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Omesso versamento contributi: ultime sentenze

28 Luglio 2019
Omesso versamento contributi: ultime sentenze

Previdenza ed assistenza; versamento dei contributi previdenziali; assicurazione per la disoccupazione; contributi assicurativi; costituzione della rendita vitalizia; accertamento dell’obbligo contributivo del datore di lavoro; condanna del datore di lavoro al versamento dei contributi.

Da quando decorre la prescrizione per la pretesa dei contributi del lavoratore autonomo iscritto alla gestione separata? Leggi le ultime sentenze sull’omesso versamento dei contributi.

L’interesse del lavoratore al versamento dei contributi previdenziali

L’interesse del lavoratore al versamento dei contributi previdenziali di cui sia stato omesso il pagamento integra un diritto soggettivo alla posizione assicurativa, che non si identifica con il diritto spettante all’Istituto previdenziale di riscuotere il proprio credito, ma è tutelabile mediante la regolarizzazione della propria posizione.

Ne consegue che il lavoratore ha la facoltà di chiedere in giudizio l’accertamento dell’obbligo contributivo del datore di lavoro e sentirlo condannare al versamento dei contributi (che sia ancora possibile giuridicamente versare) nei confronti dell’ente previdenziale, purché entrambi siano stati convenuti in giudizio, atteso il carattere eccezionale della condanna a favore di terzo, che postula una espressa previsione, restando altrimenti preclusa la possibilità della condanna del datore di lavoro al pagamento dei contributi previdenziali a favore dell’ente previdenziale che non sia stato chiamato in causa.

Cassazione civile sez. VI, 30/05/2019, n.14853

Omesso versamento dei contributi assicurativi

Il principio secondo cui la costituzione della rendita vitalizia ai sensi dell’art. 13 della l. n. 1338 del 1962 in caso di omesso versamento dei contributi assicurativi presuppone in ogni caso che sia provata con documenti di data certa almeno l’esistenza del rapporto di lavoro, essendo possibile provare con mezzi diversi soltanto la durata del rapporto medesimo e l’ammontare della retribuzione, non trova deroga nel caso in cui l’esistenza del rapporto di lavoro abbia costituito oggetto di un precedente giudizio e risulti accertata mediante prove testimoniali, ancorché su ciò si sia formato il giudicato, restando quest’ultimo positivamente incidente solo nell’ipotesi in cui abbia ad oggetto proprio la natura di documentazione di data certa di una determinata prova.

Cassazione civile sez. lav., 27/05/2019, n.14416

Omesso versamento dei contributi: necessaria la prova scritta

In caso di omesso versamento dei contributi assicurativi da parte del datore di lavoro e di avvenuta prescrizione dei medesimi, la necessità della prova scritta ai fini della costituzione della rendita vitalizia, prevista dall’art. 13, commi 4 e 5, della l. n. 1338 del 1962, riguarda non solo l’esistenza del rapporto di lavoro, ma anche la sua qualificazione in termini di subordinazione, senza che sia sufficiente allo scopo la prova per presunzioni.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, ai fini dell’attribuzione della rendita vitalizia, aveva ritenuto inidonea a provare la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, la produzione delle scritture contabili della società datrice di lavoro, redatte dalla stessa lavoratrice, e una dichiarazione postuma dell’amministratrice della società).

Cassazione civile sez. lav., 16/05/2019, n.13202

Accertamento incidentale negativo del rapporto con il datore interposto

In tema di omesso versamento dei contributi previdenziali, l’accertamento della natura fittizia del rapporto con il datore di lavoro interposto, da cui discende il potere dell’ente previdenziale di applicare le relative sanzioni, costituisce oggetto di questione pregiudiziale, di cui il giudice può conoscere in via incidentale, senza che sia necessaria la previa azione del prestatore di lavoro, volta all’accertamento dell’interposizione fittizia e alla costituzione del rapporto di lavoro alle dipendenze dell’utilizzatore.

Cassazione civile sez. lav., 15/05/2019, n.13013

Esclusione da una gara di una società

È legittima l’esclusione da una gara di una società che non ha correttamente inserito un codice fiscale nelle denunce mensili relative al personale, ricevendo così un Durc negativo, in quanto nel concetto di violazione degli obblighi previdenziali rientra non solo il mancato versamento dei contributi, accertati e quantificati, ma anche l’omissione delle denunce obbligatorie. Difatti, solo con la presentazione di una denuncia corretta e completa l’ente previdenziale è messo in condizione di controllare e quantificare i contributi dovuti.

Ad affermarlo è il Consiglio di Stato che, confermando la sentenza di primo grado ha precisato che la ragione ostativa al rilascio di Durc regolare può consistere “anche nel solo mancato adempimento degli obblighi di presentazione delle denunce periodiche perché tale inadempimento, di per sé, integra violazione contributiva grave, a prescindere dal fatto che, in conseguenza della mancata presentazione delle denunce, sia stato omesso il versamento di contributi” per importi molto bassi.

Consiglio di Stato sez. III, 09/04/2019, n.2313

I modelli DM10 costituiscono prova dell’effettivo versamento delle ritenute

In tema di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro, i modelli DM10 formati secondo il sistema informatico UNIEMENS, possono essere valutati come piena prova della effettiva corresponsione delle retribuzioni, trattandosi di dichiarazioni che, seppure generate dal sistema informatico dell’INPS, sono formate esclusivamente sulla base dei dati risultanti dalle denunce individuali e della denuncia aziendale fornite dallo stesso contribuente.

Cassazione penale sez. III, 12/02/2019, n.24642

Omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali: chi è tenuto ad adempiere?

In tema di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali, tenuto ad adempiere alla diffida inviata ai sensi dell’art. 2, comma 1-bis, d.l. 12 settembre 1983, n. 463, conv. dalla l. 11 novembre 1983, n. 638, è colui che era obbligato al versamento al momento dell’insorgenza del debito contributivo, anche se “medio tempore” abbia perduto la rappresentanza o la titolarità dell’impresa, in quanto il predetto adempimento costituisce una causa personale di esclusione della punibilità, sicché vi è tenuto soltanto l’autore del reato.

(In motivazione la Corte ha precisato che la tempestiva consegna di un assegno con l’importo dovuto da parte dell’ex amministratore della società al curatore del fallimento, anche nel caso di rifiuto di ricevere il pagamento eventualmente opposto dall’agente della riscossione, legittima l’applicazione della causa di non punibilità del reato).

Cassazione penale sez. III, 11/01/2019, n.17695

Contribuente iscritto alla gestione separata Inps: prescrizione versamento dei contributi

Ove il contribuente sia iscritto alla gestione separata Inps, il termine di prescrizione decorre dal giorno in cui deve essere effettuato il versamento del saldo dei contributi, mentre, nel caso in cui non sia stata aperta una posizione previdenziale presso la gestione separata ed il contribuente, pur avendo dichiarato al fisco redditi da lavoro autonomo e pagato la relativa imposta, abbia tuttavia omesso di versare i conseguenti contributi all’Inps e di compilare il quadro della dichiarazione dei redditi relativo alla determinazione degli stessi contributi, il detto termine, in applicazione del generale principio di cui all’art. 2935 c.c. – secondo il quale la prescrizione decorre dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, con riferimento peraltro alla sola possibilità legale e non anche materiale di esercitare il diritto – decorre dal momento della presentazione della dichiarazione dei redditi, poiché solo in quel momento l’Inps è posto in condizione di conoscere l’esistenza dell’attività lavorativa e del credito da riscuotere.

Tribunale Taranto sez. lav., 04/12/2018, n.4253

Plurime omissioni: escludono l’esimente per particolare tenuità del fatto

In tema di omesso versamento all’INPS delle ritenute previdenziali ed assistenziali, configurandosi il reato di cui all’art. 2, comma 1-bis del d.l. n. 463 del 1983 con il superamento della soglia di euro 10.000 annui indipendentemente dal numero delle mensilità inevase – ben potendo l’illecito penalmente rilevante essere integrato dall’omesso versamento anche di una sola mensilità se di valore superiore a tale importo -, non vi è dubbio tuttavia che allorquando più mensilità concorrano a determinare lo sbarramento prefissato dal legislatore ci si trovi di fronte ad una pluralità di omissioni che possono integrare il “comportamento abituale” ostativo al riconoscimento del beneficio di cui all’art. 131 bis c.p.

Cassazione penale sez. III, 27/11/2018, n.346

Condanna del datore di lavoro al pagamento dei contributi previdenziali all’Inps

Ai fini dei diritti previdenziali, l’interesse del lavoratore al versamento dei contributi previdenziali, di cui sia stato omesso il pagamento, integra un diritto soggettivo alla posizione assicurativa, che non si identifica con il diritto spettante all’Istituto previdenziale di riscuotere il proprio credito, ma è tutelabile mediante la regolarizzazione della propria posizione.

Ne consegue che il lavoratore ha la facoltà di chiedere in giudizio l’accertamento dell’obbligo contributivo del datore di lavoro e sentirlo condannare al versamento dei contributi (che sia ancora possibile giuridicamente versare) nei confronti dell’ente previdenziale, purché entrambi siano stati convenuti in giudizio, atteso il carattere eccezionale della condanna a favore di terzo, che postula una espressa previsione, restando altrimenti preclusa la possibilità della condanna del datore di lavoro al pagamento dei contributi previdenziali a favore dell’ente previdenziale che non sia stato chiamato in causa.

Tribunale Bari sez. lav., 19/11/2018, n.3972

Le sentenze sulla giurisdizione

Le sentenze sulla giurisdizione rese in sede di regolamento o di ricorso ordinario dalla S.C. – cui, per la funzione istituzionale di organo regolatore della giurisdizione e della competenza, spetta il potere di adottare decisioni dotate di efficacia esterna (cd. efficacia panprocessuale) – producono effetti nei successivi giudizi tra le stesse parti aventi ad oggetto la medesima domanda, ipotesi che ricorre anche quando, ferma l’identità di “personae”, “causa petendi” e “petitum” sostanziale, le domande si distinguano unicamente in ragione del “petitum” formale.

(Nella specie, concernente l’accertamento dell’obbligo di copertura contributiva di un rapporto di pubblico impiego per un periodo anteriore al 30 giugno 1998, le S.U. hanno affermato la giurisdizione del giudice ordinario riconoscendo efficacia esterna ad un precedente giudicato sulla giurisdizione formatosi, tra le stesse parti, in una controversia avente ad oggetto il risarcimento del danno previdenziale per l’omesso versamento dei contributi relativi al medesimo periodo, attesa la identità sostanziale delle domande formulate nei due giudizi, rispettivamente di adempimento e risarcitorio).

Cassazione civile sez. un., 22/10/2018, n.26595



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