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Diritto alle ferie annuali retribuite: ultime sentenze

14 Luglio 2019
Diritto alle ferie annuali retribuite: ultime sentenze

Diritto di fruire delle ferie annuali; rifiuto datoriale di retribuire le ferie; cumulo delle ferie non godute fino al termine del rapporto di lavoro; aventi causa del lavoratore deceduto e riconoscimento del beneficio di indennità finanziaria per le ferie non godute prima del decesso; lavoratore a tempo ridotto.

E’ possibile cumulare le ferie non pagate fino al termine del rapporto di lavoro?

L’art. 7 della direttiva 2003/88/Ce deve essere interpretato nel senso che osta a disposizioni o a prassi nazionali secondo le quali un lavoratore non può riportare e, se del caso, cumulare, fino al momento in cui il suo rapporto di lavoro termina, i diritti alle ferie annuali retribuite non godute nell’arco di più periodi di riferimento consecutivi, a causa del rifiuto del datore di lavoro di retribuirle.

Corte giustizia UE sez. V, 29/11/2017, n.214

Ferie annuali coincidono con un congedo per recupero della salute

L’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 2003/88/CE, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, osta a una normativa o a una prassi nazionale in base alla quale ad un lavoratore che nel periodo delle ferie annuali fissato dall’istituto in cui lavora si trovi in congedo per recupero della salute può essere negato, al termine del congedo, il diritto di godere delle ferie annuali in un periodo successivo.

Infatti, di regola i periodi di congedo per recupero della salute e di ferie annuali non sono sovrapponibili dato che il congedo ha l’obiettivo di migliorare lo stato di salute dei lavoratori, i quali devono seguire un trattamento prescritto da un medico, mentre le ferie perseguono il diverso scopo di far beneficiare tali lavoratori di un periodo di riposo e di svago.

Corte giustizia UE sez. X, 30/06/2016, n.178

Diritto alle ferie annuali retribuite e passaggio del lavoratore al tempo parziale

L’art. 7, paragrafo 1, della direttiva 2003/88/Ce, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, e la clausola 4, punto 2, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, concluso il 6 giugno 1997, che figura nell’allegato alla direttiva 1997/81/Ce relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, come modificata dalla direttiva 98/23/Ce del Consiglio del 7 aprile 1998, deve essere interpretato nel senso che osta a disposizioni o prassi nazionali in forza delle quali il numero di giorni di ferie annuali retribuite di cui un lavoratore occupato a tempo pieno non ha potuto beneficiare nel corso del periodo di riferimento-essendo passato ad un regime di lavoro a tempo parziale – viene ridotto proporzionalmente alla differenza esistente tra il numero di giorni di lavoro settimanale effettuati da tale lavoratore prima e dopo tale passaggio a tempo parziale.

Corte giustizia UE sez. IX, 13/06/2013, n.415

Organizzazione dell’orario di lavoro

L’art. 31, par. 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e l’art. 7, par. 1, della direttiva 2003/88/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003 concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, devono essere interpretati nel senso che non ostano a legislazioni o prassi nazionali, come un piano sociale concordato tra un’impresa e il suo comitato aziendale, in base alle quali il diritto alle ferie annuali retribuite di un lavoratore a tempo ridotto è calcolato secondo il principio del “pro rata temporis”.

Corte giustizia UE sez. V, 08/11/2012, n.229

Diritto alle ferie annuali retribuite

L’art. 7, par. 1, della direttiva n. 2003/88/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che osta a norme o a prassi nazionali che prevedono che il diritto alle ferie annuali retribuite sia subordinato ad un periodo di lavoro effettivo minimo di dieci giorni o di un mese durante il periodo di riferimento.

Corte giustizia UE grande sezione, 24/01/2012, n.282

Periodo di riposo

Si può ragionevolmente ritenere che un periodo di riporto del diritto alle ferie annuali retribuite di quindici mesi, come quello di cui alla causa principale, non disconosce la finalità di tale diritto, dato che garantisce che quest’ultimo mantenga il proprio effetto positivo per il lavoratore in quanto periodo di riposo.

Corte giustizia UE grande sezione, 22/11/2011, n.214

Perdita del diritto alle ferie retribuite andell’no precedente

La clausola 2, punto 6, dell’accordo-quadro sui congedi parentali, allegato alla direttiva 96/34/Ce, osta a una disposizione nazionale a norma della quale i lavoratori che si avvalgono del loro diritto al congedo parentale di due anni perdono, al termine di tale congedo, i diritti alle ferie annuali retribuite maturati nell’anno precedente alla nascita del loro figlio.

Corte giustizia UE sez. I, 22/04/2010, n.486

Ferie non godute prima del decesso

Gli artt. 7 Direttiva 2003/88/CE, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, e 31 § 2 Carta di Nizza devono essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale, come quella discussa nei procedimenti principali, ai sensi della quale, in caso di cessazione del rapporto di lavoro a causa del decesso del lavoratore, il diritto alle ferie annuali retribuite maturate ai sensi di tali disposizioni e non godute dal lavoratore prima del suo decesso si estingue, senza poter far sorgere un diritto a un’indennità finanziaria per dette ferie che sia trasmissibile agli aventi causa del lavoratore in via successoria.

Nel caso in cui sia impossibile interpretare una normativa nazionale come quella discussa nei procedimenti principali in modo da garantirne la conformità a dette norme dell’UE, il giudice nazionale, investito di una controversia tra il successore di un lavoratore deceduto e l’ex datore di lavoro di detto lavoratore, deve disapplicare tale normativa nazionale e assicurarsi che al menzionato successore venga concesso, a carico del suddetto datore di lavoro, il beneficio di un’indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite maturate ai sensi delle citate disposizioni e non godute da tale lavoratore prima del suo decesso. Questo obbligo vige sia se il datore è un privato sia se è un’autorità pubblica.

Corte giustizia UE grande sezione, 06/11/2018, n.569

Congedo per malattia e indennità finanziaria sostitutiva delle ferie annuali retribuite non godute

L’art. 7, n. 2, della direttiva n. 2003/88, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che osta a disposizioni o a prassi nazionali le quali prevedano che, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, non sia dovuta alcuna indennità finanziaria sostitutiva delle ferie annuali retribuite non godute al lavoratore che sia stato in congedo per malattia per l’intera durata o per una parte del periodo di riferimento e/o di un periodo di riporto, ragione per la quale egli non ha potuto esercitare il suo diritto alle ferie annuali retribuite. Ai fini del calcolo della suddetta indennità finanziaria è parimenti determinante la retribuzione ordinaria del lavoratore, la stessa che deve essere mantenuta durante il periodo di riposo corrispondente alle ferie annuali retribuite.

Corte giustizia UE grande sezione, 20/01/2009, n.350

Legge che esclude la maturazione delle ferie durante il congedo parentale

L’articolo 7 della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, dev’essere interpretato nel senso che esso non osta a una disposizione nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che, ai fini della determinazione dei diritti alle ferie annuali retribuite garantite da detto articolo a un lavoratore per un periodo di riferimento, non consideri la durata di un congedo parentale fruito da tale lavoratore nel corso del suddetto periodo come periodo di lavoro effettivo (fattispecie relativa alla causa promossa da un cittadino cittadino rumeno che aveva usufruito dell’insieme delle sue ferie annuali retribuite e, in aggiunta, di un congedo di maternità).

Corte giustizia UE grande sezione, 04/10/2018, n.12

Ferie retribuite e non godute: spetta l’indennità?

L’articolo 7, paragrafo 2, della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che: esso osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che priva del diritto all’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute il lavoratore il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito della sua domanda di pensionamento e che non sia stato in grado di usufruire di tutte le ferie prima della fine di tale rapporto di lavoro; un lavoratore ha diritto, al momento del pensionamento, all’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute per il fatto di non aver esercitato le sue funzioni per malattia; un lavoratore il cui rapporto di lavoro sia cessato e che, in forza di un accordo concluso con il suo datore di lavoro, pur continuando a percepire il proprio stipendio, fosse tenuto a non presentarsi sul posto di lavoro per un periodo determinato antecedente il suo pensionamento non ha diritto all’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute durante tale periodo, salvo che egli non abbia potuto usufruire di tali ferie a causa di una malattia; spetta, da un lato, agli Stati membri decidere se concedere ai lavoratori ferie retribuite supplementari che si sommano alle ferie annuali retribuite minime di quattro settimane previste dall’articolo 7 della direttiva 2003/88. In tale ipotesi, gli Stati membri possono prevedere di concedere a un lavoratore che, a causa di una malattia, non abbia potuto usufruire di tutte le ferie annuali retribuite supplementari prima della fine del suo rapporto di lavoro, un diritto all’indennità finanziaria corrispondente a tale periodo supplementare.

Spetta, dall’altro lato, agli Stati membri stabilire le condizioni di tale concessione (la Corte si è così pronunciata nell’ambito di un controversia promossa da un cittadino austriaco nei confronti del suo datore di lavoro, in merito all’indennità finanziaria per ferie annuali retribuite non godute dall’interessato prima della fine del suo rapporto di lavoro).

Corte giustizia UE sez. X, 20/07/2016, n.341


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