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Erede: come difendersi dal creditore del defunto

27 Giugno 2019
Erede: come difendersi dal creditore del defunto

L’erede deve indicare la propria quota di eredità a meno che il creditore non conosca già gli altri eredi.

Immagina di essere divenuto erede di uno dei tuoi genitori, da poco tempo deceduto. Insieme a te, hanno accettato l’eredità anche tuo fratello e il coniuge superstite. Ciascuno di voi ha una quota di eredità pari a un terzo. Si fa avanti, sul più bello, un creditore che il defunto non aveva mai pagato. Pretende da voi i soldi che non ha mai ricevuto dal tuo genitore. Siete consapevoli del fatto che, avendo accettato l’eredità, dovrete provvedere a soddisfare le sue ragioni. Ma in che termini? Che succede se uno di voi si rifiuta? Cosa rischierebbero gli altri eredi? Una recente sentenza della Cassazione [1] ci offre lo spunto per spiegare a un qualsiasi erede, come difendersi dal creditore del defunto. Ma procediamo con ordine.

Come si dividono i debiti tra gli eredi?

Gli eredi acquistano una percentuale del patrimonio del cosiddetto de cuius (colui cioè che è morto). Questa stessa percentuale segna la loro responsabilità per i relativi debiti lasciati con la successione. In buona sostanza, ciascun erede è responsabile solo di una parte dei debiti pari alla stessa quota di eredità a lui toccata.

Tanto per rimanere nel campo degli esempi, nel caso descritto in premessa, ciascuno dei figli – titolare di un terzo dell’eredità – sarà tenuto a pagare solo un solo terzo del debito (o dei debiti) lasciato dal genitore.

Sotto un profilo pratico, questo implica che:

  • il creditore non può chiedere il pagamento dell’intero importo a un solo erede: a ciascuno deve presentare il conto già diviso secondo la rispettiva quota. Ad esempio, dinanzi a tre eredi, una persona che avanza un credito di 10mila euro potrà pretendere da ciascuno solo 3.333 euro e non di più;
  • il creditore che voglia recuperare tutto l’importo che gli spetta deve avanzare tante richieste per quanti sono gli eredi.

Questa regola è detta «responsabilità parziaria» o «responsabilità per quote». Essa è sancita dal Codice civile [2] secondo cui gli eredi sono tenuti, verso i creditori del defunto, al pagamento dei debiti e pesi ereditari personalmente in proporzione della loro quota ereditaria. Il coerede che ha pagato oltre la parte a lui spettante può chiedere la restituzione dagli altri coeredi soltanto la parte per cui essi devono contribuire.

Come si dividono i debiti con il fisco tra gli eredi?

Solo nel caso di debiti con il Fisco, e segnatamente per quanto riguarda le imposte sui redditi e quelle di registro, vige il principio opposto della cosiddetta responsabilità solidale: l’Agenzia delle Entrate potrà, quindi, rivolgersi anche a un solo erede e da lui pretendere l’intero importo, salvo poi il diritto di quest’ultimo di agire contro gli altri eredi per farsi restituire le rispettive quote.

Le sanzioni (come ad esempio le multe stradali) non si trasferiscono mai sugli eredi.

Lo stesso principio vale anche per le cartelle esattoriali.

Che succede se un erede non paga la sua quota di debiti?

Da quanto abbiamo appena detto, almeno limitatamente ai debiti con privati o quelli con il fisco per i quali non vige la responsabilità solidale, se uno degli eredi non paga la propria quota di debito, gli altri possono dormire sonni tranquilli: contro di loro, infatti, i creditori non potranno mai rivalersi per chiedere ciò che non hanno ottenuto dagli altri. Come detto, infatti, ogni creditore può agire contro ogni erede nei limiti della rispettiva quota di eredità.

Che succede se un creditore agisce contro un erede prima che questi abbia accettato l’eredità?

Il creditore non può agire contro un erede e chiedergli il pagamento della sua parte di debito se questi non ha ancora manifestato la decisione in merito all’accettazione dell’eredità e tale atto non è stato formalizzato. In caso contrario, l’azione del creditore sarebbe illegittima e il giudice rigetterebbe la sua azione.

Tieni conto che, per accettare l’eredità, rifiutarla o accettarla con beneficio di inventario hai ben 10 anni di tempo.

Se però hai intenzione di rinunciare all’eredità o di accettarla con beneficio di inventario e hai convissuto con il defunto (o comunque hai il possesso di alcuni dei suoi beni), devi fare entro 3 mesi l’inventario e nei 40 giorni successivi dichiarare cosa intendi fare (rinuncia o accettazione beneficiata). Diversamente, sei considerato erede puro e semplice.

Che succede se un creditore agisce contro un erede?

Immaginiamo ora che un creditore chiama in causa un erede per ottenere da questi il pagamento dell’intero debito vantato dal defunto, quindi ben oltre la quota da quest’ultimo ottenuta con la successione. Qui entra in gioco un importante chiarimento fornito dalla Cassazione.

L’erede è tenuto a:

  • indicare al creditore la sua condizione di coobbligato con altri eredi (quindi l’esistenza di questi ultimi);
  • riferire al creditore qual è la propria quota di eredità.

Se non lo fa il creditore può chiedergli il pagamento dell’intero debito.

L’erede convenuto in giudizio per ottenere tutto il pagamento del debito ereditato non può limitarsi a sostenere genericamente l’illegittimità della pretesa per l’intera somma, non fornendo però alcuna indicazione per l’individuazione della propria quota.

Questo principio, però, non può essere applicato se il creditore è perfettamente a conoscenza dell’esistenza di altri coeredi del defunto.


note

[1] Cass. sent. n. 17044/19 del 26.06.2019.

[2] Art. 754 cod. civ.


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