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Tradimento del coniuge: ultime sentenze

13 Luglio 2019
Tradimento del coniuge: ultime sentenze

Violazione del dovere di fedeltà tra i coniugi; danni patrimoniali e non patrimoniali; risarcibilità dei danni; domanda di separazione e di addebito.

La natura giuridica del dovere di fedeltà che deriva dal matrimonio implica che la sua violazione non è sanzionata solo con le misure tipiche del diritto di famiglia. Per saperne di più, leggi le ultime sentenze sul tradimento del coniuge.

Dovere di fedeltà derivante dal matrimonio

La natura giuridica del dovere di fedeltà derivante dal matrimonio implica che la sua violazione non sia sanzionata unicamente con le misure tipiche del diritto di famiglia, quale l’addebito della separazione, ma possa dar luogo al risarcimento dei danni non patrimoniali ex art. 2059 c.c., senza che la mancanza di pronuncia di addebito in sede di separazione sia a ciò preclusiva, sempre che la condizione di afflizione indotta nel coniuge superi la soglia della tollerabilità e si traduca, per le sue modalità o per la gravità dello sconvolgimento che provoca, nella violazione di un diritto costituzionalmente protetto, quale, in ipotesi, quello alla salute o all’onore o alla dignità personale.

(Nella specie, la S.C ha confermato la sentenza che aveva escluso non solo, in radice, che la violazione del dovere di fedeltà fosse stata causa della separazione, avendo la moglie svelato al marito il tradimento solo mesi dopo la separazione, ma anche che il tradimento, per le sue modalità, avesse recato un apprezzabile pregiudizio all’onore o alla dignità del coniuge, in quanto non noto neppure nell’ambiente circostante e di lavoro e comunque non posto in essere con modalità lesive della dignità della persona).

Cassazione civile sez. III, 07/03/2019, n.6598

Violazione del dovere di fedeltà: addebito della separazione

In tema di addebito della separazione coniugale per violazione del dovere di fedeltà, le dichiarazioni rese dai figli spontaneamente o in sede di deposizione testimoniale da cui emerge da un lato, l’instaurazione di una relazione extraconiugale ad opera di uno dei genitori e, dall’altro, che i contrasti e le discussioni pesanti tra gli stessi avevano avuto avvio solo successivamente alla scoperta, da parte dell’altro coniuge, di detta relazione – escludendo, dunque, la preesistenza al tradimento di una crisi coniugale -, costituiscono prova efficace ed esauriente della violazione del dovere suddetto.

Corte appello Cagliari sez. I, 16/10/2018, n.869

Coniuge infedele: nesso di causalità fra l’infedeltà e la crisi della coppia

In tema di separazione giudiziale dei coniugi, ai fini dell’addebito della stessa al coniuge infedele, nonostante la violazione dell’obbligo di fedeltà costituisca senza alcun dubbio una violazione particolarmente grave, che determina l’intollerabilità della convivenza e rappresenta una circostanza idonea e sufficiente a determinare la pronuncia di addebito a carico del coniuge responsabile, si ritiene necessaria la sussistenza del nesso di causalità fra l’infedeltà e la crisi del rapporto di coppia. Infatti, non giustifica l’addebito della separazione l’accertamento della preesistenza di una crisi coniugale già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale.

Ciò posto, nel caso di specie, il Tribunale ha pronunciato l’addebito nei confronti del marito in quanto era emerso in giudizio che, prima della scoperta del tradimento da parte di costui, il rapporto di coniugio non fosse già definitivamente compromesso e che la moglie credesse ancora di poter salvare l’unione.

Tribunale Milano sez. IX, 19/06/2017, n.6831

Volontà riconciliativa del coniuge che ha subito il tradimento

In tema di separazione e addebito, una generica affermazione di volontà riconciliativa da parte del coniuge che ha subito il tradimento non elide, di per sé, la gravità del vulnus subito, a maggior ragione quando essa non determini un effettivo ristabilimento dell’armonia coniugale. Allorchè, in presenza di una condotta univocamente trasgressiva e gravemente lesiva dei doveri coniugali, alla volontà di riconciliazione non corrisponde un positivo riscontro, si palesa come evidente la persistenza della situazione di crisi e la conseguente intollerabilità della convivenza.

Cassazione civile sez. VI, 27/06/2013, n.16270

Infedeltà e intollerabilità della prosecuzione della convivenza

In tema di separazione tra i coniugi, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempre che non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale.

Tuttavia tale ultimo elemento non si ravvisa nel caso in cui , dalle risultanze probatorie, risulti che il coniuge abbia accolto la notizia del tradimento come un avvenimento del tutto inaspettato, a riprova del fatto che la vita coniugale fino a quel momento non aveva conosciuto una crisi e meno che mai che essa fosse stata palesata.

Tribunale Milano sez. IX, 07/09/2012, n.9832

Avvocato viola il dovere di correttezza e riservatezza

Pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante l’avvocato che violi il dovere di correttezza e riservatezza usando espressioni volgari ed offensive in una missiva inviata a più persone in cui dava la notizia del tradimento di un coniuge nei confronti dell’altro. (Nella specie è stata confermata la sanzione dell’avvertimento).

Cons. Naz.le Forense, 21/11/2003, n.353

La falsa opinione sul tradimento del coniuge

La falsa opinione sul tradimento del coniuge può atteggiarsi o come idea portatrice di inquietudini, di per sè sole, ininfluenti, o come stato delirante che, nell’incidere sul processo di determinazione e di inibizione, travolge l’agente in una condotta abnorme e automatica. Solo in questa seconda ipotesi può parlarsi di infermità mentale dipendente da causa patologica e idonea ad escludere e ad attenuare fortemente la capacità di intendere e di volere. (Fattispecie relativa a uxoricidio).

Cassazione penale sez. I, 11/01/1996, n.1435

Infedeltà apparente

L’infedeltà apparente, fra coniugi separati, integra l’ipotesi dell’ingiuria grave e costituisce causa di addebito qualora: a) la condotta del coniuge infedele sia tale da ingenerare nell’altro coniuge e nei terzi il fondato sospetto del tradimento; b) il comportamento sia animato dalla consapevolezza e dalla volontà di commettere un fatto lesivo dell’altrui onere e dignità; c) dalla condotta dell’infedele sia derivato un pregiudizio per la dignità personale dell’altro coniuge, attesa la sensibilità del tradito e dell’ambiente in cui vive.

Cassazione civile sez. I, 29/11/1983, n.7156

Adulterio sentimentale

Perché possa essere addebitata ad uno dei coniugi la separazione per cosiddetto adulterio sentimentale (o apparente) in cui rileva non la violazione dell’obbligo di fedeltà, in tesi non dimostrata, ma l’offerta all’onore del coniuge arrecato da un comportamento dell’altro coniuge, che, per il modo con il quale si manifesta sia obiettivamente tale da ingenerare nel consorte e nei terzi il fondato sospetto di tradimento, è necessario che tale apparente infedeltà si ricavi dal comportamento del coniuge, con la conseguenza che la separazione non sarà addebitabile ove sia lo stesso coniuge offeso a rendere pubblico un comportamento dai terzi non conosciuto.

Cassazione civile sez. I, 28/10/1982, n.5635

Sospetto del tradimento

Al fine dell’addebitabilità della separazione giudiziale, ai sensi dell’art. 151 c.c. nel testo introdotto dalla l. 19 maggio 1975 n. 151, è rilevante anche l’adulterio di un coniuge, o comunque una sua condotta tale da ingenerare nell’altro coniuge e nei terzi il fondato sospetto del tradimento, qualora, alla stregua di ogni circostanza del caso concreto, è tenuto conto pure della sensibilità e dell’ambiente in cui vivono i coniugi, detto comportamento si traduca in causa di intollerabilità della prosecuzione della convivenza o di grave pregiudizio per la prole.

Cassazione civile sez. I, 24/02/1981, n.1116

Infedeltà del coniuge separato

Anche dopo la riforma del diritto di famiglia, in regime di separazione l’ingiuria grave può costituire motivo di addebitabilità della separazione.

Pertanto l’infedeltà del coniuge separato può dar luogo a comportamenti che offendono il decoro e l’onorabilità dell’altro coniuge, quando: a) la condotta del coniuge sia obiettivamente ed evidentemente tale da ingenerare nell’altro coniuge e nei terzi il fondato sospetto del tradimento da parte del consorte; b) tale comportamento sia animato dalla consapevolezza e dalla volontà di commettere un fatto che si sappia lesivo dell’altrui onore e dignità, pur non essendo necessario il dolo specifico di voler recar offesa; c) dalla condotta stessa sia effettivamente derivato un pregiudizio per la dignità personale, attesa la sensibilità del coniuge tradito e dell’ambiente in cui vive.

Cassazione civile sez. I, 12/04/1979, n.2159



2 Commenti

  1. Mia moglie mi ha lasciato dopo aver trovato una mia conversazione privata su internet con una donna: vorrei sapere se questo è considerato tradimento e, soprattutto, se lei può utilizzare una tale prova in causa, visto che ha leso la mia privacy.

    1. Per far scattare l’addebito in caso di separazione, l’infedeltà non deve necessariamente approdare a un rapporto carnale, ben potendo essere invece caratterizzata da comportamenti tali da rompere il legame e la fiducia tra i coniugi. Ma, perché ciò avvenga, non è sufficiente una semplice chat. Infatti, la relazione platonica consistente in contatti telefonici o via internet non dà luogo ad addebito, a condizione che dal tenore delle conversazioni non si evidenzi un coinvolgimento sentimentale.Anche il comportamento che ingeneri il semplice sospetto del tradimento, se non è avvalorato da alcuna prova, non è rilevante per l’addebito, salvo che tale comportamento sia avvenuto in pubblico, davanti a tutti, in modo da far sorgere nella collettività il dubbio, così ledendo la dignità e l’onore del proprio coniuge.A riguardo la Cassazione ha più volte ritenuto che l’infedeltà apparente, quella cioè non estrinsecatasi in un comportamento materiale, ma solo in una condotta che possa far sorgere nell’altro coniuge e nei terzi il fondato sospetto del tradimento può essere causa di addebito nel giudizio di separazione solo se, appunto, avvenuto in pubblico. Così anche il tentativo di adulterio è stato ritenuto rilevante (nella specie, l’adulterio che non si è concretizzato per mancata corrispondenza da parte del terzo) ed anche gli approcci pubblici e insistenti verso un’altra persona anche non accompagnati da rapporti sessuali.La semplice amicizia, invece, con persona dell’altro sesso, non è stata ritenuta motivo di addebito sempre che non ci siano elementi per configurare una concreta e riconosciuta ipotesi di adulterio.Nel caso della chat su internet, quindi, non essendosi consumato il comportamento in pubblico, bisogna verificare unicamente il tenore dei messaggi, se da essi cioè si evince un coinvolgimento sentimentale o meno.Quanto invece all’utilizzabilità, come prova, di tali conversazioni, la giurisprudenza ha dato soluzioni discordanti. Secondo il Tribunale di Torino, si possono usare le prove acquisite frugando nella corrispondenza privata altrui, anche se ciò costituisce una violazione della privacy. Di diverso avviso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. La Cassazione ha più volte detto, in proposito (sebbene in fattispecie che vedevano contrapposti lavoratore dipendente e datore di lavoro), che l’utilizzo di materiale segreto portato in giudizio è lecito solo nella misura in cui serva per tutelare un proprio diritto costituzionale.

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