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Come dividere l’eredità tra fratelli

30 Giugno 2019
Come dividere l’eredità tra fratelli

Successione: se muore un genitore e ci sono due o più figli, come si ripartisce tra di loro il patrimonio del padre o della madre?

Entrambi i tuoi genitori sono morti di recente. Siete rimasti solo tu e i tuoi fratelli a dividervi l’eredità. Prima che tra voi nascano controversie, vorresti sapere come gestire la successione e ripartire le varie quote del patrimonio dei defunti. Quanto spetta a ciascun figlio? Che succede se uno di voi vuol vendere i beni e gli altri no? Chi si accolla i debiti?

La legge detta una serie di regole volte proprio a definire come dividere l’eredità tra fratelli. Le variabili però che possono inserirsi in una successione sono tuttavia numerose, prima tra tutte l’eventuale presenza di un testamento che potrebbe già contenere un primo assetto divisorio. C’è poi l’eventualità che il patrimonio sia stato già sostanzialmente assegnato dal de cuius in vita, attraverso donazioni; ma a tale situazione è legata anche l’ipotesi di una possibile lesione della quota legittima.

Cerchiamo allora di spiegare le regole principali che disciplinano la materia. Nei punti che seguono abbiamo provato a rispondere alle domande tipiche che i lettori ci fanno tutte le volte in cui c’è da gestire la successione di un genitore in assenza del coniuge superstite, ossia solo tra i fratelli. Insomma, ecco come dividere l’eredità tra fratelli.

Quanto spetta di eredità a ciascun fratello?

Partiamo da un concetto base: i figli sono i cosiddetti “eredi legittimari”. Ad essi, cioè, spetta sempre una quota di patrimonio del genitore defunto. Un figlio dunque non può mai essere diseredato (a meno che non abbia compiuto crimini particolarmente gravi contro il padre o la madre).

Anche in presenza di un testamento, i figli hanno sempre diritto a una quota dei beni del testatore (la cosiddetta “quota indisponibile”).

La quota di legittima spettante ai figli si calcola però tenendo conto anche di ciò che questi hanno ricevuto, a titolo di donazione, quando ancora il genitore era in vita. Così, potrebbe succedere che un padre, all’atto della morte, lasci la sua unica casa a un solo figlio poiché all’altro, ben prima di morire, aveva regalato una consistente somma di denaro.

Per stabilire dunque quale quota di eredità spetta ai fratelli dobbiamo distinguere il caso in cui il genitore sia morto senza o con testamento.

Successione legittima (senza testamento)

Se una persona muore senza fare testamento e lascia il coniuge con i figli, la sua eredità (patrimonio e debiti) si divide nel seguente modo:

  • in presenza di un solo figlio con il coniuge superstite (ossia l’altro genitore ancora in vita): al coniuge superstite va la metà dell’eredità e l’altra metà al figlio;
  • in presenza di due o più figli con il coniuge superstite: al coniuge superstite va un terzo dell’eredità mentre gli altri due terzi vengono divisi, in pari quote, tra i fratelli. Ad esempio se ci sono due fratelli, ciascuno dei due avrà diritto a un terzo dell’eredità;
  • in presenza di più figli senza l’altro genitore (ossia il coniuge superstite): l’intera eredità viene divisa tra tutti i figli per quote uguali tra loro.

Naturalmente, non c’è alcuna differenza tra figli adottivi e non, nati all’interno del matrimonio o al di fuori.

Successione per testamento

Se il genitore ha lasciato un testamento, si eseguono le sue ultime volontà. Come detto, però, il testamento non può sottrarre ai figli quella parte minima di eredità che spetta loro per legge.

Ecco, dunque, qual è questa quota obbligatoria:

  • in presenza di un solo figlio col coniuge superstite: un terzo dell’eredità va al coniuge e l’altro terzo al figlio. Tutto il resto del patrimonio fa parte della «quota disponibile» e può essere assegnata dal testatore a chi questi vuole;
  • in presenza di due o più figli con il coniuge superstite: un quarto dell’eredità va al coniuge superstite e una metà viene divisa tra i figli per quote uguali. Il restante quarto dell’eredità fa parte della quota liberamente disponibile;
  • in presenza di un figlio unico senza coniuge superstite: a questi spetta la metà del patrimonio;
  • in presenza di 2 o più figli senza coniuge superstite: ad essi spettano i due terzi dell’eredità da dividere per quote uguali.

Che succede all’eredità in caso di conflitti tra i figli?

Spesso succede che, una volta determinate le quote di eredità spettanti a ciascun figlio, al momento della divisione si creino dei conflitti. Conflitti liberamente risolvibili dalle parti con accordo scritto o, in assenza, con l’intervento del tribunale.

Di solito, quando c’è da dividere beni mobili (ad esempio arredi, gioielli, ecc.) vengono formati dei gruppi di più beni complessivamente di valore omogeneo tra loro, la cui assegnazione viene estratta poi a sorte.

Più complicata è la divisione dei beni immobili per i quali spesso si riscontrano attriti tra chi vorrebbe sbarazzarsene e chi invece vorrebbe conservarli. Se le parti non trovano un accordo, ciascun erede può rivolgersi al tribunale per attivare un giudizio di divisione ereditaria. Difatti, prima della divisione, ciascun erede ha solo una quota ideale del bene complessivo e non una parte materiale dello stesso. Il giudizio di divisione mira quindi a identificare la quota con una sezione specifica del bene. Ma ciò non è sempre possibile. Ecco allora cosa succede.

Per prima cosa il giudice verifica se il bene immobile può essere diviso in natura: si pensi a una villetta bifamiliare tra due fratelli, a un terreno frazionabile, ecc.

Se ciò non può avvenire verifica se c’è uno degli eredi intenzionato a subentrare nella proprietà integrale del bene e, se non ci sono opposizioni, gliela assegna obbligandolo a liquidare in denaro le quote degli altri eredi (ossia pagare ai fratelli le rispettive parti). Se più eredi chiedono l’assegnazione del bene, di solito il giudice lo concede a chi ha la quota più elevata o a chi già vi abita da prima della morte del genitore.

Quando anche la divisione o l’assegnazione non siano possibili, il giudice provvede alla vendita forzata dell’immobile spartendo poi il denaro tra i vari eredi – detratte le spese – in base alle rispettive quote.

note

Autore immagine: 123rf com.


1 Commento

  1. Mi è poco chiaro il capitolo “Successione legittima – senza testamento”
    Nel secondo caso di un coniuge superstite con due figli, al coniuge spetta un terzo ed i restanti due terzi diviso in parti uguali ai due figli e quindi spetta a ciascuno un terzo e non un sesto come da voi ipotizzato.
    E’ solo un refuso o ci sono altri calcoli da fare?
    Grazie

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