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Procedura di infrazione contro l’Italia: cosa succederà dopo il 9 luglio?

25 Giugno 2019 | Autore:
Procedura di infrazione contro l’Italia: cosa succederà dopo il 9 luglio?

La votazione degli Stati membri dell’Ue sulla procedura d’infrazione contro l’Italia è fissata al 9 luglio, ma potrebbe esserci un rinvio.

Il 9 luglio il comitato Ecofin, composto dai ministri delle Finanze degli Stati membri dell’Unione, si riunirà per decidere l’apertura della procedura di infrazione contro l’Italia.  Cosa succederà all’Italia? Il nostro Paese rischia pesanti sanzioni (maxi multa e perdita dei fondi europei) se non saranno rispettati i parametri imposti dall’Europa sul debito pubblico.

Si profila anche la possibilità di un rinvio: proprio per oggi, 25 giugno, c’è nell’agenda della Commissione Ue la proposta per raccomandare all’Ecofin l’avvio della procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, ma all’ultimo momento questo punto all’ordine del giorno è saltato. L’Italia, quindi, avrà un po’ di tempo in più per aggiustare i conti e far quadrare i bilanci, in modo da presentare a Bruxelles una manovra finanziaria con proposte convincenti.

La trattativa però è difficile: la partita in corso non è tecnica ma politica. Non si gioca sui decimali di punto da cambiare nel rapporto tra deficit e prodotto interno lordo (arrivare al 2,1% anziché al 2,4% che non basta all’Europa), ma sul terreno più ampio del rapporto tra regole di bilancio e crescita economica. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte vuole ridefinirlo ed ha inviato ai vertici dell’Unione una lettera per trattare. Conte, però, sembra essere isolato rispetto agli altri leader degli altri Paesi dell’Unione Europea, che pretendono prima di tutto il rispetto dei vincoli di bilancio e poi, forse, saranno disponibili a ridiscutere le regole. Oggi tutti gli Stati Ue sembrano contro l’Italia.

Rigore o crescita: questo è il punto di scontro

L’Italia chiede un allentamento dei parametri ed una riduzione delle tasse per favorire la ripresa. L’Europa chiede, invece, il rispetto dei parametri, vuole innanzitutto che il debito pubblico diminuisca e il bilancio tenda al pareggio. Ma il debito italiano rimane eccessivo, supera il 130% (quasi 40.000 euro per ciascun italiano) e non accenna a scendere, nonostante manovre ed interventi preannunciati.

La trattativa sarà difficile ed il quadro è aggravato dal fatto che nella maggioranza di governo che sostiene Conte si registrano posizioni diverse: mentre Salvini insiste sul taglio delle tasse e sulla flat tax per favorire la ripresa, affermando che i 15 miliardi di copertura necessaria già ci sono, il M5s assume una posizione più scettica e distante.

Il Decreto Crescita viaggia in dirittura d’arrivo verso l’approvazione definitiva, ma pare che le misure introdotte non bastino ad accontentare le richieste di rigore finanziario dell’Europa, che pretende di più e vuole vederci chiaro anche sulle coperture finanziarie. Il premier Conte assicura che presenterà un quadro preciso.

Salvini ha proposto di anticipare all’estate la manovra finanziaria prevista per fine anno, in modo da mettere sul tavolo dell’Europa i dati oggettivi programmati dall’Italia e discutere su quelli.

Se l’Italia dovesse subire la procedura di infrazione le conseguenze sarebbero gravi: l’Italia rischierebbe una maxi multa che potrebbe arrivare nel massimo fino allo 0,5% del prodotto interno lordo, dunque 9 miliardi di euro, e la perdita dei fondi strutturali europei, necessari per lo sviluppo e l’occupazione: si tratta di oltre 70 miliardi di euro, ripartiti tra agricoltura, coesione, infrastrutture, politiche sociali e finanziamenti regionali. Oltre a questo, le politiche finanziarie nazionali verrebbero “congelate” e l’Italia non sarebbe più autonoma nel decidere la legge di bilancio: potrebbe ripetersi la crisi della Grecia.

Intanto, il tempo stringe e la scadenza finale del 9 luglio si avvicina, preceduta da una raffica di incontri chiave che avverranno nei prossimi giorni. Il 30 giugno è fissato un summit straordinario del Consiglio Europeo dove i leader dei 28 Stati membri dovranno procedere al rinnovo delle nomine dei vertici delle istituzioni (l’incontro di giovedì scorso si era concluso con un nulla di fatto).

Anche il Parlamento europeo si riunirà il 2 luglio a Strasburgo per la prima assemblea nella nuova composizione dopo le elezioni del 26 maggio e dovrà innanzitutto nominare il suo presidente, che prenderà il posto dell’uscente Tajani, e poi eleggere il nuovo presidente della Commissione europea, che sostituirà il lussembughese Jean Claude Junker, che ultimamente ha avuto rapporti molto tesi con l’Italia.  Le prossime nomine da fare comprenderanno anche quella del nuovo Governatore della Bce che sostituirà Mario Draghi in scadenza ad ottobre.



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