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Lavoratori in nero: quali conseguenze?

7 Febbraio 2018


Lavoratori in nero: quali conseguenze?

> Business Pubblicato il 7 Febbraio 2018



La crisi economica in Italia ha determinato un imponente sviluppo del lavoro nero ed una riduzione del lavoro regolare. Scopriamone di più

Negli ultimi anni, complice la crisi economica che si è abbattuta sulla nostra economia nazionale, accade frequentemente che numerosi lavoratori siano costretti ad accettare retribuzioni non corrispondenti al contratto nazionale di lavoro applicabile al settore di appartenenza e – talvolta –  a prestare attività lavorativa completamente “in nero” senza una regolare assunzione e senza la prescritta e obbligatoria copertura assicurativo-previdenziale. I numeri sono spaventosi. Negli ultimi anni, infatti, l’occupazione regolare si è ridotta del 2,1%, mentre quella irregolare è aumentata del 6,3%, portando a oltre 3,3 milioni i lavoratori in nero. Inoltre, per i lavoratori irregolari si evidenzia una diminuzione del 50% dei salari percepiti. Si tratta fondamentalmente di lavoratori non tutelati, senza diritti. È così che in Italia l’economia sommersa ha sfruttato la crisi, producendo un abbassamento della soglia di stabilità del reddito che per molti si è tradotto nell’accettazione di un lavoro ad ogni costo. Si accettano condizioni lavorative peggiorative, col rischio di vedere il riemergere di fenomeni di sfruttamento lavorativo. Le imprese che ricorrono al sommerso, oltre a ridurre il costo del lavoro, evadono fisco e contributi per molti miliardi di euro, mettendo spesso fuori mercato aziende che operano nella legalità.

Lavoratori in nero: i dati

I dati sul lavoro in nero sono resi nello studio sull’economia sommersa [1], dove emerge come molte aziende e datori di lavoro abbiano anche tratto un vantaggio dal taglio irregolare del costo del lavoro che si traduce in diritti negati e lavoratori sfruttati. Se i dati rilevano l’esistenza di oltre 100 mila lavoratori sfruttati, c’è anche da aggiungere l’esistenza di un’area grigia molto più ampia che interessa le tantissime false imprese di tutti settori produttivi che offrono lavoro irregolare e sommerso a oltre 3,3 milioni di persone.

Lavoratori in nero: i settori

Ma quale settore è maggiormente interessato dal fenomeno del lavoro nero? Per quanto riguarda i settori di competenza, le più alte percentuali di lavoratori in nero si registrano nel settore del lavoro domestico, dove quasi il 60% degli occupati è irregolare. Al secondo posto si collocano le attività agricole, di silvicoltura e la pesca (che registrano un 23,4% di sommerso). Al terzo posto si classificano le attività artistiche, di intrattenimento e di altri servizi (con una percentuale del 22,7%). Abbastanza elevata la quota di irregolari nel settore alloggi e ristorazione (17,7%) e nelle costruzioni (16,1%). Più contenuti rispetto alla media totale delle attività economiche (13,5%), ma in crescita rispetto agli anni passati il numero dei lavoratori irregolari occupati  nei settori dei trasporti e magazzinaggio (10,6%) e del commercio (10,3%).

Lavoratori in nero: collocazione territoriale

Dal punto di vista territoriale, Calabria e Campania sono le regioni che registrano le percentuali più alte (rispettivamente il 9,9% e l’8,8%), seguite da Sicilia (8,1%), Puglia (7,6%), Sardegna e Molise (entrambe con il 7,0%).

Lavoratori in nero: salari

Quali sono i salari dei lavoratori irregolari? In merito alle retribuzioni, il salario medio orario di un lavoratore regolare dipendente è di 16 euro. Quello pagato dalle aziende per un lavoratore irregolare, invece, corrisponde a circa 8 euro, ovvero quasi la metà del salario medio lordo. A ciò si aggiunga che il datore di lavoro, oltre a corrispondere una retribuzione ridotta, non sostiene gli oneri previdenziali e contributivi, mentre il lavoratore, dal canto suo, non dichiara gli emolumenti percepiti e, pertanto, in sede di dichiarazione dei redditi, non tiene conto, del reddito percepito, sottraendo così soldi al fisco.

note

[1] elaborato da Censis e Confcooperative.

Autore immagine: Pixabay.com


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