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Diniego di condono: ultime sentenze

29 Aprile 2021
Diniego di condono: ultime sentenze

Violazione di piani regolatori e di regolamenti edilizi comunali; caratteristiche, tipologia e volumetria delle opere realizzate; difformità dell’immobile realizzato rispetto a quello oggetto della domanda di condono; avviso di accertamento; mancata sottoscrizione del capo dell’ufficio.

Se vengono realizzate opere in violazione del vincolo paesaggistico o storico culturale, è necessario il diniego del condono edilizio. Il diniego di condono edilizio è legittimo in caso di difformità dell’immobile realizzato rispetto a quello oggetto della domanda di condono, mentre è illegittimo se non prende in considerazione né le caratteristiche delle opere realizzate, volume e tipologia, né il contrasto con la strumentazione urbanistica.

Diniego di condono: ha natura vincolata

Il diniego di condono ha natura essenzialmente vincolata, pertanto deve escludersi un annullamento per meri vizi procedimentali, tranne nel caso in cui l’interessato non adempia all’onere di dimostrare che il contraddittorio procedimentale, qualora fosse stato comunicato un preavviso di rigetto, avrebbe condotto ad un esito conclusivo diverso.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VIII, 04/01/2021, n.31

L’omessa comunicazione del preavviso di diniego

Il provvedimento di diniego di condono edilizio costituisce un provvedimento vincolato, sicché l’omessa comunicazione del preavviso di diniego non esplica, in base al principio di cui all’art. 21 octies della l. n. 241/1990, effetti vizianti, ove il Comune non avrebbe potuto emanare provvedimenti aventi un contenuto diverso, come nel caso di specie.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VIII, 04/01/2021, n.31

È legittimo il diniego di condono edilizio disposto in ragione della carente documentazione relativa alla domanda di condono e del versamento fuori termine della terza rata delle somme dovute a titolo di oblazione e di oneri concessori. La l. n. 662/1996 (art. 2, comma 37) ha introdotto, tra le cause di improcedibilità e diniego delle domande di condono ex l. n. 724/1994, il tardivo deposito dell’integrazione documentale oltre novanta giorni dall’espressa richiesta notificata dal Comune. Infatti, la mancata presentazione dei documenti previsti per legge entro il termine di tre mesi dalla espressa richiesta di integrazione notificata dal Comune comporta l’improcedibilità della domanda e il conseguente diniego della concessione o autorizzazione in sanatoria per carenza di documentazione.

La stessa causa di improcedibilità vige anche per le domande presentate ai sensi del condono edilizio ex l. n. 326/2003, come nel caso di specie, il quale richiama e rinvia alle stesse procedure di cui alla l. n. 47/1985 e l. n. 724/1994, tramite i commi 25, 38 e 40 dell’art. 32, d.l. n. 269/2003, convertito con modifiche in l. n. 326/2003.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VIII, 04/01/2021, n.31

Abusi edilizi in area vincolata: il diniego di condono

Negli abusi edilizi in area vincolata il diniego di condono non può intendersi rilasciato per il decorso del termine di ventiquattro mesi; il termine per la formazione del silenzio -assenso decorre dall’emanazione del parere favorevole da parte dell’autorità preposta.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. III, 18/11/2020, n.1420

Il provvedimento di diniego di condono edilizio

Il provvedimento di diniego di condono edilizio costituisce espressione di un potere vincolato rispetto ai presupposti normativi richiesti e dei quali deve farsi applicazione. Tale peculiare profilo determina di dover applicare la disciplina di cui all’art. 21 octies, comma 2, l. n. 241/1990, secondo cui “non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato”. Né l’Amministrazione, alla luce del carattere vincolato delle proprie specifiche valutazioni, è tenuta ad esplicitare le ragioni (implicite) di cura dell’interesse pubblico.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. IV, 05/10/2020, n.4235

Difformità dell’immobile rispetto a quello oggetto di condono

È legittimo il diniego di condono, in caso di difformità dell’immobile rispetto a quello oggetto di condono, denotando siffatta situazione il compimento di attività abusiva dopo la presentazione della domanda, tale da stravolgere l’originaria fisionomia del bene e cambiandone la destinazione. Egualmente, nel caso in cui le opere abbiano comportato una totale e radicale trasformazione del manufatto, oggetto del condono, sì da renderlo irriconoscibile.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 05/08/2020, n.3503

Illegittimità del diniego di condono edilizio

È illegittimo il diniego di condono edilizio che non dimostri l’effettuazione da parte dell’Amministrazione di una concreta valutazione della compatibilità dell’immobile realizzato con il vincolo sopravvenuto (imposto ben 43 anni dopo l’edificazione dell’opera e 12 anni dopo la presentazione dell’istanza di condono).

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 03/06/2020, n.5890

Non può essere opposto un diniego di condono motivato alla sola stregua della mera sussistenza dei vincoli (sopravvenuti, di inedificabilità), ma occorre verificare, in concreto, l’incompatibilità dell’ opus con la tutela apprestata. Infatti, in caso di sopravvenienza di un vincolo di protezione, l’Amministrazione competente ad esaminare l’istanza di condono proposta ai sensi delle leggi n. 47/1985 e n. 724/1994 deve acquisire il parere dell’Autorità preposta alla tutela del vincolo sopravvenuto, la quale deve pronunciarsi tenendo conto del quadro normativo vigente al momento in cui esercita i propri poteri consultivi; dunque la valutazione non potrebbe compiersi come se l’intervento fosse ancora da realizzare e ciò è tanto più vero nei casi in cui le previsioni di tutela successivamente sopraggiunte ad integrare la disciplina dell’area risultano del tutto incompatibili con la tipologia dell’intervento già realizzato.

Pertanto, il sopravvenuto regime di inedificabilità dell’area non può considerarsi una condizione ex se preclusiva e insuperabile alla condonabilità degli edifici già realizzati, dovendo l’Amministrazione valutare se vi sia compatibilità tra esigenze poste a base del vincolo e la permanenza in loco del manufatto abusivo.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 03/06/2020, n.5890

Quando è legittimo il diniego di condono edilizio?

È legittimo il diniego di condono edilizio straordinario, ex art. 32 del d.l. n. 269 del 2003, non preceduto dalla comunicazione all’interessato dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, sia in quanto la violazione dell’art. 10 bis, l. n. 241/1990 non è invocabile in relazione a provvedimenti di carattere vincolato, sia in quanto tale ultima norma non è applicabile a procedimenti connotati ex lege da tratti di assoluta specialità.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VIII, 07/05/2020, n.1655

Diniego del condono edilizio e violazione del vincolo paesaggistico

Qualora, in assenza del necessario nulla osta, siano state realizzate opere in violazione del vincolo paesaggistico o storico culturale, deve considerarsi atto dovuto il diniego del condono edilizio.

Consiglio di Stato sez. VI, 04/03/2019, n.1483

Atto plurimotivato

Nel caso di impugnativa di atti c.d. plurimotivati, l’interessato ha l’onere di contestare e demolire tutte le singole ragioni poste a sostegno dell’atto controverso, in quanto il consolidamento anche di una sola di tali ragioni determina la carenza di interesse sui motivi dedotti, se l’impugnativa si rivela inidonea ad annullare l’atto nella sua interezza. Pertanto, la sussistenza anche di una sola valida ragione ostativa a sostegno del diniego di condono edilizio rende praticamente irrilevante l’aggiunta di un ulteriore motivo rispetto a quelli prospettati nel preavviso di diniego.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 04/02/2019, n.609

Diniego di condono edilizio e difformità dell’immobile

E’ legittimo il diniego di condono, in caso di difformità dell’immobile rispetto a quello oggetto di condono, denotando siffatta situazione il compimento di attività abusiva dopo la presentazione della domanda, tale da stravolgere l’originaria fisionomia del bene e cambiandone la destinazione.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 06/11/2018, n.6445

Diniego di condono: è necessaria la comunicazione del preavviso di rigetto?

Il diniego dell’istanza di condono, essendo un atto vincolato e conclusivo del procedimento iniziato ad istanza di parte, non deve essere preceduto dalla comunicazione del preavviso di diniego.

Consiglio di Stato sez. VI, 02/11/2018, n.6219

Mancato integrale versamento delle somme dovute

Il diniego di condono per mancato integrale versamento delle somme dovute non deve essere comunicato dall’ufficio al contribuente, poiché tale obbligo non è previsto né dalla l. n. 289 del 2002, né dall’art. 6, comma 2, della l. n. 212 del 2000.

Cassazione civile sez. trib., 31/10/2018, n.27890

Nullità avviso di accertamento per mancanza di sottoscrizione

In tema d’imposte sui redditi, l’avviso di accertamento, a norma degli artt. 42 del d.P.R. n. 600 del 1973, è nullo se non reca la sottoscrizione del capo dell’ufficio o di altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato e, nel caso in cui la sottoscrizione non sia quella del capo dell’ufficio titolare, in caso di contestazione, incombe sull’Amministrazione dimostrare il corretto esercizio del potere, mentre, in mancanza di una sanzione espressa, per la cartella esattoriale, il diniego di condono, l’avviso di mora e l’attribuzione di rendita, opera la generale presunzione di riferibilità dell’atto all’organo amministrativo titolare del potere nel cui esercizio esso è adottato.

Cassazione civile sez. trib., 31/10/2018, n.27871

Diniego di condono: motivazione

Il provvedimento di diniego di condono è un atto amministrativo che, come tale, deve essere fondato su una congrua motivazione, la cui funzione è, da un lato, delimitare l’ambito delle ragioni adducibili dall’Ufficio anche nell’eventuale successiva fase contenziosa e, da un altro, mettere il contribuente in condizione di conoscere i motivi posti a fondamento dello stesso, al fine di decidere se impugnarlo o meno e di approntare un’idonea difesa.

Cassazione civile sez. trib., 05/10/2018, n.24486

Preventiva comunicazione di avvio del procedimento

Non è necessaria la preventiva comunicazione dell’avvio del procedimento per i provvedimenti di diniego del condono edilizio, ciò in quanto tali procedimenti, finalizzati alla sanatoria degli abusi edilizi, sono avviati su istanza di parte.

Consiglio di Stato sez. VI, 19/09/2018, n.5465

Diniego di condono: quando è illegittimo?

E’ illegittimo, per violazione dell’art. 3 della l. n. 241/1990, il provvedimento di diniego di condono edilizio dal quale non si evincono né le caratteristiche delle opere realizzate né la tipologia e volumetria delle stesse, né tanto meno in cosa e se queste siano in contrasto con la vigente strumentazione urbanistica.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VIII, 06/09/2018, n.5407

Ricorso straordinario e ricorso giurisdizionale

Essendo volta ad impedire un possibile contrasto di decisioni inerenti al medesimo oggetto, la regola dell’alternatività tra il ricorso straordinario al Capo dello Stato e quello giurisdizionale opera anche nel caso in cui l’impugnazione giurisdizionale dell’atto conseguente sia successiva all’impugnazione in sede straordinaria dell’atto presupposto (fattispecie in tema di impugnazione di diniego di condono).

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. I, 30/08/2018, n.685

Violazione di piani regolatori e di regolamenti edilizi comunali

Il provvedimento di diniego della domanda di condono ha natura essenzialmente vincolata, per cui è da escludere un annullamento per meri vizi procedimentali, a meno che l’interessato non adempia all’onere di dimostrare che il contraddittorio procedimentale, qualora un preavviso di rigetto fosse stato comunicato, avrebbe condotto ad un esito conclusivo diverso. Sarebbe, infatti, contrario ai principi di economicità, speditezza ed efficienza proclamati dalla l. n. 241 del 1990, la valorizzazione di un’irregolarità meramente formale allorchè emerga che comunque il contenuto dispositivo della determinazione impugnata non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato, secondo quanto previsto dall’art. 21 octies della citata legge sul procedimento amministrativo.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 10/07/2018, n.4579

Motivazione ob relationem

La circostanza che il parere della Commissione edilizia integrata sia stato posto a fondamento del diniego di autorizzazione paesaggistica comunale non vizia tale provvedimento, in quanto non è affetto da difetto di motivazione il diniego di condono allorché il Comune, attraverso l’espresso recepimento del parere formulato dalla Commissione edilizia, esponga ragioni logico-giuridiche che diano sufficiente contezza del disvalore paesaggistico dei manufatti in questione, come tali pienamente giustificative del diniego.

Tale parere, in quanto espresso dall’autorità preposta alla tutela del vincolo, è vincolante per l’Amministrazione in quanto la specificità della funzione attribuita alla Commissione per i beni ambientali e l’appropriatezza della motivazione con la quale la stessa ha ritenuto un manufatto abusivamente realizzato escludono ogni autonoma valutazione discrezionale del Comune sulla possibilità di conservare il manufatto sanando l’abuso, rendendo legittimo il diniego di autorizzazione in sanatoria ancorché motivata ob relationem al parere della Commissione circa il grave degrado prodotto dalla presenza del manufatto.

Consiglio di Stato sez. VI, 09/07/2018, n.4163



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