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Risarcimento per danno da ritardo della PA: ultime sentenze

29 Luglio 2019
Risarcimento per danno da ritardo della PA: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: Pubblica Amministrazione; risarcimento del danno da ritardo; silenzio della PA; risarcimento del danno da ritardata conclusione del procedimento amministrativo; obbligo della Pubblica Amministrazione di conformarsi al giudicato amministrativo o ordinario; giudizio di ottemperanza; inerzia e messa in mora; esecuzione di una sentenza di condanna al pagamento di somme di denaro; liquidazione degli interessi legali di mora.

È possibile richiedere il risarcimento del danno se la condotta inerte o tardiva della Pubblica Amministrazione ha provocato un danno al privato? E’ risarcibile il danno da ritardata conclusione del procedimento amministrativo? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Condotta inerte o tardiva della PA

Ai sensi dell’art. 2 bis della L . 241/1990, è possibile ottenere il risarcimento del danno da ritardo o da inerzia dell’amministrazione, qualora la condotta inerte o tardiva della abbia causato un danno nella sfera giuridica del privato che, con la propria istanza, ha avviato il procedimento amministrativo.

Consiglio di Stato sez. IV, 15/01/2019, n.358

Danno da ritardo: la responsabilità dell’Amministrazione

Ai fini della sussistenza di una responsabilità della p.a. causativa di danno da ritardo, la valutazione dell’elemento della colpa non può essere affidata al dato oggettivo del procrastinarsi dell’adozione del provvedimento finale, bensì alla dimostrazione che la p.a. abbia agito con dolo o colpa grave (da escludersi in caso di contrasti giudiziari, di incertezza del quadro normativo di riferimento o di complessità della situazione di fatto), di modo che il difettoso funzionamento dell’apparato pubblico sia riconducibile ad un comportamento gravemente negligente od ad una intenzionale volontà di nuocere, in palese contrasto con i canoni di imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa, di cui all’art. 97 Cost..

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 04/02/2019, n.88

Il risarcimento dei danni da ritardo della PA

La fattispecie risarcitoria dei danni da ritardo deve essere ricondotta nell’alveo dell’art. 2043 c.c. Ne consegue che il danneggiato deve, ex art. 2697 c.c., provare tutti gli elementi costitutivi della relativa domanda e, anche laddove abbia ad oggetto il danno da ritardo, la stessa potrà trovare accoglimento solo se l’istante dimostri che il provvedimento favorevole avrebbe potuto o dovuto essergli rilasciato già ab origine e che sussistono, con precipuo riferimento all’elemento psicologico, indici univoci indicativi della sussistenza della colpa in capo alla p.a.

In altri termini, poiché il risarcimento del danno da ritardo inerisce ad un interesse legittimo pretensivo, esso implica una valutazione concernente la spettanza del bene della vita e deve, quindi, essere subordinato, tra l’altro, anche alla dimostrazione che l’aspirazione al provvedimento sia destinata ad esito favorevole e, quindi, alla dimostrazione della spettanza definitiva del bene sostanziale della vita collegato a un tale interesse e, di conseguenza, non è di per sé risarcibile il danno da mero ritardo.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 16/10/2018, n.2309

Presupposti per il risarcimento del danno

Ai sensi dell’art. 2-bis l. 7 agosto 1990, n. 241 le Pubbliche Amministrazioni sono tenute al risarcimento del danno ingiusto, cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento; peraltro l’ingiustizia e la sussistenza stessa del danno non possono, in linea di principio, presumersi iuris tantum, in meccanica ed esclusiva relazione al ritardo o al silenzio nell’adozione del provvedimento amministrativo, ma il danneggiato deve, ex art. 2697 c.c., provare la sussistenza di tutti gli elementi costitutivi della relativa domanda e, in particolare, sia dei presupposti di carattere oggettivo (prova del danno e del suo ammontare, ingiustizia dello stesso, nesso causale), sia di quello di carattere soggettivo (dolo o colpa del danneggiante).

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. I, 26/10/2017, n.1666

Verifica dei presupposti di carattere oggettivo e soggettivo

Per la sussistenza del danno da ritardo, come per la responsabilità aquiliana, occorre verificare la presenza dei presupposti di carattere oggettivo (ingiustizia del danno, nesso causale, prova del pregiudizio subito), nonché quelli di carattere soggettivo (dolo o colpa della p.a.), con la precisazione che la valutazione di questi ultimi non può essere fondata soltanto sul dato oggettivo del procrastinarsi del procedimento amministrativo (Nel caso di specie veniva confermata la sussistenza del danno da ritardo a seguito del ritardo nel rilascio di autorizzazioni per la vendita di spazi pubblicitari).

Consiglio di Stato sez. V, 18/06/2018, n.3730

Conclusione del procedimento amministrativo

La possibilità di risarcire il danno da ritardata conclusione del procedimento amministrativo presuppone logicamente che un ritardo sia configurabile; evenienza, questa, che non si verifica in presenza di una fattispecie di silenzio c.d. significativo. E’ perciò esclusa in radice la risarcibilità del danno da ritardo ai sensi dell’art. 2 bis, comma 1, l. n. 241 del 1990.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. II, 17/05/2018, n.1298

Azione di responsabilità della PA

Il nesso di causalità, richiesto ai fini della configurabilità della responsabilità, presuppone un legame diretto tra l’evento verificatosi e l’omissione di un comportamento giuridicamente imposto, la mancata adozione del provvedimento nei termini, con la precisazione che, in applicazione dell’articolo 30 codice del processo, si deve escludere il risarcimento di quei danni che si sarebbero potuti evitare secondo l’ordinaria diligenza.

In sostanza, che l’evento dannoso non si sarebbe evitato neppure adottando tutti gli accorgimenti imposti dalla legge secondo un canone di ordinaria diligenza perché, nel caso contrario, l’omissione non sarebbe causa del danno.

Sotto tale profilo, rispetto al danno da fattispecie omissiva e specificamente da ritardo della Pubblica Amministrazione, si deve pertanto ribadire che non basta sottoporre a scrutinio il comportamento tenuto dall’Amministrazione rispetto alle scansioni procedimentali determinate ex lege, ma occorre aver riguardo al complesso della vicenda nel suo insieme, onde verificare l’esistenza e/o l’eventuale concorso di altri fattori causali o concausali che possano aver esplicato efficacia più o meno determinante rispetto alla produzione del danno.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. I, 22/03/2018, n.419

Tutela risarcitoria

La mera illegittimità dell’attività provvedimentale non può costituire presupposto sufficiente per l’attribuzione della tutela risarcitoria, ove non accompagnato dalla dimostrazione della sussistenza dell’elemento psicologico dell’illecito: ai fini dell’ammissibilità della domanda di risarcimento del danno a carico della Pubblica Amministrazione, non è sufficiente il solo annullamento del provvedimento lesivo, ma è altresì necessaria la prova del danno subito e la sussistenza dell’elemento soggettivo del dolo ovvero della colpa.

(Nel caso veniva riconosciuta la colpa della P.A. per ritardata assunzione di un medico veterinario).

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. I, 16/03/2018, n.226

Interessi legali di mora

In caso di ritardo da parte dell’Amministrazione nell’esecuzione di una sentenza di condanna al pagamento di somme di denaro, va accolta la formulata domanda di condanna ai sensi dell’art. 112, comma 3, c.p.a., per la corresponsione degli interessi legali di mora che, ai sensi dell’art. 1284 comma 3, c.c. sono dovuti, quando le parti non ne hanno determinato la misura, dal momento in cui è proposta la domanda giudiziale, con un saggio pari a quello previsto dalla legislazione speciale relativa ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, ossia con riferimento alle disposizioni di cui agli artt. 2, 4 e 5 del d.lg. n. 231 del 2002, come modificato dal d.lg. n. 192 del 2012 (di attuazione della Direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali) che nella specie può assumersi come riferimento al fine della determinazione in via equitativa del risarcimento del danno derivato dall’ingiusto inadempimento protrattosi nel tempo.

Trattasi di normativa applicabile pacificamente anche alle Pubbliche Amministrazioni, nonché alle competenze per prestazioni professionali, dato che l’art. 2 comma 1, lett. c), include tra gli imprenditori anche coloro che esercitano una libera professione.

Ben può essere rigettata la domanda di liquidazione delle astreintes, in caso di non elevata entità del credito azionato nei confronti della P.A., della natura ampiamente satisfattiva del tasso di interesse applicato per il ritardo con decorrenza fissata sino al soddisfo — e quindi suscettibile di ricoprire anche l’ulteriore eventuale ritardo a maturarsi — evitandosi così l’indebita e non ammissibile locupletazione del credito originario.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VI, 08/09/2017, n.4323

Lesione di interessi legittimi: risarcimento del danno

In tema di risarcimento del danno per lesione di interessi legittimi, l’accertata illegittimità della condotta della P.A. o di suo organi, derivante dal ritardo, dall’inerzia o dalla mancata istruzione del procedimento, che si traducono nella violazione dell’obbligo di portarlo comunque a compimento (in modo favorevole o sfavorevole per l’istante), non è sufficiente ai fini dell’affermazione della responsabilità aquiliana, occorrendo altresì che risulti danneggiato l’interessi al bene della vita al quale è correlato l’interesse legittimo dell’istante, e che detto interesse risulti meritevole di tutela alla luce dell’ordinamento positivo.

Tribunale Salerno sez. II, 10/08/2017, n.3929

Domanda di risarcimento danni da ritardo nell’adozione di un provvedimento 

Il risarcimento del danno e la richiesta di restituzione delle somme versate per il condono, ai sensi dell’art. 117, comma 6, del c.p.a., non può essere esaminata in ragione della mancata definizione nel merito della domanda proposta per il silenzio.

La citata disposizione consente la proposizione congiunta con il ricorso per l’accertamento del silenzio inadempimento della sola domanda di risarcimento del danno da ritardo, in quanto per espressa disposizione normativa il rito speciale sul silenzio inadempimento è tendenzialmente non compatibile con le controversie che hanno un oggetto diverso rispetto alla statuizione in merito alla inerzia serbata dalla p.a.

Il risarcimento dei danni per il ritardo dell’amministrazione nell’adozione di un provvedimento dovuto può essere richiesto esclusivamente nelle ipotesi in cui sia stato previamente accertato e dichiarato, dal giudice, il silenzio inadempimento dell’amministrazione.

Consiglio di Stato sez. VI, 26/07/2017, n.3696



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