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Come prendere più ferie

26 Giugno 2019 | Autore:
Come prendere più ferie

Esistono delle “strategie” che il lavoratore può mettere in atto per fruire di un maggior numero di ferie e di riposi retribuiti?

Le ferie annuali, per la maggior parte dei dipendenti, non sono sufficienti per riposarsi: appena iniziate le vacanze, è già ora di tornare al lavoro. Ma come mai le giornate libere retribuite sono poche?

In realtà, le giornate di ferie che spettano all’anno non sono poche: la legge [1] prevede, infatti, per tutti i lavoratori, un minimo di 4 settimane di ferie retribuite annuali, quantità che può, tra l’altro, essere incrementata dai contratti collettivi.

Oltre alle ferie il lavoratore ha diritto anche ai permessi, ulteriori periodi di assenze retribuite che spettano in base alle previsioni del contratto collettivo applicato e della legge (nell’ipotesi in cui il dipendente abbia specifiche esigenze o appartenga a categorie particolari).

E allora perché le ferie non bastano? Spesso, a risultare insufficienti non sono le ferie spettanti, ma le ferie fruite nel concreto dal lavoratore, in quanto il datore di lavoro non concede il godimento di tutte le giornate maturate. Per questo, può essere sanzionato, ma il dipendente, nonostante il diritto alle ferie, non può decidere di testa propria e assentarsi dall’azienda senza l’accordo col datore. Ne abbiamo parlato in: Chi decide le ferie?

In altri casi, le assenze alle quali il dipendente ha diritto non sono adeguate alle sue esigenze, magari a causa di particolari necessità familiari o personali.

Esiste, in questi casi, un modo per aver diritto a un numero maggiore di assenze? Come prendere più ferie?

Fruire di un maggior numero di assenze retribuite non è impossibile: esistono difatti degli strumenti, come la banca delle ore, o l’orario multiperiodale, che consentono al dipendente, lavorando oltre l’orario ordinario, di godere di periodi di riposo compensativo, che vanno ad aggiungersi alle ferie ed ai permessi spettanti.

Se, poi, il dipendente ha esigenze particolari, come la necessità di assentarsi per corsi di studio o formazione, o per assistere un familiare disabile, o a causa di gravi problemi di salute, esistono gli appositi permessi e congedi retribuiti (permessi legge 104, congedo straordinario, permessi studio, etc.).

È, invece, caldamente sconsigliato ricorrere a “trucchi e stratagemmi” per avere più ferie, come le finte assenze per malattia, nonché utilizzare assenze spettanti per altre finalità: si rischiano infatti pesanti sanzioni, assieme al licenziamento per giusta causa.

Ma procediamo per ordine e vediamo quali sono i modi leciti per ottenere più giornate libere.

Permessi

Il dipendente, oltre alle ferie, ha la possibilità di assentarsi dal lavoro utilizzando i permessi, delle brevi assenze retribuite che spettano in base alla legge ed ai contratti collettivi.

I permessi maturati, dietro accordo col datore di lavoro, e sempreché la legge o il contratto che regolamenta la tipologia di permesso lo consenta, possono essere “attaccati” alle ferie, aumentandone di fatto la durata. Attenzione, però: se il permesso è subordinato a una specifica finalità e il lavoratore lo utilizza come ferie, e non per la finalità a cui è destinato, può essere sanzionato e subire il licenziamento disciplinare.

I permessi dei quali il lavoratore può fruire sono tanti, riconosciuti sia in base alle disposizioni del Ccnl che della legge, per specifiche esigenze: dai rol (riduzione orario di lavoro) ai permessi ex festività, dai permessi mensili legge 104 ai permessi e congedi per motivi personali. Per conoscerli tutti: Quali sono i permessi?

Congedi e aspettative

In caso di esigenze specifiche, tutelate dalla legge, il lavoratore può avere diritto ad assentarsi più a lungo, con un periodo di aspettativa o congedo, retribuito o non retribuito.

C’è, ad esempio, il congedo retribuito di 2 anni per chi assiste un familiare disabile (congedo straordinario legge 104), o l’aspettativa non retribuita per gravi motivi familiari, o, ancora, l’aspettativa per motivi di studio.

Tutte queste assenze spettano, ad ogni modo, per specifiche esigenze, e non al solo fine di allungare le ferie: l’utilizzo distorto può quindi dar luogo al licenziamento o, comunque, a pesanti sanzioni disciplinari.

Orario multiperiodale

Chi lavora di più, si riposa di più: è questa, in parole semplici, la finalità dell’orario multiperiodale. In sostanza, l’azienda, nei limiti delle previsioni di legge e se il contratto collettivo lo consente, può stabilire dei periodi in cui i dipendenti sono tenuti a lavorare oltre l’orario normale (40 ore settimanali, o il numero di ore inferiore eventualmente previsto dal Ccnl), in cambio di periodi durante il quale i lavoratori possono fruire di un orario ridotto o di riposi compensativi.

Di fatto, quindi, a seconda della modulazione del regime di flessibilità, il lavoratore può fruire di assenze retribuite aggiuntive, quindi può di fatto allungare le ferie.

Banca ore

Lo stesso meccanismo vale anche per la cosiddetta banca delle ore (o conto ore): attraverso questo istituto, il lavoratore può “accantonare” eventuali ore di straordinario prestato, in cambio di un riposo compensativo.

Che cosa fare se il datore di lavoro non concede ferie e permessi?

Il datore di lavoro è generalmente obbligato a concedere le ferie nella seguente misura:

  • almeno 2 settimane consecutive entro l’anno di maturazione;
  • le ulteriori 2 settimane, entro i 18 mesi successivi;
  • eventuali ferie aggiuntive e permessi possono, in determinati casi, essere monetizzati, cioè non fruiti e pagati in denaro.

Le ferie spettanti nella misura minima di 4 settimane l’anno non possono essere, invece, monetizzate, ad eccezione dell’ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro, o di contratto con durata inferiore all’anno.

Se il datore di lavoro non concede le ferie spettanti per legge, può subire pesanti sanzioni: il lavoratore potrebbe anche denunciarlo all’Ispettorato territoriale del lavoro e richiedere il risarcimento del danno. Non dobbiamo dimenticare, a questo proposito, che le ferie sono un diritto irrinunciabile [2] del lavoratore, e che la loro finalità è il recupero psico-fisico del dipendente.


note

[1] D.lgs. 66/2003.

[2] Art. 36 Cost.


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