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Quanti interessi paga l’Italia sul debito pubblico

26 Giugno 2019 | Autore:
Quanti interessi paga l’Italia sul debito pubblico

La crescita del nostro Paese non riesce a compensare il peso del debito. Le previsioni a breve termine sono tutt’altro che positive. Ecco dove siamo arrivati.

Che il debito pubblico italiano sia tra i peggiori al mondo ormai è cosa nota. Che a quei quasi 2.400 miliardi di euro occorra aggiungere anche gli interessi, è un fatto che può passare inosservato. Eppure, sapere quanti interessi paga l’Italia sul debito pubblico può aiutare a capire la gravità della situazione ed il perché della minaccia di procedura di infrazione avanzata dall’Unione europea.

Non sempre si è verificata l’equazione «aumento del debito = aumento degli interessi sul debito». Per fare un esempio concreto, nel 1995 l’Italia aveva la metà del debito pubblico attuale eppure pagava il doppio di interessi. Ma è un dato di fatto che questa spesa sta salendo pericolosamente e che non ci sono dei segnali che facciano pensare ad un’inversione di tendenza.

Quanto ci costa il debito pubblico, cioè quanti interessi paga l’Italia? Siamo a quota 64 miliardi di euro all’anno. Circa 176 milioni al giorno. Le stime, però, dicono che nel 2022 verranno superati i 73 miliardi di euro. E questa volta i numeri non li danno «i soliti disfattisti che ce l’hanno con il Governo», ma il Governo stesso, nel Documento di economia e finanza (Def) pubblicato dal dicastero di Giovanni Tria.

L’andamento del costo del debito pubblico nel breve termine, secondo il Def, sarà questo:

  • 2019: 63.984 milioni di euro (il 3,6% del Pil);
  • 2020: 65.983 milioni di euro (il 3,6% del Pil);
  • 2021: 69.659 milioni di euro (il 3,7% del Pil);
  • 2022: 73.739 milioni di euro (il 3,9% del Pil).

In sintesi: da qui a quattro anni, l’Italia pagherà il 9,1% in più di interessi sul debito pubblico o, se preferite, 17,4 miliardi di euro in più.

Perché si è arrivati a questa situazione? Lo spiega sinteticamente lo stesso ministero di Tria dandone tre motivazioni:

  • la situazione politica che ha portato alla formazione del Governo;
  • la creazione del programma di Governo;
  • le tensioni geopolitiche internazionali.

Comunicati ufficiali a parte, resta il fatto che la spesa per gli interessi ha fatto aumentare il rapporto debito/Pil (oggi al 132,2%). In controtendenza rispetto a quasi tutti gli altri Paesi in cui la crescita produttiva è maggiore e la spesa per interessi sul debito è più ridotta. In Italia, non succede così, anzi: la crescita è talmente bassa (quando c’è) che non basta a compensare gli interessi da pagare. Risultato: il peso di questi ultimi è destinato ad aumentare. Sarebbe una quarta motivazione, forse la più chiara, da aggiungere a quelle tre fornite così diligentemente dal Mef.



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