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Busta paga sbagliata, che cosa fare

26 Giugno 2019 | Autore:
Busta paga sbagliata, che cosa fare

Il lavoratore può rimediare agli errori commessi da chi ha redatto il cedolino con la retribuzione mensile?

La busta paga, o cedolino paga, è il documento nel quale deve essere riportato quanto il lavoratore percepisce in un determinato periodo (solitamente pari a un mese), da parte di un datore di lavoro (se un dipendente, ad esempio, lavora per più aziende, non può avere una busta paga unica), sulla base delle disposizioni del contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) applicato.

Questo documento [1], che può essere predisposto dal datore di lavoro o da un professionista abilitato, come un consulente del lavoro, deve essere consegnato al dipendente in occasione della corresponsione della retribuzione.

Le informazioni riportate in busta paga, comunque, non si limitano alla retribuzione del lavoratore, ma sono numerosissime: dalle ritenute previdenziali (i contributi trattenuti al lavoratore e pagati all’Inps) alle trattenute fiscali (Irpef e addizionali), dalle prestazioni corrisposte dall’Inps (malattia, maternità, assegni familiari…) ai rimborsi spese, dalle ferie ai permessi maturati.

Con una tale mole di informazioni, non è dunque inconsueto che ci siano degli errori nel cedolino mensile.

Ma in caso di busta paga sbagliata, che cosa fare? Il dipendente ha dei rimedi nell’ipotesi in cui si accorga di un errore?

Bisogna innanzitutto distinguere le ipotesi di mero errore materiale dalle ipotesi in cui la busta paga è errata in quanto si vuole documentare una situazione diversa da quella reale: è il caso, ad esempio, del cedolino paga che riporta un orario part time quando il dipendente, invece, lavora full time.

Ma a tutto c’è rimedio, e il lavoratore può sempre far valere i propri diritti. Vediamo come.

Dati obbligatori in busta paga

Partiamo, innanzitutto, da quei dati che devono essere obbligatoriamente indicati nel cedolino paga, in base alle previsioni di legge [1]. Ecco gli elementi da riportare:

  • dati del lavoratore: nome, cognome, qualifica professionale;
  • periodo a cui la retribuzione si riferisce (normalmente il mese di paga);
  • competenze spettanti, come ad esempio:
    • retribuzione base;
    • scatti di anzianità;
    • rimborsi spese;
    • prestazioni a carico degli istituti previdenziali, come gli assegni per il nucleo familiare (ANF), l’indennità di malattia, di maternità;
    • premi;
    • maggiorazioni per lavoro straordinario o supplementare;
    • Tfr, arretrati, indennità;
  • trattenute effettuate, come ad esempio:
    • contributi Inps a carico del lavoratore;
    • imposte trattenute e relative detrazioni: Irpef, addizionale regionale e comunale, imposta sostitutiva sul Tfr e sugli arretrati;
    • trattenute per pignoramento o cessione del quinto dello stipendio;
    • restituzione di indebiti e sanzioni (ad esempio assegni familiari non spettanti).

Nel cedolino paga sono poi indicati altri dati rilevanti, ad esempio ferie e permessi maturati, imponibili Inps e Irpef progressivi. Normalmente, nello stesso foglio del cedolino si trova anche il calendario delle presenze (con l’istituzione del Libro Unico del lavoro, il cedolino paga ed il libro presenze sono riuniti in un unico documento).

Il prospetto paga deve riportare la firma, la sigla o il timbro del datore di lavoro o di chi ne fa le veci.

Errori sugli importi della busta paga

Hai esaminato il cedolino e ti sei accorto di un errore negli importi indicati nella busta paga? Ad esempio, il datore di lavoro ha calcolato lo stipendio sulla base di un numero maggiore o minore di ore o giornate, si è dimenticato di considerare uno straordinario o una maggiorazione, oppure le voci di paga hanno importi sbagliati?

In questo caso, se ti sei accorto dell’errore dopo il 16 del mese successivo, quindi non puoi chiedere la correzione della busta, puoi richiedere al datore di lavoro di erogare la differenza spettante nelle buste paga successive: ti riconoscerà degli “arretrati anno corrente” in busta paga, oppure degli “arretrati anno precedente” nel caso in cui il cedolino errato sia dell’anno precedente.

Busta paga part time con lavoro a tempo pieno

Può accadere che la differenza retributiva nel cedolino paga sia più grave e non consista in un mero errore materiale: il datore di lavoro, ad esempio, nonostante il tuo orario sia full time, potrebbe far figurare in busta un part time. In questo caso, se l’azienda non corregge i cedolini errati e non chiarisce la situazione, ti consiglio di richiedere le differenze retributive e la regolarizzazione della situazione inviando una comunicazione all’azienda tramite pec o raccomandata, anche con l’aiuto di un consulente del lavoro o di un avvocato.

Puoi anche rivolgerti all’Ispettorato Territoriale del Lavoro o al sindacato per un tentativo di conciliazione. Se la conciliazione non va a buon fine e il datore di lavoro non ottempera alle tue richieste, non ti resta che fargli causa.

Busta paga con importi maggiori di quelli corrisposti

Se ti accorgi che la busta paga riporta degli importi maggiori di quelli corrisposti, puoi richiedere al datore di lavoro di corrisponderti le differenze non liquidate.

Il datore di lavoro non può avanzare, come scusa, quella di averti già pagato, in quanto i pagamenti in contanti della retribuzione, dal 1° luglio 2018, sono vietati: lo stipendio può essere corrisposto solo con mezzi tracciabili.

Non avendo il datore di lavoro prova di pagamento, ed avendo tu, al contrario, la prova esatta del credito (la busta paga), puoi agire con il procedimento agevolato del decreto ingiuntivo.

Busta paga senza trattenute fiscali

Nella tua busta paga non figurano trattenute fiscali? Questo non vuol dire che il datore di lavoro si sia dimenticato di pagare le tasse. Molto probabilmente, la tua retribuzione non è elevata, quindi le detrazioni per reddito di lavoro dipendente superano l’imposta dovuta.

Se vuoi capire meglio, ti consiglio di leggere la nostra Guida alla busta paga, dal lordo al netto.

Se ci sono degli errori nella determinazione della tassazione, questi possono essere “recuperati” anche in sede di conguaglio di fine anno o di presentazione della dichiarazione dei redditi. Per evitare elevati conguagli a debito, ti consiglio comunque di segnalare subito le anomalie.

Busta paga senza detrazioni

Nella tua busta paga non figurano detrazioni, nemmeno quelle per redditi di lavoro dipendente? Assicurati di aver compilato bene il modulo detrazioni, cioè il modulo, che il datore di lavoro consegna solitamente all’atto dell’assunzione e successivamente ogni anno, nel quale tu richiedi l’applicazione delle detrazioni d’imposta, per reddito di lavoro dipendente e, eventualmente, per familiari a carico.

Anche in questo caso, puoi recuperare le detrazioni arretrate tramite il datore di lavoro nel conguaglio fiscale di fine anno oppure autonomamente, presentando la dichiarazione dei redditi, modello 730 o Redditi.

Busta paga senza bonus Renzi

Nella busta paga non figura il bonus Irpef, cioè il bonus da 80 euro al mese? Forse potrebbe non spettarti, perché, sulla base del tuo stipendio, è calcolato un reddito presunto più alto o più basso rispetto alle soglie che danno diritto al bonus.

Questo, infatti, spetta in misura intera se il tuo reddito è tra 8mila e 24600 euro, e in misura ridotta da 24600 euro a 26600.

Il credito ti spetta e non ti è stato erogato, oppure non ti spetta e ti è stato riconosciuto in busta comunque? Eventuali errori possono essere corretti in sede di conguaglio o di 730, ma ti consiglio di non aspettare e segnalare subito le anomalie, per non ritrovarti con conguagli a debito.

Vuoi capire di più? Come funziona il bonus Renzi.

Busta paga senza addizionali

Nella tua busta paga non figurano le addizionali regionale e comunale all’Irpef? Probabilmente non sono dovute, perché il tuo reddito è sotto la soglia di esenzione (che è differente da regione a regione e da comune a comune; potrebbe comunque non essere prevista).

Hai iniziato a lavorare per l’azienda solo da quest’anno? Devi sapere che le addizionali sono trattenute in busta paga a saldo, l’anno successivo rispetto a quello di produzione del reddito, in 11 rate, da gennaio a novembre.

L’addizionale comunale è però dovuta anche in acconto, in 9 rate, da marzo a novembre, ed è calcolata sulla base del reddito prodotto nell’anno precedente.

Busta paga senza assegni familiari

Il datore di lavoro si è dimenticato di inserire l’importo degli assegni familiari spettanti? Ricordati di segnalarlo quanto prima, perché ti corrisponda gli assegni arretrati. Perché ti siano corrisposti gli assegni, devi aver presentato un’apposita domanda all’Inps entro il 30 giugno dell’anno, non più al datore di lavoro.

Per sapere come fare: Domanda online assegni familiari lavoratori dipendenti.

L’importo degli assegni familiari c’è ma è sbagliato? Chiedi subito la correzione, il datore di lavoro conguaglierà eventuali importi a debito o a credito il mese successivo, esponendoli anche nel modello Uniemens (la dichiarazione mensile che l’azienda invia all’Inps).

Busta paga con ferie o permessi errati

I ratei ferie o permessi spettanti sono sbagliati, magari perché hai fruito di meno giornate /ore rispetto a quelle riportate nei prospetti riepilogativi? Devi richiedere subito la correzione e, se l’azienda si rifiuta, puoi aprire una vertenza o richiedere un tentativo di conciliazione.

Lo stesso vale se ci sono ferie e permessi non goduti segnalati in busta paga come fruiti.

Busta paga senza malattia o maternità

Il datore di lavoro non ti ha corrisposto l’indennità di malattia, di maternità o gli assegni familiari, ma ha compensato indebitamente gli importi delle prestazioni anticipate per conto dell’Inps con i contributi Inps dovuti? Se si rifiuta di corrispondere le prestazioni, puoi anche segnalarlo all’Inps.

Ricorda che hai solo un anno di tempo per reclamare l’indennità di malattia e di maternità.

Quanto tempo ho per contestare gli errori in busta paga?

I crediti relativi alla retribuzione si prescrivono in 5 anni: in parole semplici, hai 5 anni per contestare gli eventuali errori presenti nel cedolino paga. In particolare, sono soggetti a prescrizione quinquennale i seguenti crediti:

  • la retribuzione ordinaria,
  • il compenso per lavoro straordinario,
  • le retribuzioni per festività nazionali;
  • ogni altro credito di lavoro in generale;
  • il Tfr
  • l’indennità sostitutiva del preavviso;
  • gli assegni familiari.

Sono, invece, soggetti a prescrizione decennale:

  • i crediti attinenti alla qualifica superiore (nell’ipotesi in cui il datore ti abbia inquadrato ad un livello retributivo inferiore a quello spettante sulla base delle mansioni effettivamente svolte);
  • i crediti inerenti al diritto al risarcimento del danno per un’inadempienza del datore di lavoro come, per esempio:
    • licenziamento illegittimo;
    • mancata fruizione di ferie o del riposo settimanale;
    • lesione all’integrità psico-fisica del lavoratore.

La prescrizione inizia a decorrere dalla cessazione del rapporto di lavoro, dato che il dipendente potrebbe essere disincentivato dal far causa all’azienda finché ha un contratto di lavoro in essere


note

[1] Art.1 L. 4/1953.


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