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Obbligo di bagno per disabili

1 Luglio 2019 | Autore:
Obbligo di bagno per disabili

Quali sono gli esercizi commerciali tenuti ad avere una toilette per portatori di handicap? Come devono essere fatte? Il vincolo esiste anche al lavoro?

Se sei una persona con disabilità, forse ti sarà capitato di entrare in un locale pubblico (un ristorante, un bar, una pizzeria) e di avere bisogno, ad un certo punto, di andare in bagno. Se il gestore ha rispettato la normativa in materia, non avrai trovato alcun problema. In caso contrario, avrai dovuto chiedere aiuto a qualcuno oppure sarai stato costretto a tenere a bada la vescica in attesa di trovare un luogo adatto. La legge prevede per questi locali l’obbligo di bagno per disabili. Ma non una toilette fatta in qualsiasi modo: deve rispettare degli spazi e delle misure ben precise. A ben guardare, anche chi è portatore di handicap paga la consumazione e, quindi, ha diritto ad usare il bagno.

L’obbligo di bagno per disabili coinvolge gli esercizi che prevedono la somministrazione di alimenti e bevande, ma solo quelli che hanno uno spazio a disposizione del pubblico di almeno 250 mq e nei quali ci si può fermare a mangiare o a bere qualcosa. Per intenderci, il vincolo non esiste per una piccola pizzeria d’asporto in cui non c’è servizio ai tavoli (quindi ritiri la tua «margherita» e la mangi altrove), per una gelateria in cui prendi il cono e la coppetta e vai a consumare da un’altra parte o per un negozio di alimentari. Se la metratura è inferiore a quella indicata, l’unica regola da osservare è quella di garantire l’accesso ad un disabile tramite una rampa o uno scivolo.

Come detto, però, non basta avere il bagno per i disabili: bisogna rispettare spazi e dimensioni stabiliti dalla legge [1]. Vediamo quali sono.

Bagno per disabili: cosa dice la legge?

Gli esercizi pubblici per la somministrazione di alimenti e bevande (pizzerie, bar, ristoranti, trattorie, ecc.) fino a 80 posti a sedere devono avere due bagni distinti per sesso, uno dei quali può essere adibito a bagno per disabili.

La toilette riservata alle persone con disabilità deve rispettare queste caratteristiche:

  • dimensioni minime: 180×180 centimetri;
  • spazio di ingresso minimo di 85 centimetri;
  • porta scorrevole o con apertura verso l’esterno per facilitare l’accesso con la sedia a rotelle;
  • lavabo a 80 centimetri dal pavimento;
  • spazio adeguato per poter utilizzare il lavabo ed il wc: 1 metro per l’accostamento della carrozzina alla tazza del wc e 80 centimetri per avvicinarsi frontalmente al lavabo;
  • corrimano o punto d’appoggio;
  • campanello d’allarme;
  • pavimento antisdrucciolo.

Per quanto riguarda il lavabo, deve essere dotato di rubinetto miscelatore a leva termostatico, cioè con blocco della temperatura e deve essere presente anche nell’antibagno. Possibilmente, devono essere installati dei sanitari sospesi.

La porta di accesso al bagno, infine, non deve avere una chiave sulla serratura ma una manopola girevole grande.

Bagno per disabili: c’è qualche deroga?

La legge consente un’eccezione alla regola sull’obbligo di bagno per disabili. Riguarda i locali che si trovano nei centri storici. I titolari possono chiedere una deroga al Comune se ci sono degli impedimenti strutturali per la realizzazione delle toilette per i portatori di handicap con le caratteristiche sopra descritte.

Bagno per disabili: che succede se non è a norma?

L’obbligo di bagno per disabili nei locali indicati e, comunque, negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico è previsto anche in caso di modifica di destinazione d’uso, per la quale è necessaria la dichiarazione di conformità ed il certificato di agibilità e di abitabilità.

Se questo vincolo non venisse rispettato, che cosa potrebbe succedere? La risposta a questa domanda è contenuta nella Legge 104 [2]. Tale legge impone che vengano dichiarate inagibili ed inabitabili le opere realizzate in un edificio aperto al pubblico non accessibile o non utilizzabile da parte di una persona disabile. La responsabilità ricade, a seconda delle proprie competenze, su progettista, direttore dei lavori, responsabile tecnico per l’accertamento di agibilità ed abitabilità e collaudatore. Queste figure sono passibili di ammenda pecuniaria e della sospensione dai rispettivi albi professionali da uno a sei mesi.

Bagni per disabili: accessibilità, visitabilità, adattabilità

Ci sono dei luoghi in cui un bagno per disabili deve essere accessibile, altri in cui può essere adattabile o visitabile. Qual è la differenza?

L’accessibilità consiste nella possibilità di raggiungere un edificio ed i suoi singoli locali (quindi anche il bagno), di entrarvi in modo agevole e di fruire spazi ed attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza ed autonomia.

La visitabilità è, invece, la possibilità di accedere agli spazi di relazione (spazi di soggiorno o di pranzo, dei luoghi di lavoro, d’incontro, ecc.) e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare.

L’adattabilità, infine, è la possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito limitando le spese per renderlo fruibile anche alle persone con disabilità.

Bagno per disabili: ci deve essere al lavoro?

Per quanto riguarda i luoghi di lavoro, che siano di piccole o di grandi dimensioni, l’obbligo di bagno per disabili è vincolato dal fatto che le aziende siano o non siano tra quelle interessate dal collocamento obbligatorio e che siano o meno aperte al pubblico.

La regola dettata dalla legge, ed in virtù dei tre concetti che abbiamo visto poco fa (accessibilità, visitabilità e adattabilità), è questa:

  • le aziende non coinvolte nel collocamento non obbligatorio in locali aperti al pubblico devono avere dei bagni visitabili e adattabili per disabili;
  • le aziende coinvolte nel collocamento obbligatorio in locali aperti al pubblico devono avere dei bagni accessibili per disabili;
  • le aziende non coinvolte nel collocamento obbligatorio in locali non aperti al pubblico devono avere dei bagni adattabili;
  • le aziende coinvolte nel collocamento obbligatorio in locali non aperti al pubblico devono avere dei bagni accessibili.

Bisogna, inoltre, ricordare che la legge sulla sicurezza sul lavoro [3] obbliga i datori a strutturare gli ambienti tenendo conto di eventuali lavoratori portatori di handicap per quanto riguarda porte, vie di circolazione, scale, docce, gabinetti e dei posti in cui si svolge l’attività lavorativa.


note

[1] DM n. 236/1989 del 14.06.1989.

[2] Legge n. 104/1992.

[3] Legge n. 626/1994.


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1 Commento

  1. Vorrei aprire un coworking con aule per formazione. Lo stabile ha già un bagno per disabili comune ad altre strutture (uffici) presenti. Devo prevedere un bagno disabili anche nella “porzione” destinata alla mia attività?

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