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Robot e lavoro: rischi o vantaggi per il futuro?

8 Febbraio 2018


Robot e lavoro: rischi o vantaggi per il futuro?

> Business Pubblicato il 8 Febbraio 2018



La presenza sempre più massiccia dei robot può essere un pericolo per il lavoro umano? Si tratta solo di un rischio o i robot possono rappresentare anche un vantaggio?

Ormai se ne sentono di tutti i colori. Robot in grado di accudire anziani soli, robot capaci di fare il lavoro di infermieri o di condurre i telegiornali. In Danimarca addirittura si trova il quartier generale dei robot. Ma non si tratta di favole, siamo nella realtà. Una realtà di cui l’uomo, anche solo a sentirne parlare,  talvolta si sente minacciato nel suo lavoro e nella sua dignità. Capiamo insieme, dunque, se la presenza sempre più massiccia dei robot rappresenti dei reali rischi – soprattutto per il lavoro – o si tratta soltanto di inutili allarmismi.

Robot e lavoro: come è fatto un robot?

Nel linguaggio comune, un robot è un’apparecchiatura costruita artificialmente in grado di compiere determinate azioni in base a dei comandi che gli vengono impartiti. Le funzioni che sono in grado di svolgere potrebbero sostituire o coadiuvare il lavoro dell’uomo. Ad esempio nei lavori di fabbricazione, in quelli di costruzione, nella lavorazione di materiali pesanti e pericolosi o in ambienti proibitivi o non compatibili con la condizione umana o semplicemente per liberare l’uomo da impegni particolarmente gravosi. In sostanza, un braccio meccanico riesce infatti a svolgere funzioni elementari, ma pur sempre importanti, come ad esempio sollevare oggetti fino a 10 chilogrammi di peso ed effettuare ad esempio il fissaggio delle viti e lo spostamento di telecamere. Un lavoro perfettamente assimilabile a quello di un operaio all’interno di una fabbrica per intenderci. In questo ambito, infatti, i robot sono delle macchine installate e programmate per sostituire i dipendenti nell’esecuzione di compiti di routine. Hanno sicuramente il vantaggio di non avvertire stanchezza, di non richiedere uno stipendio, né costi assicurativi.

Robot e lavoro: analisi e ricerche

L’affiancamento del robot all’uomo è un percorso graduale, in alcuni paesi più accentuato che in atri. In Danimarca, ad esempio, il Governo ha predisposto una struttura per controllare  – ed in caso limitare – gli eventuali effetti collaterali portati dall’innovazione, ma ad oggi i dubbi sono tanti e le ricerche procedono. Secondo alcune ricerche effettuate su 46 Paesi, molti lavori tenderanno a modificarsi o addirittura a scomparire del tutto entro il 2030. I robot, dunque, hanno avuto e avranno sempre più un impatto molto importante in tutto il mondo e in diversi settori. Nel complesso, infatti, entro il 2030, un quinto delle persone dovrà affrontare questi problemi legati al lavoro. Sicuramente, le nazioni che ne risentiranno maggiormente saranno quelle più avanzate, come la Germania e gli Stati Uniti.

Robot e lavoro: la prospettiva italiana

Il processo in atto, che vede sempre più robot nelle aziende e meno lavoratori per mansioni elementari, è già in corso anche nel nostro Paese. Negli Stati tecnologicamente più all’avanguardia, sono coinvolti anche i comparti più complessi. In media, in Italia, ci sono 160 robot industriali ogni 10mila dipendenti. Il mondo del lavoro, dunque, è sempre soggetto a continui cambiamenti, subendo i continui contraccolpi dovuti da un lato alla crisi che permane e al miglioramento che tarda ad arrivare e dall’altro per lo sviluppo di nuove tecnologie e i nuovi traguardi raggiunti dall’innovazione.

Robot e lavoro: richiesta e scenari futuri

L’avanzare della tecnologia e la meccanizzazione dei processi produttivi, dunque, aumenta ed aumenterà sempre più la richiesta di robot. Essenzialmente le ragioni che influenzano questo trend  favorevole per i robot sono le seguenti:

  • per la maggiore qualità ed efficienza nella produzione e fornitura di servizi;
  • per il minore sforzo fisico e la maggiore sicurezza sul luogo del lavoro;
  • per il passaggio da lavori routinari a mansioni di supervisione e controllo, con accelerazione dei processi decisionali.

Alla luce di questa robotizzazione dell’economia, nel giro di breve tempo risulterà certamente necessario un ripensamento di ruoli e responsabilità. Si consideri in proposito che in Italia la percentuale di occupati a rischio automazione si stima sia pari a 3,2 milioni di lavoratori. Il profondo cambiamento legato alla diffusione delle nuove tecnologie non può che investire in pieno anche le fasce più giovani della popolazione e le loro scelte del presente per il futuro.

 

note

Autore immagine: pixabay.com


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