Diritto e Fisco | Articoli

Quanto dura il pignoramento del conto corrente

25 Giugno 2019
Quanto dura il pignoramento del conto corrente

Pignoramento presso terzi: la diversa disciplina prevista per il conto ove viene accreditato stipendio o pensione rispetto a quella per tutti gli altri conti correnti.

Hai tentato di eseguire un prelievo dal tuo conto corrente ma il bancomat ti ha impedito l’operazione. Hai chiesto chiarimenti allo sportello e lì un funzionario, parlandoti in disparte, ti ha detto che, proprio quella mattina, la banca ha ricevuto un ordine di pignoramento da parte dell’ufficiale giudiziario del tribunale. Il conto è, quindi, bloccato. Avevi delle pendenze con un creditore e sapevi che, prima o poi, sarebbe arrivato questo momento, ma non pensavi così presto. Ritenevi di avere ancora il tempo sufficiente per prendere i soldi; ora, invece, non puoi operare ed eventuali pagamenti e bonifici che dovessero arrivare nei giorni successivi saranno anch’essi congelati. Preoccupato che questa situazione possa pregiudicare la tua stessa sopravvivenza, la possibilità di fare la spesa e di pagare le utenze, hai chiesto al direttore della banca quanto dura il pignoramento del conto corrente, ma neanche questi ha saputo fornirti risposte certe: «Tutto dipende dal giudice» ti ha detto genericamente.

Decidi così di rivolgerti al tuo avvocato per avere maggiori informazioni. A lui poni una serie di domande: perché non ho ancora ricevuto la notifica del pignoramento del conto corrente, ma la banca già ne è al corrente? Ho la possibilità di aprire un altro conto e operare, nel frattempo, con quello? Che succede se mi arriva un bonifico sul conto pignorato? Quanto dura il pignoramento del conto corrente e cosa posso fare per sbloccare la situazione?

Assumendo le vesti del tuo avvocato proveremo a rispondere a tutti questi tuoi interrogativi: qui di seguito, troverai le risposte alle più frequenti domande in merito al pignoramento del conto corrente.

Perché la banca ha ricevuto la notifica del pignoramento prima di me?

La legge stabilisce che una copia dell’atto di pignoramento del conto corrente vada notificata al debitore e un’altra al “terzo pignorato” (ossia alla banca o alle poste). Nella prassi, i due atti vengono redatti dall’avvocato del creditore che li consegna all’ufficiale giudiziario. A quest’ultimo spetta provvedere poi alla notifica. Tale notifica può avvenire in due modi: o attraverso il servizio postale, con la spedizione di una raccomandata, o con consegna a mani del destinatario (in questo caso l’ufficiale giudiziario si reca personalmente presso la sede della filiale della banca e presso l’abitazione del debitore a consegnare il documento in questione).

La legge non stabilisce, però, una priorità temporale: non dice, cioè, se il pignoramento deve essere notificato prima alla banca o al debitore. Nel silenzio, è l’ufficiale giudiziario che decide dove andare prima. Se si avvale della posta, invece, è verosimile che le due raccomandate arrivino lo stesso giorno.

Cosa succede dopo la notifica del pignoramento?

L’atto di pignoramento ha effetto nel momento stesso in cui viene consegnato all’istituto di credito perché è da questo momento che il “terzo pignorato” è obbligato a non consentire più al debitore di eseguire prelievi.

In verità, anche il debitore è obbligato a rispettare il comando dell’ufficiale giudiziario con cui gli inibisce di “disporre” del bene pignorato. Dunque, se l’atto dovesse essere notificato prima al debitore e questi, ciò nonostante, dovesse eseguire un prelievo, commetterebbe reato.

L’atto di pignoramento contiene l’indicazione di una data di udienza alla quale il giudice del tribunale sarà chiamato a disporre l’assegnazione delle somme pignorate in favore del creditore procedente. A quell’udienza può partecipare anche il debitore per verificare che tutto si svolga nella norma o, in alternativa, sollevare una opposizione per contestare il diritto di credito o la violazione delle norme sulla procedura.

Prima dell’udienza, la banca invia una Pec all’avvocato del creditore con cui gli comunica quanti soldi ci sono sul conto corrente pignorato. Spetterà al creditore, quindi, decidere poi se iscrivere a ruolo il pignoramento e dar il via alla successiva fase della procedura (ossia l’udienza per l’assegnazione delle somme).

Che succede se il conto corrente è vuoto o contiene pochi soldi?

Poiché l’iscrizione a ruolo ha un costo fisso (il contributo unificato di circa 140 euro), se il conto corrente è vuoto o contiene pochi soldi, è verosimile che, alla notizia di ciò (comunicata, come detto, dalla banca con Pec), il creditore non voglia andare avanti nell’iter. La scelta deve essere presa entro massimo 30 giorni da quando l’ufficiale giudiziario gli ha consegnato i documenti con le prove della notifica del pignoramento stesso: entro questo termine infatti il creditore deve provvedere a iscrivere a ruolo il pignoramento presso terzi.

Se non si procede all’iscrizione a ruolo, il conto corrente viene sbloccato in automatico e il debitore può tornare ad operare.

Viceversa, il conto resta “congelato” fino all’udienza dinanzi al giudice. In quel momento, il tribunale assegna al creditore le somme sino ad allora bloccate dalla banca. Cosa succede dopo?

Quanto dura il pignoramento del conto corrente?

La durata del pignoramento del conto corrente, così come i limiti allo stesso pignoramento, dipendono dal tipo di attività che svolge il debitore. In particolare, all’udienza, il giudice verifica se il conto è quello di appoggio della pensione o dello stipendio oppure se si tratta di un conto corrente qualsiasi, ove il debitore deposita i propri risparmi o i redditi derivanti da attività imprenditoriale o professionale. Ecco cosa succede in questi due casi.

Conto corrente di appoggio dello stipendio o della pensione

In questa ipotesi, il pignoramento del conto corrente dura finché non viene pagato integralmente il debito. Difatti:

  • per le somme che erano già depositate al momento della notifica del pignoramento, il pignoramento si estende solo sulla parte del deposito che eccede un determinato importo: questo importo si calcola moltiplicando per tre la misura annuale dell’assegno sociale. Per il 2019, l’assegno sociale è pari a 457,99 euro al mese. Pertanto il triplo dell’assegno sociale è pari a 1.373,97 euro. Ne consegue che, in caso di pignoramento, possono essere “bloccate” solo le somme che superano tale limite. Per esempio, se sul conto ci sono 1.500 euro, il creditore può pignorare solo 126,03 euro (1.500 – 1373,97 pari cioè a 3×457,99); se invece sul conto c’è un importo inferiore, il pignoramento non tocca il deposito;
  • invece, per le somme che vengono accreditate successivamente alla data di notifica del pignoramento (sempre ovviamente a titolo di stipendio o pensioni) il pignoramento avviene nella misura di un quinto (proprio al pari di quando il pignoramento avviene presso il datore di lavoro).

In tale ipotesi, quindi, il pignoramento non cessa con l’udienza ma si protrae anche dopo, su tutte le mensilità successivamente accreditate dal datore di lavoro o dall’Inps, fino a quando il debito non viene integralmente estinto.

Altri conti correnti 

Per gli altri conti correnti (ad esempio conti intestati a imprenditori, professionisti, risparmiatori non titolari di redditi da lavoro dipendente o pensionistico, oppure conti ove vengono accreditati, oltre alla pensione o allo stipendio, redditi di natura diversa come canoni di affitto o rendimento titoli), il pignoramento segue regole diverse.

All’udienza, il giudice assegna al creditore tutte le somme depositate in banca, senza alcun limite. Tuttavia, in quel momento stesso cessa il pignoramento e il conto viene sbloccato. Di conseguenza, in questa ipotesi, il pignoramento ha una durata ben più limitata rispetto a quella del conto con stipendio o pensione: il blocco, infatti, inizia con la notifica dell’atto di pignoramento alla banca ma cessa con l’udienza di assegnazione delle somme al creditore.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

Rispondi a Carlo Atlante Annulla risposta

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube