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Diritto alle ferie dei collaboratori

29 Giugno 2019 | Autore:
Diritto alle ferie dei collaboratori

Ai lavoratori parasubordinati spettano delle giornate di ferie in una misura minima annuale, come avviene per i dipendenti?

Hai un contratto di collaborazione, o co.co.co.? Devi sapere che il contratto di lavoro parasubordinato, o contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.), non prevede gli stessi diritti e doveri che scaturiscono, invece, dal rapporto di lavoro subordinato, o dipendente.

Questo rapporto, difatti, presenta sia delle caratteristiche proprie del lavoro autonomo che del lavoro subordinato: innanzitutto, a differenza del lavoratore dipendente, il collaboratore non si impegna a mettere la propria manodopera a disposizione del datore di lavoro, ma solo a raggiungere un determinato risultato finale a favore del committente. A differenza del lavoratore autonomo, il lavoratore parasubordinato deve svolgere l’attività in modo coordinato con il committente, cioè in funzione delle finalità e delle necessità organizzative dell’azienda; il committente può soltanto fornire direttive al collaboratore, nei limiti della sua autonomia professionale.

Ma i collaboratori, per quanto riguarda la possibilità di beneficiare di assenze retribuite, hanno gli stessi diritti dei dipendenti? Esiste il diritto alle ferie dei collaboratori?

I collaboratori, a differenza dei dipendenti, non hanno diritto alle ferie: questo non vuol dire, però, che non abbiano il diritto di assentarsi. Ai lavoratori parasubordinati, difatti, non si applica la stessa disciplina valida per le assenze dei lavoratori dipendenti: se le tempistiche di lavoro sono organizzate dal committente, la collaborazione non è più considerata genuina, ed è riconducibile al lavoro subordinato.

Il collaboratore, dunque, è libero di organizzare la propria attività e non è vincolato a un luogo e a un orario di lavoro: per questo motivo non è previsto il diritto alle ferie.

Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sui lavoratori parasubordinati, per capire meglio come funziona l’organizzazione dei tempi di lavoro.

Quali tipi di lavoro parasubordinato esistono?

Il Testo unico dei contratti di lavoro [1], entrato in vigore nel 2015, ha modificato profondamente il lavoro parasubordinato: le nuove norme hanno, nella generalità dei casi, abolito il vecchio contratto di collaborazione a progetto (co.co.pro.), senza però abolire le co.co.co., cioè le collaborazioni coordinate e continuative per le quali non è previsto un progetto.

Le collaborazioni a progetto restano valide nei seguenti casi:

  • nell’ipotesi in cui siano regolamentate da contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, che prevedono discipline specifiche relative al trattamento economico e normativo, secondo le particolari esigenze produttive ed organizzative del settore;
  • se il collaboratore è un professionista iscritto a un ordine;
  • se il collaboratore è un componente di un organo di amministrazione e controllo delle società, o un partecipante a collegi e commissioni.

Quali sono i requisiti del contratto di collaborazione?

Il contratto di collaborazione coordinata e continuativa [2], ad oggi, resta pienamente valido: devono però essere rispettati specifici requisiti, perché la collaborazione risulti autentica e non riconducibile al lavoro dipendente.

Nello specifico, la normativa definisce la collaborazione autentica quando il collaboratore organizza autonomamente la propria attività, pur rispettando le modalità di coordinamento stabilite di comune accordo con il committente.

In sostanza, perché la collaborazione sia considerata autentica, il lavoratore deve poter organizzare in modo autonomo la propria attività, senza subire imposizioni dal committente: in caso contrario, il contratto di collaborazione deve essere ricondotto al lavoro subordinato.

Contratto di collaborazione riconducibile al lavoro dipendente

Le condizioni relative all’autenticità del lavoro parasubordinato sono state poi definite in modo più specifico da un’importante circolare del ministero del Lavoro [3], Il ministero, nel dettaglio, ha chiarito che la collaborazione è non genuina, cioè è riconducibile al lavoro dipendente, quando:

  • l’attività è esclusivamente continuativa e personale, cioè non è svolta con l’aiuto di altri soggetti e non è occasionale;
  • le modalità di esecuzione dell’attività sono organizzate dal committente, anche con riferimento ai tempi e ai luoghi di lavoro (etero-organizzazione).

In parole semplici, perché la collaborazione possa essere ricondotta al lavoro subordinato basta che sia esclusivamente personale e continuativa, e che il lavoratore sia tenuto ad osservare orari specifici, o a prestare la propria attività presso una sede individuata dallo stesso committente.

Se il rapporto di lavoro non presenta queste caratteristiche, invece, è considerato una collaborazione autentica, dato che sussiste un sufficiente grado di autonomia.

Il collaboratore può andare in ferie?

Osservati questi importanti chiarimenti, è palese il motivo per il quale il collaboratore non ha diritto alle stesse giornate di ferie spettanti ai dipendenti: non si tratta di una discriminazione, ma la mancata previsione delle ferie per i parasubordinati è dovuta al fatto che questi lavoratori non devono rispettare un orario di lavoro, né sono tenuti a prestare la propria attività nella sede del committente.

In altre parole, il collaboratore è libero di organizzare la propria attività con tempistiche non imposte, e nel luogo che preferisce, quindi di organizzare le ferie in totale autonomia, seppur nel rispetto delle direttive generali concordate col committente.


note

[1] D.lgs. 81/2015.

[2] Art.409 c.p.c.

[3] Mlps, Circ. n. 3/2016.


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