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Finanziamento non pagato: pignoramento stipendio

26 Giugno 2019
Finanziamento non pagato: pignoramento stipendio

Cosa succede se non paghi una rata alla finanziaria: dopo quanto tempo può scattare il decreto ingiuntivo, l’esecuzione forzata, il pignoramento della busta paga. 

Chi non paga un finanziamento rischia il pignoramento. È questa una conseguenza fin troppo scontata che potrebbe intuire chiunque. Non tutti sanno però che la forma di pignoramento prediletta dalle finanziarie è quella dello stipendio. Chi concede un prestito non ha infatti bisogno di complicate indagini per scoprire l’azienda presso cui è assunto il proprio debitore. La ragione è molto semplice: nel momento in cui si richiede un finanziamento, è necessario presentare all’ufficio finanziatore la propria CU (Certificazione Unica) e le ultime buste paga. Tali documenti vengono acquisiti e archiviati. Nella fase precedente all’erogazione del prestito, essi servono a ricostruire la condizione economica del richiedente e a verificarne le concrete possibilità di pagare le successive rate. Tuttavia, in caso di insolvenza, da tali atti è possibile rintracciare la provenienza dei redditi del debitore onde procedere al pignoramento “a colpo sicuro”. Ecco perché, in caso di finanziamento non pagato, il pignoramento stipendio è la conseguenza più immediata che ci si possa attendere.

Ma vediamo come avviene tale procedura e fin dove si può spingere la finanziaria: quali quote dello stipendio possono essere bloccate e come è possibile contrastare un eventuale pignoramento.

Finanziaria non pagata: quali conseguenze?

Se non paghi un mutuo alla banca, quest’ultima può agire contro di te direttamente con un pignoramento, senza previo ricorso in tribunale. La ragione è semplice: il contratto di mutuo stipulato dinanzi a un notaio è un “titolo esecutivo” ossia un documento ufficiale, ritenuto dalla legge sufficiente a sancire l’esistenza del diritto di credito (proprio al pari di come succede con una sentenza, un assegno o una cambiale).

Non succede altrettanto però con il contratto di finanziamento che è invece una semplice scrittura privata, sottoscritta dalle parti in autonomia, senza cioè la presenza di un pubblico ufficiale. Da un punto di vista pratico, questo comporta che, in caso di mancato pagamento delle rate del finanziamento, la finanziaria dovrà chiedere al giudice una condanna di pagamento nei confronti del debitore prima di poter procedere al pignoramento. Questa condanna consiste in un decreto ingiuntivo. Il soggetto finanziato riceverà la notifica di un ordine giudiziale a pagare la somma non corrisposta, oltre interessi e rivalutazione monetaria.

Leggi Cosa succede se non si paga un finanziamento.

La finanziaria può agire contro il debitore già in caso di ritardato pagamento di una sola rata. Se però l’inadempimento si spinge a più rate, la finanziaria può recedere dall’intero contratto – e quindi anche dal piano di ammortamento – chiedendo la restituzione, in un’unica soluzione, dell’intera somma prestata.

Finanziaria non pagata: quale prescrizione?

La prescrizione del finanziamento è di dieci anni che decorrono dall’ultima rata o dal momento della risoluzione del contratto per inadempimento. Se, prima della scadenza di tale termine dovessi ricevere un sollecito di pagamento con raccomandata a.r. o con pec, la prescrizione si interrompe e inizia a decorrere da capo, per altri 10 anni. Leggi: Quando un finanziamento va in prescrizione.

Finanziaria non pagata: come funziona il decreto ingiuntivo?

Nel momento in cui la finanziaria si accorge che non hai pagato una o più rate, di solito ti invia un sollecito di pagamento, il più delle volte con lettera raccomandata a.r. (anche perché la posta semplice non avrebbe alcun effetto interruttivo della prescrizione).

Spesso le finanziarie si rivolgono anche a società esterne, dotate di call center, per procedere al recupero crediti stragiudiziale.

Quand’anche tutti questi tentativi siano risultati infruttuosi, la finanziaria depositerà in tribunale una richiesta di decreto ingiuntivo. Si tratta di un ricorso che viene valutato dal giudice senza la presenza delle parti, solo sulla base delle prove scritte presentate dal creditore.

Se il magistrato ritiene che le prove del credito siano fondati, emette un ordine di pagamento nei tuoi confronti. Questo ordine, appunto il decreto ingiuntivo, ti deve essere notificato entro 60 giorni dalla sua emissione.

Dal momento della notifica hai 40 giorni di tempo per scegliere cosa fare. Puoi certamente pagare e mettere a tacere ogni pretesa. Oppure puoi fare opposizione se ritieni che vi sia qualche errore o irregolarità nei conteggi o nella procedura. In tale ipotesi si apre un giudizio vero e proprio volto ad accertare l’esistenza e la reale consistenza del credito.

Se invece decorrono i 40 giorni senza alcuna tua iniziativa, il decreto ingiuntivo diventa definitivo e dovrai subire l’esecuzione forzata, ossia il pignoramento dei beni. Prima di questo però deve prima notificarti il cosiddetto atto di precetto: si tratta di un ultimo avviso a pagare entro 10 giorni. Dall’undicesimo in poi, il creditore è autorizzato ad avviare gli atti esecutivi.

Finanziaria non pagata: come avviene il pignoramento dello stipendio?

Qualsiasi creditore, una volta che ti ha notificato l’atto di precetto, può chiedere al Presidente del tribunale l’autorizzazione a consultare la cosiddetta Anagrafe tributaria, un archivio nella disponibilità dell’Agenzia delle Entrate in cui sono elencati tutti i redditi del debitore. Questa verifica serve a rendere più facile e immediato il recupero del credito, senza le tradizionali “cacce al tesoro” che hanno contraddistinto i tempi passati.

Come detto, però, la finanziaria non ha bisogno di lunghe indagini: nei suoi cassetti ci sono già le copie delle tue buste paga o la certificazione unica, sicché già sa presso quale azienda sei impiegato. Peraltro è molto difficile che una finanziaria accordi un prestito a chi è disoccupato. Ecco perché, per prima cosa, notificherà un pignoramento dello stipendio all’azienda presso cui lavori.

In questo caso l’azienda viene obbligata a trattenere un quinto dal netto della tua busta paga in attesa di un’udienza dal giudice la cui data è indicata nell’atto stesso di pignoramento. Una copia di tale atto deve essere notificata anche a te.

All’udienza il giudice autorizza il tuo datore di lavoro a versare, alla finanziaria, tutte le quote della tua retribuzione nel frattempo trattenute e a continuare a farlo per tutte le mensilità successive, fino a quando non avrai estinto il tuo debito.

Se dovessi interrompere il rapporto di lavoro prima dell’integrale pagamento del debito, la finanziaria potrà anche pignorarti un quinto del Tfr (ma con una autonoma procedura).

Se hai ceduto un quinto dello stipendio a un’altra finanziaria, il pignoramento non terrà conto di ciò e si applicherà sull’intera busta paga.

Posso chiedere l’accredito dello stipendio su un altro conto corrente?

Sicuramente è nella facoltà del debitore chiedere al proprio datore di lavoro l’accredito dello stipendio su un conto corrente intestato a un’altra persona (magari la moglie). Ma ciò non avrà alcun riflesso nel caso in cui la finanziaria abbia pignorato lo stipendio direttamente alla fonte (l’azienda) e non in banca.


note

Autore immagine: 123rf com 


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