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Divorzio: effetti sui rapporti tra gli ex coniugi

3 Agosto 2019 | Autore:
Divorzio: effetti sui rapporti tra gli ex coniugi

Quali effetti produce il divorzio? Scoprilo in questo articolo.

Celebrato il matrimonio, spesso dopo aver sostenuto una spesa non irrilevante, ci si augura che il rapporto tra i coniugi sia idilliaco o, almeno, sereno. Nessuno nasconde le difficoltà di una relazione, ma il tasso di divorzi è elevato e questo è sicuramente un dato non trascurabile che ci spiega quanto sia complicato riconciliarsi dopo una discussione o, addirittura, un tradimento. Il divorzio, che tecnicamente viene definito cessazione degli effetti civili del matrimonio, è quella procedura che ha come effetto principale quello di porre termine al matrimonio per la legge civile. Solo con il divorzio si può effettivamente parlare di ex coniugi, mentre è errato definire ex marito o ex moglie il partner dopo che sia avvenuta soltanto la separazione. Solamente con il divorzio, quindi, si riacquista per la legge civile il cosiddetto stato libero: ci si può risposare civilmente. Ma ci sono evidentemente altri effetti sui rapporti tra gli ex coniugi che il divorzio porta con sé. Nell’articolo che segue, esamineremo innanzitutto come si può divorziare oggi in Italia e, successivamente, quali sono gli effetti che l’avvenuto divorzio produce nella vita di quelli che furono per la legge moglie e marito. Resta fermo che il divorzio non produce alcun effetto sul matrimonio canonico, cioè sul matrimonio che gli ex coniugi avessero contratto anche nell’ambito dell’ordinamento canonico cioè della Chiesa cattolica.

Come si divorzia oggi in Italia?

Una recente legge [1] ha introdotto la possibilità di arrivare in modo più rapido e semplice al divorzio.

E’, infatti, possibile che:

  • i coniugi sciolgano il vincolo matrimoniale civile semplicemente con un loro accordo sottoscritto davanti all’ufficiale di stato civile senza la necessaria assistenza di un avvocato, oppure con la cosiddetta negoziazione assistita.

L’accordo davanti all’ufficiale dello stato civile è possibile solo:

  • se i coniugi non abbiano figli minori o incapaci o maggiorenni ma non autosufficienti economicamente (è invece possibile l’accordo davanti all’ufficiale dello stato civile se vi siano figli, anche minori, avuti da precedenti relazioni o da precedenti matrimoni);
  • se i coniugi non stipulino patti di trasferimento patrimoniale, cioè accordi con i quali si trasferiscano diritti (sono consentiti, però, gli accordi relativi al pagamento di assegni di mantenimento periodico).

Una volta firmato l’accordo, l’ufficiale di stato civile deve riconvocare le parti dopo trenta giorni per riconfermare l’accordo.

Se dopo trenta giorni le due parti non dovessero ripresentarsi ciò significherebbe che l’accordo è decaduto.

L’unico costo per questa procedura è la marca da bollo da sedici euro.

Se, invece, si preferisce farsi assistere ciascuno dal proprio avvocato oppure se ci sono figli minori o incapaci o maggiorenni non autosufficienti o se vi è la necessità di accordarsi anche su trasferimenti patrimoniali, allora si può divorziare con la cosiddetta negoziazione assistita (sempre evitando il tribunale) concludendo un accordo semplicemente nello studio di uno dei legali incaricati.

Si procede in questo modo:

  • se non ci sono figli minori o incapaci o maggiorenni non autosufficienti, l’avvocato dovrà trasmettere l’accordo scritto al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente che verificherà la regolarità dell’atto e darà il suo nullaosta;
  • se, invece, ci sono figli minori o incapaci o maggiorenni non autosufficienti, l’avvocato dovrà comunque trasmettere l’accordo scritto al procuratore della Repubblica che dovrà verificare se esso non contrasti con gli interessi dei figli. Il procuratore, fatte le sue valutazioni, darà il suo assenso oppure, se riterrà l’accordo lesivo degli interessi dei figli, lo trasmetterà al presidente del tribunale che convocherà i coniugi entro i successivi trenta giorni per tentare di ridefinire l’accordo eliminando da esso gli elementi di contrasto con gli interessi dei figli. L’accordo, una volta raggiunto, per produrre effetti dovrà essere trasmesso in copia autentica da uno dei due avvocati all’ufficiale di stato civile.

In alternativa, c’è sempre la possibilità, dopo dodici mesi dalla comparizione dinanzi al presidente del tribunale nella separazione giudiziale o dopo sei mesi dalla separazione consensuale, di procedere a:

  • divorzio giudiziale cioè la procedura avviata dall’avvocato con ricorso al tribunale e che si conclude con una sentenza (a meno che non ci si accordi prima) che definisce tutti gli aspetti della relazione fallita (assegni, rapporti con i figli ecc.);
  • divorzio congiunto cioè la procedura in cui c’è un accordo di partenza che viene portato all’attenzione del giudice che lo omologa pronunciando sentenza di divorzio dopo aver ascoltato i coniugi e se non sia contrario alla legge e all’interesse dei figli.

Si può divorziare anche davanti all’ufficiale dello stato civile

Quali sono gli effetti del divorzio?

I principali effetti del divorzio (definito in uno qualsiasi dei modi descritti nel precedente paragrafo) sono i seguenti:

  • viene meno lo status di coniuge (ciascuno dei due ex – coniugi riacquista lo stato civile libero);
  • cessano tutti i reciproci obblighi coniugali e cioè il diritto agli alimenti in caso di bisogno [2], il dovere di fedeltà, di assistenza morale e materiale, alla coabitazione e alla collaborazione nell’interesse della famiglia, di contribuzione ai bisogni della famiglia [3] (a parte gli obblighi nei confronti dei figli che non vengono mai meno);
  • se uno dei due ex coniugi va in pensione dopo la pronuncia del divorzio o anche solo dopo che la domanda di divorzio sia stata semplicemente depositata in tribunale, all’altro coniuge spetta una quota del Tfr (trattamento di fine rapporto) che gli verrà corrisposto pari al 40% con riferimento agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio (compreso tutto il periodo di separazione legale e fino alla data della sentenza di divorzio). Ecco quali sono i presupposti per ottenere questa quota del Tfr: il coniuge percepisce già un assegno periodico e non si è risposato;
  • cessano i diritti di ciascuno degli ex coniugi sull’eredità dell’altro;
  • all’ex coniuge superstite che percepiva un assegno periodico spetta una quota della pensione dell’ex coniuge defunto tenuto conto della durata del rapporto dell’ ex coniuge e dello stato di bisogno.

Con il divorzio cessa l’obbligo di fedeltà

note

[1] D. l. n. 132/2014.

[2] Art. 59 cod. civ.

[3] Art. 143 cod. civ.


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