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Lavoratore disabile: agevolazioni

27 Giugno 2019 | Autore:
Lavoratore disabile: agevolazioni

Collocamento mirato, permessi e congedi, pensione anticipata, assegno di invalidità. Ma anche le aziende hanno dei benefici.

Il lavoratore a cui viene riconosciuta una determinata percentuale di invalidità ha diritto ad alcuni benefici di legge sia da un punto di vista del collocamento, sia da quello che riguarda permessi e congedi per cure, sia sul fronte fiscale. Dunque, sono previste per il lavoratore disabile agevolazioni in grado di sostenerlo a livello occupazionale e reddituale.

Condizione indispensabile: che abbia almeno il 45% di riduzione della capacità lavorativa. Al di sotto di quella soglia viene sì riconosciuta l’invalidità, ma si ha diritto soltanto ad ausili e protesi e non ad un beneficio concreto nel mondo del lavoro. Da quella percentuale in poi, invece, è possibile contare su alcuni aiuti per impedire che il lavoratore disabile resti discriminato.

Oltre al collocamento mirato, ai riposi e ai congedi, fanno parte delle agevolazioni per il lavoratore disabile la pensione di inabilità ed il prepensionamento, entrambe a certe condizioni che vedremo tra poco.

Naturalmente, sono inseriti nella normativa anche dei benefici per le aziende che assumono dei lavoratori disabili il che, per questi ultimi, è un’agevolazione indiretta: più incentivi ci sono per l’occupazione di chi è portatore di handicap e più possibilità di lavoro ci saranno. A questo proposito, l’Inail ha confermato il tetto di spesa di 150mila euro per ogni progetto destinato alla formazione del personale e agli interventi di superamento e di abbattimento delle barriere architettoniche. Senza dimenticare che i datori di lavoro possono recuperare buona parte delle retribuzioni erogate a questi dipendenti.

Ecco in che cosa consistono le agevolazioni per il lavoratore disabile e per chi gli offre la possibilità di svolgere un’attività in azienda.

Lavoratore disabile: che cos’è il collocamento dedicato?

Ha diritto al collocamento mirato il lavoratore disabile a cui viene riconosciuta una percentuale di riduzione della capacità lavorativa di almeno il 45%. L’agevolazione consiste nel mettere a disposizione dell’interessato degli strumenti che gli consentano di essere inserito in un posto di lavoro adatto alle sue capacità psicofisiche, professionali, di apprendimento e relazionali attraverso un monitoraggio del mercato occupazionale e di forme di sostegno.

Quest’agevolazione per il lavoratore disabile viene applicata a tutti i soggetti in età lavorativa (italiani o stranieri) che abbiano almeno 15 anni e che abbiano assolto l’obbligo scolastico. Per averne diritto, occorre iscriversi al Centro per l’impiego territorialmente competente, rivolgendosi all’apposito sportello dedicato alle persone con disabilità.

Lavoratore disabile: dove ha diritto ad essere assunto?

Le agevolazioni per il lavoratore disabile contemplano l’obbligo delle aziende di assumere un certo numero di portatori di handicap in base all’organico esistente in azienda. In particolare, se al momento dell’assunzione in una realtà pubblica o privata ci sono:

  • più di 50 dipendenti: il 7% dell’organico deve essere riservato ai disabili;
  • da 36 a 50 dipendenti: devono essere assunti almeno 2 disabili;
  • da 15 a 35 dipendenti: deve essere assunto almeno 1 disabile.

Se ad assumere sono partiti politici, sindacati o associazioni senza scopo di lucro, le quote sopra citate vengono calcolate solo in riferimento al personale tecnico, esecutivo ed amministrativo.

Restano esclusi da questo vincolo i settori del trasporto aereo, marittimo e terrestre, dell’autotrasporto e dell’edilizia.

Se durante la sua vita lavorativa un dipendente acquisisce un’invalidità uguale o superiore al 60% deve mantenere il proprio posto di lavoro in una mansione compatibile con le sue capacità. Lo stesso vale per chi ha un’invalidità Inail superiore al 33%.

Il lavoratore disabile mantenuto in azienda dopo il sopraggiungere dell’evento che ha causato l’invalidità ha diritto alla stessa retribuzione anche se dovrà svolgere una mansione inferiore a quella precedente.

Chi acquisisce un’invalidità civile inferiore al 60% o invalidità Inail inferiore al 33% può essere assunto come invalido ma deve prima dimettersi e poi essere riassunto, poiché deve risultare iscritto almeno per un giorno alla lista del collocamento mirato per poi essere scelto con chiamata nominativa.

Lavoratore disabile: a quali congedi ha diritto?

Tra le agevolazioni per il lavoratore disabile pubblico o privato c’è anche il congedo retribuito di 30 giorni in un anno solare, da usufruire in modo continuativo o frazionato. Requisito fondamentale, però, avere almeno il 50% di invalidità civile riconosciuto. Il congedo, a carico del datore di lavoro, deve essere preso per cure mediche collegate alla disabilità di cui si soffre.

È sufficiente fare richiesta all’azienda presentando il certificato di invalidità e la richiesta del medico convenzionato con il Sistema sanitario nazionale o appartenente ad una struttura pubblica. Da tale richiesta deve risultare il bisogno di cure relative alla disabilità. Una volta effettuate le terapie, occorre consegnare al datore di lavoro la certificazione in merito.

Il lavoratore disabile grave ha diritto, ai sensi della Legge 104/92, a una di queste due tipologie di permessi:

  • riposi orari giornalieri di una o due ore a seconda dell’orario stabilito;
  • tre giorni di permessi al mese (anche frazionabili in ore).

In questo caso, la domanda va presentata all’Inps per via telematica, anche se i dipendenti di alcuni settori pubblici possono consegnarla direttamente all’ufficio del personale.

Congedo per eventi particolari

Può capitare che un lavoratore disabile abbia bisogno di un congedo speciale per un evento non prevedibile o, comunque, particolare che richieda la sua assenza dal posto di lavoro. Succede, ad esempio, quando il coniuge muore o viene colpito da una grave malattia o che le stesse circostanze interessano un parente entro il secondo grado.

In questi casi, ed in presenza di qualsiasi contratto, si ha diritto ad un permesso retribuito di tre giorni.

Per usufruire di quest’agevolazione, è necessario presentare in azienda il certificato di decesso o la documentazione che attesti la patologia del parente, attestata da un medico specialista del Servizio sanitario nazionale o convenzionato, oppure dal medico di base o dalla struttura in cui il familiare è ricoverato.

Il permesso va utilizzato entro sette giorni da quando si presenta l’evento, mentre i certificati si devono presentare entro cinque giorni dalla data in cui si è tornati al lavoro.

Il disabile ha diritto anche a concordare per iscritto con l’azienda un modo diverso di svolgere la sua attività quando ha bisogno di permessi per assistere un familiare gravemente malato, come ad esempio una riduzione oraria. Tali permessi sono cumulabili con quelli previsti dalla Legge 104.

Congedo non retribuito per gravi motivi

Se, invece, ci sono dei gravi motivi personali o familiari che impediscono al lavoratore disabile di svolgere la sua attività, c’è il diritto di usufruire di un congedo non retribuito della durata massima di due anni (continuativi o frazionati) per tutta la vita lavorativa.

Tali motivi devono riguardare:

  • la famiglia anagrafica del lavoratore;
  • i soggetti non conviventi previsti dalla legge (coniuge, figli, genitori, generi o nuore, suoceri, fratelli o sorelle);
  • portatori di handicap;
  • parenti o affini entro il terzo grado anche se non conviventi.

È possibile chiedere questo congedo per:

  • dei bisogni familiari legati ad un decesso;
  • particolari impegni legati alla cura o all’assistenza di uno dei soggetti citati;
  • grave disagio personale (ma non malattia) che interessi il lavoratore;
  • patologie acute o croniche con temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, che richiedano assistenza continuativa, monitoraggi clinici frequenti o la partecipazione attiva del lavoratore nelle cure;
  • patologie dell’infanzia o dell’età evolutiva gravi o acute che richieda il coinvolgimento dei genitori o di chi esercita la patria potestà.

Il congedo non retribuito viene usufruito a queste condizioni:

  • non vengono pagati al lavoratore i contributi previdenziali;
  • non ha effetti sulla maturazione di tredicesima o quattordicesima mensilità né sul Tfr;
  • viene conservato il posto di lavoro;
  • viene concesso se non è possibile beneficiare del congedo straordinario indennizzato.

Lavoratore disabile: il diritto al part time

Il lavoratore disabile che ha una patologia oncologica oppure una malattia cronico-degenerativa ha diritto a chiedere che il proprio contratto venga trasformato da full time a part time. Se, successivamente, le sue condizioni glielo consentono, il lavoratore ha anche diritto a chiedere di tornare al contratto a tempo pieno.

Può, inoltre, scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e di decidere di non essere trasferito senza il suo consenso.

Lavoratore disabile: quali agevolazioni contributive?

Diverse le agevolazioni per il lavoratore disabile da un punto di vista contributivo. Innanzitutto, chi ha una percentuale di invalidità superiore al 74% ha diritto ad una maggiorazione contributiva valida per la pensione di 2 mesi per ogni anno che ha lavorato dal momento in cui gli è stata riconosciuta tale percentuale e per un massimo di 5 anni.

Pensione anticipata per lavoratori disabili precoci

Il lavoratore disabile ha diritto ad ottenere la pensione anticipata con 41 anni di contributi, risparmiando 10 mesi se è donna ed 1 anno e 10 mesi se uomo, a patto che:

  • abbia un’invalidità di almeno il 74%;
  • sia un lavoratore precoce, vale a dire abbia versato almeno 12 anni di contributi prima di compiere i 19 anni di età;
  • sia iscritto alla previdenza obbligatoria da prima del 1996;
  • sia iscritto ad una forma di previdenza obbligatoria gestita dall’Inps.

Dal momento in cui si matura l’ultimo requisito, scatta una finestra di attesa di 3 mesi prima di avere in mano il primo assegno di pensione.

Pensione anticipata di vecchiaia

Il lavoratore disabile dipendente del settore privato che ha un’invalidità riconosciuta all’80% ha diritto alla pensione di vecchiaia anticipata se possiede:

  • un’età minima di 56 anni se donna e di 61 anni se uomo;
  • almeno 20 anni di contributi versati, oppure 15 anni se beneficiario di una delle deroghe Amato.

In questo caso, la finestra di attesa non è di 3 ma di 12 mesi tra la maturazione dell’ultimo requisito e la prima mensilità pagata della pensione.

L’Ape sociale

Il lavoratore disabile con almeno il 74% di invalidità riconosciuta ha diritto all’anticipo pensionistico a carico dello Stato, cioè la cosiddetta Ape Sociale se:

  • ha compiuto i 63 anni di età;
  • ha almeno 30 anni di contributi versati.

Le lavoratrici madri hanno diritto ad uno sconto sul numero dei contributi pari ad un anno per ogni figlio fino ad un massimo di due.

Per saperne di più, leggi questo articolo.

La pensione di inabilità

Il lavoratore disabile a cui viene riconosciuta un’invalidità permanente ed assoluta ha diritto alla pensione di inabilità al lavoro se, oltre al requisito dell’invalidità al 100%, possiede un minimo di cinque anni di contributi di cui tre versati nell’ultimo quinquennio.

Il calcolo viene fatto come tutte le altre pensioni, con in più una maggiorazione fino a 60 anni di età e per un massimo di 40 anni di contributi.

Il trattamento è incompatibile con qualsiasi attività lavorativa.

L’assegno ordinario di invalidità

Il lavoratore disabile a cui viene riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa di almeno 2/3 ha diritto all’assegno ordinario di invalidità se ha cinque anni di contributi versati di cui tre nell’ultimo quinquennio.

Il calcolo viene fatto come per la pensione.

Lavoratore disabile: le agevolazioni per le aziende

Non solo agevolazioni per il dipendente, ma anche per le aziende che assumono un lavoratore disabile. L’Inail, ad esempio, ha confermato il tetto di 150mila euro di contributo a fondo perduto per ogni progetto presentato dai datori di lavoro volto alla formazione ed al superamento o all’abbattimento delle barriere architettoniche nei luoghi di lavoro.

Inoltre, la Legge di Bilancio 2019 riconosce alle aziende che assumo dei lavoratori disabili e che effettuano gli interventi di adeguamento degli ambienti un rimborso del 60% della retribuzione effettiva versata al dipendente dal 1° gennaio 2019 e per un massimo di un anno.

È possibile recuperare quei soldi solo se viene presentato un progetto sul reinserimento in azienda mirato alla conservazione del posto di lavoro del disabile. La richiesta del rimborso va fatta all’Inail.

Altra agevolazione prevista consiste nel rimborso delle consulenze tecniche volte ad aiutare l’azienda alla presentazione del progetto sopra citato. Il rimborso viene riconosciuto in questa misura:

  • il 20% delle spese complessive fino a 20mila euro;
  • il 15% delle spese complessive fino a 75mila euro;
  • il 10% delle spese complessive fino a 150mila euro.

Ad esempio. Se sono stati spesi complessivamente 130mila euro per un progetto di adattamento del posto di lavoro, il calcolo del rimborso va fatto in questo modo:

  • il 20% dei primi 20mila euro;
  • il 15% della somma tra 20.001 e 75.000 euro;
  • il 10% della somma da 75.001 e 130.000 euro.

Lavoratore disabile: bonus assunzioni

L’azienda che assume un lavoratore disabile con contratto a tempo indeterminato può beneficiare per un periodo di 36 mesi di un contributo pari al 70% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, nel caso in cui il lavoratore in questione abbia un’invalidità di almeno l’80%.

Il contributo si dimezza al 35% se il dipendente ha una riduzione della capacità lavorativa tra il 67% ed il 79%.

Se il lavoratore ha una disabilità intellettiva e psichica con un’invalidità di almeno il 46%, il contributo è del 70% per 60 mesi, purché si tratti sempre di un’assunzione a tempo indeterminato oppure a tempo determinato per almeno 12 mesi.

Il contributo non viene più erogato, come in passato, dalle Regioni ma direttamente dall’Inps mediante conguaglio nelle consuete denunce contributive di ogni mese. La domanda, pertanto, va inoltrata all’Inps per via telematica.

Dalla data della comunicazione all’Inps, c’è un massimo di sette giorni per procedere all’assunzione del lavoratore disabile. Entro i sette giorni lavorativi successivi, l’azienda deve comunicare all’Istituto (sempre per via telematica) l’avvenuta assunzione. Se questi tempi non vengono rispettati, il datore di lavoro perde ogni beneficio e le somme a lui riservate vengono messe a disposizione di altre aziende che richiedono l’agevolazione.



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