Sanzioni fiscali: salvo il contribuente ignorante

25 Giugno 2019 | Autore:
Sanzioni fiscali: salvo il contribuente ignorante

La buona fede evita le sanzioni, ma solo se è evidente e provata. Il caso di un conducente straniero che davvero non conosceva le norme.

Se sei veramente in buona fede e riesci a dimostrarlo, puoi evitare le sanzioni fiscali. E’ un risultato difficile da raggiungere, ma non impossibile. Per riuscirci devi essere in grado di dimostrare ai giudici la tua ignoranza incolpevole delle norme. Specialmente quelle fiscali e tributarie, che sono le più complesse. La buona notizia è che quando il contribuente risulta veramente ignorante è salvo: va esente da multe e le violazioni commesse si cancellano.

Questo principio è stato espresso in una recentissima sentenza [1] della Commissione tributaria del Friuli Venezia Giulia. Premettiamo – senza polemica – che il caso non riguarda un italiano ma uno straniero, al quale è stato più facile dimostrare la sua ignoranza della nostra normativa. Vediamo subito cosa è successo: un cittadino di nazionalità ucraina entra in Italia alla guida di un furgone con targa del suo Paese. Fa un po’ di strada fin quando viene fermato in una piazzola dell’autostrada dalla Guardia di Finanza, che subito gli contesta una violazione ben precisa: guidare un veicolo non suo, con targa di uno Stato estero e senza aver presentato la prescritta richiesta di ammissione temporanea all’interno dell’Unione Europea.

Si tratta, in parole povere, di contrabbando doganale [2]: un’evasione ai dazi e all’Iva che prevede pesanti multe e la confisca del mezzo. Inoltre, questo straniero non poteva essere esonerato dalle imposte (grazie ad un istituto che si chiama importazione temporanea) perché risiedeva in Italia dal 2006, mentre l’esenzione si applica solo se il proprietario del veicolo o il suo conducente sono residenti stabilmente all’estero. Quindi, avrebbe dovuto, al momento del suo ingresso in Italia, presentarsi alla dogana, dichiarare il veicolo e pagare le tasse previste per l’importazione. Ma non lo aveva fatto e così è stato verbalizzato e multato.

L’ignorante si salva se dimostra di esserlo veramente e senza colpa

Sembrava non esserci nessuna via d’uscita: senonché questo autista ucraino ha fatto ricorso in Commissione tributaria avverso il verbale ed è riuscito a valorizzare alcuni elementi che hanno fatto capire ai giudici come egli davvero non conosceva le norme che aveva violato. L’elemento decisivo è stato questo: ha dimostrato di aver già attraversato la frontiera ben undici volte senza che mai gli fosse stato contestato nulla dalle autorità al confine. Così era veramente convinto di non aver commesso alcun illecito. A questo si è aggiunto il fatto che non parlava bene l’italiano, tant’è che al momento del fermo della Guardia di Finanza ha avuto bisogno che la donna che viaggiava con lui gli facesse da interprete.

La morale della storia è questa: non sempre è vero che la legge non ammette ignoranza. Ci sono dei casi eccezionali in cui l’ignoranza scusa ed avviene proprio quando è inevitabile ed il soggetto – per le sue condizioni personali, sociali e culturali – non si rende conto di aver commesso una violazione; specialmente se le autorità, che non lo hanno sanzionato in passato in casi analoghi, lo convincono che il suo comportamento può ritenersi legittimo. In campo tributario, poi, entra in gioco un altro elemento che aiuta ad evitare le sanzioni fiscali: accade quando la norma è così complicata da creare una situazione di obiettiva incertezza sulla sua portata applicativa.

Nel caso che abbiamo visto, l’autista ucraino ha dimostrato, con elementi comprovati, di essere ignorante senza colpa ed in buona fede, così i giudici hanno riconosciuto valide le sue ragioni annullando tutte le multe.


note

[1] Sent. n. 82/2019 del 22 maggio 2019 della 2° Sezione della Comm. Trib. Reg. Friuli Venezia Giulia.

[2] Artt. 216, 291, 292, 295 e 301 del D.P.R. 23 gennaio 1973, n.43 “Testo Unico delle Leggi Doganali“, modificato dall’art. 25 del D.Lgs. n. 507/1999.


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