Diritto e Fisco | Articoli

Prescrizione Iva e Irpef

28 Giugno 2019
Prescrizione Iva e Irpef

Cinque anni fa ho ricevuto una cartella per Iva e Irpef che non ho pagato. Da allora non ho ricevuto nulla. Ieri è arrivato il pignoramento del conto. E’ legittimo o la cartella è prescritta?

Il quesito che pone solleva il problema della prescrizione del diritto di credito e della legittimità di azioni di recupero dello stesso decorso un certo lasso di tempo senza che il creditore, nel caso di specie l’Agenzia delle Entrate, si sia in alcun modo attivato per far valere il proprio diritto. Per la precisione, la domanda che Lei pone riguarda il caso di una cartella di pagamento mai contestata, rispetto alla quale, decorso il termine di 5 anni, il creditore ha promosso una esecuzione nella forma del pignoramento del conto.

Procediamo con ordine.

I crediti tributari e le modalità di riscossione: la cartella di pagamento. La cartella di pagamento è lo strumento attraverso il quale l’Agenzia delle Entrate porta a conoscenza del contribuente l’esistenza di un debito, intimandone il pagamento.

Ricevuta la cartella, il contribuente può valutare se pagarla, in quanto ritiene legittima la pretesa di pagamento, oppure impugnarla con ricorso alla competente Commissione tributaria ove ritenga di sollevare contestazioni.
In caso di mancato pagamento della stessa da parte del contribuente nel termine di 60 giorni sulle somme richieste si applicano giornalmente, a partire dalla data della notifica della cartella e fino alla data del pagamento, gli interessi di mora.

Il mancato pagamento della cartella espone altresì a un rischio di pignoramento.

La prescrizione in generale

Come detto, il debitore non può rimanere esposto per la vita alla minaccia di un pignoramento. Il creditore, in questo caso lo Stato, deve pertanto attivarsi entro i cosiddetti termini prescrizionali, a pena di illegittimità del pignoramento.

La prescrizione è un istituto giuridico pensato per creare un bilanciamento tra le esigenze del creditore e le esigenza del debitore: quest’ultimo non può subire per un tempo infinito la minaccia di possibili azioni esecutive in sua danno, conseguentemente l’ordinamento sanziona l’inattività del creditore. Il tutto in ossequio al principio della certezza dei rapporti giuridici. All’istituto della prescrizione non sono sottratti i crediti dell’Amministrazione statale e ciò a maggior ragione se si considera la necessità di tutela del contribuente. Cercheremo, dunque, di comprendere come funziona il meccanismo della prescrizione e come la stessa possa essere eventualmente invocata per contrastare un pignoramento ingiusto.

La prescrizione ordinaria è di 10 anni, vi sono poi alcune prescrizioni “brevi”, espressamente previste dal codice.
In particolare, per le questioni che qui interessano, l’art. 2948 del codice civile, al numero 4) prevede una prescrizione di soli 5 anni per gli interessi e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi.

E’ stato ampiamente discusso con riguardo ai crediti tributari se dovesse valere il termine prescrizionale ordinario individuato in 10 anni o quello più breve di 5 anni.

A favore del termine decennale vi sarebbe l’assenza di una norma di legge che espressamente preveda un diverso termine prescrizionale per i crediti Irpef e Iva. In buona sostanza, sostengono i fautori della prescrizione decennale, se il legislatore avesse voluto prevedere un termine diverso da quello decennale per i crediti tributari, avrebbe dovuto porre una norma ad hoc all’interno della disciplina codicistica o in una qualche legge speciale.

Di diverso avviso, i fautori del termine quinquennale di prescrizione che fanno rientrare i crediti tributari nella previsione di cui all’art. 2948 c.c. n. 4. Secondo i sostenitori di questa tesi, le imposte erariali possono considerarsi obbligazioni periodiche o di durata in quanto il debito di imposta sorge annualmente, in conseguenza delle dichiarazioni che annualmente il contribuente è tenuto a presentare.

La prescrizione con riguardo alla cartella di pagamento: le Sezioni Unite del 2016 si esprimono in favore della prescrizione quinquennale.

Un punto fermo a favore della prescrizione breve, ossia di 5 anni, è stato posto dalla Corte di Cassazione, sezioni unite con sentenza n. 23397 del 17.11.2016.

La sentenza in esame non solo sembra confermare la tesi della prescrizione breve, ma contiene un ulteriore passaggio meritevole di segnalazione anche al fine di comprendere i diritti del contribuente nel caso in esame.

Scrivono, infatti, i giudici di Cassazione: “la scadenza del termine perentorio stabilito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito ma non determina anche l’effetto della c.d. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 cod. civ.”

Tradotto in parole semplici:

  • il non aver impugnato a suo tempo la cartella di pagamento determina la cristallizzazione del credito;
  • tuttavia, la mancata contestazione del credito non determina in alcun modo un allungamento del termine prescrizionale a svantaggio del contribuente.

Cerchiamo di capire meglio quest’ultimo passaggio.

Per farlo, occorre partire dal contenuto dell’articolo 2953 c.c., avente rubrica “Effetti del giudizio sulle prescrizioni brevi”. Secondo tale articolo i diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta una sentenza di condanna passata in giudicato, si prescrivono con il decorso di dieci anni.

La norma in esame prevede, dunque, una conversione della prescrizione breve in ordinaria in tutti quei casi in cui si formi un giudicato, ossia un provvedimento giudiziale definitivo.

Tale norma, secondo la Cassazione, non vale per il caso di cartella di pagamento non impugnata. E, infatti, secondo la Corte sia la cartella di pagamento sia gli altri titoli che legittimano la riscossione coattiva di crediti dell’Erario e/o degli Enti previdenziali e così via sono atti amministrativi privi dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato”.

Sulla stessa scia si sono assestate successive ordinanze della Corte di Cassazione ( n. 27390/2017, 930/2018, 1887/2018).

Tutte sentenze, quelle appena richiamate, che depongono a Suo favore.

Il riemergere della prescrizione decennale

Solo per completezza di informazione e fermo quanto sopra, Le segnalo che nonostante l’intervento delle Sezioni Unite, non sono mancati anche successivamente alla pronuncia del 2016, interpretazioni difformi sempre all’interno della stessa Corte di Cassazione.

Così, ad esempio, le ordinanze n. 10547 e 10549 entrambe del 15 aprile 2019 le quali, pur dando atto della pronuncia del 2016 e richiamando in particolare le considerazioni sull’art. 2953 c.c. (ossia sull’impossibilità di operare una conversione del termine da breve a ordinario), hanno statuito che il credito erariale deve ritenersi soggetto all’ordinario termine prescrizionale di 10 anni in quanto la prestazione tributaria attesa l’autonomia dei singoli periodi di imposta e delle relative obbligazioni, non può considerarsi una prestazione periodica, derivando il debito, anno per anno, da una nuova ed autonoma valutazione in ordine alla sussistenza dei presupposti impositivi.

Conclusioni

Quanto sopra esposto, ritengo vi siano margini per una contestazione della cartella innanzi alle sedi competenti. Potrà in particolare valutare di esperire un ricorso innanzi alla Commissione Tributaria territorialmente competente o, in alternativa, una opposizione all’esecuzione innanzi al tribunale ordinario nelle forme di cui all’articolo 615 del Codice di procedura civile.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Edoardo Colzani



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube