, se l’inquilino diventa inadempiente, potrà subire lo sfratto dalla casa popolare.

Una casa popolare, dunque, non è per sempre; se viene assegnata, bisognerà custodirla gelosamente, rispettando tutti gli obblighi imposti dalla legge e, in particolare, il dovere di pagare il canone. Se vuoi saperne di più su questo argomento, prosegui nella lettura: vedremo insieme come funziona lo sfratto nelle case popolari.

Case popolari: cosa sono?

Prima di affrontare l’argomento dello sfratto nelle case popolari, facciamo prima una panoramica generale dell’argomento, spiegando innanzitutto cosa sono le case popolari. Ebbene, si tratta di immobili pubblici, realizzati dallo Stato con lo specifico scopo di assegnarli alle persone maggiormente bisognose.

L’assegnazione delle case popolari non è gratuita: lo Stato chiede in cambio un contributo a titolo di canone di locazione, il cui importo è ovviamente di gran lunga inferiore a quello che normalmente il mercato offre. Il canone è proporzionato alla situazione reddituale dell’inquilino: nel caso in cui questi sia completamente nullatenente, il fitto può ammontare anche a pochi euro.

Come si ottiene una casa popolare?

Per ottenere una casa popolare occorre fare un’apposita domanda: questa va inoltrata al proprio Comune di residenza, nel caso sia quest’ultimo ad emettere il bando per l’accesso all’edilizia popolare, oppure alla Provincia o alla Regione, a seconda, come detto, dell’ente che mette a disposizione gli alloggi.

La domanda, se corredata di tutti i requisiti richiesti dal bando, permetterà di essere inseriti in una graduatoria e, quando verranno costruiti nuovi alloggi oppure quando si libereranno altri già esistenti e arriverà il proprio turno, l’ente pubblico provvederà ad assegnare una casa.

Sfratto dalle case popolari: quando?

Lo sfratto è quella procedura che consente al proprietario di un immobile di ottenerne nuovamente la disponibilità qualora il conduttore sia diventato moroso oppure il contratto di locazione sia terminato ma l’immobile risulta ancora occupato.

L’ordinaria procedura di sfratto prevista dal codice di procedura civile non si applica a chi vive nelle case popolari: ad essere diversi sono sia i presupposti che la concreta esecuzione. Dal primo punto di vista, lo sfratto è giustificato non soltanto dalla morosità, cioè dall’inadempimento al pagamento dei canoni locatizi, ma anche dal venir meno degli altri requisiti che legittimano la permanenza nell’immobile pubblico. Ad esempio, potrà essere sfrattato anche colui che occupa abusivamente un alloggio popolare perché si scopre essere già titolare di altro appartamento, oppure perché non rispetta più i requisiti economici.

Inoltre, poiché le case popolari sono, in genere, una struttura condominiale, bisognerà essere in regola anche con il pagamento delle spese relative agli spazi comuni. Ancora, non è possibile subaffittare o cedere l’alloggio a terzi; l’alloggio non può essere adibito per usi illeciti o immorali; non è possibile modificarne i locali o gli impianti senza autorizzazione, o tenere sostanze tossiche e infiammabili che possono creare un pericolo per se stessi e gli altri. L’alloggio deve essere mantenuto con cura ed è opportuno fare la giusta manutenzione. È obbligatorio rispettare il regolamento all’interno degli spazi comuni, consentire l’accesso agli addetti ai lavori in caso di manutenzione e restituire l’alloggio in buono stato.

La violazione di uno di questi obblighi può costituire giusta causa di sfratto. Vediamo ora la procedura che viene seguita quando si deve procedere allo sfratto di chi vive in una casa popolare.

Sfratto per morosità case popolari: qual è la procedura?

La legge [1] prevede una particolare disciplina per procedere allo sfratto dalle case popolari in caso di morosità. Gli enti che gestiscono le case popolari, nell’ipotesi di mancato pagamento del fitto, possono richiedere lo sfratto dell’inquilino moroso con ricorso diretto al presidente del tribunale. Al ricorso dev’essere allegata una dichiarazione del presidente dell’istituto il quale, sotto la sua responsabilità, attesti la morosità dell’inquilino e il contratto di affitto debitamente registrato.

Il giudice, mediante decreto in calce al ricorso, ingiunge al debitore di pagare entro il termine di quaranta giorni dalla notificazione, trascorso il quale, in caso di inadempienza, si procede allo sfratto. Il decreto è titolo per procedere sia alla esecuzione sui beni mobili del debitore, sia allo sfratto.

Copia del ricorso e del decreto deve essere notificato al debitore; non è necessaria la notificazione del precetto per procedere al pignoramento dei beni mobili od allo sfratto, purché l’uno e l’altro avvengano entro trenta giorni da quello della notificazione del decreto.

Contro il decreto l’inquilino moroso può, entro il termine di quaranta giorni dalla notificazione, fare opposizione davanti allo stesso giudice che ha pronunciato il decreto. L’opposizione non sospende l’esecuzione, ma il giudice può, in casi gravi e senza pregiudizio della decisione di merito, con nuovo decreto sospendere l’esecuzione del decreto precedente, fino all’esito del giudizio di opposizione.

Sfratto case popolari: cos’è la decadenza?

Come visto, la procedura che conduce allo sfratto da una casa popolare è diversa da quella ordinaria: ciò si spiega in ragione del fatto che ad agire contro l’inquilino inadempiente è lo Stato, non un privato qualsiasi.

Al di fuori dei casi di sfratto per morosità, per i quali si procede come visto nel paragrafo precedente, quando si decade dai requisiti per la permanenza negli alloggi popolari, il contratto tra l’assegnatario e l’ente gestore delle case popolari (in genere si tratta dell’Istituto autonomo case popolari – Iacp) si risolve di diritto e, pertanto, quest’ultimo potrà agire direttamente per il rilascio dell’immobile.

In altri casi, lo sfratto non è immediato, ma viene eseguito solamente dopo un determinato lasso di tempo: in altre parole, all’inquilino viene concesso un termine di grazia, dopo il quale dovrà abbandonare l’alloggio. Si tratta, ad esempio, dei casi di:

  • perdita dei requisiti per l’accesso di cittadinanza, residenza, titolarità di diritti di proprietà su altri immobili e assenza di precedenti assegnazioni o contributi;
  • superamento del limite di reddito per la permanenza fissato dalla Regione con propria direttiva;
  • inadempienza rispetto alla periodica richiesta di informazioni e documentazione per l’accertamento del reddito del nucleo famigliare e dei requisiti per la permanenza;
  • esecuzione di opere sulle parti comuni del fabbricato senza l’apposito titolo abilitativo.

Va precisato che ogni Regione, con propria legge, può prevedere modalità diverse di sfratto e di decadenza dall’assegnazione.


note

[1] Art. 32, r.d. n. 1165/38.

Autore immagine: Pixabay.com


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