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Donazione indiretta: ultime sentenze

20 Luglio 2022
Donazione indiretta: ultime sentenze

Spirito di liberalità; configurabilità della donazione in costanza di matrimonio; compravendita di un bene.

La donazione indiretta si configura a condizione che le parti abbiano stabilito un corrispettivo inferiore a quello che sarebbe dovuto. Si ha donazione indiretta quando il marito fornisce il denaro affinché la moglie divenga comproprietaria di un immobile.

Acquisto di un appartamento

Nell’ipotesi in cui un immobile venga acquistato con denaro proprio di un soggetto ed intestato al coniuge del disponente, la compravendita così realizzatasi è riconducibile all’ambito della donazione indiretta, così come sono ad essa riconducibili, finché dura il matrimonio, i conferimenti patrimoniali eseguiti spontaneamente dal donante, vòlti a finanziare, ad esempio, lavori nell’immobile, giacché tali conferimenti hanno la stessa causa della donazione indiretta.

Corte appello Milano sez. II, 22/12/2021, n.3702

Collegamento tra l’elargizione del denaro e l’acquisto di un immobile

Nel caso di soggetto che abbia erogato il denaro per l’acquisto di un immobile in capo a uno dei figli si deve distinguere l’ipotesi della donazione diretta del denaro, impiegato successivamente dal figlio in un acquisto immobiliare, in cui oggetto della donazione rimane il denaro stesso, da quella in cui il donante fornisce il denaro quale mezzo per l’acquisto dell’immobile, che costituisce il fine della donazione.

In tale caso, il collegamento tra l’elargizione del denaro paterno e l’acquisto del bene immobile da parte del figlio porta a concludere che si è in presenza di una donazione indiretta dello stesso immobile e non del denaro impiegato per il suo acquisto.

Tribunale Prato, 25/10/2021, n.747

Compravendita di un immobile da parte di uno dei nubendi con denaro dell’altro

L’acquisto di un appartamento da parte di uno dei nubendi, finanziato con denaro dell’altro, in previsione del matrimonio, è configurabile come donazione indiretta, che, in quanto finalizzata alle nozze, rientra nella previsione di cui all’art. 80 c.c.. Ne consegue che, ove il matrimonio non venga celebrato, essendo venuta meno la “causa donandi” si determina la caducazione dell’attribuzione patrimoniale al donatario senza che ciò incida sul rapporto fra venditore e donante, il quale, per effetto della retrocessione viene ad assumere la qualità di effettivo acquirente.

Cassazione civile sez. I, 25/10/2021, n.29980

Donazione indiretta immobiliare

I doni tra fidanzati, di cui all’art. 80 c.c., non essendo equiparabili né alle liberalità in occasione di servizi, né alle donazioni fatte in segno tangibile di speciale riconoscenza per i servizi resi in precedenza dal donatario, nè alle liberalità d’uso, ma costituendo vere e proprie donazioni, come tali soggette ai requisiti di sostanza e di forma previsti dal codice, possono essere integrati anche da donazioni immobiliari, ivi comprese le donazioni indirette; anche in questa eventualità, ai fini dell’azione restitutoria, occorre accertare sempre e soltanto che i doni siano stati fatti “a causa della promessa di matrimonio”, e che si giustifichino per il sol fatto anzidetto, al punto da non trovare altra plausibile giustificazione al di fuori di questo; tale circostanza opera nel contesto di una presupposizione, sicché ove sia accertato il sopravvenuto venir meno della causa donandi (in caso di donazione indiretta immobiliare fatta in previsione di un futuro matrimonio poi non celebrato) si determina la caducazione dell’attribuzione patrimoniale al donatario senza incidenza, invece, sull’efficacia del rapporto fra il venditore e il donante, il quale per effetto di retrocessione viene ad assumere la qualità di effettivo acquirente.

Cassazione civile sez. I, 25/10/2021, n.29980

Obbligo di collazione

L’obbligo di collazione previsto dall’art. 741 c.c. relativamente a ciò che il defunto ha speso a favore dei suoi discendenti, per soddisfare, tra l’altro, premi relativi a contratti sulla vita a loro favore, riguarda tanto l’ipotesi dell’assicurazione stipulata dal discendente sulla propria vita, “sub specie” di pagamento del debito altrui, quanto quella di assicurazione sulla vita del discendente (o del “de cuius”), che rientra nello schema della donazione indiretta, quale contratto a favore di terzo.

Peraltro, giacché il capitale assicurato può rivelarsi, di fatto, inferiore ai premi – che costituiscono, in linea di principio, l’oggetto del conferimento ex art. 2923, comma 2, c.c. – l’obbligo di collazione va precisato nel senso che, indipendentemente dalla natura cd. tradizionale o finanziaria della polizza, il conseguente conferimento riguarda la minore somma tra l’ammontare dei premi pagati ed il capitale, non potendo la collazione avere ad oggetto che il vantaggio conseguito dal beneficiario (o dai suoi discendenti), sul quale grava l’onere della relativa prova.

Cassazione civile sez. II, 22/10/2021, n.29583

Donazione indiretta: presupposti

Ai fini della integrazione della fattispecie di donazione indiretta è necessario che la dazione della somma di denaro sia effettuata quale mezzo per l’unico e specifico fine dell’acquisto dell’immobile: deve cioè sussistere incontrovertibilmente un collegamento teleologico tra elargizione del denaro e acquisto dell’immobile.

In particolare, “nel caso di soggetto che abbia erogato il denaro per l’acquisto di un immobile in capo ad uno dei figli si deve distinguere l’ipotesi della donazione diretta del denaro, impiegato successivamente dal figlio in un acquisto immobiliare, in cui, ovviamente, oggetto della donazione rimane il denaro stesso, da quella in cui il donante fornisce il denaro quale mezzo per l’acquisto dell’immobile, che costituisce il fine della donazione. In tale caso il collegamento tra l’elargizione del denaro paterno e l’acquisto del bene immobile da parte del figlio porta a concludere che si è in presenza di una donazione (indiretta) dello stesso immobile e non del denaro impiegato per il suo acquisto.

Tribunale Imperia sez. I, 21/10/2021, n.602

Donazione indiretta: caratteristiche e funzione

La donazione indiretta si identifica con ogni negozio che, pur non avendo la forma della donazione, sia mosso da un fine di liberalità e abbia l’effetto di arricchire gratuitamente il beneficiario, sicché l’intenzione di donare emerge solo in via indiretta dal rigoroso esame di tutte le circostanze del singolo caso, nei limiti in cui siano tempestivamente e ritualmente dedotte e provate in giudizio.

Corte appello Milano sez. II, 02/07/2021, n.2084

L’intenzione di donare

La donazione indiretta si identifica con ogni negozio che, pur non avendo la forma della donazione, sia mosso da un fine di liberalità e abbia l’effetto di arricchire gratuitamente il beneficiario, sicché l’intenzione di donare emerge solo in via indiretta dal rigoroso esame di tutte le circostanze del singolo caso, nei limiti in cui siano tempestivamente e ritualmente dedotte e provate in giudizio. Affinché possa parlarsi di donazione indiretta è, dunque, necessario accertare che il proprietario del denaro non avesse, al momento della dazione, altro scopo che quello della liberalità.

Nel caso di specie, per il Tribunale tale prova non è stata fornita dagli attori, non potendosi sostenere che la sola circostanza che il de cuius abbia contribuito all’acquisto dell’immobile intestato al figlio sia sufficiente a comprovarne l’animus donandi.

Tribunale Torino sez. II, 01/06/2021, n.2800

Trattamento fiscale per le liberalità indirette

Il trasferimento di una somma di denaro mediante bonifico da un donante cittadino australiano residente in Svizzera a favore di un donatario cittadino statunitense residente in Italia costituisce una donazione indiretta, in quanto l’arricchimento senza corrispettivo risulta da atti diversi dal contratto tipico di donazione. Il fenomeno delle liberalità indirette è rilevante fiscalmente nell’ambito dell’imposta di donazione, in quanto rientra nell’ampia nozione di « trasferimenti gratuiti » utilizzata per individuare il presupposto impositivo del tributo.

L’art. 57 della l. 31 maggio 1995 n. 218 dispone che le obbligazioni contrattuali sono « in ogni caso » regolate dalla Convenzione di Roma del 19 giugno 1980 sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali. In questo modo, l’art. 57 ha previsto un mero meccanismo di rinvio ed estensione della disciplina europea al tempo vigente, stabilendo che le obbligazioni contrattuali sono regolate dalla Convenzione di Roma al di là dei limiti dell’ambito di applicazione territoriale della medesima. A seguito della sostituzione della Convenzione con il regolamento (CE) 593/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali (Roma I), e in considerazione dell’applicabilità erga omnes del regolamento, per cui la legge designata trova applicazione anche se deriva da uno Stato non membro dell’Unione Europea, il rinvio operato dall’art. 57 della legge n. 218 del 1995 risulta ridimensionato e la fonte principale di determinazione della legge applicabile alle obbligazioni contrattuali è costituita dal regolamento medesimo.

La Convenzione di Roma ed il regolamento Roma I disciplinano tutte le ipotesi in cui le donazioni non derivano da atti unilaterali, ma da manifestazione bilaterali di volontà aventi come effetti l’arricchimento di una parte e il corrispondente impoverimento dell’altra per spirito di liberalità, e comunque in assenza di corrispettivo, mentre sono escluse dal loro ambito di applicazione le donazioni di natura non contrattuale. La nozione di contratto va ricostruita in modo autonomo, tenendo conto dello scopo del regolamento e del suo contesto, e non delle categorie di questo o quello ordinamento nazionale. Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea, la materia contrattuale ricomprende le fattispecie in cui si riscontri un obbligo liberamente assunto da una parte nei confronti dell’altra.

Sono sottratte all’operatività della Convenzione di Roma e del regolamento Roma I le obbligazioni derivanti da rapporti di famiglia o dai rapporti che, secondo la legge applicabile a tali rapporti, hanno effetti comparabili, comprese le obbligazioni alimentari. Tuttavia, non tutte le donazioni effettuate nell’ambito familiare rientrano nella suddetta esclusione, ma soltanto quelle strettamente previste dal diritto di famiglia. Secondo l’indirizzo prevalente nella dottrina, i casi di esclusione riguardano le donazioni fra coniugi, quelle obnuziali e quelle mortis causa.

Le donazioni tra persone legate da unione omoaffettiva riconosciuta in un ordinamento straniero, non rientrando nel rapporto di coniugio, risultano pertanto disciplinate dalla normativa uniforme che, in ragione del suo carattere di specialità, prevale sulle norme italiane di diritto internazionale privato e, dunque, anche sull’art. 56 della legge n. 218 del 1995. Alla medesima conclusione dell’applicabilità della disciplina uniforme si perviene anche interpretando la precisazione contenuta nell’art. 57 circa l’applicabilità « in ogni caso » della disciplina uniforme.

Ai sensi del suo art. 1, il regolamento Roma I non si applica alle materie fiscali, doganali ed amministrative. Sotto il profilo fiscale vige, invece, la legge italiana. Il principio di territorialità dell’imposta consente di applicare le norme tributarie dell’ordinamento italiano non solo nei confronti dei soggetti residenti in Italia, ma anche nei confronti di tutti coloro che realizzano un collegamento ragionevole e stabile con il territorio italiano.

In base all’art. 2 del d.lgs. 31 ottobre 1990 n. 346, l’imposta di donazione è applicabile alle donazioni poste in essere da soggetto non residente in Italia solo se queste abbiano per oggetto beni esistenti in Italia. Tale non è il denaro oggetto di donazione da parte di un cittadino residente in Svizzera, tramite bonifico bancario, benché destinato ad un beneficiario residente in Italia, posto che il donante era residente all’estero e, comunque, prima dell’atto di disposizione il denaro si trovava depositato su conto bancario di un istituto svizzero. Di conseguenza, mancando il presupposto della territorialità, il relativo atto di donazione non rileva ai fini dell’applicazione dell’imposta sulle donazioni in Italia.

Cassazione civile sez. trib., 24/03/2021, n.8175

Donazione indiretta

La donazione indiretta, a differenza di quella diretta, perfeziona l’atto di liberalità attraverso un negozio tipico diverso da quello previsto dall’art. 782 c.c., per tale motivo non è richiesta la forma dell’atto pubblico, essendo sufficiente la osservanza delle forme prescritte per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità

Corte appello Torino sez. II, 02/03/2021, n.236

Conferimento in denaro

Il conferimento in denaro effettuato da un coniuge, attraverso il quale l’altro coniuge acquisti un immobile, è riconducibile in via presuntiva nell’ambito della donazione indiretta, come tale perseguente un fine di liberalità e soggetta ai soli obblighi di forma previsti per il negozio attraverso il quale si realizza.

Tribunale Siena, 10/12/2020, n.827

Donazione indiretta e negozio simulato: differenze

La donazione indiretta è un contratto con causa onerosa, posto in essere per raggiungere una finalità ulteriore e diversa consistente nell’arricchimento, per mero spirito di liberalità, del contraente che riceve la prestazione di maggior valore; differisce dal negozio simulato in cui il contratto apparente non corrisponde alla volontà delle parti, che intendono, invece, stipulare un contratto gratuito. Ne consegue che a essa non si applicano i limiti alla prova testimoniale – in materia di contratti e simulazione – che valgono, invece, per il negozio tipico utilizzato allo scopo.

Cassazione civile sez. II, 30/10/2020, n.24040

Donazione denaro per l’acquisto dell’immobile

Nell’ipotesi in cui un soggetto abbia erogato il danaro per l’acquisto di un immobile in capo al proprio figlio, si deve distinguere il caso della donazione diretta del denaro, in cui oggetto della liberalità rimane quest’ultimo, da quello in cui il denaro sia fornito quale mezzo per l’acquisto dell’immobile, che costituisce il fine della donazione. In tale secondo caso, il collegamento tra l’elargizione del denaro paterno e l’acquisto dell’immobile da parte del figlio porta a concludere che si è in presenza di una donazione indiretta dell’immobile stesso, e non già del denaro impiegato per il suo acquisto. Ne consegue che, in tale ipotesi, il bene acquisito successivamente al matrimonio da uno dei coniugi in regime di comunione legale è ricompreso tra quelli esclusi da detto regime, ai sensi dell’art. 179 lett. b) c.c., senza che sia necessario che il comportamento del donante si articoli in attività tipiche, essendo invece sufficiente la dimostrazione del collegamento tra il negozio -mezzo con l’arricchimento di uno dei coniugi per spirito di liberalità.

Tribunale Genova sez. II, 14/08/2020, n.1321

Donazione indiretta: finalità

La donazione indiretta è un contratto con causa onerosa, utilizzato per raggiungere una finalità ulteriore e diversa consistente nell’arricchimento, per mero spirito di liberalità, del contraente che riceve la prestazione di maggior valore. Essa differisce dal negozio simulato in cui il contratto apparente non corrisponde alla volontà delle parti, che intendono, invece, stipulare un contratto gratuito. Di talché, ad essa non si applicano i limiti alla prova testimoniale (in materia di contratti e simulazione) che valgono, invece, per il negozio tipico utilizzato allo scopo.

Tribunale Napoli sez. IV, 29/07/2020, n.5423

Donazione indiretta di un bene: in cosa consiste?

Si ha donazione indiretta di un bene (nella specie, un immobile) anche quando il donante paghi soltanto una parte del prezzo della relativa compravendita dovuto dal donatario, laddove sia dimostrato lo specifico collegamento tra dazione e successivo impiego delle somme, dovendo, in tal caso, individuarsi l’oggetto della liberalità, analogamente a quanto affermato in tema di vendita mista a donazione, nella percentuale di proprietà del bene acquistato pari alla quota di prezzo corrisposta con la provvista fornita dal donante.

Cassazione civile sez. II, 17/04/2019, n.10759

Configurabilità della donazione indiretta

Nei contratti di scambio, la donazione indiretta è configurabile solo a condizione che le parti abbiano volutamente stabilito un corrispettivo di gran lunga inferiore a quello che sarebbe dovuto, con l’intento, desumibile dalla notevole entità della sproporzione tra il valore reale del bene e la misura del corrispettivo, di arricchire la parte acquirente per la parte eccedente quanto pattuito.

Cassazione civile sez. II, 19/03/2019, n.7681

Rinuncia alla quota di comproprietà di un immobile

La rinunzia alla quota di comproprietà di un immobile costituisce donazione indiretta e pertanto, avendo gli stessi effetti della donazione (acquisto dell’intera proprietà) l’atto è sottoposto alle imposte catastali ed ipotecarie con l’applicazione del regime agevolativo “prima casa”.

Comm. trib. reg. Venezia, (Veneto) sez. I, 20/02/2019, n.105

Collazione di beni mobili e del denaro donato

La collazione dei beni mobili si fa per imputazione e del denaro donato si fa prelevando una minore quantità del denaro che si trova nell’eredità e se non ve ne è o quello presente non è sufficiente, il donatario conferisce denaro, secondo il valore legale della somma. La norma è stata interpretata dalla giurisprudenza nel senso che va imputata la somma ricevuta tramite donazione diretta o indiretta, secondo il suo valore nominalistico.

Tribunale Pisa, 08/01/2019, n.5

Versamento su conto corrente cointestato: è donazione indiretta?

L’atto di cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito che risulti essere appartenuta ad uno solo dei cointestatari, può essere qualificato come donazione indiretta solo quando sia verificata l’esistenza dell’animus donandi, consistente nell’accertamento che il proprietario del denaro non aveva, nel momento della detta cointestazione, altro scopo che quello della liberalità.

Tribunale Lucca, 02/01/2019, n.1

Donazioni dirette e indirette: differenze

In materia di donazioni, la differenza fra donazioni dirette e indirette risiede non nell’effetto pratico che da esse deriva, che è identico, bensì nel mezzo con il quale viene attuato il fine di liberalità. Nella donazione indiretta, infatti, fermo restando il fine di arricchimento di una parte, il mezzo può essere il più vario, nei limiti consentiti dall’ordinamento. Nella tipologia della liberalità indiretta può, quindi, rientrare anche l’accollo interno volto ad arricchire il debitore originario.

Tribunale Pordenone, 02/03/2018, n.185

Donazione indiretta: nozione 

Nella donazione indiretta la liberalità si realizza, anziché attraverso il negozio tipico della donazione, mediante il compimento di uno o più atti che, conservando la forma e la causa che è a essi propria, realizzano, in via indiretta, l’effetto dell’arricchimento del destinatario, sicché l’intenzione di donare emerge non già, in via diretta, dall’atto o dagli atti utilizzati, ma solo, in via indiretta, dall’esame, necessariamente rigoroso, di tutte le circostanze di fatto del singolo caso, nei limiti in cui risultino tempestivamente e ritualmente dedotte e provate in giudizio da chi ne abbia interesse.

Cassazione civile sez. II, 28/02/2018, n.4682

Conferimenti in danaro eseguiti da un coniuge in favore dell’altro

L’attività con la quale il marito fornisce il denaro affinché la moglie divenga con lui comproprietaria di un immobile è riconducibile nell’ambito della donazione indiretta, così come sono ad essa riconducibili, finché dura il matrimonio, i conferimenti patrimoniali eseguiti spontaneamente dal donante, volti a finanziare lavori nell’immobile, giacché tali conferimenti hanno la stessa causa della donazione indiretta.

Tuttavia, dopo la separazione personale dei coniugi, analoga finalità non può automaticamente attribuirsi ai pagamenti fatti dal marito o alle spese sostenute per l’immobile in comproprietà, poiché in tale ultimo caso non può ritenersi più sussistente la finalità di liberalità e tali spese dovranno considerarsi sostenute da uno dei comproprietari in regime di comunione, con l’applicazione delle regole ordinarie ad essa relative. Conseguentemente, il coniuge comproprietario potrà ripetere il 50% delle spese che ha sostenuto per la conservazione ed il miglioramento della cosa comune, purché abbia avvisato preliminarmente l’altro comproprietario e purché questi, a fronte di un intervento necessario, sia rimasto inerte.

Cassazione civile sez. III, 04/10/2018, n.24160

Causa della vendita: può qualificarsi come donazione?

Nel negotium mixtum cum donatione, la causa del contratto è onerosa, ma il negozio commutativo scelto è posto in essere dai contraenti per raggiungere, pur se in via indiretta, attraverso la voluta sproporzione delle prestazioni corrispettive, una finalità diversa ed ulteriore rispetto a quella di scambio, consistente nell’arricchimento, per puro spirito di liberalità, di quello del contraente che riceve la prestazione di maggior valore, con ciò venendo il negozio inter partes a realizzare una donazione indiretta.

E’ necessario, non solo che sussista una sproporzione tra le prestazioni ma anche che questa sia di entità significativa. Infatti, affinché un atto dispositivo possa qualificarsi come donazione non è sufficiente che il medesimo sia compiuto a titolo gratuito, ma occorre anche che la disposizione patrimoniale sia animata da “spirito di liberalità”, ossia effettuata a titolo di mera e spontanea elargizione, fine a se stessa.

Corte appello Torino sez. II, 13/06/2018, n.1146

Trust autodichiarato: è riconducibile alla donazione indiretta?

In tema d’imposta ipotecaria e catastale, l’istituzione di un “trust autodichiarato”, con conferimento di immobili e partecipazioni sociali per una durata predeterminata o fino alla morte del disponente, i cui beneficiari siano i discendenti di quest’ultimo, è riconducibile alla donazione indiretta ed è soggetto all’imposta in misura fissa, atteso che la “segregazione”, quale effetto naturale del vincolo di destinazione, non comporta, però, alcun reale trasferimento o arricchimento, che si realizzeranno solo a favore dei beneficiari, successivamente tenuti al pagamento dell’imposta in misura proporzionale.

Comm. trib. reg. Cagliari, (Sardegna) sez. IV, 20/03/2018, n.263



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7 Commenti

  1. Desidero acquistare una seconda casa da destinare ad abitazione per mio nipote e la madre, attualmente in fase di separazione con mio figlio: vorrei intestarla a mio nipote. Vorrei sapere come procedere, se sono necessari il consenso di mio figlio e l’autorizzazione del giudice tutelare e cosa cambierebbe in caso di cointestazione dell’immobile tra mio nipote e la madre.

    1. Nel quesito viene prospettata l’intenzione di acquistare un immobile per poi intestarlo ad un soggetto terzo: si tratta, come da lei giustamente intuito, di una donazione indiretta, poiché la persona che impiega il denaro per il compimento di questa operazione realizza, anche se indirettamente, una vera e propria donazione, con conseguente depauperamento del donante e contestuale incremento patrimoniale del beneficiario/intestatario dell’immobile così acquistato.Il contratto così concluso si allontana dallo schema tipico della donazione, normalmente stipulata per atto pubblico e con la presenza di due testimoni, tuttavia è inequivocabile che stiamo parlando di un negozio giuridico pienamente ammesso nel nostro ordinamento, come confermano:il vigente codice civile. Esso riconosce le cosiddette donazioni indirette, precisando e stabilendo, altresì, come a queste siano applicabili alcune norme che si riferiscono alle donazioni tipiche;la giurisprudenza corrente. Essa chiarisce che la donazione indiretta consiste, comunque, nell’elargizione di una liberalità. Questa verrebbe eseguita, non con lo schema standard previsto in questi casi, ma piuttosto con un contratto oneroso che produce, contestualmente con gli effetti che gli appartengono, l’arricchimento del destinatario della stessa liberalità. Inoltre, a proposito dell’acquisto di un immobile da parte di un soggetto con denaro appartenente ad un altro, la Suprema Corte di Cassazione ha chiarito che questa operazione integra gli estremi di una donazione indiretta, sole se il corrispettivo della compravendita viene erogato completamente dal donante al donatario allo scopo esclusivo di acquistare il bene oppure attraverso il pagamento diretto dell’importo pattuito al venditore. Viceversa se il donante consegna al donatario una somma di denaro che questi decide di impiegare per l’acquisto di un immobile, non si ha donazione indiretta di quest’ultimo, ma soltanto una semplice donazione diretta della cifra in questione.
      Chiarito, quindi, che l’operazione paventata in quesito rientra nello schema della donazione indiretta e che questa è teoricamente fattibile senza alcun problema, diventa fondamentale esaminare il secondo aspetto molto importante della vicenda qui in esame: l’acquisto di un bene da parte di un minore.
      A questo riguardo, è bene ricordare che la donazione di un bene (diretta o indiretta che sia) a favore di un minorenne è pacificamente considerata dalla legge italiana un atto di straordinaria amministrazione.Per questa ragione, l’acquisto della nuova casa, con denaro proprio e contestuale intestazione a favore di suo nipote (anche se dovesse essere parziale e in comproprietà con la madre) necessita di autorizzazione ad opera del giudice tutelare nonché di specifica accettazione da parte dei rispettivi genitori e intervento dei medesimi nel procedimento dinanzi al Tribunale competente.
      Un minorenne, infatti, non ha la capacità giuridica per partecipare ad un atto di compravendita come quello prospettato in quesito, ma necessita dell’accettazione dei propri genitori in luogo e per conto del medesimo, in quanto congiuntamente rappresentanti del proprio figlio in tutti gli atti civili. Il padre e la madre, infatti, per esplicita previsione normativa, non possono vendere un bene del medesimo, accettare donazioni oppure realizzare altri atti eccedenti la cosiddetta ordinaria amministrazione, se non per necessità o utilità evidente del figlio e solo dopo aver ricevuto l’autorizzazione dal giudice tutelare.Nel suo caso, pertanto, sarà necessario avviare un procedimento giudiziale (definito tecnicamente di volontaria giurisdizione), con ricorso da depositare presso il Tribunale competente nel territorio di domicilio del minore, per ottenere il requisito indispensabile alla realizzazione della donazione indiretta da lei voluta. Potrebbe essere lo stesso notaio, incaricato per la stipula dell’atto, ad assistervi nell’intero compimento del procedimento appena descritto (sempreché vi sia pieno accordo tra la parte donante e quella donataria), che dovrebbe concludersi in poche settimane, fatte salve le esigenze d’ufficio del Tribunale coinvolto.Detto ciò, sembra opportuno affrontare ed approfondire un argomento non di poco conto che caratterizzerebbe l’operazione che intende realizzare e che potrebbe condizionare l’intera vicenda: i futuri diritti ereditari di suo figlio.Questi è, infatti, considerato dalla legge come un suo potenziale erede legittimario. In termini più semplici, ciò significa che suo figlio avrà diritto ad una quota minima del suo patrimonio; e poiché, secondo la legge stessa, il patrimonio ereditario di una persona defunta deve essere calcolato considerando non soltanto i beni rimasti, ma anche quelli che sono stati oggetto di donazione in vita, suo figlio, alla sua dipartita, potrebbe chiedere conto della donazione indiretta da lei realizzata a favore di suo nipote.
      In pratica suo figlio potrebbe agire in riduzione nei confronti della predetta liberalità, ove mai la stessa fosse necessaria per ripristinare la quota minima ereditaria a lui spettante: ad esempio potrebbe pretendere dal figlio la somma di denaro necessaria ad integrare quanto dovutogli a titolo ereditario (ovviamente non è detto che lo faccia, ma per compiuta informazione, devo chiarirle questo aspetto).Questa situazione potrebbe altresì incidere sul compimento della stessa donazione ipotizzata in quesito. Suo figlio, infatti, per le ragioni appena esposte, sarebbe in conflitto di interessi patrimoniale con suo nipote. Per questa ragione, la rappresentanza di suo nipote spetterebbe esclusivamente alla madre, così come prevede la legge in questi casi, che, in sostanza, una volta autorizzata dal giudice tutelare, procederebbe ad accettare la donazione indiretta in luogo e per conto del minore. Circostanza questa che, però, non impedirebbe all’altro genitore (cioè suo figlio) di fare reclamo avverso il provvedimento del Tribunale adito. In sostanza, quindi, appare chiaro che la donazione indiretta immobiliare qui esaminata sarebbe fattibile, ma potrebbe risultare complicata e da lei ritenuta poco opportuna, soprattutto in presenza di dissapori e contrasti tra i genitori di suo nipote e di disaccordo con suo figlio.Infine non manchi di considerare che di fronte a tali potenziali difficoltà, l’ipotetico venditore potrebbe preferire un acquirente e una procedura di vendita del proprio immobile più agevole e meno tortuosa di quella si prospetterebbe.D’altra parte se intende intestare un immobile al bambino, anche solo in comproprietà con la madre, non c’è altra strada per farlo oltre quella qui descritta.Pertanto, se in relazione alla prospettata separazione della coppia, il suo scopo è quello di investire in un immobile in grado di assicurare a suo nipote un’abitazione stabile dove vivere con la madre, ma nel contempo vuole aggirare ogni tipo di contrasto di fatto con suo figlio, una soluzione potrebbe essere quella di acquistare personalmente la casa desiderata, per poi successivamente destinarla in comodato d’uso gratuito a favore di sua nuora, con termine di durata del contratto, ad esempio, sino alla maggiore età di suo nipote.Si tratterebbe di un’operazione fattibile, senza ricorrere al giudice tutelare, e che non comporterebbe alcuna conseguenza sul piano ereditario. La Cassazione ha infatti escluso che la concessione in comodato d’uso gratuito di un immobile possa rientrare nello schema della donazione indiretta e che, pertanto, possa essere oggetto di un’eventuale azione di riduzione. In tal caso, infatti, sostengono gli Ermellini, l’obbligo di restituzione della cosa comodata:sarebbe incompatibile con la perdita definitiva del bene, tipica della donazione;sarebbe indice dell’assenza della volontà di donare (cosiddetto animus donandi) in capo al soggetto comodante.Resta pertanto a lei decidere come procedere, anche alla luce delle varie considerazioni espresse nella presente consulenza.

  2. Buongiorno, in merito alla rinuncia della quota di comproprietà dell’immobile vorrei rinunciare alla mia quota di 1/6 di un immobile posseduto insieme a mio fratello che ha i restanti 5/6.
    Ora mi chiedo se leggendo il riferimento ho capito bene che è necessaria comunque la redazione di un atto pubblico notarile o è possibile in altra forma cioè se, anche ai fini della registrazione può essere usata la forma dell’atto notorio.
    E per ultimo se le imposte catastali ed ipotecarie si possono versano in sede di registrazione dell’atto.
    Grazie per l’attenzione.

    1. Ti suggerisco la lettura dei seguenti articoli:
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      -Come rinunciare alla proprietà di un immobile https://www.laleggepertutti.it/185798_come-rinunciare-alla-proprieta-di-un-immobile
      -Come rinunciare a quote di proprietà? https://www.laleggepertutti.it/167738_come-rinunciare-a-quote-di-proprieta

  3. Vorrei fare una donazione a mio figlio perché deve acquistare un’auto e quindi ho pensato di dargli una mano visto che ha iniziato solo ora a guadagnare qualche soldino e vorrei che lo mettesse da parte per le sue spese visto che presto andrà a vivere in un’altra città per ragioni lavorative e le spese saranno consistenti non solo per affitto e trasferimento ma anche per gli acquisti di prima necessità (spese al supermercato, benzina, abbonamenti, ecc.). Ho trovato molto utili i vostri articoli per capire come procedere per la donazione indiretta

  4. Acquisterò presto la mia prima casa insieme al mio compagno. I nostri genitori ci hanno detto che per il matrimonio preferiscono contribuire alle spese di casa visto che comunque, per via della pandemia, abbiamo deciso di fare una cerimonia molto ristretta ed il viaggio di nozze è rimandato a dopo la vaccinazione (ottenendo il Green pass speriamo di fare un giro nei Paesi europei). Quindi, ci faranno questa donazione di denaro. Abbiamo comunque pensato di andare dal notaio perché questa somma non sarà vincolata solo all’acquisto della casa ma potremo spendere questi soldi anche per altre necessità

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