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Licenziamento prima del periodo di comporto

28 Giugno 2019
Licenziamento prima del periodo di comporto

Ho ricevuto lettera di licenziamento quando ero in malattia perché secondo il datore di lavoro avevo superato il periodo di tempo. In verità, all’epoca non era ancora superato. Ora però ho sforato il comporto. Il licenziamento è valido?

Considerando che Lei risulta essere legato da un rapporto di dipendenza lavorativa verso la figura datoriale – al fine di fornirle adeguatamente la risposta al suo quesito -, è indispensabile richiamare la norma di cui all’art. 2110 del Codice civile secondo la quale, il lavoratore in malattia ha diritto alla conservazione del posto di lavoro per il periodo di tempo determinato dalla legge, dai contratti collettivi, dagli usi o secondo equità.

Una volta che è decorso questo “lasso di tempo” che viene definito” periodo di comporto”, il datore di lavoro ha in effetti diritto di recedere dal contratto licenziando il lavoratore, attribuendo al dipendente un regolare preavviso.

Va specificato, però, che sono configurabili due tipologie di comporto: il comporto secco cioè il periodo massimo di conservazione del posto in presenza di un’unica malattia e il comporto per sommatoria ovvero il periodo massimo di conservazione del posto in presenza di più episodi di malattia, anch’esso richiamato dal contratto collettivo di riferimento.

Va da sé, quindi, che in ragione della richiamata tutela normativa e di quanto su evidenziato, qualora e solo se si supera tale periodo, il dipendente può essere licenziato.

Se il licenziamento dovesse, quindi, avvenire in maniera antecedente ovvero prima che si sia compiuto questo periodo (cfr. di comporto), il licenziamento anche alla luce del recente intervento giurisprudenziale è da ritenersi assolutamente nullo.

Difatti, con la sentenza n. 12568 del 22 maggio 2018 della Suprema Corte di Cassazione a Sez. Unite è stato risolto definitivamente un contrasto che risiedeva nel ritenere il licenziamento inefficace oppure nullo.

La Corte, quindi, superando altre precedenti pronunce giurisprudenziali che, in verità, statuivano altro, essendo riferiti ad ipotesi diverse da quella in esame, è giunta alla conclusione di considerare nullo il licenziamento avvenuto prima del periodo di comporto e non semplicemente inefficace, partendo dall’esatta interpretazione dell’art. 2110 Cod. civ.

Concludendo, i giudici della Suprema Corte, hanno statuito che il datore di lavoro può recedere dal rapporto solo dopo la scadenza del periodo di comporto fissato dalla contrattazione collettiva ( ovvero, in difetto, determinato secondo usi o equità) con la conseguenza che, ammettere come valido il licenziamento intimato ancor prima che le assenze del lavoratore abbiano esaurito il periodo massimo di comporto, significherebbe consentire un licenziamento che, all’atto della sua intimazione, è ancora sprovvisto di giusta causa.

Se si considerasse, dunque, il licenziamento intimato prima della scadenza del periodo di comporto semplicemente inefficace e non nullo, si determinerebbe una violazione dell’art. 2110, 2 comma, c.c., la cui ratio è quella di garantire al lavoratore un ragionevole arco temporale di assenza per malattia o infortunio senza per ciò solo perdere l’occupazione.

Infine, viene precisato come il licenziamento in violazione dell’art. 2110 c.c, debba necessariamente considerarsi nullo anche con riferimento all’art. 32 Cost. atteso il valore fondamentale del diritto alla salute di ogni individuo, nel nostro ordinamento.

Pertanto, nel rispondere definitivamente al Suo quesito, c’è da dire che consentire il licenziamento del lavoratore durante il periodo di comporto significherebbe porre in essere una violazione di un diritto fondamentale costituzionalmente garantito quale la salute che per essere adeguatamente protetta è meritevole di cure mediche che dovranno essere somministrate al lavoratore senza il timore che egli possa perdere il proprio posto di lavoro.

Concludendo e per compiutezza, Lei potrà quindi agire per richiedere ed ottenere dal giudice della Sezione Lavoro competente la reintegrazione nel posto di lavoro ed il consequenziale pagamento di tutti gli stipendi dalla data del recesso a quella dell’effettiva riammissione in servizio.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Michele Esposito



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