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Trasferimento dipendente pubblico: ultime sentenze

11 Luglio 2019
Trasferimento dipendente pubblico: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: impiegati dello Stato; trasferimenti; diritto del dipendente pubblico alla scelta della sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere; richiesta di trasferimento o assegnazione; condizioni e presupposti di riconoscimento del trasferimento.

Dipendente pubblico: richiesta di trasferimento ad altra sede di servizio

La posizione del dipendente pubblico, il quale chieda l’assegnazione per trasferimento ad altra sede di servizio ai sensi della predetta norma deve essere qualificata in termini non di diritto soggettivo, ma di interesse legittimo, dovendo l’Amministrazione valutare l’istanza alla luce delle proprie esigenze organizzative e di efficienza complessiva del servizio. In tal senso depone il chiaro disposto della legge “ove possibile”.

Nondimeno il trasferimento ex art. 33 comma 5, L. n. 104/1992 può essere negato solo se sussistono effettive e ben individuate esigenze di servizio che, peraltro, l’Amministrazione deve indicare in maniera compiuta.

Trattandosi, infatti, di disposizioni rivolte a dare protezione a valori di rilievo costituzionale, ogni eventuale limitazione o restrizione nella relativa applicazione deve comunque essere espressamente dettata e congruamente motivata.

Il trasferimento può essere negato solo se ne conseguano effettive e ben individuate criticità per l’Amministrazione, la quale ha l’onere di indicarle in maniera compiuta per rendere percepibile di quali reali pregiudizi risentirebbe la sua azione, mentre non può limitarsi ad invocare generiche esigenze di corretta organizzazione e buon andamento.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 15/03/2018, n.738

L’assistenza prestata al soggetto portatore di handicap

L’assistenza prestata al soggetto portatore di handicap deve avvenire con continuità ed esclusività e in particolare, da un lato, deve trattarsi di un’assistenza effettiva e non soltanto morale già in atto e, dall’altro lato, solo la mancanza di altri congiunti e/o comunque soggetti tenuti in via di legge o di altro provvedimento a prestare assistenza alla persona bisognosa legittima il dipendente alla richiesta di trasferimento.

La disposizione dell’art. 33, comma 5, l. n. 104 del 1992 non prevede l’attribuzione di un diritto soggettivo perfetto al trasferimento, essendosi invece in presenza di un mero interesse pretensivo, e ciò, in considerazione dell’esistenza dell’inciso “ove possibile” presente nella norma che, in quanto tale, non può che essere interpretato nel senso di prevedere il rilievo (quanto meno) paritario e concorrente dell’interesse pubblico a garantire la funzionalità operativa dell’Amministrazione.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 28/02/2018, n.2199

Trasferimento ad altra sede di servizio per ragioni familiari

La posizione del dipendente pubblico che, invocando la l. 5 febbraio 1992, n. 104, chiede per ragioni familiari l’assegnazione per trasferimento ad altra sede di servizio, si qualifica come interesse legittimo, per cui spetta alla Pubblica Amministrazione valutare l’istanza alla luce delle esigenze organizzative e di efficienza complessiva del servizio ma, trattandosi di disposizioni rivolte a dare protezione a valori di rilievo costituzionale, ogni eventuale limitazione o restrizione nella relativa applicazione deve comunque essere espressamente dettata e congruamente motivata; di conseguenza, ai fini di ottenere una sede di lavoro più vicina alla residenza delle persone cui prestare assistenza, sussistendone le condizioni di legge la Pubblica Amministrazione può condizionare detto trasferimento, solo provando il bisogno di corrispondere ad indeclinabili esigenze organizzative o di efficienza complessiva del servizio.

Consiglio di Stato sez. IV, 20/12/2017, n.5983

Misure di politica socio-assistenziale

La legge n. 104 del 5 febbraio 1992 ha introdotto diverse misure di politica socio-assistenziale consistenti in facilitazioni e incentivi ai congiunti che si fanno carico dell’assistenza di un parente disabile grave, in funzione della salvaguardia dei valori di solidarietà interpersonale ed intergenerazionale, di rilievo costituzionale; con la novella di cui alla legge n. 183 del 2010 è stata eliminata la previsione dei requisiti della continuità ed esclusività che in ragione della loro imprescindibilità, limitavano sensibilmente la concessione dei benefici in questione.

La suindicata novella, peraltro, non ha configurato la posizione del richiedente il trasferimento in termini di diritto incondizionato, potendo la p.a. respingere legittimamente l’istanza di trasferimento di un proprio dipendente ex lege 104/1992 quando, anche a prescindere dalla disponibilità di un posto vacante nella sede di destinazione, le condizioni personali e familiari dello stesso recedono di fronte all’interesse pubblico alla tutela del buon funzionamento degli uffici e del prestigio dell’Amministrazione.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. I, 05/10/2017, n.1006

Sede di lavoro vicina al domicilio della persona da assistere

Il dipendente pubblico non ha un diritto a scegliere la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere, ma può vantare solo una posizione di interesse legittimo (in tal senso, depone il chiaro disposto della legge “ove possibile”); nondimeno il trasferimento ex art. 33 comma 5, l. n. 104 del 1992 può essere negato solo se sussistono effettive e ben individuate esigenze di servizio che, peraltro, l’Amministrazione deve indicare in maniera compiuta

T.A.R. Aosta, (Valle d’Aosta) sez. I, 14/04/2017, n.20

Trasferimento per assistenza al congiunto: quando può essere revocato?

La scelta della sede, che la l. 5 febbraio 1992, n. 104 assicura ai pubblici dipendenti che devono prestare assistenza a congiunti disabili, con handicap grave, non è un beneficio che la succitata normativa assicura permanentemente, ma uno strumento derogatorio del principio di parità di trattamento vigente in materia di trasferimenti a domanda dei dipendenti, al limitato fine di garantire e rendere effettiva l’assistenza al congiunto disabile per il periodo in cui essa è necessaria; ne consegue che il provvedimento di trasferimento, disposto ai sensi della succitata l. n. 104 del 1992, non determina un diritto del pubblico dipendente, essendo legittima la revoca del trasferimento quando è venuto meno il motivo dell’assistenza al congiunto, che tale provvedimento doveva soddisfare.

T.A.R. Campobasso, (Molise) sez. I, 21/09/2016, n.357

Dipendente pubblico: trasferimento ad altra sede di servizio

La posizione del dipendente pubblico, il quale per ragioni familiari chieda, invocando la l. 5 febbraio 1992, n. 104, l’assegnazione per trasferimento ad altra sede di servizio, non può qualificarsi diritto soggettivo, ma costituisce un interesse legittimo, nel senso che all’Amministrazione spetta valutarne la richiesta alla luce delle esigenze organizzative e di efficienza complessiva del servizio; peraltro, trattandosi di disposizioni rivolte a dare protezione a valori di rilievo costituzionale, ogni eventuale limitazione o restrizione nella relativa applicazione deve comunque essere espressamente dettata e congruamente motivata; di conseguenza, ai fini dell’ottenimento di una sede di lavoro più vicina alla residenza della persona cui prestare assistenza, devono innanzi tutto sussistere le condizioni di parentela, coniugio o affinità previste dalla legge e la prova dell’inesistenza nell’ambito parentale di soluzioni di assistenza alternative; inoltre l’Amministrazione ben può condizionare il trasferimento, fornendone adeguata motivazione, ad esigenze organizzative o di efficienza complessiva del servizio, valori anch’essi direttamente tutelati dall’art. 97 Cost., e inoltre strumentali alla cura di altri valori costituzionalmente garantiti, quali l’ordine e la sicurezza pubblica, la tutela della salute, etc..

Consiglio di Stato sez. IV, 01/07/2015, n.3262

Obbligo di motivazione

Ai sensi dell’art. 3 comma 5 della legge n. 104/1992, il beneficio del trasferimento del pubblico dipendente per assistenza a disabile non costituisce oggetto di un diritto soggettivo perfetto e, tra gli interessi in gioco, dev’essere data prevalenza alle esigenze organizzative e funzionali dell’amministrazione; ciò non toglie, ovviamente, che di tali esigenze organizzative l’amministrazione debba fornire adeguata dimostrazione in sede di motivazione.

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. II, 19/06/2015, n.586

Assistenza a congiunti portatori di handicap

Il trasferimento ex art. 33 comma 5, l. 5 febbraio 1992 n. 104 non costituisce oggetto di un diritto soggettivo del pubblico dipendente e neppure la legge assegna ad esso, in linea di principio, priorità rispetto alle esigenze organizzative e funzionali dell’Amministrazione, specie nel caso di vacanze di organico nella sede di appartenenza, che non possono essere facilmente coperte al di fuori delle ordinarie procedure di trasferimento; di conseguenza il beneficio del trasferimento può essere ragionevolmente chiesto all’Amministrazione solo quando la situazione dell’organico di destinazione sia, a livello locale o provinciale, pari o deteriore rispetto a quello della sede di provenienza, e non nel caso contrario.

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. I, 09/10/2013, n.1054

Continuità dell’assistenza al soggetto portatore di handicap

I requisiti che devono ricorrere per legittimare il pubblico dipendente a chiedere di essere assegnato alla sede più vicina al domicilio dell’assistito, ai sensi dell’art. 33, l. 5 febbraio 1992 n. 104, sono quello della continuità dell’assistenza al soggetto portatore di handicap e quello della sua esclusività.

Con riferimento al requisito della continuità, la norma tutela situazioni di continuità assistenziale in atto al momento della domanda e non future rispetto ad essa; quanto al requisito della esclusività, quest’ultimo va inteso nel senso che solo la mancanza o l’impossibilità a sopperire alle esigenze del portatore di handicap di altri soggetti, conviventi o comunque abitanti nel comune di residenza della persona bisognosa, tenuti, in virtù di legge o di provvedimento a prestarle la necessaria assistenza, legittima il dipendente alla richiesta di trasferimento o assegnazione.

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. III, 03/06/2010, n.1343


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