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Lesione legittima: ultime sentenze

30 Luglio 2019
Lesione legittima: ultime sentenze

Lesione della quota di legittima; azione di riduzione; pericolo di rivendica; bene immobile proveniente da donazione; possibilità di soggezione del bene ad un’azione di riduzione; erede beneficiario della disposizione lesiva; qualità di erede.

Per l’accoglimento o meno della domanda di riduzione per la lesione della quota di legittima occorre prendere in considerazione l’intero patrimonio del de cuius.

Lesione della legittima

Il legittimario che allega la lesione della legittima deve definirne il valore e a tal fine occorre individuare il patrimonio relitto specificando e dimostrando che non vi sono altri beni oltre quelli che formano oggetto dell’azione; individuare le disposizioni lesive da riunire fittiziamente al patrimonio relitto (art. 556 c.c.); precisare le donazioni e i legati ricevuti e per cui non vi sia stata dispensa (art. 564, comma 2, c.c.).

Tribunale Savona, 25/02/2019, n.171

Azione di riduzione e domanda di divisione

L’erede che agisca per la nullità del contratto di compravendita stipulato dal de cuius perché dissimulante una donazione e per la ricostruzione del patrimonio ereditario e la conseguente divisione dello stesso, senza anche far valere, rispetto alla donazione impugnata, la lesione del suo diritto di legittimario, non propone, nemmeno per implicito, una domanda di riduzione della donazione per lesione di legittima in particolare l’azione di divisione e quella di riduzione sono nettamente distinte e autonome, atteso che la seconda tende, indipendentemente dalla divisione dell’asse ereditario, al soddisfacimento dei diritti dei legittimari nei limiti in cui siano lesi dalle disposizioni testamentarie, con la conseguenza che non può ritenersi implicitamente proposta con la domanda di divisione, la quale presuppone il già avvenuto recupero alla comunione ereditaria dei beni che a essa siano stati eventualmente sottratti dal testatore con un atto che abbia violato la riserva per legge in favore dei legittimari.

Cassazione civile sez. II, 07/01/2019, n.125

Successione: giudizio di riduzione o divisione

Nel giudizio di riduzione per lesione della legittima, come anche in quello di divisione, è esclusa la possibilità di allegare ovvero provare, per la prima volta in appello, l’esistenza di altri beni idonei ad incidere sulla determinazione del “relictum” e, conseguentemente, dell’effettiva entità della lesione, dovendo il potere di specificazione della domanda manifestarsi nel rispetto delle preclusioni previste dal codice di rito.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha chiarito che, in appello, le richieste di ricostruzione del “relictum” e del “donatum” mediante l’inserimento di beni e liberalità o l’indicazione di pesi o debiti del “de cuius” sono ammissibili nei limiti consentiti dagli elementi tempestivamente acquisiti con l’osservanza delle summenzionate preclusioni, trattandosi di operazioni alle quali il giudice è tenuto d’ufficio).

Cassazione civile sez. II, 06/11/2018, n.28272

Azione di riduzione: come integrare la quota di riserva lesa

La disposizione di cui all’art. 560 comma 1 cod. civ. disciplina l’ipotesi in cui la riduzione abbia ad oggetto legati e donazioni, ossia i casi in cui il valore del bene donato o legato eccede il valore della disponibile: in tale ipotesi la restituzione che consegue alla riduzione ha funzione divisoria, comportando lo scioglimento della comunione sul bene legato o donato, sorta fra il legittimario o il legatario o donatario per effetto dell’esperimento vittorioso dell’azione di riduzione.

Questa norma non si applica, invece, all’ipotesi in cui la riduzione riguardi una disposizione testamentaria a titolo universale, perché in tal caso lo stato di comunione ereditaria che si crea, a seguito del vittorioso esperimento dell’azione di riduzione, fra l’erede beneficiario della disposizione lesiva ed il legittimario completamente pretermesso dal testatore o che si accresce quando la lesione della legittima è parziale e non totale – in quanto i legittimari lesi sono stati chiamati all’eredità per testamento in una quota tale da non garantire loro il conseguimento della legittima ed ottengono, con la riduzione, la devoluzione di una ulteriore quota di eredità che, sommata a quella nella quale essi sono già chiamati, permette loro di conseguire per intero la riserva – può sciogliersi solo attraverso l’esperimento dell’azione di divisione ereditaria sull’intero patrimonio della persona defunta.

Corte appello Venezia sez. II, 31/10/2018, n.2962

Azione di riduzione: presupposti

L’azione di riduzione ha come causa petendi, la qualità di erede necessario e l’avvenuta lesione della quota di legittima per effetto delle disposizioni testamentarie ovvero degli atti di liberalità posti in essere in vita dal de cuius, e come petitum la diminuzione quantitativa od anche la totale eliminazione delle attribuzioni patrimoniali compiute in favore degli eredi, o dei terzi, mirando a far dichiarare inefficaci nei confronti del legittimario che agisce in giudizio, le disposizioni testamentarie o le donazioni nella misura necessaria per reintegrare la quota di riserva e ciò con effetto retroattivo al momento dell’apertura della successione.

Si tratta, pertanto, di un’azione di accertamento costitutivo, in quanto diretta ad accertare l’esistenza della lesione di legittima e la sussistenza delle altre condizioni dell’azione, conseguendo automaticamente da tale accertamento la modificazione giuridica del contenuto del diritto del legittimario, ossia l’integrazione della quota a lui riservata.

Tribunale Viterbo, 10/10/2018, n.1352

Conseguenze dell’accertamento della simulazione 

L’erede legittimario che agisca per l’accertamento della simulazione di una vendita compiuta dal “de cuius”, siccome dissimulante una donazione affetta da nullità per difetto di forma, assume, rispetto ai contraenti, la qualità di terzo – con conseguente ammissibilità della prova testimoniale o presuntiva senza limiti o restrizioni – quando abbia proposto la domanda sulla premessa dell’avvenuta lesione della propria quota di legittima.

In tale situazione, infatti, detta lesione assurge a “causa petendi” accanto al fatto della simulazione ed il legittimario, benché successore del defunto, non può, pertanto, essere assoggettato ai vincoli probatori previsti per le parti dall’art. 1417 c.c., non rilevando la circostanza che egli, quale erede legittimo, benefici non solo dell’effetto di reintegrazione della summenzionata quota, ma pure del recupero del bene al patrimonio ereditario per intero, poiché il regime probatorio non può subire differenziazioni a seconda del risultato finale cui conduca l’accoglimento della domanda.

Cassazione civile sez. II, 13/06/2018, n.15510

Obbligo di collazione: sorge automaticamente?

L’obbligo della collazione sorge automaticamente e i beni donati in vita dal “de cuius” devono essere conferiti indipendentemente da una espressa richiesta, essendo sufficiente, a tal fine, la proposizione della domanda di accertamento della lesione della quota di legittima e di riduzione e la menzione in essa dell’esistenza di determinati beni facenti parte dell’asse ereditario da ricostruire.

Cassazione civile sez. II, 06/04/2018, n.8510

L’azione di riduzione del legittimario dopo la pretermissione del padre

L’azione di riduzione intrapresa da un legittimario a seguito della pretermissione del padre, in qualità di terzo e non in veste di erede o coerede, deve essere qualificata come azione di accertamento, in quanto l’attore ha interesse all’accertamento del suo diritto di legittima per affermare la sua legittimazione ad agire successivamente in qualità di erede.

Nel caso di specie, avente a oggetto l’azione esperita da un uomo nei confronti del fratello istituito erede universale per effetto del testamento del padre, una volta provata la lesione della quota di legittima, il Tribunale ha ridotto nella parte di un terzo eccedente la disponibile, a sua volta pari a un terzo del compendio ereditario, riconoscendo al legittimario il diritto a una quota di riserva pari a un terzo dell’asse, ai sensi dell’articolo 537 comma 2 del codice civile.

Tribunale Trieste, 03/03/2018, n.161

Scioglimento della comunione ereditaria

In considerazione dell’autonomia e della diversità dell’azione di divisione ereditaria rispetto a quella di riduzione, il giudicato sullo scioglimento della comunione ereditaria in seguito all’apertura della successione legittima non comporta un giudicato implicito sulla insussistenza della lesione della quota di legittima, sicché ciascun coerede condividente, pur dopo la sentenza di divisione divenuta definitiva, può esperire l’azione di riduzione della donazione compiuta in vita dal “de cuius” in favore di altro coerede dispensato dalla collazione, chiedendo la reintegrazione della quota di riserva e le conseguenti restituzioni.

Cassazione civile sez. VI, 11/01/2018, n.536

Patrimonio del de cuius

In tema di azione di riduzione, non è dato poter discutere di lesione della quota di legittimain assenza di un’indagine estesa all’intero patrimonio del “de cuius” giacché, quand’anche tale lesione fosse sussistente, alla stessa ben potrebbe porsi rimedio con una diversa distribuzione del patrimonio relitto, sia di natura immobiliare che mobiliare, come previsto dall’art. 553 c.c. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva rigettato una domanda di riduzione, cui era sottesa la lesione della quota di riserva calcolata con riferimento al solo patrimonio mobiliare del “de cuius” e non anche a quello immobiliare).

Cassazione civile sez. VI, 25/09/2017, n.22325


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