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In pensione 5 anni prima

29 Giugno 2019 | Autore:
In pensione 5 anni prima

Nuovo prepensionamento per i dipendenti delle grandi aziende: uscita dal lavoro con 5 anni di anticipo rispetto ai requisiti per la pensione di vecchiaia e anticipata.

Il decreto crescita è legge: diventa legge, dunque, il nuovo scivolo per la pensione che può essere ottenuto grazie al contratto di espansione.

In sostanza, i dipendenti delle grandi aziende, con più di mille unità, potranno pensionarsi con un anticipo sino a 5 anni, nell’ipotesi in cui l’impresa sia firmataria di un contratto di espansione, finalizzato alla reindustrializzazione e alla riorganizzazione.

Col contratto di espansione, difatti, sarà possibile assumere nuovo personale, disponendo di uno scivolo per coloro ai quali non manchino più di 5 anni alla pensione di vecchiaia, quindi che abbiano compiuto 62 anni (considerando che l’età attualmente prevista per la pensione di vecchiaia, nel biennio 2019- 2020, è 67 anni) e che possiedano il requisito minimo richiesto per il trattamento, pari a 20 anni.

Potranno fruire del prepensionamento anche i dipendenti ai quali manchino 5 anni per raggiungere i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, quindi che abbiano almeno 37 anni e 10 mesi di contributi, se uomini, o 36 anni e 10 mesi di contribuzione, se donne.

I dipendenti cessati avranno diritto a un’indennità dal momento della fine del rapporto di lavoro, sino alla maturazione dei requisiti ed alla liquidazione della pensione di vecchiaia. L’indennità sarà erogata dall’azienda e sarà pari alla pensione spettante nel momento dell’uscita dal lavoro, ed eventualmente inclusiva dell’importo della Naspi, l’indennità di disoccupazione che spetta alla generalità dei lavoratori dipendenti. Se lo “scivolo” serve per ottenere la pensione anticipata, il datore di lavoro dovrà anche versare la contribuzione prevista fino alla maturazione dei requisiti ordinari, ad esclusione dei periodi di Naspi, già coperti da contributi figurativi.

Di fatto, quindi, grazie al contratto di espansione i lavoratori delle grandi aziende potranno andare in pensione 5 anni prima.

Ma quali sono i vantaggi rispetto all’isopensione, lo scivolo pensionistico che, ad oggi, consente ai lavoratori delle aziende con oltre 15 dipendenti di uscire dal lavoro con un anticipo di 7 anni rispetto alla pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria?

Innanzitutto, le somme a carico del datore di lavoro firmatario del contratto di espansione risultano più basse, in quanto non è previsto l’obbligo di presentare all’Inps una fideiussione, e la durata massima è inferiore a quella dell’isopensione; inoltre, nell’indennità può essere inclusa la Naspi, che è a carico dell’Inps, assieme ai contributi figurativi per il periodo di disoccupazione indennizzata.

Il contratto di espansione può anche prevedere una riduzione oraria dei dipendenti in servizio in cambio delle nuove assunzioni, che dovranno avvenire a tempo indeterminato o con contratto di apprendistato professionalizzante.

Le imprese potranno stipulare i contratti di espansione, previo accordo con i sindacati, se avvieranno una modifica strutturale dei processi organizzativi e produttivi, la cui finalità consista nel rinnovamento dell’azienda.

La misura ha carattere sperimentale ed è prevista sino alla fine del 2020.

Si può lavorare col contratto di espansione?

La legge non vieta espressamente di reimpiegarsi con questo contratto, ma se l’indennità è integrata dalla Naspi, il lavoratore che si reimpiega e perde lo stato di disoccupazione, perde anche la parte dell’indennità finanziata dalla Naspi.


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