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Quale stipendio chiedere?

3 Agosto 2019 | Autore:
Quale stipendio chiedere?

La retribuzione deve essere proporzionata al lavoro svolto e corrispondere almeno agli importi minimi previsti dai contratti collettivi di categoria.

Hai letto un annuncio di lavoro che ti interessa particolarmente, oppure ti è stata fatta una proposta direttamente da un’azienda. A breve avrai il primo colloquio e si parlerà anche di retribuzione. Ti chiedi allora se potrai contrattare l’importo dello stipendio, o comunque se c’è un modo per sapere se quanto ti viene proposto è effettivamente equo e corrispondente agli incarichi che ti verranno assegnati. La nostra Costituzione prevede che il lavoro deve essere retribuito e che lo stipendio deve essere proporzionato all’attività svolta e tale da garantire al lavoratore una vita dignitosa. I contratti collettivi di categoria fissano dunque gli importi delle retribuzioni nei diversi settori produttivi. Vediamo allora, in pratica, come capire se lo stipendio proposto dall’azienda è ragionevole e, in caso contrario, quale stipendio chiedere in fase di assunzione o successivamente.

La retribuzione

Il lavoro, per definizione, deve essere sempre retribuito. E’ possibile, infatti, svolgere attività lavorativa gratuitamente solo in casi eccezionali: ad esempio per associazioni di volontariato o a scopo religioso. Diversamente, ogni lavoratore deve essere pagato e, per espressa previsione di legge, il suo stipendio deve essere proporzionato alla qualità e quantità di lavoro svolto e comunque tale da garantirgli un’esistenza dignitosa [1].

La retribuzione deve essere parametrata all’orario di lavoro del dipendente, alla qualifica e alle mansioni che gli vengono assegnate; essa viene determinata sulla base delle tabelle contenute nei singoli contratti collettivi di categoria (CCNL) e si compone di diversi elementi:

  • paga base (o minimo contrattuale o tabellare), che rappresenta la retribuzione minima prevista dai CCNL di categoria per la categoria e la qualifica attribuita al lavoratore. Essa viene periodicamente aumentata dagli scatti di anzianità, ossia degli aumenti periodici (biennali o triennali) che vengono riconosciuti al lavoratore in base all’anzianità di servizio acquisita
  • indennità di contingenza, un automatismo retributivo indicizzato al costo della vita in misura fissa
  • E.D.R, elemento riconosciuto solo nel settore privato, che viene corrisposto per adeguare l’importo del salario al costo della vita

I CCNL di categoria e le tabelle retributive

Come detto sono i contratti collettivi di categoria a determinare gli importi dello stipendio attraverso specifiche tabelle retributive, periodicamente aggiornate, che riportano la misura della retribuzione spettante per ciascun settore merceologico e per ciascun livello di inquadramento contrattuale.

Esse individuano la retribuzione minima che l’azienda è tenuta a pagare al lavoratore e al di sotto della quale non si può scendere.

Le tabelle retributive sono facilmente reperibili anche su internet, specificando nella relativa ricerca il tipo di CCNL applicato al rapporto e l’anno di riferimento (ad es. “CCNL Commercio, tabelle retributive 2018”).

Il superminimo

Accanto alla retribuzione, come sopra composta, può affiancarsi la previsione di un superminimo e cioè di un ulteriore importo che l’azienda intende riconoscere al lavoratore in aggiunta allo stipendio base.

Il superminimo può essere assorbibile o non assorbibile.

Generalmente, se le parti nulla specificano in senso diverso, il superminimo è assorbibile: ciò significa che il relativo importo, in caso di aumento della retribuzione base a seguito di aggiornamento delle tabelle retributive, verrà corrispondentemente ridotto (ad esempio: se la retribuzione base è di 1.000 euro e il superminimo di 200 euro e si verifica nel tempo un incremento della retribuzione di 100,00 euro, il superminimo si ridurrà di un uguale importo di 100 euro).

Se, invece, le parti concordano per iscritto che il superminimo non sia assorbibile, il relativo importo rimarrà invariato anche a seguito di eventuali aumenti retributivi.


note

[1] Art. 36, Cost.


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