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Debiti: come funzionano

25 Giugno 2019
Debiti: come funzionano

Il pignoramento e i rischi per il nullatenente: come fa il creditore a sapere quali beni sottoporre ad esecuzione forzata. La procedura e le difese.

Ti sei mai chiesto come funzionano i debiti? In apparenza, la regola è semplice: chi non paga un’obbligazione è responsabile per il resto della propria vita e può essere perseguito dal creditore. Ma se il creditore non trova di ché soddisfarsi non avrà altre armi di coercizione. 

In realtà, le cose non vanno sempre così. Da un lato esistono una serie di limiti al pignoramento: limiti sia quantitativi (nei confronti dei soggetti che, pur non essendo nullatenenti, dispongono di poche risorse economiche), sia temporali (dopo un certo termine i debiti possono cadere in prescrizione). Dall’altro lato, quando il creditore è una banca, sono previste delle sanzioni volte a tutelare la stabilità del sistema creditizio. 

Per stabilire, dunque, come funzionano i debiti e quali possono essere le conseguenze per chi non paga è necessario analizzare i singoli casi. Lo faremo partendo dalla regola generale per poi scendere nel dettaglio delle varie fattispecie. Ma procediamo con ordine.

Responsabilità debiti 

Dalla nascita del debito al pignoramento può passare molto tempo. Tutto dipende da cosa ha “in mano” il creditore. Se si tratta di una fattura o di un contratto, egli deve prima ottenere un ordine di pagamento da parte del giudice. Questo significa che deve rivolgersi al tribunale o (per importi di scarso valore) al giudice di pace ed ottenere un decreto ingiuntivo. Se invece non ha alcun documento scritto deve prima fare una causa ordinaria, la quale richiede molto tempo e costi spesso elevati; ragion per cui, quando si tratta di piccoli importi (nell’ordine di poche centinaia di euro), il creditore spesso rinuncia a far valere le proprie ragioni.

Se, invece, il creditore ha in mano un contratto di mutuo firmato dal notaio (quando si tratta di una banca), un assegno o una cambiale (purché non siano passati rispettivamente 6 mesi o 3 anni dalla data di emissione) o una sentenza di condanna può agire direttamente con il pignoramento.

Prima del pignoramento, il creditore deve notificare al debitore un atto di precetto, ossia un invito a pagare entro massimo 10 giorni. Contro questo atto si può fare opposizione.

Dall’undicesimo giorno successivo al ricevimento del precetto, il creditore può avviare il pignoramento.

Come funziona il pignoramento in caso di debiti?

Spesso, non è in discussione tanto come funzionano i debiti, ma come funziona la procedura di recupero crediti. Questa infatti, può essere a volte molto articolata. Ciò succede quando, anche dopo aver ottenuto un decreto ingiuntivo o una sentenza di condanna, il creditore debba valutare quali beni del debitore pignorare. La legge gli dà una mano consentendogli di accedere all’Anagrafe Tributaria ove sono indicati i redditi percepiti (stipendi, pensioni, locazioni, ecc.) e gli eventuali conti correnti accesi presso le banche. Il creditore potrà così avviare un pignoramento molto mirato.

Prima di questo momento, il debitore potrebbe prelevare dal conto tutti i soldi disponibili senza incorrere in sanzioni o rischi di revocatorie.

Se invece si affretta a vendere o a donare una casa, l’atto può essere revocato entro massimo 5 anni dal rogito. La donazione è più facilmente revocabile (non è necessario dimostrare che il terzo fosse a conoscenza della situazione debitoria del venditore). In più, in caso di donazione, il creditore può sottoporre ad esecuzione forzata il bene direttamente in capo al donatario (senza cioè bisogno di revocatoria) se trascrive il pignoramento entro 1 anno dal rogito della donazione.

Se i debiti sono nei confronti dell’erario per imposte sui redditi (ad esempio Irpef) per importi maggiori a 50mila euro, la vendita o la donazione della casa integra il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Tale reato non scatta ovviamente nei confronti dei privati. 

Leggi Debiti non pagati: ecco cosa rischi.

Come funziona la prescrizione dei debiti?

Se il creditore rimane inerte per molti anni senza mai rivendicare formalmente (con raccomandata o Pec) il proprio diritto, il debito cade in prescrizione. La prescrizione è, nella generalità dei casi, di 10 anni; è di 5 anni quando deriva da un risarcimento del danno. Trovi tutti i termini in questo articolo La prescrizione dei debiti.

Ogni atto di sollecito inviato con raccomandata o Pec interrompe la prescrizione e la fa decorrere da capo. Invece nel momento in cui si avvia una causa o un pignoramento, i termini di prescrizione si sospendono.

Che succede se pago una parte del debito?

Pagare una parte del debito è un atto di ammissione del debito stesso, per cui non è più possibile la contestazione in un momento successivo. 

Debiti banca: come funzionano i registri cattivi pagatori?

Quando sei moroso con una banca – pensa alle rate del mutuo – vieni segnalato alla Centrale Rischi e subisci una serie di sanzioni come l’impossibilità a emettere assegni, aprire conti correnti, utilizzare carta di credito, assegni o bancomat. Ti viene poi proibito l’accesso ad eventuali finanziamenti. Devi attendere i tempi di cancellazione dalla lista dei cattivi pagatori per poter riabilitare la tua situazione. Leggi Come si finisce nell’elenco dei cattivi pagatori?

Il mancato pagamento di una rata del mutuo può determinare l’avvio della procedura esecutiva nei tuoi riguardi che, come detto, non necessita di una previa causa o decreto ingiuntivo: basta il semplice atto di mutuo per il pignoramento. 

L’istituto di credito può revocare il mutuo e chiedere la restituzione della somma integrale, in un’unica soluzione, solo dopo una morosità di 18 rate, anche non consecutive. Prima di questo momento, però, la banca è solita inviare al cliente una serie di solleciti.

Già dalla seconda rata non pagata scatta poi la segnalazione alla Centrale Rischi e alle società come la Crif che valutano il “credito bancario” dei cittadini. Prima di ciò, tuttavia, il debitore deve essere stato avvertito con raccomandata a/r o Pec. Inoltre, la segnalazione è possibile solo in caso di una concreta difficoltà ad adempiere e non solo per una difficoltà transitoria e facilmente superabile (ad esempio nel caso di pagamento dello stipendio con qualche giorno di ritardo).

Leggi Pignoramento per mutuo.

Altri registri cattivi pagatori

Salvo nel caso in cui il debitore sia stato protestato, non vi è modo di sapere in anticipo se una persona abbia avuto, in passato, trascorsi di “cattivo pagatore” e, pertanto, verosimilmente, sia inaffidabile. Il certificato dei protesti – che chiunque può chiedere presso la Camera di commercio – resta comunque un valido sistema per capire chi si ha davanti. Ma non dimentichiamo che un protesto può essere sempre cancellato a determinate condizioni.

Come funziona il trasferimento dei debiti agli eredi?

Quando una persona muore, i debiti non prescritti passano ai soli eredi che accettano l’eredità. Chi rinuncia all’eredità non è responsabile. Chi accetta con beneficio di inventario risponde dei debiti solo con i beni ereditati e non con quelli personali.

Prima dell’accettazione formale dell’eredità, i creditori non possono agire nei confronti degli eredi.

Le lettere di diffida vanno inviate, fino a massimo 1 anno dalla morte del debitore, all’ultimo indirizzo di questi, impersonalmente a tutti gli eredi (“Eredi del sig….”). Dopo l’anno, invece, il creditore deve inviare una lettera a ciascun erede, nel proprio indirizzo di residenza, chiedendo solo il pagamento della parte del debito corrispondente alla rispettiva quota dell’eredità. In buona sostanza, ciascun erede risponde solo dei debiti in proporzione all’eredità spettategli.

Per le imposte sui redditi e quella di registro, invece, la responsabilità degli eredi è solidale: significa che il fisco può chiedere l’intero importo a ciascun erede, salvo poi il diritto di questi di chiedere il rimborso ai coeredi.

Gli eredi non sono obbligati a pagare le sanzioni e le multe stradali non pagate dal defunto.

Come funzionano i debiti in caso di debitore nullatenente?

Difficilmente, una persona è completamente nullatenente. In ogni caso, lo stipendio può essere pignorato fino a un quinto. Per la pensione, invece, prima di pignorare il quinto, bisogna detrarre il minimo vitale (pari a una volta e mezzo l’assegno sociale).

Nei confronti del fisco, invece, il pignoramento è di massimo un decimo per stipendi fino a 2.500 euro mensili; di un settimo per stipendi fino a 5mila euro; un quinto per somme superiori. Stesso discorso vale per le pensioni, detratto sempre il minimo vitale.

Il fisco non può pignorare la casa del debitore se questi non possiede altri immobili e l’abitazione in questione è anche luogo di residenza e non accatastata A/8 o A/9.

Se il creditore non riesce a trovare beni da pignorare, il debitore non rischia nulla. Verosimilmente, il credito cadrà in prescrizione a seguito dell’inerzia del creditore nell’azione esecutiva.

Debiti non pagati: è reato?

Eccezionalmente, non pagare i debiti può essere reato – quello di insolvenza fraudolenta – se il debitore, al momento della concessione dell’obbligazione ha usato artifici e/o raggiri per far credere al creditore di avere le disponibilità per adempiere. Si pensi a una persona che ha appena ricevuto una lettera con la comunicazione di avvio di procedimento disciplinare e, temendo un licenziamento, si rechi presso una finanziaria per chiedere un prestito. Tacendo il rischio della perdita del lavoro, il soggetto si fa consegnare una somma di denaro, salvo poi non pagare le rate dopo il licenziamento. Anche il silenzio sulla propria incapacità a restituire i soldi può configurare reato.

Il creditore si può rivalere sul coniuge o sul convivente?

Solo se la coppia è sposata in regime di comunione dei beni, il creditore può rivalersi contro il marito o la moglie del debitore, ma nei limiti del 50% del debito. Ad esempio può pignorare la casa cointestata, ma la metà del ricavato della vendita all’asta dovrà essere restituita al coniuge non debitore.

Non è possibile pignorare i beni del convivente, anche se la coppia ha firmato un contratto di convivenza. Tuttavia, in caso di pignoramento mobiliare, l’ufficiale giudiziario può ritenere che tutti i beni nell’appartamento siano di proprietà del debitore e, quindi, può pignorarli. All’effettivo titolare spetterà dimostrare il contrario con atti di acquisto, fatture, ecc.

Il creditore può rivalersi contro i genitori del debitore?  

Non è possibile pignorare i beni dei genitori eventualmente conviventi neanche se il debitore è fiscalmente a loro carico. Resta – come detto nel paragrafo precedente – la possibilità di pignorare i beni mobili del proprietario dell’abitazione (se questi è il genitore) salvo dimostrare che il bene non appartiene al debitore. 

Si può essere nullatenenti se poi si è proprietari di beni?

Apparire nullatenenti quando in realtà non lo si è, non è così facile come sembra. Per essere realmente nullatenenti, come detto, non bisogna avere né un reddito di lavoro (autonomo o dipendente), né altri utili, proventi o immobilizzazioni (case, terreni, diritti reali minori su immobili). 

Ben si potrebbe, tuttavia, godere di singoli beni ottenuti in prestito (comodato) dai parenti come ad esempio un’abitazione, un’automobile. Colui che ritenga di tutelarsi dai debiti donando la proprietà e riservandosi l’usufrutto deve sapere però che l’usufrutto si può pignorare (anche se, nei fatti, avviene raramente, posta la scarsa appetibilità di tale diritto sul mercato).

Pignoramento stipendi e pensioni: come funziona? GUARDA IL VIDEO



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