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Recupero crediti senza raccomandata

30 Giugno 2019
Recupero crediti senza raccomandata

Che valore ha un sollecito di pagamento inviato con posta semplice? Posso far finta di non averlo ricevuto?

Ti è mai capitato di ricevere una lettera di recupero crediti senza raccomandata? Una busta con un normale francobollo, senza il timbro di invio e tantomeno di ricevimento, lasciata dal postino nella tua cassetta della posta. Insomma una lettera semplice. La apri e trovi un chiaro sollecito: «Gentile cliente, ad oggi non risulta ancora saldata la fattura dello scorso mese. Pertanto, la invitiamo a provvedere quanto prima. In caso contrario, decorsi 5 giorni dalla presente, adiremo le vie legali». Dopo un primo momento di sconforto, avrai guardato la situazione da una prospettiva diversa: si tratta di una comunicazione informale, senza alcun valore legale – ti sarai detto – e ben potresti negare di averla ricevuta. Magari si tratta di una busta smarrita nel tragitto dallo stesso ufficio postale. Come farà il creditore ad agire contro di te se non ha la prova dell’invio della diffida?

Quando si parla di debiti c’è sempre il tentativo di salvarsi per il rotto della cuffia. Un espediente spesso utilizzato è proprio quello della «notifica» che, come tutti sanno, è condizione per la validità degli atti giudiziari. Il principio però non vale per gli atti stragiudiziali, come le diffide di pagamento. Cerchiamo allora di fare il punto della situazione e di capire che valore ha una lettera di recupero crediti senza raccomandata. Lo faremo rispondendo alle domande più frequenti che, di solito, sull’argomento ci vengono poste dai nostri lettori.

È valida una diffida di pagamento senza raccomandata?

Secondo il Codice civile, le comunicazioni hanno effetto nel momento in cui arrivano all’indirizzo del destinatario. Non si stabilisce, quindi, una forma specifica, se cioè la comunicazione debba avvenire con raccomandata o con lettera semplice. Tuttavia, è implicito che spetta al creditore dimostrare l’avvenuta consegna della stessa. Ebbene, tale prova può essere fornita solo se c’è un pubblico ufficiale che accerta la consegna dell’atto. Pubblico ufficiale che, per gli atti giudiziari, è l’ufficiale giudiziario mentre per le lettere tradizionali è il postino. In quest’ultimo caso, però, solo il servizio di “raccomandata con avviso di ricevimento” prevede il rilascio dell’attestazione di avvenuta consegna. Invece, la posta semplice non lo contempla.

Da un punto di vista pratico, ciò implica che – fermo restando in astratto la validità della comunicazione inviata con lettera semplice – nella pratica il creditore non potrà dimostrare di averla inviata. E, in assenza di prova, sarà come se tale missiva non fosse mai stata spedita.

La prova potrebbe però derivare da altri elementi come, ad esempio, il comportamento del debitore. Se, ad esempio, ricevi una lettera semplice di recupero crediti alla quale rispondi con una email, un sms o con un’altra lettera, avrai indirettamente confermato il ricevimento della prima comunicazione. Il creditore avrà, quindi, la prova dell’avvenuta consegna.

Ma è così necessario dimostrare di aver spedito una lettera di recupero crediti? Solo in alcuni casi. Vediamo quali.

Diffida di pagamento: è necessaria?

Contrariamente a quanto forse credi, la diffida di pagamento non è sempre necessaria. Il Codice civile stabilisce infatti che il debitore è automaticamente in mora tutte le volte in cui un’obbligazione ha una data di scadenza ben definita. Ad esempio, se un contratto prevede l’obbligo di pagamento alla consegna o a fine mese e tu non vi adempi, non c’è bisogno di una messa in mora per poter eventualmente agire contro di te in tribunale.

Questo significa, a conti fatti, che il creditore che ti ha inviato una lettera di recupero crediti con posta semplice e non raccomandata non troverà in ciò un ostacolo all’azione giudiziaria. Potrà, cioè, far partire una causa o anche un decreto ingiuntivo senza ulteriori solleciti. A quel punto, è del tutto inutile che tu faccia finta di non aver ricevuto la lettera semplice: con o senza la prova del ricevimento, infatti, l’azione di recupero crediti può essere ugualmente avviata.

La diffida di pagamento può avere rilevanza in due casi. Il primo è al fine del calcolo degli interessi che decorrono, appunto, dalla messa in mora. Il secondo è per l’interruzione dei termini di prescrizione: se infatti il debito è datato, il creditore deve poter dimostrare di averti diffidato formalmente – ossia con una raccomandata a.r. – per non vedersi decadere dal diritto al recupero del proprio credito. Ti ricordo, a tal fine, che la prescrizione per tutte le obbligazioni che provengono da contratto è di 10 anni (3 anni se il creditore è un professionista); tuttavia, se il pagamento è periodico e va fatto almeno una volta all’anno o per frazioni di tempo inferiore (ad esempio una volta al bimestre), la prescrizione è di 5 anni.

Resta, quindi, fermo il fatto che, se il debito è relativamente recente non c’è alcuna necessità della raccomandata a.r. per avviare il recupero del credito.

Che può fare il recupero crediti dopo la lettera semplice?

Abbiamo visto che, anche senza raccomandata, il creditore può agire in via giudiziaria contro il debitore moroso. Lo può fare perché l’esecuzione della prestazione è già scaduta e il debitore è già automaticamente in mora. Questo però non significa che potrà arrivare, dalla sera alla mattina, un pignoramento. A meno che tu non abbia firmato una cambiale, un assegno o un mutuo davanti a un notaio, oppure non hai perso una causa, in tutti gli altri casi il creditore deve prima procedere contro di te in un’aula di tribunale (davanti al tribunale ordinario o al giudice di pace) per farti condannare al pagamento. Se è in possesso di una prova scritta potrà chiedere nei tuoi riguardi un decreto ingiuntivo, con obbligo di pagamento entro 40 giorni.

note

Autore immagine: 123rf com.


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