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Pagamento debito prescritto

26 Giugno 2019
Pagamento debito prescritto

Differenza tra prescrizione e pagamento dell’indebito. La differente regola per il pagamento nei confronti di privati, Inps, Fisco, cartelle di pagamento e multe stradali.

Se hai pagato una somma di denaro che ritenevi dovuta mentre dopo ti sei accorto che, in realtà, il debito era prescritto per decorso dei termini, è molto probabile che farai di tutto per ottenere la restituzione dei tuoi soldi. Ma ne hai diritto? Come potresti comportarti dinanzi al rifiuto dell’altro soggetto che potrebbe, a sua volta, difendere ciò che ormai gli è stato spontaneamente versato? Cosa stabilisce la legge in merito al pagamento di debito prescritto? La risposta varia a seconda del tipo di pagamento effettuato e della causa che ne è alla base. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Pagamento di debito prescritto a un privato

Il Codice civile stabilisce [1] che «non è ammessa la ripetizione [ossia la restituzione] di ciò che è stato spontaneamente pagato in adempimento di un debito prescritto». In buona sostanza, se paghi un debito che non è dovuto per decorso dei termini non hai più diritto a chiedere indietro i tuoi soldi, anche se non dovuti e versati per un errore. Insomma, peggio per te. Infatti, nell’ambito delle obbligazioni in generale, chi paga una somma a cui non era tenuto, perché ormai prescritta, non può più chiederne la restituzione. Si tratta di un riconoscimento tacito dell’altrui diritto che non può pertanto più essere rimborsato, sempre che avvenuto in una situazione di capacità di intendere e volere. Il pagamento è considerato una forma di rinuncia tacita ad avvalersi della prescrizione.

Ecco perché è molto importante conoscere quali sono i termini di prescrizione dei debiti.

Attenzione però: questa regola è applicabile solo quando il pagamento avviene:

  • spontaneamente;
  • in forza di un debito effettivamente dovuto.

Se, infatti, il pagamento avviene sotto minaccia, anche di un’azione giudiziaria, è possibile chiedere la restituzione del pagamento. La Cassazione ha infatti detto che qualora il creditore abbia inviato una lettera di diffida e messa in mora del debitore non opera il divieto di restituzione delle somme pagate per errore [2].

Sempre la Cassazione ha detto che laddove il pagamento avviene in forza di un debito non dovuto (perché ad esempio il contratto è nullo o inesistente) o per un importo superiore a quello dovuto, è sempre possibile chiedere la restituzione delle somme nonostante la prescrizione. E difatti, come anticipato, la regola secondo cui non vanno restituiti gli importi pagati in adempimento di un debito prescritto opera solo se l’obbligazione era inizialmente esistente. 

Quest’ultimo aspetto è molto importante perché segna la distinzione tra il cosiddetto pagamento dell’indebito (ossia il pagamento di una somma mai dovuta) e il pagamento di un debito prescritto (ossia un debito inizialmente dovuto ma poi “scaduto” per decorrenza dei termini). Solo nel primo caso si può ottenere la restituzione dei propri soldi.

Pagamento di pensione prescritta

Lo stesso dicasi quando il pagamento a un privato viene fatto da una Pubblica Amministrazione come un ente di previdenza: infatti, secondo la giurisprudenza, non può trovare accoglimento la richiesta di restituzione di somme pagate a titolo di pensione versate per errore al pensionato [3].

Pagamento all’Inps di un debito prescritto

La regola che abbiamo appena enunciato è valida solo per i pagamenti tra privati o effettuati nei confronti di privati. Non vale, invece, con le pubbliche amministrazioni come ad esempio per i contributi previdenziali dovuti all’Inps ma ormai prescritti. Secondo una recente sentenza della Corte di Appello di Milano [4], per il debito con Inps prescritto ma pagato spetta la restituzione.

Pagamento di una cartella esattoriale prescritta

Allo stesso modo, il principio della irripetibilità dei debiti prescritti non vale per le tasse, imposte e cartelle di pagamento. Pertanto, chi riceve una cartella esattoriale illegittima può ben pagare e successivamente far ricorso. Il suo comportamento potrebbe non essere dettato dall’intenzione di riconoscere l’esistenza del debito, ma semplicemente di evitare pregiudizi come un pignoramento, un fermo auto o una ipoteca. Ecco perché chi riceve un avviso di accertamento, una cartella esattoriale o qualsiasi altro atto dell’amministrazione finanziaria può prima adempiere e subito dopo impugnarlo per prescrizione del debito.

Attenzione, però, ai termini: il contribuente deve presentare l’istanza di rimborso delle tasse versate e non dovute entro 48 mesi dal pagamento (si pensi al caso di errore, duplicazione di pagamento o versamento di imposte inesistenti). Si parla, infatti, delle ipotesi di “errore materiale, duplicazione ed inesistenza totale o parziale del relativo obbligo”.

Pagamento di una multa stradale prescritta

Quanto abbiamo appena detto per tutte le pubbliche amministrazioni (secondo cui si può chiedere la restituzione di un pagamento effettuato per un debito prescritto) non vale invece per le multe stradali. In questo caso, si è affermato ormai costantemente il principio secondo cui non si può più contattare una multa dopo averla pagata. 


note

[1] Art. 2940 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 19654/2014. L’applicazione dell’art. 2940 cod. civ. esige che quello adempiuto sia un debito effettivamente esistente e che il pagamento presenti carattere spontaneo, posto che la “ratio” della norma è di evitare che chi paga quando non vi è più tenuto, sebbene originariamente obbligato, abbia successivamente a pentirsene, sicché, qualora il creditore abbia formalizzato la costituzione in mora del debitore, non opera il divieto di ripetizione delle somme.

[3] Corte Conti, reg. Lombardia, sent n. 1105/2014.

[4] C. App. Milano, sent. n. 1731/18 del 22.11.2018.


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