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Addebito separazione alla moglie: ultime sentenze

11 Luglio 2019
Addebito separazione alla moglie: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 11 Luglio 2019



Leggi le ultime sentenze su: addebito della separazione; abbandono del tetto coniugale; intollerabilità della convivenza; violazione del dovere di fedeltà tra i coniugi; infedeltà della moglie; autonomia dell’azione rispetto alla domanda di separazione e di addebito; danni non patrimoniali.

Abbandono del tetto coniugale dipendete e intollerabilità della convivenza

L’abbandono del tetto coniugale non giustifica l’addebito ove sia motivato da una giusta causa costituita dal determinarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza coniugale (nella specie, i giudici del merito avevano imputato a una situazione di estrema e prolungata tensione tra i coniugi, tale da determinare l’impossibilità di prosecuzione di una civile convivenza, la causa della separazione, rilevando altresì che siffatta situazione si era verificata antecedentemente alla violazione dei doveri coniugali – obbligo di fedeltà e di coabitazione – da parte della moglie).

Cassazione civile sez. VI, 28/05/2019, n.14591

Moglie si rifiuta di avere rapporti intimi con il marito: c’è addebito?

In tema di separazione, è da escludere l’addebito alla moglie che si rifiuta di avere rapporti intimi con il marito, quando ciò dipende da una malattia documentata nonché dall’opprimente atmosfera instaurata in casa dal marito, che non poteva certo agevolare una normale vita di coppia.

Cassazione civile sez. VI, 15/02/2019, n.4653

Infedeltà della moglie

Va innanzitutto chiarito che non può attribuirsi alla condotta del marito – il quale ha dichiarato in sede di interrogatorio formale di aver saputo della relazione della moglie e di aver cercato di sistemare la cosa – efficacia di esimente oggettiva (consenso dell’avente diritto) vertendosi in materia di diritti indisponibili, e considerato che la tolleranza è irrilevante come stato soggettivo esprimente una impensabile accettazione consensuale della condotta infedele del coniuge.

Né si può considerare la condotta del marito come espressione di una sostanziale cessazione dell’affectio coniugalis e quindi della conversione del matrimonio in una protratta convivenza meramente formale. In accoglimento dell’appello del marito ed in riforma della sentenza impugnata, la separazione dei coniugi deve essere pronunciata con addebito alla moglie e, poiché il diritto all’assegno di mantenimento presuppone che la separazione non sia addebitabile al coniuge che ne fa richiesta (art. 156 c.c.), deve anche essere respinta la domanda proposta in tal senso da quest’ultima.

Corte appello Roma, 29/05/2018, n.3625

Addebito della separazione per condotta contraria ai doveri coniugali

In materia di separazione personale tra coniugi, la pronuncia di addebito postula l’accertamento di due presupposti: la sussistenza di un comportamento consapevolmente contrario ai doveri nascenti dal matrimonio e il collegamento causale di tale condotta alla situazione di intollerabilità della prosecuzione della convivenza, la quale giustifica la separazione medesima.

L’indagine sulla intollerabilità della convivenza e sull’addebitabilità della separazione, tuttavia, non può basarsi sull’esame di singoli episodi, ma deve risultare da una valutazione globale dei reciproci comportamenti che emergono dal processo, senza sfociare nell’accertamento di responsabilità di altro ordine che riguardano la sfera strettamente intima e familiare delle persone.

Nel caso di specie, il Tribunale non ha accolto la domanda di addebito in quanto, anche se la relazione extraconiugale del marito era la ragione giustificativa della separazione, non c’è stata, da parte della moglie, una efficace dimostrazione del nesso di causalità tra tale relazione e la rottura dell’unione matrimoniale.

Tribunale Larino, 26/04/2017, n.256

Addebito a carico di uno dei due coniugi

In tema di separazione dei coniugi, la dichiarazione di addebito della separazione implica la imputabilità al coniuge del comportamento, volontariamente e consapevolmente contrario ai doveri del matrimonio. Pertanto, non può esservi dichiarazione di addebito a carico di uno dei due coniugi quando manchi la imputabilità soggettiva di quei comportamenti che hanno reso intollerabile, in modo inequivocabile, la prosecuzione della convivenza ex art. 151, comma 1, c.c.

(Nel caso di specie i devastanti comportamenti compulsivi, e le manifestazioni di ossessione religiosa hanno trovato sostanziale conferma nella istruttoria processuale, e tuttavia, ad una valutazione psichiatrica accurata, la moglie – destinataria della domanda di addebito – non è risultata affetta da alcuna conclamata patologia tale da poter spiegare i fenomeni riferiti, portando, così, detta circostanza a far ritenere al Tribunale che la medesima non abbia agito consapevolmente bensì sia stata “agìta”  – come riconosciuto dallo stesso coniuge istante  a detta del quale il malessere spirituale ha provocato atroci sofferenze alla signora, tormenti da lei non direttamente voluti come conseguenza diretta delle proprie scelta di vita).

Tribunale Milano sez. IX, 18/01/2017

Scattate foto in pose allusive alla figlia

La separazione giudiziale va addebitata al coniuge che, con la sua condotta, abbia determinato il venir meno del rapporto fiduciario con l’altro coniuge, e quindi la crisi matrimoniale, oltretutto dando cattivo esempio ed incitamento alla figlia minore adolescente (nella specie, la separazione è stata addebitata alla moglie che: a) ha avuto, o almeno ha dato a intendere di avere, una relazione extraconiugale, alludendovi con post volgari sul suo profilo Facebook, leggibili anche dalla figlia; b) ha ivi pubblicato foto sia sue che della figlia in abbigliamento succinto e con atteggiamento inopportuno per l’una e per l’altra; c) ha consentito che alla figlia venissero scattate foto in pose allusive e discutibili, commentandone poi una positivamente allorché la figlia stessa l’ha pubblicata sul proprio profilo Facebook).

Tribunale Prato, 28/10/2016, n.1100

Tradimento: basta per l’addebito della separazione?

Ai fini della pronuncia di addebito, non è sufficiente la sola violazione dei doveri previsti a carico dei coniugi dall’art. 143 c.c., ma occorre verificare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale ovvero se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza (nella specie, il marito aveva chiesto che la separazione fosse addebitata alla moglie per aver la donna intrapreso una relazione, via Internet, con un altro uomo).

Cassazione civile sez. VI, 14/07/2016, n.14414

Addebito della separazione: presupposti

Per l’addebito di responsabilità della separazione in capo ad uno dei due ex coniugi, è necessario verificare che la crisi del rapporto coniugale sia stata determinata dalla violazione dei doveri coniugali e non da altri fattori esterni (nella specie, la Corte ha sottolineato che la situazione d’intollerabilità della convivenza era maturata in una fase immediatamente vicina al deposito del ricorso di separazione personale e quindi per ragioni diverse dalla violazioni degli obblighi matrimoniali.

Infatti, le denunce presentate dalla moglie per maltrattamenti, anche se successivamente risultate infondate, erano per tutelare i figli dal deterioramento del clima familiare, dovuto alla prossimità del ricorso per la separazione).

Cassazione civile sez. I, 01/02/2016, n.1867

Pronuncia di addebito

In tema di separazione personale, la pronuncia di addebito postula l’accertamento di due presupposti: la sussistenza di un comportamento consapevolmente contrario ai doveri nascenti dal matrimonio e che a questo sia causalmente ricollegabile la situazione di intollerabilità della prosecuzione della convivenza, giustificativa della separazione medesima.

In particolare, l’indagine sull’intollerabilità della convivenza e sull’addebitabilità della separazione non può basarsi sull’esame di singoli episodi di frattura, ma deve derivare da una valutazione globale dei reciproci comportamenti, quali emergono dal processo (nel caso di specie viene respinta la richiesta di addebito della moglie, condannata anche al pagamento di un’ulteriore somma ex art. 96 ult. co. c.p.c., per aver perseverato, pur essendo stato trovato un accordo su affidamento e frequentazione dei figli, nel non aderire alla proposta transattiva del marito riguardo all’assegno di mantenimento, di importo uguale a quanto statuito dalla medesima sentenza).

Tribunale Roma sez. I, 29/07/2015


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