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“Mi hai rotto i co…” è linguaggio comune e pertanto non è ingiuria

6 Maggio 2013
“Mi hai rotto i co…” è linguaggio comune e pertanto non è ingiuria

Le frasi entrate nel comune linguaggio, sebbene grevi, non configurano ingiuria se non sono un attacco all’onore altrui e sono proferite in un contesto che giustifica tale reazione.

Ci sono espressioni che, sebbene possano risultare pesanti e violente, non costituiscono un attacco all’onore altrui; peraltro, l’uso di un linguaggio più “disinvolto” e aggressivo rispetto al passato, sebbene censurabile sul piano del costume, è ormai accettato (se non sopportato) dalla maggioranza dei cittadini.

A dirlo è la Cassazione [1] che, per entrare nel merito di un diverbio tra due coinquilini, chiarisce che l’espressione “Mi hai rotto i cogl…”, anche se proferita davanti a testimoni, non è reato di ingiuria [2].

L’espressione colorita in questione – precisa la Suprema Corte – equivale ormai, nel linguaggio comune, a “non infastidirmi” e, nel caso di specie, era stata dettata dalla necessità di rispondere alle petulanti insistenze dell’interlocutore (che chiedeva notizie circa la sorte di un oggetto).

Per aversi ingiuria è necessario verificare il contenuto delle frasi, il significato che le espressioni adoperate hanno assunto nel linguaggio comune e nelle concrete circostanze in cui sono dette. Non contano le (eventuali) intenzioni inespresse dell’agente né le sensazioni soggettive che la frase può aver innescato nel destinatario.

Né si può configurare il reato di minaccia se la persona si è limitata a gesticolare veemente, a urlare e a dare in escandescenze: per aversi la minaccia è infatti necessario infatti un gesto esplicito e inequivocabile tale da intimorire l’interlocutore


note

[1] Cass. sent. n. 19223/13 del 3.05.2013.

[2] Art. 599 cod. pen.


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2 Commenti

  1. Il linguaggio offensivo, volgare, di basso livello morale, lesivo della dignità ma anche della serenità interiore altrui, che mette stati di ansia e tensione nei luoghi di vita in comunità tra tanti soggetti accomunati da doveri da compiere insieme è e resterà sempre un danno.
    Un po’ come le varie legalizzazioni degli abusi, dello sfruttamento altrui, o delle droghe, ora la depenalizzazione di questi reati minori, sono solo la prova delle debolezza dello Stato legale nel portare sicurezza, pace e giustizia tra i consociati.
    C’è talmente violenza, immoralità, cattiveria, che non si può più perdere tempo dietro a tutti.
    Ma quando toccheremo il fondo, non si potrà fare altro che ricominciare davvero dal punto zero.

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