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Ferie non godute: ultime sentenze

8 Settembre 2022
Ferie non godute: ultime sentenze

Principio di irrinunciabilità dei giorni di riposo; divieto di monetizzazione delle ferie non godute; cessazione del rapporto di lavoro.

Indice

Onere della prova a carico del datore di lavoro

Le ferie annuali retribuite costituiscono un diritto fondamentale ed irrinunciabile del lavoratore – a cui è intrinsecamente collegato il diritto alla indennità finanziaria sostitutiva delle ferie non godute al termine del rapporto di lavoro – e, correlativamente, un obbligo del datore di lavoro, che, pertanto, è tenuto a provare di avere adempiuto al suo obbligo di concederle.

Cassazione civile sez. lav., 08/07/2022, n.21780

Ferie non fruite alla cessazione del rapporto: diritto al pagamento

Il potere del dirigente pubblico di organizzare autonomamente il godimento delle proprie ferie, pur se accompagnato da obblighi previsti dalla contrattazione collettiva di comunicazione al datore di lavoro della pianificazione delle attività e dei riposi, non comporta la perdita del diritto, alla cessazione del rapporto, all’indennità sostitutiva delle ferie se il datore di lavoro non dimostra di avere, in esercizio dei propri doveri di vigilanza ed indirizzo sul punto, formalmente invitato il lavoratore a fruire delle ferie e di avere assicurato altresì che l’organizzazione del lavoro e le esigenze del servizio cui il dirigente era preposto non fossero tali da impedire il loro godimento.

(Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva escluso il diritto del dirigente di struttura complessa alla monetizzazione, pur a fronte di un accumulo esorbitante di ferie non godute ed un’accertata situazione di “endemica” insufficienza di organico, senza verificare la condotta del datore di lavoro ed i rapporti tra insufficienza di organico, non imputabile al lavoratore, e necessità di assicurare la prosecuzione del servizio).

Cassazione civile sez. lav., 06/06/2022, n.18140

Indennità a titolo di giorni di ferie annuali retribuite non godute

L’art. 5, par. 1, primo comma, della direttiva 2008/104/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa al lavoro tramite agenzia interinale, in combinato disposto con l’articolo 3, paragrafo 1, lettera f), di quest’ultima, deve essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale in forza della quale l’indennità a cui i lavoratori tramite agenzia interinale hanno diritto, in caso di cessazione del loro rapporto di lavoro con un’impresa utilizzatrice, a titolo dei giorni di ferie annuali retribuite non godute e dell’indennità per ferie corrispondente, è inferiore all’indennità alla quale tali lavoratori avrebbero diritto, nella medesima situazione e allo stesso titolo, se fossero stati direttamente impiegati da tale impresa utilizzatrice per svolgervi il medesimo lavoro per la stessa durata.

(La Corte si è così pronunciata nella controversia promossa da due lavoratori interinali portoghesi contro la società con la quale tali lavoratori avevano stipulato un contratto di lavoro interinale, in merito all’importo dell’indennità che tale società doveva versare loro, per giorni di ferie retribuite non godute e per l’indennità per ferie corrispondente, a causa della cessazione del loro rapporto di lavoro).

Corte giustizia UE sez. VI, 12/05/2022, n.426

Indennità sostitutiva di ferie non godute

In tema rapporto di lavoro subordinato, in caso di ferie non godute, l’indennità sostitutiva ha natura mista: da una parte ha carattere risarcitorio, volta a compensare il danno derivante dalla perdita del riposo (che a sua volta avrebbe garantito il recupero delle energie psicofisiche); dall’altra parte ha carattere retributivo, visto che tale indennità funge da corrispettivo dell’attività lavorativa resa in periodo che avrebbe dovuto essere non lavorato, in quanto destinato al godimento delle ferie annuali. Ne deriva che suddetta indennità va inclusa nella base di calcolo del trattamento di fine rapporto.

Tribunale Trani sez. lav., 16/03/2022, n.552

Monetizzazione delle ferie non godute

Ai fini del pagamento dell’indennità sostitutiva per ferie non godute da parte del pubblico dipendente, l’assenza di documentazione attestante la domanda di congedo (e del suo rigetto per esigenze di servizio) per un dato anno non può essere sanata ex post da un’attestazione rilasciata dopo tre anni, in mancanza della presenza dei presupposti all’epoca necessari (quali, appunto, la domanda di congedo e contestuale rigetto anche in calce).

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 07/03/2022, n.2627

Monetizzazione delle ferie non godute: condizioni e presupposti

L’istituto della c.d. monetizzazione delle ferie è stato sostanzialmente abolito o quanto meno fortemente ridimensionato per effetto dell’art. 5, comma 8, d.l. n. 95/2012 convertito in l. n. 135/2012, in forza del quale le ferie, i riposi, i permessi nel settore del lavoro pubblico sono obbligatoriamente goduti secondo quanto stabilito dai rispettivi ordinamenti, con divieto di corresponsione di trattamenti economici sostitutivi. Fino alla sua abrogazione, l’istituto del pagamento dell’indennità sostitutiva per le ferie non godute era subordinato alla dimostrazione della presentazione della domanda di congedo da parte del dipendente e all’avvenuto rigetto di tale domanda per ragioni di servizio da parte del datore di lavoro pubblico.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 07/03/2022, n.2627

Prova dell’avvenuta presentazione della domanda di congedo ordinario

Il dipendente che faccia valere il diritto all’indennità sostitutiva delle ferie non godute ha l’onere di provare l’avvenuta presentazione della relativa domanda di congedo ordinario atteso che costituisce presupposto per il pagamento del compenso sostitutivo per mancato godimento delle ferie la previa richiesta, da parte del dipendente, di usufruire del periodo di congedo ordinario, sul quale la p.a. è tenuta a pronunciarsi in maniera espressa, in modo da essere messa in condizione di valutare previamente l’impatto negativo sul funzionamento della struttura derivante dalla fruizione delle ferie da parte dell’impiegato.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo) sez. I, 17/02/2022, n.60

Ferie maturate ma non godute per malattia

Il lavoratore assente per malattia ha facoltà di domandare la fruizione delle ferie maturate e non godute, allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto, non sussistendo una incompatibilità assoluta tra malattia e ferie, senza che a tale facoltà corrisponda comunque un obbligo del datore di lavoro di accedere alla richiesta, ove ricorrano ragioni organizzative di natura ostativa: in un’ottica di bilanciamento degli interessi contrapposti, nonché in ossequio alle clausole generali di correttezza e buona fede, è tuttavia necessario che le dedotte ragioni datoriali siano concrete ed effettive.

Tribunale Firenze sez. lav., 01/02/2022, n.66

Diritto all’indennità sostitutiva delle ferie non godute

Il dipendente che faccia valere il diritto all’indennità sostitutiva delle ferie non godute ha l’onere di provare l’avvenuta presentazione della relativa domanda di congedo ordinario atteso che costituisce presupposto per il pagamento del compenso sostitutivo per mancato godimento delle ferie la previa richiesta, da parte del dipendente, di usufruire del periodo di congedo ordinario, sul quale la p.a. è tenuta a pronunciarsi in maniera espressa, in modo da essere messa in condizione di valutare previamente l’impatto negativo sul funzionamento della struttura derivante dalla fruizione delle ferie da parte dell’impiegato.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo) sez. I, 22/12/2021, n.570

Onere della prova incombente sul lavoratore

Qualora il lavoratore agisca in giudizio per conseguire le retribuzioni spettanti a titolo di indennità sostitutiva delle ferie non godute, incombe su di lui l’onere di dimostrare di aver prestato l’attività lavorativa nei giorni ad esse destinati, restando irrilevante la circostanza che il datore di lavoro abbia maggior facilità nel provare l’avvenuta fruizione delle ferie da parte del lavoratore.

Tribunale Brescia sez. lav., 07/12/2021, n.489

Indennità sostitutiva delle ferie non godute richiesta dal dipendente

Il lavoratore che agisca in giudizio per chiedere la corresponsione della indennità sostitutiva delle ferie non godute ha l’onere di provare l’avvenuta prestazione di attività lavorativa nei giorni ad esse destinati, atteso che l’espletamento di attività lavorativa in eccedenza rispetto alla normale durata del periodo di effettivo lavoro annuale si pone come fatto costitutivo dell’indennità suddetta, mentre incombe al datore di lavoro l’onere di fornire la prova del relativo pagamento.

Tribunale Trapani sez. lav., 06/07/2021, n.285

Mancato godimento ferie dipendente da causa non imputabile al lavoratore

L’istituto della c.d. monetizzazione delle ferie è stato sostanzialmente abolito o quanto meno fortemente ridimensionato per effetto dell’art. 5 co. 8 del d.l. n. 95/2012, convertito con legge n. 135/2012, in forza del quale le ferie, i riposi ed i permessi nel settore del lavoro pubblico sono obbligatoriamente goduti secondo quanto stabilito dai rispettivi ordinamenti, con divieto di corresponsione di « trattamenti economici sostitutivi »; il carattere tutto sommato eccezionale e residuale della monetizzazione è stato ribadito sia dalla prassi amministrativa (1) sia dalla giurisprudenza ordinaria (2) e da quella costituzionale.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. IV, 13/05/2021, n.1186

Indennità di ferie non godute ed onere della prova

Il lavoratore che agisca in giudizio per chiedere la retribuzione per periodo di mancate ferie deve dare prova in negativo della mancata fruizione del periodo di riposo e, in positivo, dell’avvenuta prestazione di attività lavorativa nel periodo che avrebbe dovuto, invece, essere non lavorato. In sostanza, nel caso in cui il lavoratore presti servizio anche nel periodo in cui avrebbe invece dovuto fruire di ferie e riposi, lo stesso deve provare l’espletamento di tale eccedente lavoro al fine di ottenere la corrispondente retribuzione.

Tribunale Velletri sez. lav., 13/04/2021, n.627

Pubblico impiego: il divieto di monetizzazione delle ferie

Nel rapporto di impiego alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, il mero fatto del mancato godimento delle ferie non dà titolo ad un corrispondente ristoro economico: vige, cioè, il divieto di monetizzazione delle ferie maturate e non godute, anche nei casi di cessazione del rapporto di lavoro, con conseguente disapplicazione delle clausole contrattuali più favorevoli per il dipendente.

Corte appello Roma sez. I, 06/04/2021, n.1383

Principio di irrinunciabilità delle ferie

L’art. 21, comma 13, del c.c.n.l. 5 dicembre 1996, area dirigenza medica e veterinaria, che dispone il pagamento delle ferie nel solo caso in cui, all’atto della cessazione del rapporto, risultino non fruite per esigenze di servizio o per cause indipendenti dalla volontà del dirigente, va interpretato in modo conforme al principio di irrinunciabilità delle stesse, sancito dall’art. 36 Cost., di guisa che si applica solo nei confronti dei dirigenti titolari del potere di attribuirsi il periodo di ferie senza ingerenze da parte del datore di lavoro e non anche nei confronti dei dirigenti privi di tale potere.

Cassazione civile sez. lav., 09/03/2021, n.6493

Maturazione ferie: decorrenza 18 mesi

L’importo corrispondente all’indennità sostitutiva per ferie non godute non erogata va assoggettato a contribuzione allorché sia decorso il termine, previsto dall’art. 10 del d.lgs. n. 66 del 2003, di diciotto mesi dalla maturazione delle ferie ed il rapporto di lavoro non sia cessato, in quanto, atteso il carattere “parafiscale” ed inderogabile dell’obbligazione contributiva, la maggiore capacità contributiva generata dalla effettuazione della prestazione lavorativa in un periodo destinato al riposo non può non incidere sugli oneri di finanziamento del sistema previdenziale posti a carico dell’impresa che ha tratto vantaggio dalla maggior produzione, restando irrilevante – ai fini previdenziali – che l’indennità possa essere monetizzata tra le parti solo alla cessazione del rapporto di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 17/11/2020, n.26160

Lavoratore assente per malattia: può fruire delle ferie non godute per sospendere il periodo di comporto?

Il lavoratore assente per malattia ha facoltà di domandare la fruizione delle ferie maturate e non godute, allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto, non sussistendo una incompatibilità assoluta tra malattia e ferie, senza che a tale facoltà corrisponda comunque un obbligo del datore di lavoro di accedere alla richiesta, ove ricorrano ragioni organizzative di natura ostativa; in un’ottica di bilanciamento degli interessi contrapposti, nonché in ossequio alle clausole generali di correttezza e buona fede, è necessario, tuttavia, che le dedotte ragioni datoriali siano concrete ed effettive.

Cassazione civile sez. lav., 14/09/2020, n.19062

Compenso sostitutivo di ferie non godute

Il diritto al compenso sostitutivo delle ferie non godute dal pubblico dipendente, anche in mancanza di una norma espressa che preveda la relativa indennità, discende direttamente dallo stesso mancato godimento delle ferie, in armonia con l’art. 36 Cost., quando sia certo che tale vicenda non sia stata determinata dalla volontà del lavoratore e non sia a lui comunque imputabile.

Consiglio di Stato sez. II, 21/08/2020, n.5171

Il diritto alle ferie annuali retribuite

Il diritto alle ferie annuali retribuite dei dirigenti pubblici, in quanto finalizzato all’effettivo godimento di un periodo di riposo e di svago dall’attività lavorativa (nel quadro dei principi di cui agli artt. 36 Cost. e 7, par. 2, della direttiva 2003/88/CE), è irrinunciabile; ne consegue che il dirigente il quale, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, non ne abbia fruito, ha diritto a un’indennità sostitutiva, a meno che il datore di lavoro dimostri di averlo messo nelle condizioni di esercitare il diritto in questione prima di tale cessazione, mediante un’adeguata informazione nonché, se del caso, invitandolo formalmente a farlo.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva riconosciuto l’indennità sostitutiva delle ferie non godute in favore del direttore di una struttura sanitaria complessa, dal momento che il datore di lavoro si era limitato a richiamare l’ampia discrezionalità di cui il dirigente godeva relativamente all’organizzazione dei propri tempi di lavoro e, a fronte della dimostrazione, da parte del ricorrente, dell’esistenza di notevoli scoperture d’organico nella struttura dallo stesso diretta, aveva prodotto, a dimostrazione dell’insussistenza di esigenze di servizio impeditive della fruizione delle ferie, una nota del direttore sanitario successiva alla cessazione del rapporto di lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 02/07/2020, n.13613

Liquidazione indennità sostitutiva delle ferie non godute: quando?

L’art. 21, comma 13, del c.c.n.l. 5.12.1996, che stabilisce le condizioni al ricorrere delle quali è consentita la liquidazione della indennità sostituiva delle ferie non godute al momento della cessazione del rapporto, si applica solo per i dirigenti apicali, e cioè per i dirigenti titolari del potere di attribuirsi il periodo di ferie senza ingerenze da parte del datore di lavoro, con la conseguenza che per tali dirigenti il diritto all’indennità sostitutiva, da farsi valere al momento della cessazione del rapporto, sussiste solo a condizione che si provi la ricorrenza di necessità aziendali assolutamente eccezionali ed obiettive ostative alla suddetta fruizione.

La direttiva 93/104/CE, poi confluita nella direttiva 2003/88/CE, all’art. 7 prevede, infatti, che “Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinchè ogni lavoratore benefici di ferie annuali retribuite di almeno 4 settimane, secondo le condizioni di ottenimento e di concessione previste dalle legislazioni e/o prassi nazionali. Il periodo minimo di ferie annuali retribuite non può essere sostituito da un’indennità finanziaria, salvo in caso di fine del rapporto di lavoro”. Le parti collettive, quindi, hanno dettato una disciplina delle ferie assolutamente rispettosa dei precetti inderogabili desumibili dall’art. 36 Cost. e dalla normativa sovranazionale, poichè hanno previsto: l’irrinunciabilità del diritto.

Cassazione civile sez. lav., 26/06/2020, n.12881

Diritto alle ferie per il periodo tra il licenziamento e la reintegrazione

Un lavoratore illegittimamente licenziato e successivamente reintegrato nel suo posto di lavoro, a seguito dell’annullamento del suo licenziamento mediante una decisione giudiziaria, ha diritto alle ferie annuali retribuite per il periodo compreso tra la data del licenziamento e la data della sua reintegrazione nel posto di lavoro, oppure, alla cessazione del suo rapporto di lavoro, a un’indennità sostitutiva di tali ferie non godute. Ad affermarlo è la Corte di giustizia dell’Unione europea che si è pronunciata su un caso bulgaro e uno italiano di simile portata. Per i giudici di Lussemburgo, in sostanza, quando un lavoratore non è in grado di adempiere alle proprie funzioni per un motivo imprevedibile e indipendente dalla sua volontà non perde il diritto alle ferie annuali retribuite.

Corte giustizia UE sez. I, 25/06/2020, n.762

A chi spetta l’indennità per ferie annuali non godute?

Nel caso in cui il rapporto di lavoro sia cessato a causa della domanda di pensionamento, al lavoratore spetta la relativa indennità per ferie annuali non godute. Ciò perché le ferie sono state maturate ma il lavoratore, per via del collocamento in pensione, non è stato in grado di usufruirne in misura piena prima della fine del rapporto, con la precisazione che non può riversarsi sull’interessato l’onere di chiedere la postergazione del già decretato stato di quiescenza.

Semmai avrebbe dovuto essere la stessa Amministrazione a prorogare d’ufficio la decorrenza del collocamento in quiescenza, per consentire al ricorrente di godere del congedo ordinario quale diritto inviolabile del lavoratore.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 11/05/2020, n.4898

Irrinunziabilità del diritto alle ferie annuali retribuite

Il diritto del prestatore di lavoro al pagamento dell’indennità sostitutiva delle ferie maturate e non godute sussiste ogni qualvolta la mancata fruizione delle stesse sia riconducibile alla impossibilità per il datore di lavoro – anche se non dipesa da sua colpa – di adempiere all’obbligazione di consentirne la relativa fruizione.

L’indennità sostitutiva delle ferie non godute ha natura retributiva, in quanto rappresenta la corresponsione, a norma degli artt. 1463 c.c. e 2037 c.c., del valore di prestazioni non dovute e non restituibili in forma specifica.

La sola ipotesi di esclusione del diritto del lavoratore alla fruizione dell’indennità sostitutiva per le ferie non godute si ha quando il datore fornisca in giudizio la prova di aver offerto un adeguato lasso di tempo per il godimento delle ferie, di cui il lavoratore non abbia usufruito, incorrendo così nella mora credendi.

(Nel caso di specie, essendo il rapporto di lavoro cessato per morte del lavoratore e, dunque, non essendo più possibile beneficiare delle ferie maturate in corso di rapporto, queste non possono essere che monetizzate in favore degli eredi, non potendo rinvenirsi, nel caso concreto, alcuna offerta del datore di godere del periodo di ferie alla quale il lavoratore abbia opposto rifiuto).

Cassazione civile sez. lav., 21/04/2020, n.7976

Indennità di ferie non godute: prescrizione

L’indennità sostitutiva delle ferie non fruite ha natura mista, avendo non solo carattere risarcitorio, in quanto volta a compensare il danno derivante dalla perdita di un bene determinato (il riposo, con recupero delle energie psicofisiche, la possibilità di meglio dedicarsi a relazioni familiari e sociali), ma anche retributivo, in quanto è connessa al sinallagma contrattuale e costituisce il corrispettivo dell’attività lavorativa resa in periodo che, pur essendo di per sé retribuito avrebbe dovuto essere non lavorato, in quanto destinato al godimento delle ferie annuali.

Le stesse considerazioni valgono per l’indennità sostitutiva dei permessi non goduti (tanto per i permessi sostituivi delle festività soppresse, quanto per i ROL), con conseguente riconoscimento della loro duplice natura e, per quel che qui interessa, della rilevanza ai fini prescrizionali di quella risarcitoria. Ciò detto, per l’indennità di ferie non godute e l’indennità di permessi non goduti trova applicazione il termine di prescrizione decennale, applicandosi il termine breve quinquennale per tutte le altre voci aventi esclusiva natura retributiva.

Tribunale Roma sez. lav., 01/07/2019, n.2510

Domanda di pensionamento: ferie maturate e non godute

Alla luce della giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in ordine all’interpretazione della Direttiva n. 2003/88/CE e al suo recepimento da parte degli Ordinamenti interni, rilevato come il legislatore comunitario, nel prevedere comunque l’erogazione dell’indennità dovuta per ferie non godute alla cessazione del rapporto lavorativo, abbia considerato del tutto irrilevante il motivo per cui il rapporto di lavoro si sia risolto, all’Amministrazione pubblica interna non è concesso privare il lavoratore delle ferie non godute e, pertanto, anche qualora il rapporto di lavoro cessi a causa della domanda di pensionamento, al lavoratore spetterà la relativa indennità per ferie annuali non godute, in quanto le ferie sono state maturate ma il lavoratore, per via del collocamento in pensione, non è stato in grado di usufruirne in misura piena prima della fine del rapporto, non potendosi peraltro riversarsi sull’interessato l’onere di chiedere all’amministrazione la postergazione del già decretato stato di quiescenza, dovendo essere semmai l’amministrazione che, a fronte di una richiesta di fruizione del congedo ordinario presentata in limine dal dipendente volontario dimissionario, decide di prorogare d’ufficio la decorrenza del collocamento in quiescenza, onde consentire al lavoratore di godere del congedo ordinario quale diritto inviolabile del medesimo.

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 13/06/2019, n.535

Ferie non godute prima della cessazione del rapporto di lavoro

In conformità all’articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 2003/88, un lavoratore che non sia stato posto in grado di usufruire di tutte le ferie prima della cessazione del suo rapporto di lavoro, ha diritto a un’indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite non godute, essendo del tutto irrilevante il motivo per cui il rapporto di lavoro si sia risolto; ne deriva la sussistenza di tale diritto anche allorquando il rapporto di lavoro sia cessato per colpa del lavoratore.

Tribunale Crotone sez. lav., 07/01/2019, n.843

Pubblico dipendente: ha diritto al compenso sostitutivo delle ferie non godute?

ln virtù dell’art. 36 Cost., il diritto al compenso sostitutivo delle ferie non godute dal dipendente pubblico, nel caso in cui risulti accertato che ciò non sia stato determinato dalla volontà del lavoratore e non sia a lui comunque imputabile, discende direttamente proprio dal mancato godimento delle ferie, anche in mancanza di una norma espressa che preveda la relativa indennità.

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. I, 08/04/2019, n.422

Corte di Giustizia: valutazione sulla maturazione delle ferie

Occorre sottoporre alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la seguente questione pregiudiziale ai sensi dell’art. 267 TFUE: se l’art. 7 par. 2 della direttiva 2003/88 e l’art. 31 punto 2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, anche separatamente considerati, debbano essere interpretati nel senso che ostino a disposizioni o prassi nazionali in base alle quali, cessato il rapporto di lavoro, il diritto al pagamento di una indennità pecuniaria per le ferie maturate e non godute (e per un istituto giuridico quale le cd. “Festività soppresse” equiparabile per natura e funzione al congedo annuale per ferie) non sia dovuto in un contesto in cui il lavoratore non abbia potuto farlo valere, prima della cessazione, per fatto illegittimo (licenziamento accertato in via definitiva dal giudice nazionale con pronuncia comportante il ripristino retroattivo del rapporto lavorativo) addebitale al datore di lavoro, limitatamente al periodo intercorrente tra la condotta datoriale e la successiva reintegrazione.

Cassazione civile sez. lav., 10/01/2019, n.451

Eccedenze lavorative: onere della prova

In materia di richiesta d’indennità sostitutiva per ferie non godute, l’onere della prova delle eccedenze lavorative spetta al lavoratore. Sarà il datore di lavoro a fornire la prova del relativo pagamento.

Tribunale Roma sez. lav., 09/01/2019, n.126

Indennità per la mancata fruizione delle ferie e per le festività non godute

Gli importi domandati a titolo di differenze retributive riferibili alle ferie e alle festività non godute, al contrario del TFR che costituisce un elemento della retribuzione il cui pagamento viene differito, costituiscono voci distinte del salario e, in quanto tali, sono condizionate al ricorso di presupposti specifici e diversi dalla prestazione del lavoro ordinario, ossia, rispettivamente, dalla mancata fruizione delle ferie e dal non godimento delle festività coincise con giorni diversi da quelli destinati alla prestazione lavorativa. Pertanto, è onere del lavoratore, che domandi il pagamento di tali importi, provare la sussistenza dei suddetti presupposti.

Tribunale Teramo sez. lav., 08/01/2019, n.417

Diritto all’indennità sostitutiva di ferie non godute

Il fatto costitutivo del diritto alla indennità sostitutiva di ferie non godute azionato dal lavoratore deve essere da questi provato e, più precisamente, sotto l’aspetto positivo dell’avvenuta prestazione di attività lavorativa nel periodo che avrebbe dovuto, invece, essere di riposo.

Tribunale Lodi sez. lav., 28/12/2018, n.220

Licenziamento illegittimo e reintegra: nelle retribuzioni rientrano ferie non godute?

In tema di licenziamento illegittimo, l’attribuzione al lavoratore delle retribuzioni non percepite dalla data di intimazione del licenziamento a quella di effettiva reintegrazione nel posto di lavoro non comprende l’indennità sostitutiva delle ferie non godute attesa la natura risarcitoria e non retributiva, l’indennità di mensa, non avente natura retributiva in quanto servizio sociale dell’impresa predisposto nei confronti della generalità dei lavoratori, salvo diversa qualificazione contrattuale collettiva, né i permessi per riduzione mensile dell’orario di lavoro (r.o.l.), nel periodo di sospensione verificatosi a seguito del licenziamento illegittimo, posto che la sospensione del rapporto sia pur per fatto illegittimo del datore di lavoro, facendo venire meno la prestazione lavorativa, esclude l’esigenza di recupero delle energie psicofisiche che il diritto alle ferie è inteso a soddisfare.

Tribunale Trani sez. lav., 28/06/2018, n.1360

Indennità sostitutiva di ferie non godute: soggetta a contribuzione previdenziale

L’indennità sostitutiva di ferie non godute è assoggettabile a contribuzione previdenziale a norma dell’art. 12 della l. n. 153 del 1969, sia perché, essendo in rapporto di corrispettività con le prestazioni lavorative effettuate nel periodo di tempo che avrebbe dovuto essere dedicato al riposo, ha carattere retributivo e gode della garanzia prestata dall’art. 2126 c.c. a favore delle prestazioni effettuate con violazione di norme poste a tutela del lavoratore sia perché un eventuale suo concorrente profilo risarcitorio – oggi pur escluso dal sopravvenuto art. 10 del d.lgs. n. 66 del 2003, come modificato dal d.lgs. n. 213, del 2004, in attuazione della direttiva n. 93/104/CE – non escluderebbe la riconducibilità all’ampia nozione di retribuzione imponibile delineata dal citato art. 12, costituendo essa comunque un’attribuzione patrimoniale riconosciuta a favore del lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro e non essendo ricompresa nella elencazione tassativa delle erogazioni escluse dalla contribuzione.

Cassazione civile sez. lav., 29/05/2018, n.13473

Indennità per ferie e festività non godute: natura

Va riconosciuta natura retributiva e non occasionale all’indennità per ferie e festività non godute corrisposta alla cessazione del rapporto.

Detta indennità, infatti, costituisce comunque erogazione di indubbia natura retributiva, sia in quanto connessa al sinallagma caratterizzante il rapporto di lavoro, quale rapporto a prestazioni corrispettive, sia in quanto corrispettivo dell’attività lavorativa resa in un periodo che, pur essendo di per sé retribuito, avrebbe invece dovuto essere non lavorato e dedicato al riposo.

Tribunale Milano sez. lav., 03/12/2018, n.2800

Organizzazione dell’orario di lavoro

L’art. 7 della direttiva 2003/88/Ce del parlamento europeo e del consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, e l’art. 31, par. 2, della carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale, come quella discussa nel procedimento principale, in applicazione della quale, se il lavoratore non ha chiesto, nel corso del periodo di riferimento, di poter esercitare il suo diritto alle ferie annuali retribuite, detto lavoratore perde, al termine di tale periodo (automaticamente e senza previa verifica del fatto che egli sia stato effettivamente posto dal datore di lavoro, segnatamente con un’informazione adeguata da parte di quest’ultimo, in condizione di esercitare questo diritto), i giorni di ferie annuali retribuite maturati per tale periodo ai sensi delle suddette disposizioni e, correlativamente, il proprio diritto a un’indennità finanziaria per dette ferie annuali non godute in caso di cessazione del rapporto di lavoro; il giudice del rinvio è, a tale riguardo, tenuto a verificare, prendendo in considerazione il diritto interno nel suo complesso e applicando i metodi di interpretazione riconosciuti da quest’ultimo, se gli sia possibile pervenire a un’interpretazione di tale diritto che sia in grado di garantire la piena effettività del diritto dell’Unione.

Corte giustizia UE grande sezione, 06/11/2018, n.684

Controversia lavoro e ferie

Qualora sia impossibile interpretare una normativa nazionale come quella discussa nel procedimento principale in modo da garantirne la conformità all’art. 7 della direttiva 2003/88/Ce e all’art. 31, par. 2, della carta dei diritti fondamentali, deriva da quest’ultima disposizione che il giudice nazionale, investito di una controversia tra un lavoratore e il suo ex datore di lavoro avente qualità di privato, deve disapplicare tale normativa nazionale e assicurarsi che, ove detto datore di lavoro non sia in grado di dimostrare di aver esercitato tutta la diligenza necessaria affinché il lavoratore fosse effettivamente in condizione di fruire delle ferie annuali retribuite alle quali aveva diritto ai sensi del diritto dell’Unione, il lavoratore medesimo non possa essere privato dei diritti da lui maturati a dette ferie annuali retribuite, né, correlativamente, e in caso di cessazione del rapporto di lavoro, essere privato dell’indennità finanziaria per le ferie non godute, il cui pagamento è direttamente a carico, in tal caso, del datore di lavoro interessato.

Corte giustizia UE grande sezione, 06/11/2018, n.684

Divieto di monetizzazione delle ferie maturate e non godute

In tema di controversie di lavoro, il divieto di monetizzazione delle ferie maturate e non godute non trova applicazione con riferimento alle ferie non godute relative al periodo ancora pendente al momento della risoluzione del rapporto.

Corte appello Roma sez. lav., 20/09/2018, n.3231

Illegittima interruzione del rapporto di lavoro

Con riferimento all’ipotesi di illegittima interruzione del rapporto di lavoro si è da tempo ritenuto che l’annullamento dell’atto amministrativo che fa cessare illegittimamente un rapporto di impiego pubblico determini come conseguenza naturale il ripristino del rapporto nella sua pienezza, quale si svolgeva e avrebbe dovuto continuare a svolgersi, con tutte le conseguenze di anzianità, di carriera e di retribuzione.

La restitutio in integrum nella situazione antecedente all’illegittima interruzione è poi da considerarsi limitata agli emolumenti derivanti da prestazioni ordinarie di lavoro aventi natura di indennità fissa, obbligatoria e continuativa, restando esclusa ogni competenza accessoria che presuppone l’effettività della prestazione di lavoro.

Fra le competenze che presuppongono l’effettività della prestazione la giurisprudenza annovera anche l’indennità sostitutiva delle ferie non godute considerando che la fruizione delle ferie è intesa al recupero delle energie psicofisiche profuse nell’attività lavorativa, con la conseguenza che tale diritto è strettamente collegato all’attività di servizio e non è configurabile quando tale attività sia mancata, sia pure per fatto dell’amministrazione.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo) sez. I, 15/09/2018, n.366

Indennità sostitutiva di ferie non godute: prescrizione quinquennale

La pretesa del dipendente pubblico, anche in regime non privatizzato, alla percezione dell’indennità sostitutiva delle ferie non godute ha natura di diritto soggettivo, si che l’azione volta alla relativa tutela (al di là della formale impugnazione di atti) ha natura di accertamento di un diritto soggettivo, soggetto al termine di prescrizione quinquennale di cui all’art. 2948 n. 4 c.c., al pari di tutti i diritti patrimoniali derivanti dal rapporto di pubblico impiego.

T.A.R. Perugia, (Umbria) sez. I, 19/06/2018, n.384

Indennità sostitutiva delle ferie non godute: natura risarcitoria e retributiva

L’indennità sostitutiva delle ferie non godute ha una duplice natura, risarcitoria e retributiva. Il relativo termine di prescrizione è decennale poiché diversamente si perverrebbe alla conclusione che la tutela del bene della vita alla quale l’indennità sostitutiva delle ferie è principalmente finalizzata, cioè il ristoro delle energie psico-fisiche, subirebbe in sede di esercizio dell’azione risarcitoria un’inevitabile limitazione.

Viceversa, la natura retributiva dell’indennità assume rilievo allorquando debba valutarsene l’incidenza sul trattamento di fine rapporto o su ogni altro aspetto di natura esclusivamente retributiva, come ad esempio il calcolo degli accessori di legge o sul trattamento contributivo.

Cassazione civile sez. VI, 09/03/2017, n.6115

La disciplina europea sulle ferie 

L’art. 7 della direttiva 2003/88/Ce deve essere interpretato nel senso che osta a disposizioni o a prassi nazionali secondo le quali un lavoratore non può riportare e, se del caso, cumulare, fino al momento in cui il suo rapporto di lavoro termina, i diritti alle ferie annuali retribuite non godute nell’arco di più periodi di riferimento consecutivi, a causa del rifiuto del datore di lavoro di retribuirle.

Corte giustizia UE sez. V, 29/11/2017, n.214

Ferie retribuite e non godute: spetta sempre l’indennità?

L’articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che: esso osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che priva del diritto all’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute il lavoratore il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito della sua domanda di pensionamento e che non sia stato in grado di usufruire di tutte le ferie prima della fine di tale rapporto di lavoro; un lavoratore ha diritto, al momento del pensionamento, all’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute per il fatto di non aver esercitato le sue funzioni per malattia; un lavoratore il cui rapporto di lavoro sia cessato e che, in forza di un accordo concluso con il suo datore di lavoro, pur continuando a percepire il proprio stipendio, fosse tenuto a non presentarsi sul posto di lavoro per un periodo determinato antecedente il suo pensionamento non ha diritto all’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute durante tale periodo, salvo che egli non abbia potuto usufruire di tali ferie a causa di una malattia; spetta, da un lato, agli Stati membri decidere se concedere ai lavoratori ferie retribuite supplementari che si sommano alle ferie annuali retribuite minime di quattro settimane previste dall’articolo 7 della direttiva 2003/88.

In tale ipotesi, gli Stati membri possono prevedere di concedere a un lavoratore che, a causa di una malattia, non abbia potuto usufruire di tutte le ferie annuali retribuite supplementari prima della fine del suo rapporto di lavoro, un diritto all’indennità finanziaria corrispondente a tale periodo supplementare. Spetta, dall’altro lato, agli Stati membri stabilire le condizioni di tale concessione (la Corte si è così pronunciata nell’ambito di un controversia promossa da un cittadino austriaco nei confronti del suo datore di lavoro, in merito all’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute dall’interessato prima della fine del suo rapporto di lavoro).

Corte giustizia UE sez. X, 20/07/2016, n.341

Prescrizione decennale

L’indennità sostitutiva delle ferie non fruite ha natura mista, avendo non solo carattere risarcitorio, in quanto volta a compensare il danno derivante dalla perdita di un bene determinato (il riposo, con recupero delle energie psicofisiche, la possibilità di meglio dedicarsi a relazioni familiari e sociali), ma anche retributivo, in quanto è connessa al sinallagma contrattuale e costituisce il corrispettivo dell’attività lavorativa resa in periodo che, pur essendo di per sé retribuito, avrebbe dovuto essere non lavorato, in quanto destinato al godimento delle ferie annuali: ai fini della verifica della prescrizione è necessario che il diritto che l’indennità in esame tende a soddisfare possa essere esercitato in maniera ampia, per cui non può che considerarsi prevalente, a tale scopo, la natura risarcitoria della stessa, per la quale è prevista la durata ordinaria decennale della prescrizione.

Cassazione civile sez. lav., 29/01/2016, n.1756

Diritto alle ferie annuali retribuite e decesso del lavoratore

L’art. 7 della direttiva 2003/88/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che osta a legislazioni o prassi nazionali, quali quelle di cui trattasi nel procedimento principale, che prevedono che il diritto alle ferie annuali retribuite si estingue senza dare diritto ad un’indennità finanziaria a titolo delle ferie non godute, quando il rapporto di lavoro termina per decesso del lavoratore.

Il beneficio di una tale indennità non può dipendere da una previa domanda dell’interessato (fattispecie relativa all’azione promossa da una cittadina tedesca, moglie ed erede universale di un lavoratore, avverso il mancato riconoscimento delle indennità di ferie non godute dal marito che si era assentato dal lavoro per gravi motivi di salute).

Corte giustizia UE sez. I, 12/06/2014, n.118

Compenso sostitutivo delle ferie non godute

Non è applicabile il termine di prescrizione quinquennale con riguardo al diritto al trattamento economico sostitutivo delle ferie non godute, proprio in quanto sostitutivo del diritto, contrattualmente spettante alle ferie non godute, non può non avere la medesima natura di tale diritto, con la conseguenza che la mancata corresponsione delle somme a tale titolo spettante si correla direttamente ad un inadempimento contrattuale del datore di lavoro, come tale soggetto alla prescrizione ordinaria decennale di cui all’art. 2946 c.c.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 02/09/2013, n.4142

Impiego pubblico e trattamento economico

La prescrizione del diritto del pubblico dipendente all’indennità sostitutiva delle ferie non godute è decennale, trattandosi di un credito che non ha natura retributiva, ma risarcitoria del disagio subito dal lavoratore, che non ha fruito di un diritto costituzionalmente garantito e non rinunciabile.

Consiglio di Stato sez. III, 20/05/2013, n.2699

Pubblico impiego non privatizzato

In tema di pubblico impiego non privatizzato, il termine di prescrizione per chiedere il pagamento dell’indennità sostitutiva delle ferie non godute, a cui si aggiunge anche l’indennità sostitutiva dei riposi settimanali non goduti, è quello ordinario decennale, perché il diritto rivendicato, essendo direttamente correlato a un inadempimento contrattuale del datore di lavoro, ha natura squisitamente risarcitoria.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. III, 18/03/2013, n.608

Dipendente pubblico assente per causa di malattia e ferie

Il dipendente pubblico che si assenta per causa di malattia, non potendo per ciò fruire del periodo di ferie annuali, ha diritto, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, alla percezione dell’indennità per ferie non godute (nella specie, la Corte ha dedotto la conseguente illegittimità, per contrasto con norme imperative, delle disposizioni del c.c.n.l. del comparto scuola che escludono la corresponsione dell’equivalente economico di ferie non godute al momento dell’estinzione del rapporto di lavoro, salva l’ipotesi in cui la mancata fruizione dipenda da documentate esigenze di servizio).

Cassazione civile sez. lav., 09/07/2012, n.11462

Il diritto di cumulare le indennità per ferie annuali retribuite non godute 

L’art. 7 par. 2 della direttiva 2003/88/Ce deve essere interpretato nel senso che osta ad una disposizione del diritto nazionale che limita, mediante un periodo di riporto di nove mesi alla scadenza del quale il diritto a ferie annuali retribuite si estingue, il diritto di un funzionario in via di pensionamento di cumulare le indennità per ferie annuali retribuite non godute a causa di un’inabilità lavorativa.

Corte giustizia UE sez. V, 03/05/2012, n.337

Compenso sostitutivo delle ferie non godute: prescrizione del credito

La prescrizione del credito relativo al compenso sostitutivo delle ferie non godute decorre in costanza del rapporto di lavoro ma, essendo relativa ad un credito di natura non retributiva ma risarcitoria, ha durata decennale.

Consiglio di Stato sez. V, 22/10/2007, n.5531

Quando è dovuto il compenso per ferie non godute?

Il compenso per ferie non godute è dovuto, anche a prescindere dall’insussistenza di un’espressa previsione normativa, in forza del carattere indisponibile del diritto al riposo, da cui discende l’obbligo dell’amministrazione di remunerare le prestazioni lavorative rese dal dipendente nel periodo in cui lo stesso sarebbe dovuto essere assente dal servizio.

Nondimeno, il carattere sussidiario ed eventuale dell’equivalente pecuniario, spettante solo quando sia rimasto insoddisfatto il diritto principale al congedo, esclude che l’obbligo di pagamento relativo al compenso sostitutivo abbia un carattere periodico, nel senso e per gli effetti previsti dall’art. 2948, n. 4, c.c., ai fini dell’applicazione della prescrizione breve. Ne consegue che la pretesa al ristoro economico dovuto per il congedo non goduto è assoggettata alla prescrizione ordinaria decennale.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 02/02/2007, n.887

Termine di prescrizione dell’indennità sostitutiva delle ferie non godute: da quando decorre?

Il termine di prescrizione dell’indennità sostitutiva delle ferie non godute, attesa la sua natura retributiva, è quinquennale e decorre dal momento in cui è sorto il credito, e cioè dalla scadenza del termine di fruizione delle ferie.

T.A.R. Perugia, (Umbria) sez. I, 23/01/2007, n.35

Diritto alla corresponsione del compenso sostitutivo per ferie non godute

Il diritto alla corresponsione del compenso sostitutivo per ferie non godute si prescrive in cinque anni (art. 2948 c.c.) in quanto attiene a somme suscettibili di essere pagate in ratei mensili come qualsiasi emolumento retributivo dovuto al pubblico dipendente; detto compenso può, tuttavia, essere preteso soltanto alla scadenza del periodo legale di riferimento delle ferie in senso stretto ed è da questo momento che inizia a decorrere la prescrizione.

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. I, 19/12/1991, n.850



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