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Caparra confirmatoria: ultime sentenze

21 Luglio 2019
Caparra confirmatoria: ultime sentenze

Caparra confirmatoria; domanda di risoluzione e risarcimento del danno; pattuizione di una caparra confirmatoria; diritto alla ritenzione della caparra incamerata; recesso unilaterale e revoca; scioglimento del contratto; litisconsorzio necessario di tutti i contraenti; risoluzione per inadempimento.

Caparra confirmatoria: natura e funzione

La caparra confirmatoria di cui all’art. 1385 c.c. assume la funzione di liquidazione convenzionale del danno da inadempimento qualora la parte non inadempiente abbia esercitato il potere di recesso conferitole dalla legge e, in tal caso, essa è legittimata a ritenere la caparra ricevuta o ad esigere il doppio di quella versata; qualora, invece, detta parte abbia preferito agire per la risoluzione o l’esecuzione del contratto, il diritto al risarcimento del danno dovrà essere provato nell’an e nel quantum.

Tribunale Terni, 12/10/2018, n.861

Recesso per inadempimento e caparra confirmatoria

La disciplina dettata dal secondo comma dell’art. 1385 c.c., in tema di recesso per inadempimento nell’ipotesi in cui sia stata prestata una caparra confirmatoria, non deroga affatto alla disciplina generale della risoluzione per inadempimento, consentendo il recesso di una parte solo quando l’inadempimento della controparte sia colpevole e di non scarsa importanza in relazione all’interesse dell’altro contraente.

Pertanto, nell’ indagine sull’inadempienza contrattuale da compiersi al fine di stabilire se ed a chi spetti il diritto di recesso, i criteri da adottarsi sono quegli stessi che si debbono seguire nel caso di controversia su reciproche istanze di risoluzione, nel senso che occorre in ogni caso una valutazione comparativa del comportamento di entrambi i contraenti in relazione al contratto, in modo da stabilire quale di essi abbia fatto venir meno, con il proprio comportamento, l’interesse dell’altro al mantenimento del negozio.

Cassazione civile sez. I, 10/05/2019, n.12549

Inadempimento contrattuale: restituzione della caparra

In tema di caparra confirmatoria, qualora la parte non inadempiente, invece di recedere dal contratto, preferisca domandarne la risoluzione, ai sensi dell’art. art. 1385, terzo comma, cod. civ., la restituzione di quanto versato a titolo di caparra è dovuta dalla parte inadempiente quale effetto della risoluzione stessa, in conseguenza della caducazione della sua causa giustificativa, trattandosi di statuizione ricollegabile agli effetti restitutori propri della risoluzione negoziale come conseguenza del venir meno della causa della corresponsione.

Tribunale Cosenza sez. I, 01/05/2019, n.879

Versamento di una caparra confirmatoria in un preliminare di vendita inadempiuto

In tema d’IVA, il versamento di una caparra confirmatoria a corredo di un preliminare di vendita, rimasto inadempiuto, non determina l’insorgenza del presupposto impositivo, in quanto assolve una funzione di risarcimento forfettario del danno e non di anticipazione del corrispettivo.

Cassazione civile sez. trib., 08/02/2019, n.3736

Accertamento della legittimità del recesso del contratto con più parti

Il recesso di cui all’art. 1385, comma 2, c.c. costituisce uno speciale strumento di risoluzione di diritto del contratto, collegato alla pattuizione di una caparra confirmatoria, analogo a quelli previsti dagli artt. 1454,1456 e 1457 c.c., che ha in comune con la risoluzione giudiziale non solo i presupposti (l’inadempimento di non scarsa importanza della controparte), ma anche le conseguenze (la caducazione “ex tunc” degli effetti del contratto).

Ne consegue che l’azione finalizzata all’accertamento della legittimità del suddetto recesso da un contratto con più parti deve essere esperita, similmente a quella di risoluzione giudiziale, nei confronti di tutti i contraenti, quali litisconsorti necessari, poiché un contratto unico non può divenire inefficace per alcuni dei soggetti che vi hanno partecipato e rimanere in vita per altri.

Cassazione civile sez. II, 31/01/2019, n.2969

Ritenzione della caparra confirmatoria

Indipendentemente dalle richieste avanzate nell’atto di citazione dalla parte non inadempiente (nella specie: promissario acquirente di terreni di proprietà ella società convenuta) finalizzate a richiedere la risoluzione del contratto e la ritenzione della caparra confirmatoria, emerge la volontà dello stesso di avvalersi del meccanismo automatico del recesso di cui all’articolo 1385 c.c., poiché lo stesso ha formulato espressamente richiesta di ritenzione della caparra e non ha avanzato nessuna domanda di risarcimento danni, quale conseguenza del grave inadempimento posto in essere dalla società venditrice (nella specie: promissaria venditrice che indipendentemente da quanto pattuito nel contratto preliminare non stipulava il contratto definitivo), va da sé che la domanda di recesso, ancorchè non formalmente proposta, può ritenersi avanzata implicitamente in causa dalla parte adempiente, in quanto la declaratoria del diritto alla ritenzione della caparra incamerata è stata individuata quale unica ed esaustiva sanzione risarcitoria della dedotta inadempienza della società convenuta.

Tribunale Teramo, 28/11/2018, n.817

Imposta di registro

Nel caso in cui l’atto contenga più disposizioni, ai fini dell’applicabilità dell’imposta di registro, occorre distinguere tra tassazione unica e tassazione separata, tenendo presente che la prima si applica solo quando le disposizioni contenute nell’atto derivino necessariamente, per loro intrinseca natura, le une dalle altre.

Pertanto, in caso di registrazione di un contratto preliminare contenente la clausola di una caparra confirmatoria, che si caratterizza come contratto accessorio, il relativo regime fiscale risulta disciplinato dalla nota all’art. 10 della tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 131/1986.

Comm. trib. reg. Cagliari, (Sardegna) sez. IV, 24/09/2018, n.858

Effetti della mancata cancellazione dell’ipoteca da parte del promittente venditore

L’inadempimento del promittente venditore all’obbligo di provvedere alla cancellazione di una ipoteca iscritta sul bene oggetto del contratto, ha rilievo anche ai fini del regolamento della caparra confirmatoria, tanto più ove si consideri che il permanere dell’iscrizione ipotecaria determina un intralcio al commercio giuridico del bene.

Tribunale Nola sez. I, 23/05/2018, n.999

Versamento di una somma di denaro effettuato al momento della conclusione del contratto

Qualora le parti, con riferimento al versamento di una somma di denaro effettuato al momento della conclusione del contratto, abbiano adoperato la locuzione “caparra confirmatoria”, la relativa dazione deve ritenersi avvenuta a tale titolo, secondo il criterio ermeneutico del significato letterale delle parole, potendo interpretarsi diversamente la comune volontà dei contraenti solo in presenza di altri elementi, quali circostanze o situazioni di segno opposto, che evidenzino l’uso improprio di una tale espressione o la non aderenza alla situazione oggettiva.

Cassazione civile sez. VI, 21/05/2018, n.12423

Corrispondenza tra chiesto e pronunciato in caso di richiesta di restituzione della caparra

Non sussiste violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato allorché il giudice, a fronte di una richiesta di restituzione del doppio della caparra indebitamente cumulata con una domanda di risoluzione per inadempimento di un preliminare e conseguente risarcimento del danno, condanni la parte inadempiente alla restituzione di detta caparra, trattandosi del riconoscimento di un bene della vita omogeneo, seppure ridimensionato, rispetto a quanto “ab initio” richiesto e non sussistendo più alcun titolo della controparte a trattenere la somma versata.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, dopo avere correttamente escluso il diritto dell’attore, vittorioso sulla domanda di risoluzione, ad ottenere il versamento del doppio della caparra, aveva condannato la controparte al rimborso del prezzo pagato, omettendo di disporre anche la restituzione della caparra confirmatoria).

Cassazione civile sez. VI, 08/05/2018, n.11012

L’escussione della cauzione provvisoria

La cauzione costituisce parte integrante dell’offerta e non mero elemento di corredo della stessa, sicché essa si pone come strumento di garanzia della serietà ed affidabilità dell’offerta che vincola le imprese partecipanti ad una gara pubblica all’osservanza dell’impegno assunto a rispettarne le regole, responsabilizzandole, mediante l’anticipata liquidazione dei danni subiti dalla Pubblica amministrazione, in ordine alle dichiarazioni rese anche con riguardo al possesso dei requisiti di ammissione alla procedura; la cauzione provvisoria costituisce, dunque, una misura di natura patrimoniale che da un lato è finalizzata, come la caparra confirmatoria, a confermare la serietà di un impegno da assumere in futuro; dall’altro costituisce, ove prevista, naturale effetto della violazione di regole e doveri contrattuali espressamente accettati; pertanto l’escussione della cauzione provvisoria costituisce conseguenza della violazione dell’obbligo di diligenza gravante sull’offerente e dell’inosservanza della lex specialis avente carattere di gravità: ipotesi senza dubbio integrata allorquando l’impresa presenti domanda di partecipazione alla gara dichiarando, al momento della presentazione della domanda, il possesso dei requisiti di partecipazione – per la classe, la categoria e le relative sottocategorie – prescritti a pena di esclusione dalla legge di gara e dei quali, nel corso o all’esito della procedura, si accerti la mancanza già alla data di presentazione dell’istanza di partecipazione e della dichiarazione resa.

Consiglio di Stato sez. V, 10/04/2018, n.2181


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